Visualizzazione post con etichetta udc. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta udc. Mostra tutti i post

mercoledì 7 maggio 2014

Le elezioni europee, molti candidati incompatibili

VERSO LE EUROPEE - Tra poco meno di venti giorni saremo chiamati a votare per il rinnovo del parlamento europeo e l’Italia dovrà eleggere 73 eurodeputati.

La legge elettorale (la più antica in vigore in Italia) è molto semplice: un proporzionale puro con soglia di sbarramento del 4%, la divisione dell’Italia in 5 circoscrizioni che eleggono parlamentari proporzionalmente ai voti, le preferenze (fino a 3 per ogni elettore).

Il regolamento dell’europarlamento stabilisce una assoluta incompatibilità tra la carica di europarlamentare e quella di ogni carica elettiva di un singolo paese (dal parlamentare al sindaco), e per altro un’incompatibilità anche fisica visto che i due lavori sono a chilometri di distanza e in contemporanea.
Negli anni passati però abbiamo sempre visto parlamentari italiani candidarsi anche alle elezioni europee (Berlusconi alle ultime consultazioni era capolista in tutti i collegi, per fare un esempio) ma, una volta eletti, hanno sempre preferito stare tra i banchi di Montecitorio o Palazzo Madama che all’Europarlamento (per altro senza neanche doversi scomodare, visto che il regolamento da 30 giorni per scegliere la carica di europarlamentare se uno incorre nel doppio ruolo, passati i quali decade automaticamente)

Tranne rarissimi casi (la lista di sinistra L’altra Europa che schiera prevalentemente persone della società civile, e il MoVimento 5 Stelle i cui candidati sono passati per primarie on-line dove non potevano partecipare parlamentari) i molti partiti la presenza di parlamentari è abbondante.
In una recente intervista ad 8 e ½ al  ministro della Sanità, Beatrice  Lorenzin (candidata come capolista per il Nuovo Centro Destra), viene chiesto se, in caso di elezione, aveva intenzione di lasciare la carica di Ministro per poter diventare europarlamentare. Il ministro, senza neanche pensarci, ha dichiarato candidamente che se eletta si sarebbe subito dimessa da europarlamentare per continuare a fare il ministro in Italia, aggiungendo che la sua era solo una candidatura di bandiera. In poche parole chi volesse votare l’onorevole Beatrice Lorenzin alle prossime elezioni lo fa ben sapendo che quella preferenza non avrà nessun valore. Ma anche il suo compagno di partito e ministro dei trasporti, Maurizio Lupi, è capolista per il suo partito nella circoscrizione Nord Ovest. In un lungo post sul suo blog spiega le ragioni della sua scesa in campo, nobili ragioni per cambiare l’Europa. Dalla passione nello scrivere non sembra ci siano dubbi sulle sue intenzioni, una volta eletto, di andare in Europa perché “Abbiamo oggi la possibilità di rinnovare l’esperienza dei padri fondatori dell’Europa, che dopo la guerra ritrovano nell’interesse comune le ragioni per ripartire.”

Nel PD in quattro circoscrizioni su cinque il capolista è un parlamentare (Alessia Mosca, Pina Picerno, Alessandra Moretti e Simona Bonafè) e non sono gli unici parlamentari in lista. Tra deputati e consiglieri regionali ben 19 candidati su 73 nelle liste del PD (tra gli onorevoli troviamo anche Enrico Gasbarra e l’ex ministro Cécile Kyenge) sarebbero incompatibili perché ricoprirebbero il doppio ruolo.
La lista è ancora lunga e si passa da Lorenzo Cesa (UDC) a Gabriele Toccafondi (Sottosegretario all’Istruzione) fino ad arrivare a Raffaele Fitto (F.I.) e all’ex ministro Giorgia Meloni (Fratelli d’italia), senza contare i tanti consiglieri regionali messi in campo in tutti i partiti.

Sarebbe bello sentire da ognuno di loro dichiarazione nella quale affermano di non aver nessuna intenzione di sedersi al Parlamento europeo ma che la loro è una candidatura solo per portare qualche voto in più al partito; o, al contrario, sentire la promessa che se eletto prenderà l’impegno di lasciare l’attuale carica per andare in Europa.
E poi, che senso ha farsi eleggere poco più di un anno fa a Montecitorio o a Palazzo Madama per dimettersi (e quindi lasciare il lavoro a metà) oggi? Il Senatore Gabriele Albertini, per fare un altro esempio, ha lasciato il suo posta da eurodeputato un anno fa (eletto con F.I.) per candidarsi a Palazzo Madama (con Scelta Civica) e il prossimo 25 maggio sarà candidato (per il Nuovo Centro Destra) a Strasburgo.

giovedì 27 marzo 2014

Popolari e Liberali

VERSO LE EUROPEE - In due precedenti articoli vi abbiamo parlato prima dell’importanza delle Prossime Elezioni Europee, successivamente abbiamoiniziato a guardare cosa si muove nel campo della sinistra e delcentrosinistra. Ci siamo occupati in particolare della Lista Tsipras (sostenuta in Italia da Rifondazione Comunista, Sel ed altri movimenti) e del Pse ( dove approderà il Partito Democratico).

Oggi ci concentriamo sulle famiglie politiche moderate del Centro, Centrodestra, in particolare guardando ai Liberali ed ai Popolari.
Devo fare una importantissima premessa, architrave della mia riflessione. A mio parere non esiste ad oggi una vera comunanza tra le famiglie politiche europee e quelle italiane. Mi spiego, partiti che in Italia, non so Forza Italia, hanno un atteggiamento populista, si ritrovano poi in Europa nel Partito Popolare Europeo, che può essere criticato su tanti aspetti ma fa della moderazione uno dei suoi punti di forza. Non a caso Berlusconi è malvisto se non addirittura osteggiato dal PPE. Poi ad esempio, Alfano e Berlusconi si ritrovano divisi in Italia ma alleati in Europa, insomma c’è una enorme confusione.

Partiamo da una considerazione. In Europa, le famiglie Liberali facenti capo all’ ALDE e quella popolare facente capo al PPE sono solide alleate. Nel Parlamento attualmente in carica, con 265 rappresentanti popolari ed 84 liberali, questa coalizione ha la maggioranza del Parlamento ed è la base elettorale della Presidenza Barroso. In sintesi, pur se con una quasi desistenza socialista, queste due famiglie hanno nel bene o nel male la responsabilità delle decisioni politiche europee degli ultimi anni. Di fatto le politiche che molti identificano come quelle della Merkel e della Bce sono rese possibili da questa alleanza.
Non a caso, il Pse, Tsipras, come vedremo nel prossimo articolo i numerosi partiti antieuro che vanno dal Front National di Le Pen al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo solo per citarne alcuni, quando criticano l’Europa delle banche, delle lobby, della Merkel, di fatto criticano le famiglie popolari e liberali. Non entro nel merito, mi limito a delimitare il territorio politico.

Cosa comporta tutto questo in Italia? Alle Europee, l’Alde (alleanza dei liberal democratici) candida come Presidente della Commissione Europea il Belga Guy Verhofstadt. In Italia, la famiglia liberale non è riuscita a presentare una lista comune, e, permettetemi, cercando di superare la scissione dell’atomo, presenta ben due liste. In pratica chi vuole votare liberale in Italia può votare o una coalizione composta dal Centro Democratico di Tabacci e da Fare per fermare il declino di Giannino, oppure votare Scelta Europa, la lista per le Europee di Scelta Civica.

Se volete approfondire, qui i dettagli sul perché le due liste non hanno trovato un accordo:

Mi permetto da osservatore di segnalare che già una lista comune farebbe fatica a raggiungere la soglia necessaria del 4%, presentandosi divise le due liste probabilmente non raggiungeranno la soglia e rischiano un risultato inferiore al 2%.

Spostiamoci nel PPE. Chi segue la politica sa bene quanto la Merkel e gli altri leader popolari europei, poco sopportino la chiamiamola esuberanza dell’ex Premier Berlusconi. Di fatto, Silvio è un impaccio per il PPE, che non ha neppure escluso una sorta di veto verso la presenza di Berlusconi nel PPE. E’ una posizione che condivido, perché Berlusconi in Italia attacca la Merkel e le politiche europee, in Europa è alleato con queste forze.

In sostanza in Italia appoggiano il PPE i Popolari per l’Italia, che nel frattempo hanno fatto lista comune per le Europee con l’Udc, il Nuovo CentroDestra di Alfano, e Forza Italia. Non è escluso che da qui ai prossimi giorni ci sia un accordo elettorale dove possano convergere in una unica lista i Popolari, l’Udc e il NuovoCentroDestra.

Mi permetto qui di segnalare un problema della lista dei Popolari per l’Italia. A mio parere la loro lista trova coerenza nello scenario europeo (in pratica i promotori vogliono proporre una alternativa popolare alla famiglia socialista, ma mettendo dei paletti al populismo), ne trova meno nello scenario italiano. Ipotizzando il voto in Italia con la legge Italicum, i Popolari o vanno da soli ma rischiano l’irrilevanza, oppure dovrebbero guardare a destra, a quel populismo di Forza Italia che dicono di voler contrastare.

Il Nuovo Centrodestra ( anche se a mio parere di nuovo ha davvero poco, se pensiamo che molti dei leader per 20 anni hanno appoggiato le peggiori scelte populiste di Berlusconi ) è comunque in Europa molto più bene accetto dal PPE rispetto a Forza Italia. E’ indubbio che il Nuovo Centrodestra ha una visione ed un linguaggio molto più europeista rispetto al populismo di una Santanchè.

Non posso però non segnalare questa incoerenza di fondo. In sintesi, confluiranno nel PPE partiti fortemente europeisti ( I Popolari, l’Udc, lo stesso Alfano), altri nei fatti populisti ed antieuropei (Forza Italia).

Chi vivrà vedrà.

Mario Scelzo

mercoledì 5 febbraio 2014

Primi effetti dell'Italicum: Casini torna nel Centro Destra

POLITICA -
In questi giorni si è molto parlato del ritorno nel centro destra di Pierferdinando Casini. Non è il caso di fare nessun commento in proposito, molti hanno già scritto su questo e sulla mancanza di coerenza di un politico che aveva lasciato quella formazione ormai tanti anni fa, e con vanto, puntando a costruire un nuovo polo (al centro con Fini, Rutelli e poi ancora con Monti), e che aveva proferito parole molto dure verso il leader del Centro Destra (dandogli, tra le altre cose, del bugiardo)

Casini ed il suo UDC erano parte integrante, nelle ultime elezioni politiche, di quello che aveva l’intenzione di diventare il Terzo Polo (distinti e distanti dal Centro Sinistra e dal Centro Destra) insieme a Futuro e Libertà e Scelta Civica. Il non esaltante risultato elettorale (anche per una campagna elettorale mal gestita dal Senatore Monti) con una “non vittoria” di Bersani e della coalizione Italia Bene Comune (si è sempre ipotizzato una eventuale entrata nella maggioranza di Monti se al Senato i suoi voti fossero stati determinanti per la fiducia di un eventuale governo Bersani), hanno messo in luce molte differenze sia all’interno di Scelta Civica (e da poche settimane l’ala cattolica ha abbandonato la stessa Scelta Civica cercando di creare un movimento che si ispira ai popolari europei), che tra Scelta Civica ed i loro alleati, sancendo di fatto la scomparsa del Terzo Polo o, come lo stesso Casini afferma, indicando il MoVimento 5 Stelle come il vero Terzo Polo.

La scelta di Casini di ritornare nel Centro Destra, mentre sembra che Scelta Civica abbia iniziato a guardare verso il Centro Sinistra (la senatrice Linda Lanzillotta ha per esempio twittato: “Tra #Berlusconi e #Renzi @Scelta_Civica sceglie come interlocutore il #Pd per essere coscienza critica nella realizzazione delle riforme.”) è probabilmente figlia della legge elettorale in discussione in Parlamento.

Come sappiamo (su questo blog ne ha parlato Mario Scelzo) l’Italicum prevede un cospicuo premio di maggioranza a chi supera la soglia del 37% o, se nessuno dovesse arrivare a quella soglia, a chi vincesse l’eventuale ballottaggio tra le prime due formazioni.

Secondo gli ultimi sondaggi il centro destra ed il centro sinistra sono vicinissimi tra loro (poche punti percentuali di differenza) ed entrambi potrebbero raggiungere la soglia del 37% al primo turno. Migliaia di voti diventerebbero determinanti per la vittoria finale. Casini, sempre secondo i sondaggi, oggi prenderebbe pochissimi voti (si attesta intorno al 2%) ma quei voti sarebbero determinanti per una eventuale vittoria se spostati tutti da una parte. Vedremo di nuovo, questo è il forte rischio, alleanze dove per vincere ci si imbarca tutti. In passato è successo diverse volte, penso all’ultimo governo Prodi dove, per vincere, si era creata un’alleanza dove l’unico collante era l’antiberlusconismo, mettendo insieme partiti distanti tra loro (da Rifondazione Comunista di Bertinotti, il quale ottenne la presidenza della Camera, all’Udeur di Mastella, diventato Ministro della Giustizia) con un programma di centinaia di pagine anche in contradizione tra loro.

Il rischio dell’Italicum è questo, vedere enormi coalizioni non coerenti tra di loro, in un momento in cui l’Italia ha bisogno di riforme anche divisive ma efficaci. La governabilità che l’Italicum garantisce è solo per chi ha più voti in Parlamento senza prendere in considerazione il tipo di coalizione (già mi immagino veti e contro veti su ogni provvedimento).

martedì 30 ottobre 2012

In Sicilia ha perso la politica

Il fine settimana ha portato, da un punto di vista politico, alcune interessanti notizie.
Indubbiamente il voto per le regionali in Sicilia dovrebbe far riflettere i partiti. Il primo dato, arrivato già nella tarda serata di domenica, è la forte astensione. Nel 2008, quando a vincere fu Lombardo, si recarono nei seggi elettorali il 66.7% degli aventi diritto (va però ricordato che si votava anche di lunedì), domenica ha votato solo il 47.4%, quindi il vero vincitore delle elezioni è l’astensione. Un dato così preoccupante in Sicilia non si era mai registrato (il dato peggiore prima di questa tornata era il 59.2% del 2006, elezioni vinte da Totò Cuffaro). A questo dato, già di per se preoccupante, andrebbero aggiunti i voti avuti da Giancarlo Cancellieri, candidato alla presidenza della Regione Sicilia per il Movimento 5 Stelle. I grillini portano all’Assemblea Regionale 15 deputati (il Movimento prende il 14.9% diventando di fatto il primo partito in Sicilia e Cancellieri prende il 18.2% dei voti, dietro solo a Crocetta e Musumeci), intercettando il voto di protesta rispetto ai partiti tradizionali che negli ultimi anni hanno governato la regione. È la lista legata al comico genovese quindi la vera vincitrice delle regionali in Sicilia, nel 2008, praticamente agli albori del laboratorio del Movimento 5 Stelle, i girllini presero 1.7%.
Sulla carta ha vinto Rosario Crocetta. Sarà lui a guidare la prossima giunta. Ma, leggendo bene il dato, Crocetta potrebbe avere più di un problema nel governare la regione non avendo la maggioranza nel Consiglio. I partiti che lo appoggiano, due liste civiche più il PD e l’UDC, hanno raccolto in totale 39 seggi, la maggioranza è di 46 seggi. Per governare probabilmente si alleerà con l’ex berlusconiano Gianfranco Miccichè (15.4% dei voti con una coalizione che porta all’Assemblea 15 deputati). Ma c’è un aspetto che potrebbe sembrare quasi comico: domenica il neo governatore siciliano ha preso poco più del 30% dei voti, percentuale molto simile a quella presa, quattro anni fa, da Anna Finocchiaro. Di più, nelle liste di Crocetta ci sono gli stessi esponenti del PD che nell’ultimo periodo hanno appoggiato il governatore dimissionario Raffaele Lombardo (che comunque si è aggiudicato il 9% dei voti, forse determinante per la prossima maggioranza.
Alcuni dati sul tracollo dei partiti
Il PD alle regionali del 2008 aveva oresi il 18.7% con 505.420 voti, domenica non è arrivato a toccare le 200 mila preferenze. Bersani gioisce per la vittoria di Crocetta e parla di risultato storico, ma il suo partito ha dimezzato le preferenze.
Il suo alleato in Sicilia, l’UDC, è passato da 336.826 a 144.142 voti. Tutto questo fa sembrare strano come due partiti che perdono, in termini di voti, così tanto, possano dichiararsi vincitori con termini tipo vittoria “storica” e “rivoluzionaria”.
Il PDL, se era possibile, perde anche di più. In quattro anni perde il 20% dei voti (dal 33% al 12%) passando da poco più di 900 mila preferenze a meno di 200 mila. “Che il PDL avese qualche problema ben prima delle elezioni siciliane era noto a tutti.” È stato il commento di Giorgia Meloni. Ma cosa è successo nel PDL nelle ultime ore? Pochi giorni fa Berlusconi aveva annunciato la sua decisione di fare un passo indietro, di non candidarsi più e dare il suo contributo alle giovani generazioni. E poi? Una condanna di primo grado gli ha fatto cambiare prontamente idea e già sabato lo annunciava in una conferenza stampa, minacciando anche l’attuale governo dei tecnici della possibilità di togliergli la fiducia. Naturalmente questa mossa non ha giovato al segretario del partito, Angelino Alfano, che sulla Sicilia ci aveva messo la faccia. Ma sarà lo stesso Alfano a dichiarare: “L'idea che il Pdl sia diviso tra montiani ed anti montiani e che a capo degli anti montiani ci sia Berlusconi è una rappresentazione assolutamente surreale e a tratti comica. Per quanto ci riguarda il governo Monti va avanti.” Intanto si prosegue la marcia di avvicinamento alle primarie del centro-destra. Sarà interessante capire i candidati e come, il vincitore, si comporterà rispetto al governo che ora appoggia.