Visualizzazione post con etichetta Lombardo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Lombardo. Mostra tutti i post

venerdì 21 dicembre 2012

Aspettando la conferenza di fine anno di Monti.

Domenica, alle ore 11, il Presidente del Consiglio terrà la conferenza stampa di fine anno. Con grande senso di responsabilità nei confronti delle istituzioni che in questi 13 mesi lo ha contraddistinto, il Professor Monti attenderà lo scioglimento delle camere e le sue dimissioni non solo per fare un bilancio dell’anno che si sta chiudendo, ma soprattutto, spiegherà la sua decisione.
La discesa in campo di Monti sembra ormai scontata, ma bisognerà capire le modalità del suo impegno e del suo coinvolgimento nella campagna elettorale che si apre (anche se bisogna ricordare che Monti è senatore a vita e non deve quindi candidarsi ad un posto in parlamento).
Con la decisione di Monti avremo più chiaro quale sarà il percorso che ci porterà alle prossime elezioni che si terranno il 24 febbraio. Per ora, tranne rari casi, si naviga a vista.
Negli ultimi giorni stiamo vedendo un proliferare di liste, movimenti, sigle nonostante negli ultimi anni si sia cercato di introdurre in Italia una sorta di bipolarismo. Tutto era cominciato con l’introduzione, nel 1993, della legge Firmata da Sergio Mattarella (la legge 276 e 277 del 1993) che introduceva in Italia un sistema elettorale misto. Dopo anni di proporzionale puro, ma non ancora pronti ad un maggioritario vero, il sistema, alla Camera dei deputati, prevedeva l’elezione del 75% dei deputati in maniera maggioritaria (chi prende più voti ha il seggio) con la divisione dell’Italia in 475 collegi uninominali. Il resto dei seggi (155) venivano suddivisi in maniera proporzionale ma con un complesso calcolo di scorporo dei voti. La filosofia della legge era chiara, cercare di andare verso il bipolarismo provando però a mantenere una rappresentanza nelle istituzioni dei partiti minori. Naturalmente, grazie ad alleanze pre e post elettorali, il Parlamento ha visto, accanto a grandi partiti, la presenza di partiti più piccoli, alcune volte determinanti per la radicalità in alcuni territori.
Nel 2005, con la  legge n. 270, viene cambiato il sistema elettorale italiano, tornando, di fatto, al proporzionale, ma, introducendo, dei premi di maggioranza per la coalizione vincitrice. La legge, chiamata dal politologo Sartori porcellum, di fatto cercava di andare verso quel bipolarismi da molti auspicato ma mai raggiunto negli ultimi anni, premiando le coalizioni e non più i singoli partiti. Alla camera la coalizione che prende più voti ha il 54% dei seggi utilizzando un premio di maggioranza a livello nazionale. Al Senato, rappresentando, come dice la nostra Costituzione, il voto regionale, il premio va distribuito nelle singole regioni, con il rischio dell’ingovernabilità. Il 24 febbraio andremo a votare, nonostante in molti si siano impegnati, ma forse solo a parole, e nonostante le richieste del capo dello stato per fare una nuova legge elettorale, con questa legge elettorale.
Ad oggi però le certezze sulle prossime elezioni sono poche.
Con certezza Pier Luigi Bersani, dopo la vittoria delle primarie, sarà candidato premier per il centro sinistra. Nei prossimi giorni, tramite le primarie, verranno scelti anche i candidati del partito per il Parlamento (anche se il segretario si è riservato un listino di 120 candidati che non dovranno affrontare le rpimarie). La coalizione che sosterrà Bersani è pressoché fatta, ne faranno parte Sel di Vendola e i Socialisti di Nencini. Tabacci, che si era presentato alle primarie di coalizione, sta cercando di riunire alcune anime sperse del centro sinistra, come i fuoriusciti dell’IDV capeggiati da Donati. Alcune voci parlano anche di un avvicinamento tra Tabacci e l’ex governatore sicliano Lombardo, ma su questo non ci sono certezze ma solo voci.
Con certezza ci sono alcune liste che appoggeranno il premier uscente, o almeno ne sposeranno il “manifesto” o l’”agenda”. L’UDC in questi 13 mesi è sempre stato il partito più fedele a Monti insieme a Fli. Ma oltre a partiti già strutturati, a fine novembre è nato il movimento di Montezemolo, Riccardi, Dellai, Olivero e Bonanni, Verso la Terza Repubblica, che vedono nel premier l’uomo in grado di portare avanti le riforme necessarie, se non indispensabili, per il paese, obbiettivo del movimento è andare oltre al bipolarismo muscolare che ha imperversato in questi anni e provare a ricostruire partendo dalla società civile. Naturalmente non ci sono simboli ne ancora liste (ci sono stati alcuni rumors su alcuni nomi e veti su altri, ma non ci sono certezze). Sembra però che al Senato la lista sia unica per poter superare la sogli di sbarramento, molto alta, dell’8%. Ma oltre a loro si affacciano con interesse una pattuglia di “moderati” del PDL che vede in Monti l’uomo che possa dar vece al riformismo in Italia e possa competere con il centro sinistra. Tra questi Mauro Mauro, capogruppo PDL all’Unione Europea, è stato uno dei primi ad entrare in rotta con il suo partito e con lo stesso Berlusconi provando a lavorare per un Monti bis. Ma ci sono altri nomi in agenda, l’ex ministro degli esteri Frattini, il senatore Pisanu e l’onorevole Cazzola. Non è chiaro chi e come di questi appoggerà Monti, ne sapremo di più domenica. Ma ci sono anche personalità nel centro sinistra che strizzano l’occhio a Monti.
Le altre certezze sono poche. Se riusciranno a raccogliere le firme ci sarà il Movimento 5 Stelle, ma non Grillo.
Con certezza si sta organizzando una federazione più a sinistra, con Ingroia, la lista arancione di De Magireis, con i Comunisti di Ferrero e quelli di De Liberto (sulla carta due partiti comunisti differenti).
Meno certezze ci sono nel Centro Destra. Nel PDL, dopo il sostegno al governo Monti e dopo averlo, di fatto, sfiduciato con le parole di Alfano alla camera, dopo aver promesso primarie e non averle fatte, Berlusconi, che prima critica Monti per poi offrirgli di capeggiare tutti i moderati, ha scelto, ad ora, di scendere in campo. Aspettando le prossime mosse Crosetto, la Meloni e La Russa, se ne vanno, forse si mettono insieme, o forse no, non è chiaro, ma comunque rimangono nel centro destra, appoggiando Berlusconi, forse. Nasce poi Italia Popolare, corrente interna del PDL, che guarda a Monti, ma rimenando fedele al PDL.
Ormai domenica è vicina.

martedì 30 ottobre 2012

In Sicilia ha perso la politica

Il fine settimana ha portato, da un punto di vista politico, alcune interessanti notizie.
Indubbiamente il voto per le regionali in Sicilia dovrebbe far riflettere i partiti. Il primo dato, arrivato già nella tarda serata di domenica, è la forte astensione. Nel 2008, quando a vincere fu Lombardo, si recarono nei seggi elettorali il 66.7% degli aventi diritto (va però ricordato che si votava anche di lunedì), domenica ha votato solo il 47.4%, quindi il vero vincitore delle elezioni è l’astensione. Un dato così preoccupante in Sicilia non si era mai registrato (il dato peggiore prima di questa tornata era il 59.2% del 2006, elezioni vinte da Totò Cuffaro). A questo dato, già di per se preoccupante, andrebbero aggiunti i voti avuti da Giancarlo Cancellieri, candidato alla presidenza della Regione Sicilia per il Movimento 5 Stelle. I grillini portano all’Assemblea Regionale 15 deputati (il Movimento prende il 14.9% diventando di fatto il primo partito in Sicilia e Cancellieri prende il 18.2% dei voti, dietro solo a Crocetta e Musumeci), intercettando il voto di protesta rispetto ai partiti tradizionali che negli ultimi anni hanno governato la regione. È la lista legata al comico genovese quindi la vera vincitrice delle regionali in Sicilia, nel 2008, praticamente agli albori del laboratorio del Movimento 5 Stelle, i girllini presero 1.7%.
Sulla carta ha vinto Rosario Crocetta. Sarà lui a guidare la prossima giunta. Ma, leggendo bene il dato, Crocetta potrebbe avere più di un problema nel governare la regione non avendo la maggioranza nel Consiglio. I partiti che lo appoggiano, due liste civiche più il PD e l’UDC, hanno raccolto in totale 39 seggi, la maggioranza è di 46 seggi. Per governare probabilmente si alleerà con l’ex berlusconiano Gianfranco Miccichè (15.4% dei voti con una coalizione che porta all’Assemblea 15 deputati). Ma c’è un aspetto che potrebbe sembrare quasi comico: domenica il neo governatore siciliano ha preso poco più del 30% dei voti, percentuale molto simile a quella presa, quattro anni fa, da Anna Finocchiaro. Di più, nelle liste di Crocetta ci sono gli stessi esponenti del PD che nell’ultimo periodo hanno appoggiato il governatore dimissionario Raffaele Lombardo (che comunque si è aggiudicato il 9% dei voti, forse determinante per la prossima maggioranza.
Alcuni dati sul tracollo dei partiti
Il PD alle regionali del 2008 aveva oresi il 18.7% con 505.420 voti, domenica non è arrivato a toccare le 200 mila preferenze. Bersani gioisce per la vittoria di Crocetta e parla di risultato storico, ma il suo partito ha dimezzato le preferenze.
Il suo alleato in Sicilia, l’UDC, è passato da 336.826 a 144.142 voti. Tutto questo fa sembrare strano come due partiti che perdono, in termini di voti, così tanto, possano dichiararsi vincitori con termini tipo vittoria “storica” e “rivoluzionaria”.
Il PDL, se era possibile, perde anche di più. In quattro anni perde il 20% dei voti (dal 33% al 12%) passando da poco più di 900 mila preferenze a meno di 200 mila. “Che il PDL avese qualche problema ben prima delle elezioni siciliane era noto a tutti.” È stato il commento di Giorgia Meloni. Ma cosa è successo nel PDL nelle ultime ore? Pochi giorni fa Berlusconi aveva annunciato la sua decisione di fare un passo indietro, di non candidarsi più e dare il suo contributo alle giovani generazioni. E poi? Una condanna di primo grado gli ha fatto cambiare prontamente idea e già sabato lo annunciava in una conferenza stampa, minacciando anche l’attuale governo dei tecnici della possibilità di togliergli la fiducia. Naturalmente questa mossa non ha giovato al segretario del partito, Angelino Alfano, che sulla Sicilia ci aveva messo la faccia. Ma sarà lo stesso Alfano a dichiarare: “L'idea che il Pdl sia diviso tra montiani ed anti montiani e che a capo degli anti montiani ci sia Berlusconi è una rappresentazione assolutamente surreale e a tratti comica. Per quanto ci riguarda il governo Monti va avanti.” Intanto si prosegue la marcia di avvicinamento alle primarie del centro-destra. Sarà interessante capire i candidati e come, il vincitore, si comporterà rispetto al governo che ora appoggia.