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mercoledì 12 febbraio 2014

Napolitano, Friedman e Renzi

POLITICA - Su queste pagine, sia Gavino Pala che Roberto Bortone hanno egregiamente espresso alcune considerazioni sul presunto complotto Napolitano/Monti, ed hanno allo stesso tempo sottolineato le contraddizioni del Movimento 5 Stelle, che parla di colpo di stato con la tranquillità con cui si parla dei risultati del campionato di calcio.

Quindi non mi soffermo più di tanto su questi argomenti, vi consiglio di leggere i loro.

Rispetto ai discorsi su Napolitano mi permetto di fare una breve riflessione. Sono dell’idea che come tutti il Presidente possa essere oggetto di critica, ma che comunque sia necessario il rispetto per la figura che rappresenta. Mi spiego, se diciamo che forse negli ultimi anni, per tutta una serie di motivi, il Presidente si è assunto responsabilità e compiti superiori a quelli previsti, potrei anche essere d’accordo. Se parliamo di impeachment o colpo di stato, assolutamente no.
In breve, ritengo che Napolitano, anche per una carenza strutturale del nostro sistema politico, si sia spesso trovato a dover prendere decisioni importanti in autonomia. Va considerato che, visto dall’estero, probabilmente Napolitano ha rappresentato l’unica certezza di stabilità della politica italiana. Ritengo che se ha assunto poteri importanti di indirizzamento, è perchè il Parlamento italiano era popolato da Scilipoti e Razzi, da ministri che compravano case a loro insaputa e premier indaffarati nei Bunga-Bunga.

Nello specifico, sul presunto scoop di Friedman (che come spiega Gavino Pala scoop non è, visto che su molti giornali si parlava apertamente della ipotesi Monti), penso Napolitano abbia fatto bene. Il paese andava a rotoli, tra crisi economica e morale, compravendite di senatori ed aumento dello spread, e mi chiedo, cosa dovrebbe fare un Capo dello Stato? Assistere impassibile al declino di un Paese? Bene ha fatto Napolitano a contattare Monti, figura a suo tempo autorevole, ben vista in Europa, e sopra le parti. Poi, è andata come è andata, credevo sinceramente Monti potesse fare meglio, ma questo è un altro discorso.
Se invece dovessi sottolineare quelli che per me sono stati due errori del Capo dello Stato, citerei il tempo concesso al Premier Berlusconi, dopo lo strappo di Fini, per rimettere in piedi una maggioranza, e successivamente, dopo le ultime elezioni, io avrei provato a mandare Bersani alle Camere per stanare i grillini. Ciò detto, sono critiche, ma che partono dal rispetto che si deve al Capo dello Stato, oltretutto un quasi novantenne che avrebbe il sacrosanto diritto di riposare, ed è invece costretto per l’incapacità del sistema politico, a doversi sorbire l’avvocato Ghedini e le trecento correnti del Pd.

Qui mi permetto di fare un passo avanti. Arriviamo all’attualità. Si parla insistentemente di una staffetta al Governo tra Enrico Letta e Matteo Renzi. Si parla di una regia di Napolitano. Ecco, in questo caso, sarei nettamente contrario.
Dal 2011, abbiamo avuto prima un Governo Tecnico, poi uno di larghe intese (ridotte poi a strette intese con la fuoriuscita di Forza Italia), ora potrebbe nascere un Governo non si sa bene di quali intese, con l’obiettivo delle riforme. Insomma, sarebbe il terzo governo consecutivo non espressione di una maggioranza solida di una coalizione di partiti, l’ennesimo Governo non scelto attraverso le elezioni.

Oltretutto, lo dico da persona vicina al centrosinistra, finora Renzi, sempre a mio parere, si stava muovendo bene: ha vinto le primarie con un ampio margine, ha portato le sue proposte in direzione, sta portando avanti una trattativa sulla riforma della legge elettorale, che, pur se fatta col nemico storico, potrebbe portare benefici a tutto il paese. Insomma, Renzi potrebbe tranquillamente aspettare la sua occasione tra un anno, ambire a vincere le elezioni e ritrovarsi con una maggioranza solida e con un governo che non dovrebbe sottostare ai ricatti di un Alfano o di un Lupi.
Il paese potrebbe avere dopo anni un Governo Normale, espressione di una maggioranza, che magari potrebbe poi avere, come nei paesi normali, rapporti civili e di collaborazione con l’opposizione.

Invece, sembra che ci avviamo per l’ennesima volta ad un qualcosa di ambiguo. Chi vivrà vedrà.
Mario Scelzo.

martedì 11 febbraio 2014

Anche oggi abbiamo il nostro complotto

POLITICA -
Pensiamo per un attimo alla nostra storia. Pensiamo a quella che è stata la strategia della tensione, alla Notte della Repubblica, come la chiamò Sergio Zavoli. Pensiamo alle stragi impunite, ai mandanti occulti. Pensiamo alla P2 e ai servizi segreti deviati. Pensiamo a piazza Fontana, all’Italicus e alla stazione di Bologna, alle indagini deviate. Pensiamo ad Ustica e a Gladio. Pensiamo al Piano Solo e al Golpe Borghese.
Durante la Prima Repubblica, nel mezzo della Guerra Fredda, l’Italia è stata lo scenario di intrighi internazionali e di tentativi di controllare l’ordine anche utilizzando la forza. La presenza in Italia del più forte partito Comunista dell’Europa Occidentale e fedele (almeno fino alla segreteria Berlinguer) all’Unione Sovietica, ha diviso la popolazione in due. La paura dei nostri alleati di una vittoria del PCI è stata la scusa per attuare quella che giornalisticamente prima e storicamente dopo è stata chiamata appunto la strategia della tensione.

Forse pensando proprio alla nostra storia che oggi viene utilizzata, anche in maniera forzosa, la parola golpe, colpo di stato, complotto. Negli ultimi vent’anni prima Berlusconi e recentemente Grillo hanno spesso abusato di questi termini. Berlusconi, l’8 dicembre dello scorso anno, presentando i circoli di Forza Italia, denunciava: “Non ci sono stati i carri armati in piazza e nelle strade, ma negli ultimi vent’anni ci sono stati quattro colpi di Stato nel nostro Paese. Ancora oggi siamo in una situazione di pericolo.” E Grillo, solo pochi giorni fa, nel suo Blog scriveva: “In Italia è in corso, ora, mentre tu leggi questo articolo, un colpo di Stato, non puoi più far finta di nulla. Non è il primo, potrebbe essere l'ultimo.”
In queste ore il giornalista economico Friedman anticipa un passaggio del libro che ha appena dato alle stampe: nell’estate del 2011 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha sondato la disponibilità del professor Mario Monti per assumere, nell’eventuale caduta del governo Berlusconi, la guida dell’esecutivo, cosa accaduta, come sappiamo, nel novembre dello stesso anno. Si è subito parlato di colpo di stato, di attentato alla Costituzione, di un nuovo golpe.  

Vanno però ricordate alcuni eventi prima di gridare al golpe. Non credo che ci sia stato un complotto internazionale per far cadere Berlusconi ma è indubbio che la grande finanza, dopo la Grecia, puntava a far fallire anche il nostro paese e c’è stata indubbiamente una forte speculazione verso l’Europa in genere e verso l’Italia in particolare (più che un complotto internazionale si dovrebbe parlare di una finanza impazzita che ha contribuito pesantemente alla forte crisi economica di questi anni). È anche indubbio il pessimo rapporto tra il nostro capo del governo e la cancelliera tedesca Angela Merkel, e i pessimi rapporti tra i due esplodono nel settembre del 2011 quando gira la voce di un’intercettazione dell’allora Presidente del Consiglio che si sarebbe lasciato andare a frasi osceni sulla Merkel tanto che il settimanale tedesco Der Spiegel parla di Berlusconi come di un “Zotico e volgare." Il 5 agosto del 2011 arriva poi la famosa lettera dalla BCE firmata dal presidente Jean Claude Trichet e dal suo successore Mario Draghi. L’Europa delle Banche volevano fare fuori Berlusconi? Tutto può essere, ma leggendo il testo la richiesta è di mettere mano alle riforme per affrontare la crisi, riforme necessarie (forse ancora oggi) ma che ancora non arrivavano. È il caso di ricordare che Berlusconi è stato uno dei politici per più anni al governo nella storia della Repubblica Italiana e che ha avuto maggioranze talmente larghe che aveva l’opportunità, a mio avviso non sfruttata a pieno, di riformare il sistema Italia.
Ma non è solo il rapporto con l’economia internazionale e le cancellerie straniere ad essere un problema per Berlusconi, il Presidente del Consiglio aveva più di un problema anche in Italia. In quei mesi si sentiva forte l’inizio della crisi economica mal affrontata dall’esecutivo (ricordiamo i ristoranti pieni?). lo spread, parola sconosciuta fino a poche settimane prima, iniziava a dare segni preoccupanti (saliva per colpa del complotto internazionale?), ma erano preoccupanti anche altri dati economici legati alla disoccupazione e alla pressione fiscale. Non solo. Il 14 dicembre del 2010 Berlusconi deve affrontare il Parlamento per avere un nuovo voto di fiducia dopo che il PDL aveva perso la compagine finiana. Berlusconi quel giorno incasso la fiducia nelle due camere ma mentre in Senato il vantaggio era consistente, a Montecitorio la sua maggioranza si reggeva per una manciata di voti (furono decisivi i voti di Razzi, Scilipoti eletti con l’IDV, l’ex veltroniano Calearo e soprattutto, a sorpresa quel giorno votò la fiducia, Catia Polidori fino a poche ore prima della fiducia colomba finiana). Berlusconi rimarrà in carica poco meno di un anno fino al voto sul rendiconto generale dello stato quando la norma passò si con 308 voti favorevoli ma grazie all’astensione di 312 deputati, segnando di fatto la fine del governo Berlusconi ed aprendo, di fatto, la breve parentesi del Governo Tecnico guidato da Mario Monti.

Rileggendo questi fatti stupisce che il Presidente della Repubblica, con alcuni mesi di anticipo su quella che sarebbe stata la fine del governo Berlusconi, abbia iniziato a capire se ci fosse la possibilità di trovare un’alternativa allo stesso governo poco sopportato in Europa, commissariato di fatto dalla BCE e che continuava a perdere deputati e forse non in grado di risanare i conti pubblici? Mario Monti, liberale, economista bocconiano, con un grande prestigio in Europa (dove aveva ricoperto la carica di Commissario Europeo) editorialista del Corriere della Sera, era una figura rassicurante e soprattutto l’uomo che avrebbe potuto risanare le casse dell’Italia in un momento di forte crisi economica.
Il Presidente della Repubblica ha poi il dovere, prima di sciogliere le Camere, di capire se c’è una maggioranza alternativa, cosa che aveva provato a fare con Prodi, non riuscendoci, e che ha fatto poi con Monti. Ricordiamo poi che Berlusconi ha votato la fiducia a Mario Monti.

Mi sembra forzato pensare ad una congiura internazionale che coinvolge contemporaneamente le cancellerie internazionali, la Banca Centrale Europea, il nostro Presidente della Repubblica (magari anche la magistratura) per far cadere un governo traballante (forse anche Fini era tra i congiurati?)
Lo scoop di Friedman , molto utile a pubblicizzare il suo libro, era già su molti giornali dell’epoca (La Stampa aveva riportato quell’estate un incontro tra Monti, Prodi, De Benedetti con al centro proprio la possibilità per il professore della Bocconi di essere chiamato a guidare l’esecutivo).

Vorrei ricordare, a margine di queste considerazioni, solo due cose.
La prima: l’ex Senatore Silvio Berlusconi (decaduto dal suo incarico per la condanna definitiva per frode fiscale) che oggi sarebbe la vittima di un complotto internazionale contro di lui oggi è accusato (in questi giorni inizierà a Napoli il processo di primo grado) della compravendita dell’ex Senatore De Gregorio per far cadere Romano Prodi.

Beppe Grillo, che ancora oggi indica in Napolitano il male dell’Italia, in quell’estate sul suo blog scriveva in una lettera aperta al Presidente della Repubblica: “Il Governo è squalificato, ha perso ogni credibilità internazionale, non è in grado di affrontare la crisi che ha prima creato e poi negato fino alla prova dell'evidenza.” Per poi concludere: “Lei ha il diritto-dovere di nominare un nuovo presidente del Consiglio al posto di quello attuale. Una figura di profilo istituzionale, non legata ai partiti, con un l'unico mandato di evitare la catastrofe economica e di incidere sulla carne viva degli sprechi.” Descrivendo di fatto, in anticipo con i tempi, la figura di Mario Monti (forse anche Grillo ha partecipato al complotto internazionale)

venerdì 6 dicembre 2013

Primarie PD, domenica non voto perchè

I 3 candidati alle primarie PD
POLITICA - Stavolta non ci vado. Per colpa dei 101, di D’Alema e della gestione del caso Cancellieri.

Dal 2005, indizione delle prime votazioni Primarie del Centrosinistra ( nelle varie accezioni di Unione, Ulivo, Partito Democratico), ho sempre partecipato a questo tipo di votazione, che in generale ritengo sia positiva perché favorisce la partecipazione democratica e popolare, ed avvicina il partito (qualsiasi esso sia) anche a chi, come me, non è un vero e proprio militante ma segue le vicende politiche con interesse.
In ordine sparso, credo di aver votato Prodi, Bersani, Veltroni, Vendola, forse dimentico qualcuno. Questa volta, ho deciso di non partecipare, e vorrei spiegarvi le motivazioni, non tanto per annoiarvi con le mie riflessioni ma per segnalare quelli che a mio parere sono stati gli errori del Partito Democratico nell’ultimo periodo, sperando magari in futuro ci sia la possibilità di non perseverare negli stessi identici errori.

Due brevi premesse, una sugli ideali fondanti del partito, una sugli scenari futuri.
             A livello teorico, mi riconosco in pieno nella idea originaria del Partito Democratico, nella sintesi cioè tra un socialismo riformista ed un cattolicesimo sociale. E’ l’orizzonte politico a cui guardo. Credo però, e lo argomenterò dopo, che questa sintesi sia di fatto fallita, o almeno incompiuta, e che il comportamento del Partito e la sua struttura non abbiano rispecchiato i valori di riferimento.
             Nonostante ciò, ritengo che molte delle speranze di avere un futuro migliore per il nostro paese vadano riposte nel Partito Democratico. Non credo nel populismo grillino capace solo di dire che tutto fa schifo ma incapace di formulare una proposta concreta. Non credo nella sinistra estrema che parla ancora di lotta di classe e rivoluzione del proletariato. Non credo nella destra berlusconiana ed anzi ritengo che in questi ultimi 20 anni abbia contribuito alla deriva morale ed economica del nostro paese. Non credo nel Nuovo Centrodestra popolato da vecchi arnesi della politica, pluriindagati o che già hanno cambiato più volte colore politico a seconda delle convenienze. Non credo nei numerosi movimenti al Centro, in ogni caso il Centro a mio parere non avrà mai i numeri per governare da solo e dovrà sempre appoggiarsi a destra o a sinistra. Insomma, nel bene o nel male, penso che il futuro dell’Italia è legato al futuro del Pd. Ovviamente siete liberi di non condividere il mio pensiero, ma io la vedo in questo modo.

Direte, se credi nel Pd e pensi che le Primarie siano uno strumento valido, perché non ti recherai ai seggi? Per due motivi: 1) Mi sono stufato di firmare cambiali in bianco; 2) I candidati proposti, per un motivo o per l’altro, non sono di mio gradimento. Provo ad argomentare punto per punto.

1) Alle ultime primarie ho votato prima Vendola e successivamente al ballottaggio Bersani, ho successivamente votato Sel alle elezioni sapendo benissimo che il candidato Premier era Bersani. Insomma, ho dato il mio voto al Centrosinistra rispetto ad un patto di Governo. Potevo immaginare una alleanza post-elettorale con Scelta Civica, non mi sarei però mai immaginato di votare Vendola alle primarie per poi trovarmi al Governo con Berlusconi ed Alfano. Vero che il voto è stato imprevedibile, però ecco le scelte successive del Pd non hanno rispettato le mie aspettative.
Ora, saltiamo tutta la storia, diciamo che il governo col Pdl è stato quasi obbligato, non posso però scordare la pessima gestione del voto per il Quirinale. Scelte assurde, un partito che prima sbaglia scegliendo Marini, poi si accorda su Prodi, ed i famosi 101 impallano il Professore. Emerge un partito spaccato in fazioni, correnti, gruppi di interesse, ancora oggi non sappiamo chi ha impallinato la votazione di Prodi, tra sospetti, veleni e minacce più o meno velate.

2) Già ero indeciso, e mi arrovellavo sulla scelta tra Renzi Cuperlo e Civati. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è la pessima gestione del caso Cancellieri. Procedo candidato per candidato:
             Renzi. Penso anche io che il Pd necessiti di una rivoluzione dalla fondamenta, che o si rinnova o muore, penso che Renzi sia capace ed abbia una ottima parlantina, però, sintetizzo, la mia sensazione è che sia più guidato dalla ambizione personale che dalla ricerca del bene del partito. In più, ho paura che con lui Premier avremo tanto fumo e poco arrosto, parla per slogan, chiama l’applauso, è efficace, ma raramente spiega come nel concreto attuare il suo programma.
             Cuperlo. Non lo conoscevo, e confesso che quando parla resto colpito. Usa parole quasi estinte come sinistra, uguaglianza, lavoro, solidarietà, e sarei seriamente tentato di votarlo. Però, mi spiace, vedo Cuperlo come l’uomo dell’apparato, la proiezione di D’Alema, e chi scrive pensa che baffino sia la causa di tutti i mali della sinistra negli ultimi anni. Max invece di farsi da parte dopo le sconfitte, sta sempre ufficialmente dietro le quinte ma nei fatti nel cuore del Partito, lavorando sempre ai fianchi per affossare i suoi nemici. Sono personalmente convinto che Prodi non sia salito al Colle per l’opposizione di D’Alema.
             Civati. Parla bene, è efficace, ma davvero sembra far parte di un altro partito. Ne fondasse uno suo se la casa madre è cosi insopportabile.

Mentre ero indeciso, arriva il caso Cancellieri. La vicenda la conoscete. Quello che ho trovato insopportabile è che sia Renzi che Civati che Cuperlo si erano fortemente espressi per la sfiducia al Ministro. Parole forti ed argomenti a mio parere validi. Poi, per disciplina di Partito si sono adeguati al diktat di Letta votando la fiducia al Governo. Abbiamo avuto l’ennesima prova di un Partito che predica bene e razzola male.
L’alleanza con Silvio, i 101, il caso Cancellieri, la difesa di Alfano nel caso Kazako, l’abolizione dell’Imu per contentare il Pdl. Scusate, ma non ce la faccio. Poi, in futuro si vedrà. Spero chi vinca le Primarie possa convincermi a votare alle prossime elezioni.

Chiudo con una citazione di Zoro, il comico che spesso si occupa delle vicende della sinistra. Cosi parlava, e mi ci ritrovo appieno: “potevo nasce negli anni 60 juventino e democristiano, una vita comoda comoda, e invece me ritrovo romanista e de sinistra, che vita di sofferenza!”.

Mario Scelzo.

lunedì 6 maggio 2013

Si riaccende il dibattito sullo ius soli


Il Ministro dell'Integrazione Cecile Kyenge
 POLITICA - Forse non si aspettava di creare così tanti malesseri all’interno dell’eterogenea maggioranza di governo, ma le parole del neo ministro dell’integrazione Cecile Kyenge, quota PD nell’esecutivo e primo ministro di colore della Repubblica Italiana, hanno alzato un polverone.
Intervistata da Lucia Annunziata nella trasmissione In ½ ora, il Ministro si sofferma su due priorità del suo ministero anzi, non del ministero ma “è la società che lo chiede, il paese sta cambiando”: abolizione del reato di clandestinità e l’introduzione dello ius soli per la cittadinanza dei bambini nati in Italia da genitori stranieri. Kyenge sa che la via per l’approvazione del DDL sulla cittadinanza non è facile, “per far approvare la legge” confida alla giornalista Rai, “bisogna lavorare sul buon senso e sul dialogo, trovare le persone sensibili.”
Cittadinanza e clandestinità sono due punti toccati spesso durante la campagna elettorale dal centro sinistra ma dimenticati nel discorso che Letta ha pronunciato alle Camere per chiedere la fiducia.
Il ministro si attira i soliti insulti della Lega, "La ministra dell'Integrazione pensa che andrebbe abolito il reato di immigrazione clandestina - scrive Matteo Salvini: sulla sua pagina Facebook - Io invece penso che andrebbe subito abolito proprio il ministero dell'Integrazione", ma anche dure critiche del PDL, il capogruppo dei Senatori, Renato Schifani, si rivolge direttamente a Letta “affinché inviti i suoi ministri a una maggiore sobrietà, prudenza e cautela” ricordando che i temi toccati dal ministro non sono nel programma di governo, il suo vice Maurizio Gasparri precisa “Sull'immigrazione clandestina non decide il ministro. La cittadinanza automatica per il solo fatto di nascere in Italia non è praticabile”. Al senatore del PDL risponde il neo deputato PD  Khalid Chaouki: “Gasparri eviti di fare di un principio di civiltà, più volte richiamato dal presidente Napolitano, una battaglia ideologica sulla pelle dei bambini.”
E mentre il Ministro incassa il sostegno del Presidente della Camera Laura Boldrini “In Italia sarebbe veramente auspicabile rivedere la legge sulla cittadinanza e da lì sviluppare una normativa che sia all’altezza delle nuove sfide”, e da esponenti del suo partito, come Edoardo Patriarca “Il ministro non fa proclami solitari. Quanto esprime è da tempo sentito dalla popolazione italiana. Non vorrei che una parte del Pdl esprimesse solo una posizione ideologica"
Un primo stop arriva anche dal Presidente del Consiglio, Enrico Letta, che intervistato da Fazio spiega “È ovvio che sarà difficile trovare un accordo sullo ius soli. So che alcune di queste materie sono fuori dal discorso programmatico e so che su questi temi occorre che ci siano delle discussioni e dei dibattiti e non è detto che si possano trovare delle intese. Stessa cosa per il reato di immigrazione clandestina”.
Quello sulla cittadinanza però non è solo un dibattito che divide destra e sinistra, i numeri sono impressionanti. Secondo alcune statistiche sarebbero 590 mila i minori nati in Italia da genitori stranieri negli ultimi 10 anni. Per loro la via per diventare italiano c’è, al compimento del diciottesimo anno di età, dimostrando una serie di requisiti complicati e non sempre facili da dimostrare. Nel 2010sono nati in Italia da genitori stranieri 77.109 bambini, il 13.7% delle nascite.
Spesso i bambini che nascono in Italia non vedranno mai il paese di origine, non ne parlano la lingua e non ne conoscono le tradizioni, ma sono considerati stranieri.

martedì 23 aprile 2013

Un passaggio storico: il testo integrale del discorso di Napolitano

POLITICA - Pubblichiamo integralmente, e senza superflui commenti, il discorso pronunciato lunedì 22 aprile 2013 da Giorgio Napolitano in occasione della sua elezione a Presidente della Repubblica Italiana.


"Signora Presidente, onorevoli deputati, onorevoli senatori, signori delegati delle Regioni,
lasciatemi innanzitutto esprimere - insieme con un omaggio che in me viene da molto lontano alle istituzioni che voi rappresentate - la gratitudine che vi debbo per avermi con così largo suffragio eletto Presidente della Repubblica. E' un segno di rinnovata fiducia che raccolgo comprendendone il senso, anche se sottopone a seria prova le mie forze : e apprezzo in modo particolare che mi sia venuto da tante e tanti nuovi eletti in Parlamento, che appartengono a una generazione così distante, e non solo anagraficamente, dalla mia.

So che in tutto ciò si è riflesso qualcosa che mi tocca ancora più profondamente : e cioè la fiducia e l'affetto che ho visto in questi anni crescere verso di me e verso l'istituzione che rappresentavo tra grandi masse di cittadini, di italiani - uomini e donne di ogni età e di ogni regione - a cominciare da quanti ho incontrato nelle strade, nelle piazze, nei più diversi ambiti sociali e culturali, per rivivere insieme il farsi della nostra unità nazionale.

martedì 5 marzo 2013

L'impasse istituzionale

POLITICA -  È passata la prima settimana dalle elezioni e gli occhi sono tutti puntati su quello che farà il MoVimento 5 Stelle. Prima i cronisti si sono accampati davanti alla villa di Grillo con la speranza di poter avere qualche dichiarazione, ma lui con i giornalisti italiani non parla, poi tutti davanti ad un hotel romano dove si sono riuniti i neo deputati per discutere di organizzazione, ma anche da qui nessuna dichiarazione degna di nota.
Prima di proseguire una piccola premessa: se durante la precedente legislatura i governi che si sono succeduti e le maggioranze che li avevano sostenuti si fossero impegnati a mettere mano al Porcellum, dando all’Italia una legge elettorale seria che garantiva al partito o coalizione che prendeva più voti una maggioranza per poter governare questo paese, oggi avremmo avuto probabilmente un Governo e i neo deputati grillini non sarebbero l’ago della bilancia per una legislatura che già prima di insediarsi si mostra frammentaria e condannata a non durare.
Detto questo bisogna sottolineare come la crisi istituzionale che si sta aprendo in questi giorni è profonda e che una soluzione facile non sembra alla portata di mano, soprattutto pensando al fitto calendario che si apre nel prossimo mese.