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mercoledì 5 febbraio 2014

Primi effetti dell'Italicum: Casini torna nel Centro Destra

POLITICA -
In questi giorni si è molto parlato del ritorno nel centro destra di Pierferdinando Casini. Non è il caso di fare nessun commento in proposito, molti hanno già scritto su questo e sulla mancanza di coerenza di un politico che aveva lasciato quella formazione ormai tanti anni fa, e con vanto, puntando a costruire un nuovo polo (al centro con Fini, Rutelli e poi ancora con Monti), e che aveva proferito parole molto dure verso il leader del Centro Destra (dandogli, tra le altre cose, del bugiardo)

Casini ed il suo UDC erano parte integrante, nelle ultime elezioni politiche, di quello che aveva l’intenzione di diventare il Terzo Polo (distinti e distanti dal Centro Sinistra e dal Centro Destra) insieme a Futuro e Libertà e Scelta Civica. Il non esaltante risultato elettorale (anche per una campagna elettorale mal gestita dal Senatore Monti) con una “non vittoria” di Bersani e della coalizione Italia Bene Comune (si è sempre ipotizzato una eventuale entrata nella maggioranza di Monti se al Senato i suoi voti fossero stati determinanti per la fiducia di un eventuale governo Bersani), hanno messo in luce molte differenze sia all’interno di Scelta Civica (e da poche settimane l’ala cattolica ha abbandonato la stessa Scelta Civica cercando di creare un movimento che si ispira ai popolari europei), che tra Scelta Civica ed i loro alleati, sancendo di fatto la scomparsa del Terzo Polo o, come lo stesso Casini afferma, indicando il MoVimento 5 Stelle come il vero Terzo Polo.

La scelta di Casini di ritornare nel Centro Destra, mentre sembra che Scelta Civica abbia iniziato a guardare verso il Centro Sinistra (la senatrice Linda Lanzillotta ha per esempio twittato: “Tra #Berlusconi e #Renzi @Scelta_Civica sceglie come interlocutore il #Pd per essere coscienza critica nella realizzazione delle riforme.”) è probabilmente figlia della legge elettorale in discussione in Parlamento.

Come sappiamo (su questo blog ne ha parlato Mario Scelzo) l’Italicum prevede un cospicuo premio di maggioranza a chi supera la soglia del 37% o, se nessuno dovesse arrivare a quella soglia, a chi vincesse l’eventuale ballottaggio tra le prime due formazioni.

Secondo gli ultimi sondaggi il centro destra ed il centro sinistra sono vicinissimi tra loro (poche punti percentuali di differenza) ed entrambi potrebbero raggiungere la soglia del 37% al primo turno. Migliaia di voti diventerebbero determinanti per la vittoria finale. Casini, sempre secondo i sondaggi, oggi prenderebbe pochissimi voti (si attesta intorno al 2%) ma quei voti sarebbero determinanti per una eventuale vittoria se spostati tutti da una parte. Vedremo di nuovo, questo è il forte rischio, alleanze dove per vincere ci si imbarca tutti. In passato è successo diverse volte, penso all’ultimo governo Prodi dove, per vincere, si era creata un’alleanza dove l’unico collante era l’antiberlusconismo, mettendo insieme partiti distanti tra loro (da Rifondazione Comunista di Bertinotti, il quale ottenne la presidenza della Camera, all’Udeur di Mastella, diventato Ministro della Giustizia) con un programma di centinaia di pagine anche in contradizione tra loro.

Il rischio dell’Italicum è questo, vedere enormi coalizioni non coerenti tra di loro, in un momento in cui l’Italia ha bisogno di riforme anche divisive ma efficaci. La governabilità che l’Italicum garantisce è solo per chi ha più voti in Parlamento senza prendere in considerazione il tipo di coalizione (già mi immagino veti e contro veti su ogni provvedimento).

lunedì 21 gennaio 2013

Monti, Bersani, Vendola: prove di dialogo

POLITICA - Se anche il leader di SEL, Nichi Vendola, apre ad una eventuale collaborazione nella prossima legislatura con il premier uscente, Mario Monti, le premesse che nel prossimo parlamento ci sia una larga maggioranza che possa lavorare alle riforme strutturali per far ripartire l’Italia dopo anni di stallo ci sono tutte.

Con Monti si può costruire un compromesso importante su quello che sarà il carattere prevalente della prossima legislatura, cioè il carattere costituente.” Sono le parole del Presidente della Puglia intervistato nella trasmissione il Sorpasso su SkyTg24. Vendola chiede al premier uscente autocritica su alcune riforme che potrebbero essere corrette nella prossima legislatura, escludendo un’alleanza organica con i partiti di centro ma la riflessione su alcuni temi (il carattere costituente) su cui si possa lavorare insieme.
Le parole di Vendola arrivano dopo una serie di dichiarazioni di esponenti di centro sinistra che vedono nell’allargamento al centro, dopo le elezioni, una seria possibilità. Il segretario del PD, Bersani, ha dichiarato più volte che, dopo le elezioni e indipendentemente dall’esito del Senato (anche in caso di vittoria netta nei due rami del parlamento), il suo governo aprirà al centro. Ma anche Stefano Fassina, responsabile economico del PD, in una recente intervista a Libero, parla della possibilità di un’apertura a Monti dopo le elezioni.

Naturalmente Monti non si considera una stampella ad un eventuale governo Bersani, come più volte dichiarato autorevolmente dal ministro Riccardi, ma il suo contributo nella prossima legislatura, nel caso di vittoria di Bersani, potrebbe essere non solo importante, ma determinante.

Se diamo credito ai sondaggi che nelle ultime settimane imperversano nei media, la partita elettorale si giocherà quasi esclusivamente su alcune regioni chiave e solo per il Senato. Con il porcellum infatti, con la coalizione guidata da Bersani nettamente in testa ai sondaggi e con il premio di maggioranza alla camera, il voto al Senato è fondamentale, soprattutto in quelle regioni che oggi appaiono in bilico per l’esito.
Naturalmente se Bersani avesse la maggioranza anche a Palazzo Madama, l’apertura ai centristi sarebbe un gesto di responsabilità nazionale, finalizzato ad una convergenza sulle riforme costituzionali e strutturali indispensabili per il rilancio economico e sociale del Paese. Si porterebbero a compimento le riforme del governo Monti, magari corrette in alcune parti (l’IMU progressiva, la risoluzione del problema degli esodati, le correzioni sul mercato del lavoro).

Nel caso in cui Bersani non avesse una maggioranza autonoma, l’allargamento al centro sarebbe indispensabile per la formazione di un governo. In entrambi i casi il compito di Bersani resterà quello di far convivere, nella stessa maggioranza, due anime molto diverse, quella liberale di Monti con quella più a sinistra della sua coalizione. Molto dipenderà anche da Monti, che potrà decidere di non entrare direttamente nel governo concedendo l’appoggio esterno: avrebbe così la possibilità di contrattare molto più facilmente sui temi da mettere in agenda e magari la conferma di alcuni ministri uscenti nel prossimo governo, per dare un segno di continuità.

Se il prossimo governo si occuperà seriamente dell’Italia puntando su sviluppo economico, green economy, flessibilità del lavoro coniugata ad una maggiore sicurezza e allargamento dei diritti del lavoratore, lotta al precariato e alla disoccupazione (soprattutto giovanile), lotta all’evasione fiscale e mettendo al centro dell’agenda governativa anche i temi sociali come lotta alla disuguaglianza e alla povertà, riforma del sistema carcerario (ormai congestionato), leggi sull’immigrazione (magari ripensando lo ius sanguinis concedendo la cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri), entreremo finalmente e definitivamente nella terza repubblica.