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martedì 17 dicembre 2013

"Sirena del giorno" Laura Bottici, senatrice M5S, sale al Quirinale in Auto Blu.

POLITICA - Qualche settimana fa, dopo che sul blog di Grillo era apparsa la rubrica “Giornalista del giorno”, il tesoriere di SeL, Sergio Boccadutri suggeriva di provare a fare una rubrica dal titolo “sirena del giorno” per provare a raccontare tutte le gaffe e le incoerenze del MoVimento 5 Stelle.

Si potrebbe iniziare con la piccola vicenda del questore de Senato in quota 5 Stelle, Laura Bottici. La rappresentante di un MoVimento che ha fatto della lotta alla Casta e ai suoi privilegi (benefit, stipendi) la sua ragion d’essere, ieri è salita al Quirinale, come raccontano alcuni testimoni, per i consueti saluti di Natale tra il Presidente della Repubblica e la nostra classe politica. Peccato che la Senatrice, forse in ritardo, abbia deciso di arrivare in Auto Blu.

Sul portale del MoVimento 5 Stelle dedicato alla Camera dei deputati, il 24 ottobre del 2013 potevano leggere un post che iniziava così: “Ieri sera il Governo si è reso protagonista dell'ennesima pagina vergognosa, che ne rivela ancora una volta la natura indifendibile. l'Aula, infatti, ha respinto l'emendamento del MoVimento 5 Stelle che prevedeva il taglio alle auto blu. I fondi recuperati sarebbero stati poi utilizzati per finanziare l'acquisto di mezzi e risorse per Vigili del Fuoco: Il Palazzo continua a difendere i suoi privilegi di casta.”

Forse la Senatrice, visto che il taglio non è stato fatto, ha pensato bene di farsi dare un passaggio, o forse non sapeva dell'iniziativa dei suoi colleghi della Camera. 

giovedì 27 giugno 2013

La nuova direttiva per la scelta delle società partecipate dal ministero del Tesoro

POLITICA - Per le società partecipate dal ministero del Tesoro ci sono importanti novità. Più meritocrazia e più trasparenza nella scelta dei dirigenti, infatti la nuova direttiva, si legge nella nota “rafforza i requisiti di onorabilità e di professionalità richiesti agli amministratori e individua le tappe di un processo trasparente ed oggettivo di valutazione di tali requisiti, preliminare alla designazione dei candidati da parte del ministro, nell'ambito delle sue funzioni di indirizzo politico-amministrativo"
E non solo, mette dei netti paletti ai candidati: “Si prevede” si legge ancora nella nota ministeriale “in particolare, la non inclusione nell’istruttoria di candidati che siano membri delle Camere, del Parlamento europeo, di Consigli regionali e di Consigli di enti locali con popolazione superiore a 15.000 abitanti. È inoltre prevista l’ineleggibilità e, nel corso del mandato, la decadenza automatica per giusta causa, senza diritto al risarcimento di danni, in caso di condanna, anche in primo grado, o di patteggiamento per gravi delitti. Sempre con riferimento a gravi fattispecie di reato, si prevede l’ineleggibilità anche a seguito del mero rinvio a giudizio, mentre, qualora il rinvio a giudizio intervenga nel corso del mandato, si attiva un procedimento che vede coinvolta anche l’assemblea della società interessata.”
La direttiva arriva dopo la sollecitazione del Senato che il 19 giugno che aveva votato una mozione di maggioranza in materia.
Ma in quell’occasione la maggioranza delle larghe intese non era stata compatta. A defilarsi era stata Scelta Civica che chiedeva di andare oltre la mozione presentata dalla maggioranza. Lo spiega Gianluca Susta, presidente dei senatori di Scelta Civica: “Si tratta di una scelta difficile e sofferta che si e' resa necessaria perché su due punti per noi essenziali il PD e il PDL si sono dimostrati totalmente indisponibili a valutare e accogliere le nostre proposte.” I due punti essenziali per Scelta Civica sono il divieto di ex parlamentari di essere nominati prima di un anno dalla scadenza del mandato e il limite di tre mandati per chi viene nominato dal Tesoro.
“Il recupero di un rapporto fiduciario tra Stato e cittadini passa anche attraverso una migliore selezione della classe dirigente e un significativo e credibile turn over” Spiega ancora Susa che prosegue spiegando che la “Stessa severità deve essere applicata a quei parlamentari che alla scadenza del loro mandato vengono nominati in società partecipate dal Tesoro, per evitare il sospetto che la nomina in esse possa considerarsi come una ricompensa per una mancata candidatura o elezione.”
La mozione è passata dunque senza il voto dei centristi che avevano presentato, con parere contrario del viceministro dell’Economia, Stefano Fassina, due emendamenti alla mozione di maggioranza, respinti dal Senato.
Il Foglio di Giuliano Ferrara parla, commentando la notizia, di una vera e propria partita per le nomine (nei prossimi mesi si dovranno rinnovare 190 incarichi in 30 società, tra cui i vertici di ENEL, ENI e Finmeccanica) e spiega  come “i partiti uniti nell’alleanza governativa, Pd e Pdl, hanno usato il voto parlamentare per assicurare ai manager loro graditi un posto nelle principali società a partecipazione pubblica, oggetto.” Il Sole24ore invece spiega come “il tetto ai mandati metterebbe automaticamente fuori gioco alcuni dei più potenti (e più pagati) manager pubblici, reclutati durante i governi di Silvio Berlusconi e con il mandato in scadenza nell'aprile-maggio 2014” che hanno ormai superato i tre mandati.
Stupisce, visto il tema, che contro la proposta di Scelta Civica hanno votato contro anche i senatori grillini.

martedì 19 marzo 2013

Il metodo Grasso

POLITICA - Bisogna ammetterlo. Anche considerando tutti i limiti, anche politici, che ha il MoVimento 5 Stelle, si deve riconoscere che almeno un po’ ha scardinato un modo di fare politica. Non rispondono ai giornalisti, almeno a quelli italiani, organizzano conferenze stampa per poi non accettare domande, invocano la trasparenza anche se non sempre sembra che siano i primi ad esserlo (la riunione di sabato nella quale si doveva decidere l’elezione del presidente del senato non è stata trasmessa sul web ma ci è stata raccontata da qualche giornalista appostato dietro la loro porta), questi “marziani” sbarcati a Montecitorio e a Palazzo Madama hanno messo all’angolo i partiti, che però, anche questo bisogna riconoscerlo, hanno risposto, almeno in parte.
Alle parlamentarie organizzate su internet, ma accessibili solo agli iscritti al movimento, il centro sinistra ha risposto con i gazebo per le primarie. Le liste pulite del MoVimento hanno costretto i partiti tradizionali a smacchiare almeno un po’ le loro liste e con Scelta Civica del Senatore Monti a presentare liste pulite.

venerdì 1 marzo 2013

Ora i politici pensino a noi, appello a Bersani, Grillo e al nuovo Parlamento

POLITICA - Le elezioni di domenica e lunedì hanno fotografato un’Italia divisa. Oltre al netto successo del Movimento 5 Stelle bisogna prendere atto della forte astensione (oltre ai molti che nell’urna hanno messo una scheda bianca o nulla). Il prossimo Parlamento sarà completamente diviso. La legge elettorale, criticata da tutti ma alla fine non cambiata per interessi di bottega, ha dato una netta maggioranza al centro sinistra alla Camera (prima coalizione e relativo premio), mentre il Senato è completamente diviso (mi hanno fatto riflettere che un solo voto in più in Lombardia ha un peso maggiore di decine di migliaia di voti in regioni come le Marche), dando all’Italia non solo un senso di assoluta ingovernabilità ma anche di totale instabilità.

mercoledì 23 gennaio 2013

Ci mancheranno (1)

POLITICA - Con la presentazione delle liste elettorali si è conclusa l’ultima parte burocratica in vista delle elezioni di fine febbraio.
Scorgendo le liste c’è la netta sensazione che nel prossimo Parlamento avremmo molte facce nuove. Il Movimento Cinque Stelle di Grillo, per i due rami del Parlamento, ha scelto solo persone che non avevano mai fatto politica a livello nazionale. Stessa decisione anche per Monti, ma solo per le liste della Camera, al Senato infatti, presentando una lista unica con UDC e FLI ci sono diversi esponenti che hanno concluso la legislazione e sognano un posto nel futuro Parlamento.
Ma per molti neoparlamentari che entrano, nel prossimo Parlamento ce ne saranno molti che non troveremo più. Sono tanti infatti quelli che, o per scelta personale o per scelta del partito, non saranno ricandidati.

Il primo ad annunciare il suo passo indietro è stato Walter Veltroni  durante una puntata di Che tempo che fa a metà ottobre. L’ex segretario del Partito Democratico rinuncia a ricandidarsi ma “rinunciare a fare il parlamentare non vuol dire rinunciare a fare politica. Continuerò a fare politica, ad impegnarmi in quello a cui ho sempre creduto, cioè l'impegno civile, la battaglia di valori sulla legalità.” Veltroni era entrato in Parlamento nel luglio del 1987 nella X legislatura (quasi 25 anni in Parlamento tranne gli anni in cui era sindaco di Roma).

“Se vincerà Bersani, non chiederò deroghe, e il rinnovamento lo agevolerò. Ma se vince Renzi sarà scontro, e sarà uno scontro politico.” dopo Veltroni anche il suo rivale all’interno del Partito decide di fare un passo indietro. Massimo D’Alema mantiene la promessa, primarie vinte da Bersani e lui fuori dal Parlamento (anche se qualcuno vocifera per lui un posto da ministro in un eventuale governo a guida Bersani). Anche D’Alema era entrato in Parlamento per la prima volta nel 1987, insieme Veltroni.
I due leader hanno deciso di non chiedere deroghe al proprio partito che impone di lasciare il Parlamento dopo tre mandati.

Come loro Marco Follini che al Corriere della Sera spiega “Pietire un posto in Parlamento una volta di più, stride sia con il mio orgoglio che con il mio desiderio di essere discreto. È la rappresentazione di un partito onnipotente, che decide ma non si fa carico di una proposta. Un Pd assediato da candidati attempati, che devono presentarsi come fastidiosi postulanti.”  Follini era in parlamento solo dal 1996. Come loro Arturo Parisi, eletto alla Camera la prima volta nel 1999, nelle elezioni suppletive di Bologna per sostituire Romano Prodi dimessosi per diventare Presidente della Commissione Europea. Entrata in Parlamento insieme a Veltroni e D’Alema, anche Livia Turco decide di non chiedere nessuna deroga al partito e non sarà ricandidata. Intervistata da Panorama, spiega la sua decisione affermando che “E’ una decisione maturata nel mio cuore da molto prima che Renzi iniziasse a parlare di rottamazione. Credo che le donne della mia generazione debbano fare un passo al lato e investire sulle giovani.”

Ma potremmo riconsolarci sperando di trovare nel prossimo Parlamento, eletti con il Partito Democratico: Rosy Bindi che guiderà la lista del Senato del PD in Calabria (con annessa polemica per essere stata paracadutata da Roma). La Bindi è entrata nel parlamento italiano nel 1994 con il Partito Popolare, dopo un’esperienza a Strasburgo nel parlamento europeo. Nel 1987 era entrata in Parlamento la prima volta insieme a Veltroni, D’Alema e la Turco, ma diversamente da loro Anna Finocchiaro ha deciso di provarci ancora, sarà capolista per il Senato in Puglia e, in caso di vittoria netta in quel ramo parlamentare, magari aspira anche a diventarne il presidente. Franco Marini proverà a mantenere il posto in Senato dall’Abruzzo per la terza legislatura consecutiva, dopo però quattro passate alla Camera (la prima volta nel 1992 nella legislatura considerata la più breve della storia repubblicana italiana).

Continua….