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giovedì 27 marzo 2014

Popolari e Liberali

VERSO LE EUROPEE - In due precedenti articoli vi abbiamo parlato prima dell’importanza delle Prossime Elezioni Europee, successivamente abbiamoiniziato a guardare cosa si muove nel campo della sinistra e delcentrosinistra. Ci siamo occupati in particolare della Lista Tsipras (sostenuta in Italia da Rifondazione Comunista, Sel ed altri movimenti) e del Pse ( dove approderà il Partito Democratico).

Oggi ci concentriamo sulle famiglie politiche moderate del Centro, Centrodestra, in particolare guardando ai Liberali ed ai Popolari.
Devo fare una importantissima premessa, architrave della mia riflessione. A mio parere non esiste ad oggi una vera comunanza tra le famiglie politiche europee e quelle italiane. Mi spiego, partiti che in Italia, non so Forza Italia, hanno un atteggiamento populista, si ritrovano poi in Europa nel Partito Popolare Europeo, che può essere criticato su tanti aspetti ma fa della moderazione uno dei suoi punti di forza. Non a caso Berlusconi è malvisto se non addirittura osteggiato dal PPE. Poi ad esempio, Alfano e Berlusconi si ritrovano divisi in Italia ma alleati in Europa, insomma c’è una enorme confusione.

Partiamo da una considerazione. In Europa, le famiglie Liberali facenti capo all’ ALDE e quella popolare facente capo al PPE sono solide alleate. Nel Parlamento attualmente in carica, con 265 rappresentanti popolari ed 84 liberali, questa coalizione ha la maggioranza del Parlamento ed è la base elettorale della Presidenza Barroso. In sintesi, pur se con una quasi desistenza socialista, queste due famiglie hanno nel bene o nel male la responsabilità delle decisioni politiche europee degli ultimi anni. Di fatto le politiche che molti identificano come quelle della Merkel e della Bce sono rese possibili da questa alleanza.
Non a caso, il Pse, Tsipras, come vedremo nel prossimo articolo i numerosi partiti antieuro che vanno dal Front National di Le Pen al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo solo per citarne alcuni, quando criticano l’Europa delle banche, delle lobby, della Merkel, di fatto criticano le famiglie popolari e liberali. Non entro nel merito, mi limito a delimitare il territorio politico.

Cosa comporta tutto questo in Italia? Alle Europee, l’Alde (alleanza dei liberal democratici) candida come Presidente della Commissione Europea il Belga Guy Verhofstadt. In Italia, la famiglia liberale non è riuscita a presentare una lista comune, e, permettetemi, cercando di superare la scissione dell’atomo, presenta ben due liste. In pratica chi vuole votare liberale in Italia può votare o una coalizione composta dal Centro Democratico di Tabacci e da Fare per fermare il declino di Giannino, oppure votare Scelta Europa, la lista per le Europee di Scelta Civica.

Se volete approfondire, qui i dettagli sul perché le due liste non hanno trovato un accordo:

Mi permetto da osservatore di segnalare che già una lista comune farebbe fatica a raggiungere la soglia necessaria del 4%, presentandosi divise le due liste probabilmente non raggiungeranno la soglia e rischiano un risultato inferiore al 2%.

Spostiamoci nel PPE. Chi segue la politica sa bene quanto la Merkel e gli altri leader popolari europei, poco sopportino la chiamiamola esuberanza dell’ex Premier Berlusconi. Di fatto, Silvio è un impaccio per il PPE, che non ha neppure escluso una sorta di veto verso la presenza di Berlusconi nel PPE. E’ una posizione che condivido, perché Berlusconi in Italia attacca la Merkel e le politiche europee, in Europa è alleato con queste forze.

In sostanza in Italia appoggiano il PPE i Popolari per l’Italia, che nel frattempo hanno fatto lista comune per le Europee con l’Udc, il Nuovo CentroDestra di Alfano, e Forza Italia. Non è escluso che da qui ai prossimi giorni ci sia un accordo elettorale dove possano convergere in una unica lista i Popolari, l’Udc e il NuovoCentroDestra.

Mi permetto qui di segnalare un problema della lista dei Popolari per l’Italia. A mio parere la loro lista trova coerenza nello scenario europeo (in pratica i promotori vogliono proporre una alternativa popolare alla famiglia socialista, ma mettendo dei paletti al populismo), ne trova meno nello scenario italiano. Ipotizzando il voto in Italia con la legge Italicum, i Popolari o vanno da soli ma rischiano l’irrilevanza, oppure dovrebbero guardare a destra, a quel populismo di Forza Italia che dicono di voler contrastare.

Il Nuovo Centrodestra ( anche se a mio parere di nuovo ha davvero poco, se pensiamo che molti dei leader per 20 anni hanno appoggiato le peggiori scelte populiste di Berlusconi ) è comunque in Europa molto più bene accetto dal PPE rispetto a Forza Italia. E’ indubbio che il Nuovo Centrodestra ha una visione ed un linguaggio molto più europeista rispetto al populismo di una Santanchè.

Non posso però non segnalare questa incoerenza di fondo. In sintesi, confluiranno nel PPE partiti fortemente europeisti ( I Popolari, l’Udc, lo stesso Alfano), altri nei fatti populisti ed antieuropei (Forza Italia).

Chi vivrà vedrà.

Mario Scelzo

mercoledì 8 gennaio 2014

Renzi di lotta e di governo

POLITICA - Alla fine gli insegnanti non dovranno restituire i 150 euro per il fermo degli scatti come in un primo momento era circolata la voce. Ad annunciarlo una nota di palazzo Chigi nel quale viene chiarito che “Gli insegnanti non dovranno restituire i 150 euro percepiti nel 2013 derivanti dalla questione del blocco degli scatti. Lo si è deciso nel corso di una riunione a palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio, Enrico Letta, il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, e il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza.”

Di buon mattino il neo segretario del PD, Matteo Renzi aveva scritto su Twitter il suo pensiero su questa vicenda spiegando che “Il taglio agli insegnanti è assurdo. Il governo rimedi a questa figuraccia, subito. Il @pdnetwork su questo non mollerà di un centimetro.”
Non vorrei entrare nel merito di questa vicenda, per fortuna conclusasi con il passo in dietro del governo, anche perché l’Italia dovrebbe investire di più sull’istruzione, non togliere il (poco) che già da agli insegnanti, ma è utile per riflettere su un altro argomento che in queste ore sta interessando il governo: il patto di coalizione.

Si sono aperti infatti gli incontri tra il premier Letta e gli esponenti dei partiti di maggioranza per preparare un patto tra il governo e le forze parlamentari che lo sostengono. Un patto che dovrà interessare i provvedimenti e le tematiche del 2014. Tutto giusto e legittimo, ma credo anche insufficiente. Credo che il governo non abbia solo bisogno di un patto ma di un vero e proprio rimpasto per due semplici ragioni.
La prima è che è cambiata radicalmente la composizione della maggioranza. Questo governo delle larghe intese è nato con l’appoggio del PD dei centristi e del PDL. Di queste 3 gambe solo una è rimasta intatta, il PD, i centristi si sono infatti divisi tra chi è rimasto fedele a Monti e chi è uscito da Scelta Civica per fondare un nuovo gruppo parlamentare (ma entrambi i gruppi fedeli al governo), mentre il PDL si è spaccato in due con la rinata Forza Italia passata all’opposizione e il Nuove Centro Destra di Alfano al governo. il partito più a destra del governo è passato da 97 deputati (PDL) a 29 (NCD) mantenendo però lo stesso numero di Ministri. È vero che il Presidente Napolitano nelle scorse settimane ha imposto un nuovo passaggio parlamentare a Letta per richiedere una nuova fiducia, ma si potrebbe pensare ad una delegazione minore del partito di Alfano (presente al governo con 5 ministri) e comunque un riequilibri con i centristi (i due partiti del centro hanno gli stessi numeri del Nuovo Centro Destra ma solo 2 ministri)

La seconda ragione riguarda il PD. Il partito di maggioranza ha infatti gli stessi numeri di inizio legislatura ma le primarie dell’8 dicembre hanno cambiato radicalmente la leadership. Il neo segretario non può solo dettare la linea del suo partito ma chiedere anche di prendere parte alle decisioni del governo che il suo partito appoggia. La delegazione del PD nel governo Letta ( ex Vicesegretario di Bersani) ha 9 ministri, ma in pochi si possono considerare renziani. Il sindaco di Firenze probabilmente non entrerà personalmente al governo (già indaffarato ad amministrare la sua città e il suo partito), ma dovrebbe chiedere che il nuovo PD abbia una nuovo delegazione al governo che rappresenti meglio il partito. Non basta twitttare che il PD “su questo non mollerà di un centimetro”, non basta presentare proposte sulla legge elettorale o sul lavoro, deve prendersi la responsabilità di governare. Nel governo ci dovrebbe essere più rappresentatività della “corrente” (anche se al segretario questa parola non piace) che ha stravinto le primarie e che rappresenta (all’interno del partito) la maggioranza assoluta degli elettori che l’8 dicembre si sono messi in fila ai gazebo.
Altrimenti il rischio è di vedere un Renzi “di lotta e di governo”

lunedì 30 dicembre 2013

#Grillomente: sulle vacanze di Natale Grillo fa solo disinformazione

POLITICA - Anche se la polemica è esplosa qualche giorno fa, vale la pena ritornarci per alcuni istanti.

Grillo posta un video nel quale si vedono i deputati Titti Di Salvo (Sel) e Andrea Romano (Scelta Civica) invitare i colleghi a dare certezza sul calendario dei lavori e riflettere sulla possibilità di una chiusura dei lavori parlamentari in vista delle vacanze di Natale. Fino a qui nulla di strano, una forza politica, il MoVimento 5 Stelle, vorrebbe protrarre i lavori il più possibile, mentre altri deputati chiedono di poter passare le festività natalizie a casa. Non entro nel merito di questa polemica, ma bisogna soffermarsi su due punti in particolare.

La violenza scatenata dal post. Oggi il post di Grillo, con i relativi commenti, è sparito, ma per diverse ore era on-line, dando a molti la possibilità di commentare. Ai classici insulti, ormai all’ordine del giorno, si sono aggiunte le minacce di morte verso i due parlamentari. Una violenza forte che non giova al dibattito politico. Una violenza forte e inspiegabile, due giorni di vacanza possono scatenare tanta violenza? Il Presidente della Camera, Laura Boldrini ha diffuso una nota nel quale spiegava che “Non vogliamo e non dobbiamo rassegnarci a questo imbarbarimento del dibattito pubblico, che cancella ogni distinzione tra la legittima critica ai politici e l’esercizio della più sfrenata violenza verbale.”

La disinformazione di Grillo. Ma c’è un altro punto importante da sottolineare. Grillo, in questo caso, mente. Solo pochi giorni fa attaccava il vice direttore de La Stampa, Massimo Gramellini, accusandolo di fare disinformazione e ci cade anche lui. Il primo ad accorgersene è Andrea Sarubbi, giornalista ed ex parlamentare quindi il male assoluto per molti grillini, che risponde ad un post su facebook dell’onorevole Gianluca Vacca (M5S) che 23 dicembre aveva scritto: “La Camera chiude. Abbiamo provato a inchiodarli qui fino al 24, anche al 25 se necessario. Ovviamente pur di evitare questo hanno posto l’ennesima fiducia e sono tornati tutti a casa, per le vacanze”. Sarubbi risponde “Non è vero! Avete concesso la deroga alle 24 ore di tempo tra la richiesta di fiducia e il voto per tornare a casa la vigilia di Natale. Perché dite bugie?”. Vacca prova a rispondere “Andrea, si tratta di poche ore, dopo l’apposizione della fiducia potevamo fare ben poco ormai” Ma Sarubbi non ci sta e rincara la dose “Non è vero. Potevate passare il 23 notte alla Camera e lavorare il 24. Non lo avete fatto.”

Bisogna capire come funziona il regolamento della Camera. Nel caso il governo fa richiesta del voto di fiducia vengono bloccati i lavori parlamentari per 24 ore. Il voto di fiducia non è un voto qualsiasi, il governo ci mette la faccia, non si possono apportare modifiche ne proporre emendamenti ma bisogna votare sul decreto governativo così com’è, e nel caso il decreto non ottenesse la maggioranza il governo non ha più la fiducia e decade, per questo il regolamento da la possibilità di fermare i lavori e avere 24 ore per riflettere bene. Naturalmente c’è la possibilità di deroga alle 24 ore, come dice Sarubbi. Nel caso in cui tutti i gruppi parlamentari fanno richiesta di anticipare il voto questo può essere espresso prima delle 24 ore.

Nei giorni precedenti al Natale si discuteva alla Camera il “Salva Roma”. Nel pomeriggio del 22 il governo pone il voto di fiducia e, da regolamento con la pausa di 24 ore, la votazione nominale sarebbe iniziata intorno alle 19 del 23 con relativa partenza dei parlamentari non prima del 24. Alcune forze parlamentari avevano chiesto la deroga, iniziando le votazioni nella mattinata del 23. Questo sarebbe stato possibile solo, ripeto solo, con l’ok anche del M5S. Ma, a sorpresa, durante la conferenza dei capo-gruppi alla Camera, il rappresentante del M5S, l’onorevole Villarosa, si dichiara d’accordo anticipando di fatto il voto.

I grillino avrebbero potuto obbligare a iniziare la votazione di fiducia il 23 e protrarre la discussione fino al 24 dicembre, ma non lo hanno fatto, e Grillo si è dimenticato di dirlo, iniziando una grave campagna d'odio contro Titti Di Salvo e Andrea Romano, quando anche i suoi parlamentari erano d'accordo.

Il Presidente Boldrini, nella nota che abbia già citato, infatti continuava: “Un comportamento ancor più inaccettabile perchè, nel caso specifico, tutti i gruppi, incluso il M5S, avevano dato l’assenso alla deroga che ha consentito di anticipare di poche ore il voto di fiducia di lunedì 23. Trovo assai scorretto che non ci si voglia assumere, davanti ai cittadini, la responsabilità delle decisioni prese all’unanimità, e che anzi si forniscano false ricostruzioni dei fatti.”

venerdì 28 giugno 2013

F35, una parola cambia il testo e la "supercazzola" di Di Battista

POLITICA - L’Italia avrà i suoi caccia. Questo è quanto deciso dalla Camera dei deputati. Anche se per un momento sembrava che la maggioranza PD-PDL e Scelta Civica volessero spostare l’acquisto degli F35 dopo la costituzione di una commissione ad hoc che avrebbe dovuto approfondire la reale esigenza dei caccia. Ma alla fine nel testo approvato alla Camera è spuntata una parola, una parolina che cambia interamente il testo. È bastato aggiungere “ulteriore” e l’acquisto degli F35 è stato confermato. Infatti il testo è arrivato dopo una lunga riunione tra i capogruppo dei partiti di maggioranza. In un primo momento tutto l’acquisto dei  caccia sembrava essere spostato, queste sembravano le intenzioni del Partito Democratico, dopo un eventuale parere positivo del Parlamento, ma con la parola “ulteriore” il parere parlamentare varrà per future spese (41 aerei di cui ha parlato il ministro Mauro pochi giorni fa). i legge infatti nel testo che non si possa “procedere a nessuna fase di "ulteriore" acquisizione senza che il Parlamento si esprima nel merito.”
Lo stesso ministro della Difesa esulta dichiarando a caldo che “Per amare la pace, armare la pace: l'F35 risponde a questa esigenza”.
Il capogruppo di Scelta Civica ha spiegato che la mozione, che porta anche la sua firma, “fa salve le decisioni assunte, non pone l'obiettivo di uscire dal programma ma apre una fase di verifica molto importante e impegna il governo a non procedere in ulteriori fasi operative se non dopo quella ricognitiva.”
Bocciata invece la mozione di Sel e del MoVimento 5 Stelle che chiedeva l’uscita dal programma. Durante i lavori parlamentari vera baruffa alla Camera sull’intervento dell’on. Alessandro Di Battista che denuncia come “la mozione del Pd sugli F-35 è una vera e propria supercazzola.” Dopo essersela presa con gli onorevoli del Pdl. I toni si sono accessi e mentre i colleghi di partito di Di Battista applaudivano il suo intervento il resto dell’aula ha iniziato a gridare contro il deputato penta stellato tanto che il presidente di turno, Luigi Di Maio, anche lui del MoVimento, ha dovuto richiamare all’ordine l’aula e ha dovuto chiedere un linguaggio appropriato al suo collega di partito.
Pippo Civati del PD e Sergio Boccadutri di Sel, dai loro blog criticano molto l’atteggiamento di Di Battista. Civati si interroga sulla “geniale trovata di fare un intervento insultante in aula per convincere gli altri a fare l’esatto contrario di quello in cui si crede. Insultare per (non) convincere: che strategia!”. Più duro invece Boccadutri che “A conti fatti, l’unico effetto sortito dall’intervento del ‘cittadino’ – ma sarebbe più giusto dire provocatore – Di Battista è stata la chiusura a riccio del gruppo democratico. La verità è che a Di Battista non gliene fregava nulla di avere il voto favorevole o almeno l’astensione di parte della maggioranza. Anzi adesso potrà continuare a dire, col solito fare tronfio, che fanno tutti schifo tranne il MoVimento. Usando quei toni, tra l’altro poco consoni alle aule parlamentari, ha fornito l’alibi perfetto e ha impedito che si aprisse una crepa nella logica delle larghe intese. Insomma, proprio il risultato che voleva ottenere”.

giovedì 27 giugno 2013

La nuova direttiva per la scelta delle società partecipate dal ministero del Tesoro

POLITICA - Per le società partecipate dal ministero del Tesoro ci sono importanti novità. Più meritocrazia e più trasparenza nella scelta dei dirigenti, infatti la nuova direttiva, si legge nella nota “rafforza i requisiti di onorabilità e di professionalità richiesti agli amministratori e individua le tappe di un processo trasparente ed oggettivo di valutazione di tali requisiti, preliminare alla designazione dei candidati da parte del ministro, nell'ambito delle sue funzioni di indirizzo politico-amministrativo"
E non solo, mette dei netti paletti ai candidati: “Si prevede” si legge ancora nella nota ministeriale “in particolare, la non inclusione nell’istruttoria di candidati che siano membri delle Camere, del Parlamento europeo, di Consigli regionali e di Consigli di enti locali con popolazione superiore a 15.000 abitanti. È inoltre prevista l’ineleggibilità e, nel corso del mandato, la decadenza automatica per giusta causa, senza diritto al risarcimento di danni, in caso di condanna, anche in primo grado, o di patteggiamento per gravi delitti. Sempre con riferimento a gravi fattispecie di reato, si prevede l’ineleggibilità anche a seguito del mero rinvio a giudizio, mentre, qualora il rinvio a giudizio intervenga nel corso del mandato, si attiva un procedimento che vede coinvolta anche l’assemblea della società interessata.”
La direttiva arriva dopo la sollecitazione del Senato che il 19 giugno che aveva votato una mozione di maggioranza in materia.
Ma in quell’occasione la maggioranza delle larghe intese non era stata compatta. A defilarsi era stata Scelta Civica che chiedeva di andare oltre la mozione presentata dalla maggioranza. Lo spiega Gianluca Susta, presidente dei senatori di Scelta Civica: “Si tratta di una scelta difficile e sofferta che si e' resa necessaria perché su due punti per noi essenziali il PD e il PDL si sono dimostrati totalmente indisponibili a valutare e accogliere le nostre proposte.” I due punti essenziali per Scelta Civica sono il divieto di ex parlamentari di essere nominati prima di un anno dalla scadenza del mandato e il limite di tre mandati per chi viene nominato dal Tesoro.
“Il recupero di un rapporto fiduciario tra Stato e cittadini passa anche attraverso una migliore selezione della classe dirigente e un significativo e credibile turn over” Spiega ancora Susa che prosegue spiegando che la “Stessa severità deve essere applicata a quei parlamentari che alla scadenza del loro mandato vengono nominati in società partecipate dal Tesoro, per evitare il sospetto che la nomina in esse possa considerarsi come una ricompensa per una mancata candidatura o elezione.”
La mozione è passata dunque senza il voto dei centristi che avevano presentato, con parere contrario del viceministro dell’Economia, Stefano Fassina, due emendamenti alla mozione di maggioranza, respinti dal Senato.
Il Foglio di Giuliano Ferrara parla, commentando la notizia, di una vera e propria partita per le nomine (nei prossimi mesi si dovranno rinnovare 190 incarichi in 30 società, tra cui i vertici di ENEL, ENI e Finmeccanica) e spiega  come “i partiti uniti nell’alleanza governativa, Pd e Pdl, hanno usato il voto parlamentare per assicurare ai manager loro graditi un posto nelle principali società a partecipazione pubblica, oggetto.” Il Sole24ore invece spiega come “il tetto ai mandati metterebbe automaticamente fuori gioco alcuni dei più potenti (e più pagati) manager pubblici, reclutati durante i governi di Silvio Berlusconi e con il mandato in scadenza nell'aprile-maggio 2014” che hanno ormai superato i tre mandati.
Stupisce, visto il tema, che contro la proposta di Scelta Civica hanno votato contro anche i senatori grillini.

martedì 7 maggio 2013

Cittadinanza dei bambini nati in Italia da genitori stranieri, la proposta di Mario Marazziti (Scelta Civica)

Presentazione della legge sulla cittadinanza
POLITICA - Il diritto alla cittadinanza dei bambini nati in Italia da genitori stranieri “è uno dei diritti umani che certamente deve essere riconosciuto”. A dirlo il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinal Bagnasco, che prosegue, al margine della celebrazione della messa per la conclusione dell'anno accademico, sottolinando come questo diritto vada “riconosciuto alle persone che approdano anche sul nostro suolo, individuando quelle condizioni di equità e di giustizia che sono naturalmente indispensabili per tutte le leggi”.
Il dibattito, aperto solo pochi giorni fa dal neo ministro per l’integrazione Kyenge sulla cittadinanza, prosegue.
Sicuramente andrebbe ripensata la legge per la cittadinanza. Andrea Sarubbi, da sempre molto sensibile al tema, sul suo blog ricorda che l’attuale legislazione è stata scritta nel 1992  “quando i figli degli immigrati nati nei nostri ospedali erano meno di tremila all’anno.”
Nel dibattito entra anche il Presidente del Senato, Aldo Grasso, che, intervistato da Radio Anch’io spiega: “Sullo ius soli, io porrei dei temperamenti a questo diritto” e spiega: “Il pericolo è che cittadini e cittadine vengano a partorire in Italia per la cittadinanza”. Lo Ius soli andrebbe “temperato dallo ius culturae” prosegue il presidente “la possibilità di dare la cittadinanza a coloro che hanno imparato, seguito un corso professionale nel nostro Paese, oppure che almeno un genitore soggiorni nel nostro Paese da almeno cinque anni, che uno dei genitori sia nato nel nostro Paese e vi soggiorni quando è nato il figlio”.
E mentre il dibattito prosegue, Mario Marazziti e Milena Salterini, deputati di Scelta Civica, presentano a Montecitorio la proposta di legge (firmata da altri esponenti del loro partito e da alcuni parlamentari del PD) che vorrebbe segnare il superamento dello ius sanguinis, il principio vigente in Italia e che concede la cittadinanza italiana solo per sangue. La legge sulla cittadinanza sarebbe una necessità perchè “favorisce la coesione sociale e  costruisce una generazione-ponte. Non si riduce l'italianità ma si dà atto della forza attrattiva del nostro Paese, della sua lingua,  della sua cultura, del suo stile di vita” spiega Marazziti. Nella proposta viene introdotto non solo lo ius soli temperato, si prevede la concessione della cittadinanza a chi nasce in Italia da genitori stabilmente residente nel nostro territorio, ma anche dello ius culturae, che prevede la concessione della cittadinanza ai bambini nati all’estero ma con un intero ciclo scolastico conseguito in Italia. “L’acquisizione della cittadinanza”, si legge nella proposta di legge “non sarà quindi automatica, ma potrà essere richiesta solo in presenza di un significativo legame sociale”
''Negli ultimi 20 anni” prosegue Marazziti “gli immigrati sono sempre più stabili nel nostro paese. Più di 400 mila bambini nati in Italia da genitori stranieri frequentano le nostre scuole. Da tempo vediamo una generazione vitale, di bambini che parlano la nostra lingua, tifano le nostre squadre di calcio, ma non hanno gli stessi documenti di altri bambini italiani.” “Una nuova legge è una necessità” spiega Marazziti “che non riduce l'italianità ma da' invece atto della forza di attrazione della cultura del nostro Paese. La nostra ci sembra una offerta di convergenza ragionevole alle forze sociali e politiche.”
La proposta prende in esame anche la cittadinanza per gli adulti, proponendo di abbassare a 5, dagli attuali 10, gli anni di cittadinanza necessari per richiedere la cittadinanza italiana, allineando l’Italia ai tempi degli altri paesi dell’Unione Europea.

martedì 23 aprile 2013

Un passaggio storico: il testo integrale del discorso di Napolitano

POLITICA - Pubblichiamo integralmente, e senza superflui commenti, il discorso pronunciato lunedì 22 aprile 2013 da Giorgio Napolitano in occasione della sua elezione a Presidente della Repubblica Italiana.


"Signora Presidente, onorevoli deputati, onorevoli senatori, signori delegati delle Regioni,
lasciatemi innanzitutto esprimere - insieme con un omaggio che in me viene da molto lontano alle istituzioni che voi rappresentate - la gratitudine che vi debbo per avermi con così largo suffragio eletto Presidente della Repubblica. E' un segno di rinnovata fiducia che raccolgo comprendendone il senso, anche se sottopone a seria prova le mie forze : e apprezzo in modo particolare che mi sia venuto da tante e tanti nuovi eletti in Parlamento, che appartengono a una generazione così distante, e non solo anagraficamente, dalla mia.

So che in tutto ciò si è riflesso qualcosa che mi tocca ancora più profondamente : e cioè la fiducia e l'affetto che ho visto in questi anni crescere verso di me e verso l'istituzione che rappresentavo tra grandi masse di cittadini, di italiani - uomini e donne di ogni età e di ogni regione - a cominciare da quanti ho incontrato nelle strade, nelle piazze, nei più diversi ambiti sociali e culturali, per rivivere insieme il farsi della nostra unità nazionale.

lunedì 4 febbraio 2013

Criminalità organizzata, corruzione, legalità, mafia: un breve giro tra i programmi elettorali


POLITICA - Proseguendo il nostro lavoro di analisi dei programmi elettorali, vogliamo soffermarci oggi su uno dei problemi che, sotto tanti aspetti, rientra prepotentemente nella nostra vita quotidiana, dalla sicurezza pubblica al lavoro, dallo sviluppo economico alla giustizia passando per le buone pratiche all'interno della Pubblica Amministrazione. Stiamo parlando della mafia, o meglio, della criminalità organizzata, termine politicamente corretto per indicare il cancro che da decenni divora grosse percentuali di PIL del nostro Paese. A ben vedere tutte le forze politiche in campo (Scelta Civica, PD, SEL, Rivoluzione Civile, Mov5Stelle, PDL, Lega) per questa tornata elettorale hanno inserito almeno un punto, nel proprio programma, dedicato in modo specifico al tema della legalità. Notiamo però una differenza sostanziale e alcune grandi assenze. Vediamoli dunque i programmi uno per uno.

venerdì 18 gennaio 2013

Cambiare l'Italia, riformare l'Europa, on-line il nuovo sito dell'Agenda Monti


POLITICA - "Stufo di stare a guardare? Sali in politica. Libera le tue energie e partecipa all'Agenda Monti". Con questo invito il visitatore viene accolto nel sito, fresco di pubblicazione, dedicato ai temi dell'Agenda Monti (raggiungibile all'indirizzo www.agenda-monti.it).

Dopo il lancio dell'Agenda a fine dicembre, in molti si erano chiesti come avrebbe fatto Mario Monti a renderla fruibile al vasto pubblico visto che il sito risultava un po' scarno ed il materiale era stato pubblicato solamente in pdf. Nei giorni scorsi il lancio del nuovo sito. E sarebbe una forzatura non dire che si rimane colpiti dalla chiarezza editoriale della nuova piattaforma, curata dalla sezione Emilia Romagna di Italia Futura. Una grafica pulita e gradevole concentra praticamente tutta l'attenzione sulla raccolta delle "proposte" dei cittadini sui temi declinati dall'agenda: Ambiente, Cultura, Economia, Energia, Europa, Fisco, Giovani, Giustizia, Infrastrutture, Lavoro, Mobilità, Ricerca, Sanità, Scuola, Sociale, Terzo settore, Turismo, Università.

Chiunque può contribuire leggere l'Agenda, la cui lettura è stata resa più agevole con una divisione per temi e capitoli: così troviamo, tra le più votate, la proposta di superare il modello classe nelle scuole superiori per adottare il sistema ateneo, oppure l'assegnazione di un "bonus points" agli esercenti che incentivano le transazioni elettroniche al fine di combattere l'evasione fiscale. O ancora, sempre su questo filone, la proposta di rendere detraibili le spese per famiglia/lavoro/casa effettuate tramite pagamenti elettronici.

Il sito offre anche la possibilità di partecipare ai lavori di gruppo, conoscere coloro che stanno inviando contributi e proposte ed essere sempre aggiornati sugli eventi di Scelta Civica in giro per il Paese.