venerdì 6 dicembre 2013

Primarie PD, domenica non voto perchè

I 3 candidati alle primarie PD
POLITICA - Stavolta non ci vado. Per colpa dei 101, di D’Alema e della gestione del caso Cancellieri.

Dal 2005, indizione delle prime votazioni Primarie del Centrosinistra ( nelle varie accezioni di Unione, Ulivo, Partito Democratico), ho sempre partecipato a questo tipo di votazione, che in generale ritengo sia positiva perché favorisce la partecipazione democratica e popolare, ed avvicina il partito (qualsiasi esso sia) anche a chi, come me, non è un vero e proprio militante ma segue le vicende politiche con interesse.
In ordine sparso, credo di aver votato Prodi, Bersani, Veltroni, Vendola, forse dimentico qualcuno. Questa volta, ho deciso di non partecipare, e vorrei spiegarvi le motivazioni, non tanto per annoiarvi con le mie riflessioni ma per segnalare quelli che a mio parere sono stati gli errori del Partito Democratico nell’ultimo periodo, sperando magari in futuro ci sia la possibilità di non perseverare negli stessi identici errori.

Due brevi premesse, una sugli ideali fondanti del partito, una sugli scenari futuri.
             A livello teorico, mi riconosco in pieno nella idea originaria del Partito Democratico, nella sintesi cioè tra un socialismo riformista ed un cattolicesimo sociale. E’ l’orizzonte politico a cui guardo. Credo però, e lo argomenterò dopo, che questa sintesi sia di fatto fallita, o almeno incompiuta, e che il comportamento del Partito e la sua struttura non abbiano rispecchiato i valori di riferimento.
             Nonostante ciò, ritengo che molte delle speranze di avere un futuro migliore per il nostro paese vadano riposte nel Partito Democratico. Non credo nel populismo grillino capace solo di dire che tutto fa schifo ma incapace di formulare una proposta concreta. Non credo nella sinistra estrema che parla ancora di lotta di classe e rivoluzione del proletariato. Non credo nella destra berlusconiana ed anzi ritengo che in questi ultimi 20 anni abbia contribuito alla deriva morale ed economica del nostro paese. Non credo nel Nuovo Centrodestra popolato da vecchi arnesi della politica, pluriindagati o che già hanno cambiato più volte colore politico a seconda delle convenienze. Non credo nei numerosi movimenti al Centro, in ogni caso il Centro a mio parere non avrà mai i numeri per governare da solo e dovrà sempre appoggiarsi a destra o a sinistra. Insomma, nel bene o nel male, penso che il futuro dell’Italia è legato al futuro del Pd. Ovviamente siete liberi di non condividere il mio pensiero, ma io la vedo in questo modo.

Direte, se credi nel Pd e pensi che le Primarie siano uno strumento valido, perché non ti recherai ai seggi? Per due motivi: 1) Mi sono stufato di firmare cambiali in bianco; 2) I candidati proposti, per un motivo o per l’altro, non sono di mio gradimento. Provo ad argomentare punto per punto.

1) Alle ultime primarie ho votato prima Vendola e successivamente al ballottaggio Bersani, ho successivamente votato Sel alle elezioni sapendo benissimo che il candidato Premier era Bersani. Insomma, ho dato il mio voto al Centrosinistra rispetto ad un patto di Governo. Potevo immaginare una alleanza post-elettorale con Scelta Civica, non mi sarei però mai immaginato di votare Vendola alle primarie per poi trovarmi al Governo con Berlusconi ed Alfano. Vero che il voto è stato imprevedibile, però ecco le scelte successive del Pd non hanno rispettato le mie aspettative.
Ora, saltiamo tutta la storia, diciamo che il governo col Pdl è stato quasi obbligato, non posso però scordare la pessima gestione del voto per il Quirinale. Scelte assurde, un partito che prima sbaglia scegliendo Marini, poi si accorda su Prodi, ed i famosi 101 impallano il Professore. Emerge un partito spaccato in fazioni, correnti, gruppi di interesse, ancora oggi non sappiamo chi ha impallinato la votazione di Prodi, tra sospetti, veleni e minacce più o meno velate.

2) Già ero indeciso, e mi arrovellavo sulla scelta tra Renzi Cuperlo e Civati. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è la pessima gestione del caso Cancellieri. Procedo candidato per candidato:
             Renzi. Penso anche io che il Pd necessiti di una rivoluzione dalla fondamenta, che o si rinnova o muore, penso che Renzi sia capace ed abbia una ottima parlantina, però, sintetizzo, la mia sensazione è che sia più guidato dalla ambizione personale che dalla ricerca del bene del partito. In più, ho paura che con lui Premier avremo tanto fumo e poco arrosto, parla per slogan, chiama l’applauso, è efficace, ma raramente spiega come nel concreto attuare il suo programma.
             Cuperlo. Non lo conoscevo, e confesso che quando parla resto colpito. Usa parole quasi estinte come sinistra, uguaglianza, lavoro, solidarietà, e sarei seriamente tentato di votarlo. Però, mi spiace, vedo Cuperlo come l’uomo dell’apparato, la proiezione di D’Alema, e chi scrive pensa che baffino sia la causa di tutti i mali della sinistra negli ultimi anni. Max invece di farsi da parte dopo le sconfitte, sta sempre ufficialmente dietro le quinte ma nei fatti nel cuore del Partito, lavorando sempre ai fianchi per affossare i suoi nemici. Sono personalmente convinto che Prodi non sia salito al Colle per l’opposizione di D’Alema.
             Civati. Parla bene, è efficace, ma davvero sembra far parte di un altro partito. Ne fondasse uno suo se la casa madre è cosi insopportabile.

Mentre ero indeciso, arriva il caso Cancellieri. La vicenda la conoscete. Quello che ho trovato insopportabile è che sia Renzi che Civati che Cuperlo si erano fortemente espressi per la sfiducia al Ministro. Parole forti ed argomenti a mio parere validi. Poi, per disciplina di Partito si sono adeguati al diktat di Letta votando la fiducia al Governo. Abbiamo avuto l’ennesima prova di un Partito che predica bene e razzola male.
L’alleanza con Silvio, i 101, il caso Cancellieri, la difesa di Alfano nel caso Kazako, l’abolizione dell’Imu per contentare il Pdl. Scusate, ma non ce la faccio. Poi, in futuro si vedrà. Spero chi vinca le Primarie possa convincermi a votare alle prossime elezioni.

Chiudo con una citazione di Zoro, il comico che spesso si occupa delle vicende della sinistra. Cosi parlava, e mi ci ritrovo appieno: “potevo nasce negli anni 60 juventino e democristiano, una vita comoda comoda, e invece me ritrovo romanista e de sinistra, che vita di sofferenza!”.

Mario Scelzo.

giovedì 5 dicembre 2013

Un goal per la ricerca.

Il capitano del Livorno Andrea Luci
ATTUALITA' -
Andrea Luci è un calciatore italiano. Ottima promessa nelle giovanili della Fiorentina, il centrocampista ha vissuto una discreta carriera senza però mai veramente “sfondare”. Non è certamente uno dei Campioni più famosi, non è Totti o Del Piero, non ricorderemo la sua corsa dopo il goal della Vittoria del Mondiale come Fabio Grosso, non ha il piede fatato di Andrea Pirlo, non ha l’istinto del killer sottoporta alla Super Pippo Inzaghi. Potremmo definirlo un onesto gregario del Calcio, un discreto giocatore con una carriera vissuta prevalentemente in Serie B, solo quest’anno sta disputando la Serie A con il Livorno, squadra in cui milita da 4 anni e di cui è attualmente Capitano. Non diventerà probabilmente famoso per aver calcato i palcoscenici del Camp Nou, del Santiago Bernabeu, della Allianz Arena, difficilmente lo vedremo al Maracanà ai prossimi Mondiali in Brasile.

Negli ultimi giorni però il suo nome è diventato famoso, per una vicenda triste che speriamo possa avere un lieto fine. Il calciatore ha voluto raccontare pubblicamente il dramma che l'ha colpito: il figlio di sei anni è affetto da una rara malattia che colpisce un bambino su 2 milioni.

Luci e la moglie Lisa con grande forza e lucidità hanno deciso di rendere pubblica questa vicenda e i tifosi amaranto si sono subito mobilitati. Immediata la reazione della città che si è stretta attorno al capitano del Livorno. In occasione della partita Livorno-Juventus di un paio di domeniche fa i tifosi amaranto della curva nord dello stadio Picchi hanno organizzato una raccolta in favore dell'associazione Fop Italia Onlus.

Lasciamo parola alla coppia livornese, iniziamo dalla mamma Lisa: "Alla visita di martedì scorso ero arrivata preparata. Grazie a internet e all’istinto della mamma, che non sbaglia mai. Marco era nato con gli alluci valghi, ma ci dicevano che era tutto normale. Ponevo il dubbio, insistevo, ma ero soltanto la mamma paranoica. Fino a una settimana fa, quando per la prima volta ho sentito darmi ragione quando avrei tanto voluto aver torto.”

E prosegue:  “Ora mi spaventa non sapere che cosa succederà domani, ora la cura è il cortisone che protegge ma non fa miracoli. Dobbiamo trovare un farmaco che blocchi l’avanzare della malattia. Un figlio non deve soffrire, non deve chiedere perché non può più saltare sul divano".

L'appello è quello di aiutare economicamente la ricerca sulla rarissima Fop. Per farlo queste le coordinate bancarie: IT21O0324020879651100214974. La voglia di lottare è tanta, anche se Luci ammette: "Nelle prime ore il pensiero di smettere c’è stato. Poi ho capito che il calcio è una fortuna, posso garantire a Marco cure costose. Devo anzi dare ancora di più per provare a raccogliere il massimo possibile. E poi posso offrire la mia visibilità, far sapere a tutti".

Infine il capitando del Livorno chiosa: "C’è una Onlus che in dieci anni di vita ha avuto poca risonanza: servono i fondi per la ricerca che va avanti in Inghilterra e in Olanda ma più di tutti in America e che speriamo possa portare alla salvezza, o alla guarigione. Ringrazio i tifosi per il loro calore sincero. Contro la Juventus abbiamo raccolto diecimila euro, ora non dobbiamo fermarci. Il sei gennaio a Firenze c’è il derby con la Fiorentina, potremmo pensare a una seconda raccolta, o a invitare alla partita le persone malate".

Questa è la vicenda, io vorrei sottolineare alcune cose:

             Condivido la scelta di Luci di rendere pubblica la malattia del figlio, non per voglia di apparire, ma, come lui spiega, per poter sfruttare la sua popolarità e quella del mondo del Calcio, per dare visibilità alla ricerca. Sappiamo quanto sia difficile far conoscere all’opinione pubblica vicende come queste, spesso tutti noi siamo distratti dalle nostre vicende personali o dal flusso continuo di notizie, e pensiamo di non poter fare nulla per cambiare la realtà. O siamo pessimisti, oppure ci rifugiamo nell’individualismo. Penso invece che ognuno di noi può contribuire, con gesti piccoli o grandi, a migliorare il mondo e la realtà che ci circonda. Penso anche che, oltre all’aiuto economico, sia anche di enorme importanza non far sentire sole e abbandonate le persone che lottano contro un male indecifrabile, il sostegno e l’amicizia aiutano ad affrontare il male con più forza.

             Rispetto al mondo del Calcio, si è già in minima parte mobilitato. Si segnalano alcuni tweet affettuosi verso Luci da parte dello juventino Marchisio, c’è una bella lettera del romanista Burdisso (che in passato ha affrontato con successo una leucemia diagnosticata alla figlia), però ecco sarebbe un bel segnale se il mondo del calcio, spesso regno della violenza, delle tensioni esasperate, mondo dove girano milioni di euro, si mobilitasse in maniera forte per sostenere la ricerca contro le malattie rare.  Ci farebbe piacere poter commentare tra qualche mese non l’ultima bizza di Balotelli, non l’ultima prodezza di Totti, non l’ultimo rigore dubbio assegnato alla Juventus, non gli ultimi striscioni razzisti della curva della Lazio, ma la scoperta di una cura efficace contro la Fibrodisplasia Ossificante Progressiva.

Mario Scelzo

Per saperne di più sulla Fop  http://www.fopitalia.it/

mercoledì 4 dicembre 2013

Rimborsopoli

Dei 5 membri dell'ufficio di Presidenza
della Regione Lombardia
sotto la Presidenza di Roberto Formigoni
solo Carlo Spreafico non è stato indagato
POLITICA - Poche settimane fa papa Francesco, commentando il Vangelo dell’amministratore disonesto, ha puntato il dito contro la “dea tangente” spiegando che “l’abitudine della tangente che è un’abitudine mondana e fortemente peccatrice. È un’abitudine che non viene da Dio: Dio ci ha comandato di portare il pane a casa col nostro lavoro onesto! E quest’uomo, l’amministratore disonesto del Vangelo, lo portava, ma come?” e pochi giorni dopo, sempre nell’omelia mattutina durante la celebrazione a Santa Marta, il papa si scaglia contro i corrotti e contro chi ruba allo Stato.

Le dure parole del Papa dovrebbero far riflettere la nostra classe politica, spesso corrotta e dedita alla “dea tangente”. Con una quotidianità imbarazzante leggiamo di consiglieri regionali inquisiti o di amministratori pubblici corrotti.

Quando, nel 2007, due giornalisti del Corriere della Sera, Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, diedero alle stampe “La Casta” affiorò nella popolazione italiana un grande sdegno nell’apprendere come la politica, soprattutto italiana, vivesse di privilegi, alle volte ingiustificati; nell’apprendere quanto il nostro stato fosse più dispendioso dei nostri partner europei; nell’apprendere gli sprechi. Da allora, nonostante un fiume di inchieste giornalistiche e di libri che scoperchiavano di continuo il malcostume nostrano, la politica è sempre sembrata non preoccuparsene ed andare avanti sulla propria strada.

Per fare qualche esempio, nell’ultimo mese sono finiti sotto esami i consigli regionali del Piemonte e dell’Emilia Romagna. In entrambe le regioni la magistratura contesta i rimborsi chiesti dai consiglieri regionali.

Il Presidente della regione Cota spiega che “Su un totale di rimborsi di 32 mila euro me ne contestate 25 mila, ma non avrei mai potuto sostenere queste spese con le mie risorse”. “I pm” Racconta il 23 novembre del 2013 Massimo Numa su La Stampa “gli presentano gli scontrini di un negozio di abbigliamento: tre foulard. “Regali di compleanno di collaboratrici”. Due penne pagate 160 euro, una destinata al prefetto di Novara. Definita una “spesa di rappresentanza”, così come i regali per il matrimonio di Michele Coppola, suo assessore alla Cultura, e per Silvio Magliano, esponente del Pdl. Quindi libri per l’ex ministro Giulio Tremonti e l’ex governatore Enzo Ghigo. Tre le cravatte destinate agli autisti.”

Situazione simile di Emilia dove sono indagati i capogruppo di tutti i partiti rappresentati nel consiglio regionale. Qui c’era l’abitudine di farsi rimborsare tutto, omaggi floreali, megafoni, divani, perfino lo scontrino per i WC pubblici (spesa che si aggira intorno ai 50 centesimi). In Emilia sotto inchiesta anche il gruppo consigliare dei 5Stelle. Interessante le dichiarazioni di Andrea Defrancesch capogruppo al consiglio regionale del MoVimento 5 Stelle (come le riporta Il Fatto Quotidiano) “Da tempo chiedo più trasparenza nella pubblicazione di bilanci e rendiconti perché se so che devo pubblicare la ricevuta di un ristorante che è costato 70 euro a testa ci sto più attento.”  

Personalmente credo che la politica abbia un costo e che questo debba essere in qualche modo sostenuto (è nei principi della Rivoluzione Francese così che anche i meno ambienti possano presentarsi in politica). Non mi scandalizzano i rimborsi elettorali ai partiti se questi soldi vengono spesi per far andare avanti la vita di partito che ha non solo parlamentari e consiglieri eletti ma anche molti dipendenti e figure professionali. Tenere aperti circoli, anche in piccoli comuni, è dispendioso ma sono luoghi di incontro e dibattito (non esiste solo la rete). Il problema è vedere interi consigli regionali azzerati da inchieste e scandali. Il problema è vedere tesorieri di partito in carcere per avere usato soldi pubblici per il proprio interesse personale.

Il mio non vuole essere un discorso populista ma farsi rimborsare 50 centesimi la considero truffa. È per rimborsi come questi che oggi la politica si divide tra una “casta” al potere e chi li vuole mandare tutti a casa ma senza offrire, a mio avviso, una alternativa credibile. Per questo sono sempre più vuote le urne durante le elezioni, le persone si sono stancate di vedere un simile spettacolo.

“I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune.” Queste poche righe sono di Enrico Berlinguer nella famose intervista rilasciata ad Eugenio Scalfari nel 1981 (l’intervista sulla questione morale), ma sono tremendamente attuali.

martedì 3 dicembre 2013

Il ritorno della violenza in Mozambico

La storica firma del trattato di Pace in Mozambico
 Roma 4 Ottobre 1992
ATTUALITA' -
Pochi conoscono il Mozambico. Non ci sono personaggi di rilievo mondiale provenienti da questo paese (anche se la Perla Nera Eusebio, bomber del Benfica degli anni 60, nacque a Lourenco Marques, l’attuale Maputo). Credo che pochi saprebbero indicare su una mappa geografica la sua esatta collocazione. Ma è un paese che negli ultimi 20 anni è stato e spero continui ad essere, un modello di democrazia e pace per tutta l’Africa.

Ho avuto la fortuna di conoscere il Mozambico nel 2002, e per i successivi 7 anni sono stato complessivamente in questo splendido paese per 11 volte (sempre con progetti ed attività di cooperazione legati alla Comunità di Sant’Egidio). Confesso che è un paese che mi è rimasto nel cuore, per la sua bellezza, la sua storia, la simpatia e la mitezza della gente. Attualmente il paese vive una fase di instabilità politica che sta portando a scontri armati, assalti militari. C’è nel paese una situazione di tensione diffusa che rischia di riportare indietro le lancette della storia, riportando il paese a vivere la drammatica guerra civile che ha causato più di un milione di morti tra il 1975 ed il 1992.

Visto che è un paese ai più sconosciuto, un po’ di storia. (sono qui costretto a sintetizzare, per chi volesse approfondire, consiglio “Mozambico. Dalla Guerra alla Pace. Storia di una Mediazione insolita” di Roberto Morozzo della Rocca.

Prima di ogni altra considerazione, vorrei testimoniare che il popolo mozambicano è mite e pacifico, accogliente e bendisposto verso il visitatore, in tanti anni non mi sono mai trovato in nessuna situazione di pericolo o disagio.

Ex Colonia Portoghese, dopo anni di lotta per l’indipendenza (e la contemporanea Rivoluzione dei Garofani in Portogallo), il Mozambico raggiunge l’Indipendenza nel 1975, uno degli ultimi paesi africani ad ottenerla. Da subito, inizia una sanguinosa guerra civile tra la Frelimo (Fronte Libertacao Nacional), che deteneva il potere politico, e la Renamo (Resistenza Nacional Mozambicana), principale movimento politico d’opposizione. Sintetizzando, la Frelimo era ( e si dichiara tuttora) di ispirazione marxista, la Renamo si è sempre detto essere più vicina ai paesi “bianchi” dell’Africa Australe, come il Sudafrica e lo Zimbabwe. Si può anche dire che la Frelimo era forte al Sud del paese, dove si trova la capitale Maputo, ed al Nord, mentre la Renamo ha la sua forza nella zona di Beira, centro del paese, nonché porto collegato al Malawi ed allo Zimbabwe.

Una guerra sanguinosa, un milione di morti, guerra che distrugge le poche strutture lasciate in eredità dai portoghesi. Grazie alla mediazione della Comunità di Sant’Egidio, il paese raggiunge la pace nel 1992, ma in quell’anno il paese è segnato dalla fame, dalla povertà estrema, da continue carestie.

La pace è però il primo passo per lo sviluppo. Faticosamente, grazie agli aiuti internazionali ma probabilmente con grande merito di una stabilità politica duratura, il Mozambico inizia a crescere, e specialmente dal 2000 in poi il paese cresce a tassi del 10% annuo, un boom economico rapido e poderoso. (pensiamo che in Italia da anni siamo in fase di decrescita del Pil). Certo, uno sviluppo problematico, direi sul modello brasiliano, con megaville che si affiancano alle bidonville, una crescita non omogenea che ha portato a tensioni sociali, ma in pochi anni, e di questo ne sono personalmente testimone, nuove strade, numerosi investimenti, nuove università ed ospedali, fior fior di ristoranti nella capitale Maputo. Nel centro di Maputo era facile vedere business man sudafricani, ma anche cinesi, nord americani, muoversi con disinvoltura tra ministeri e ristoranti, tra i nuovi centri commerciali ed i locali sulla spiaggia. Chiunque visitasse Maputo dal 2000 in poi vedeva un paese in marcia, un paese vivo, un popolo con dei progetti, dei sogni, delle speranze. Il traffico della capitale nelle ore di punta non ha nulla da invidiare a quello di Roma o Milano. Recentemente sono stati scoperti giacimenti sia minerari che petroliferi, ad esempio l’Eni sta investendo nel Nord del paese, e investitori scaltri e capaci si sono accorti della bellezza delle spiagge incontaminate, iniziando a costruire resort per ricchi turisti occidentali.

Dal 1992, è cresciuta una generazione che non ha conosciuto la guerra e che vede un paese povero ma in crescita, vede una terra ricca di opportunità e di risorse. Ora, all’improvviso, torna la tensione tra la Frelimo e la Renamo. Le notizie sono poche e confuse, qualcuno parla di un ritorno alla strategia violenta della Renamo, partito che non è mai riuscito a scalfire il dominio politico della Frelimo, qualcuno parla di strategia della tensione e di lotte interne alla Frelimo (che, semplificando al massimo, sembra un po’ il Pd, un mega contenitore dove stanno dentro un po’ tutti, con idee diverse, un partito nato marxista ed oggi campione del capitalismo più duro). In molti affermano che la tensione deriva dalla spartizione delle enormi ricchezze destinate ad arrivare nel paese dopo la scoperta dei giacimenti petroliferi. Inoltre il sistema a scatole cinesi della finanza moderna non consente di capire bene chi sono i principali investitori del paese, quali i gruppi di potere economico.

La realtà è che oggi la Pace è a rischio, e sarebbe un peccato mortale fermare lo sviluppo del Paese. La Comunità di Sant’Egidio, che opera nel paese dal 1975, ha recentemente rivolto un appello alla Comunità Internazionale per compiere atti volti alla tutela della Pace, il bene più prezioso. Speriamo vivamente che le pressioni della Comunità Internazionale ed il buon senso delle parti in causa possano riportare al più presto il paese sulla strada della Pace.

 Mario Scelzo

             Per chi volesse conoscere in dettaglio le numerose attività di cooperazione della Comunità di Sant’Egidio nel paese, consiglio una visita al sito www.santegidio.org

             Se volete avere una idea della bellezza del paese e dei suoi colori, posso invitarvi ad entrare sulla mia pagina face book e vedere l’album Mozambico.

sabato 30 novembre 2013

Appello contro la pena di morte e contro la violenza

       Roma, Colosseo, 30 novembre 2013

Giornata Internazionale delle Città per la Vita

 

 
Signori Ministri della Giustizia,
Signori Responsabili  dei Governi,

Abbiamo davanti a noi un sogno, che è realizzabile: per la prima volta nella storia del mondo un pianeta senza pena di morte. Già più di 140 paesi nel mondo non la usano più. Nel 2012 un paese su dieci soltanto a usato la pena di morte. Ma è sempre troppo.

La pena di morte crea sempre nuove vittime: i familiari di chi è ucciso; ma anche chi partecipa al meccanismo di morte. E non guarisce dal dolore i parenti delle vittime. La pena di morte non è un deterrente, non riduce la violenza, aggiunge una morte alla morte.


Abbiamo imparato che "occhio per occhio, dente per dente" è una trappola, perché  tutto il mondo diventa cieco.  Lo sappiamo bene, noi del movimento Genti di Pace. Lo sappiamo bene perché tanti nostri amici sono fuggiti dalle guerre.
Anche tra di noi c’è chi diceva: alla violenza si risponde con la violenza. Ma alla fine non si crea un mondo  più sicuro. Vince solo la paura e la voglia di vendetta.

Papa Francesco ha detto: «Pensate che oggi non si facciano, i sacrifici umani? Se ne fanno tanti, tanti! E ci sono delle leggi che li proteggono».

Basta, davvero, con i sacrifici umani del XXI secolo! La vita è sempre sacra!

Fermiamo la pena di morte. È possibile!

Dipende da noi. La morte si combatte solo con la vita!

Che il XXI secolo sia il secolo senza più pena di morte. Insieme ci riusciremo.

Genti di Pace

Roma, Colosseo, 30 novembre 2013

Giornata Internazionale delle Città per la Vita

venerdì 29 novembre 2013

Città per la vita, Città contro la Pena di morte

Il Colosseo a Roma illuminato
 per dire no alla pena di morte
ATTUALITA' - Il 30 novembre del 2002, la Comunità di Sant’Egidio ha lanciato la prima Giornata Mondiale delle “Città per la vita-Città contro la Pena di morte” (Cities For Life, Cities Against the Death Penalty).  La data è stata scelta perché ricorda la prima abolizione della pena capitale: quella del Granducato di Toscana, il 30 novembre 1786.

Circa 80 città hanno partecipato alla prima edizione nel 2002. Oggi sono oltre 1600, tra cui 70 capitali nei cinque continenti, le città che prendono parte a questa Giornata, con iniziative a carattere educativo e spettacolare che vedono coinvolti monumenti o piazze-simbolo e con interventi mirati alla sensibilizzazione dei cittadini.

Il 30 novembre 2012 oltre 1600 città di 87 paesi diversi nel mondo hanno dato vita, con mobilitazioni, marce, sit in, spettacoli, assemblee pubbliche, in scuole e università, prese di posizione ufficiali dei Municipi e dei Consigli cittadini, alla decima edizione della Giornata Mondiale Città per la Vita.

Ogni città che aderisce mette a disposizione come “logo vivente” il monumento principale che diventa “parlante” per illuminazione diversa, perché oggetto di proiezioni che sottolineano l’impegno e il dialogo con i cittadini per un mondo senza pena di morte.

La Giornata Internazionale delle Città per la Vita/Città contro la Pena di Morte rappresenta con la giornata Mondiale contro la pena di Morte del 10 ottobre la più grande mobilitazione contemporanea planetaria per indicare una forma più alta e civile di giustizia, capace di rinunciare definitivamente alla pena capitale.

L’obiettivo è quello di stabilire un dialogo con le società civili, il coinvolgimento degli amministratori in un percorso di abolizione della pena di morte, capace di diventare una pratica costante e una caratteristica identitaria della città che aderisce e dei suoi cittadini. Anche in paesi e stati mantenitori. In tal modo si aprono occasioni di coinvolgimento di strati più larghi della società civile anche in aree in cui la pena di morte è praticata, rafforzando l’iniziativa di attivisti e organizzazioni locali all’interno di una rete internazionale.

Il Colosseo di Roma, illuminato da una luce speciale, è diventato luogo e il simbolo universale della battaglia abolizionista, offrendo una visibilità internazionale a quanti, nel mondo raggiungono risultati importanti sulla via dell’abolizione o di una moratoria duratura. Il New Jersey e il New Mexico hanno festeggiato davanti al Colosseo le abolizioni del 2007 e del 2009.

La Giornata delle Città contro la Pena di Morte è una delle iniziative che caratterizzano l’impegno di tutta la Coalizione Mondiale contro la Pena di Morte. Rappresenta il punto di arrivo della settimana abolizionista che precede il 30 novembre e una occasione di mobilitazione “global”, globale e locale. La lettera di invito alle diverse città e la responsabilità delle iniziative è aperta alla collaborazione di tutti i soggetti abolizionisti del mondo e può essere animata oltre che dalla Comunità di Sant’Egidio anche dalle organizzazioni umanitarie e dagli attivisti più impegnati città per città. In questo modo sia altre organizzazioni internazionali, che associazioni e gruppi locali, possono farne una occasione di sensibilizzazione della cittadinanza, di gruppi specializzati (studenti, insegnanti, giuristi, opinion leader, amministratori, testimonial, stampa e giornalisti), sia una occasione di mobilitazione e di allargamento del consenso alle proprie iniziative, rafforzando la capacità di incidenza e la propria membership.

Il sito web della campagna per l’abolizione della pena di morte nel mondo (http://nodeathpenalty.santegidio.org/ ), accessibile anche dal sito generale della Comunità, www.santegidio.org  e in link permanente con il sito della Coalizione Mondiale contro la pena di Morte

Il sito web mette in rete le oltre 1600 “Città per la vita” pubblicando i contenuti delle iniziative che vengono realizzate in occasione della Giornata Internazionale “Città per la Vita - Città contro la Pena di Morte”. Il titolo generale, globale, si è consolidato nel tempo nel messaggio "No Justice Without Life” e le iniziative si concentrano nella giornata 29-30 novembre, ma si distribuiscono anche nel corso dell’anno, all’interno di una campagna cittadina a diversa intensità, con l’obiettivo di un coinvolgimento organico permanente delle amministrazioni cittadine.In alcuni casi è nata da questo la creazione di un Fondo per l’Assistenza Legale dei condannati a morte, in altri il gemellaggio tra classi di studenti e condannati a morte, gemellaggi tra città, programmi educativi e artistici, adesione di mezzi di informazione. Le città che aderiscono a “Cities for Life” hanno a disposizione nel sito web uno spazio dove mettere on-line le loro iniziative per la campagna (illuminazione monumenti, eventi pubblici, conferenze, spettacoli teatrali, ecc.) e collegare con dei link le pagine prodotte su altri siti. Attraverso il modulo di adesione presente sul sito decine di nuove città ogni hanno chiedono di aderire alla campagna. Per invitare la propria città a partecipare al Movimento delle Città Contro la Pena di Morte è possibile scaricare dal sito web il kit di base e contattare la segreteria di coordinamento (abolition@santegidio.org) per la firma congiunta della lettera di invito,  avere accesso ai materiali già esistenti per la mobilitazione e la comunicazione (filmati, dichiarazioni di testimoni internazionali, invito a testimoni significativi) e avere conoscenza delle diverse iniziative nel mondo per potere suggerire a chi vuole impegnarsi e ai responsabili delle città una lista graduale di iniziative e azioni.

Antonio Salvati

mercoledì 27 novembre 2013

Sant'Egidio e la pena di morte

Dominique Green
ATTUALITA' - Dalla seconda metà degli Anni Novanta la battaglia contro la pena capitale è diventata uno dei terreni di impegno globale e una priorità della comunità di Sant’Egidio. Sintesi di molte violazioni dei diritti umani, la pena di morte rappresenta sempre, infatti, una forma di tortura mentale dei condannati, contraddice una visione riabilitativa della giustizia, abbassa l’intera società civile al livello di chi uccide, legittima la violenza e una cultura di morte al livello più alto, da parte dello stato, mentre dice di volere difendere la vita umana e colpisce in maniera sproporzionata minoranze politiche, etniche, religiose e sociali, umiliando l’intera società.

La Comunità di Sant’Egidio ha iniziato dalla vicinanza concreta ai condannati a morte, attraverso visite, corrispondenza, difesa legale, l’umanizzazione della condizione di vita carceraria, e è diventata negli anni un protagonista globale della battaglia per una moratoria universale e l’abolizione della pena capitale nel mondo. Negli anni ha promosso corrispondenza e contatti diretti con oltre 1500 detenuti e la difesa di oltre 300 condannati a morte in diverse aree del mondo. 

Nel 1998 la Comunità di Sant’Egidio ha dato vita all’Appello per una Moratoria Universale che ha raccolto leader religiosi di tutte le principali tradizioni religiose mondiali, credenti e non credenti, in un manifesto morale che ha raccolto oltre cinque milioni di firme in 153 paesi del mondo ed è stato consegnato alle Nazioni Unite alla vigilia del voto della storica Risoluzione dell’Assemblea Generale sul rifiuto della pena di morte come mezzo di giustizia (2007).

Nel 2002 la Comunità di Sant’Egidio ha contribuito alla nascita, a Roma, presso la sede principale della Comunità, a Sant’Egidio, della Coalizione Mondiale contro la Pena di Morte.
Sempre nel 2002, la Comunità di Sant’Egidio ha lanciato la prima Giornata Mondiale delle “Città per la vita-Città contro la Pena di morte” (Cities For Life, Cities Against the Death Penalty), il 30 novembre di quell’anno. La data è stata scelta in ricordo della prima abolizione della pena capitale: quella del Granducato di Toscana, il 30 novembre 1786.
Per sviluppare nuove strategie e visioni comuni Sant’Egidio organizza ogni anno, dal 2004, una Conferenza Internazionale dei Ministri della Giustizia, di giuristi e membri delle Corti Supreme, da paesi che hanno abolito la pena capitale e da paesi mantenitori.

Le Conferenze Internazionali rappresentano il laboratorio di un metodo di lavoro che continua a tutti i livelli, dalla società civile, al dialogo con le leadership e i rappresentanti politici, durante l’anno, in tutti i paesi che intervengono.
Il radicamento della Comunità di Sant’Egidio in più di 25 paesi africani con membership locale ha permesso l’individuazione di soluzioni locali condivise e una “contaminazione positiva” dei percorsi di riduzione della violenza e dell’uso della pena di morte che valorizza le culture e le esperienze del continente.

La particolare attenzione rivolta al continente africano, in rapido cambiamento, ha consentito, in questi ultimi anni, di sostenere, attraverso le conferenze, percorsi legislativi, sociali, parlamentari e di orientamento dell’opinione pubblica, che hanno portato alla riduzione o all’abolizione, de jure e de facto, della pena capitale ( Burundi, Gabon, Togo…).
In Asia e in America Latina la Comunità di Sant’Egidio si muove a livello nazionale e transnazionale, potendo disporre di una rete locale e di contatto istituzionali, interreligiosa e governativa, attiva in altri settori di impegno  di dialogo, umanitario o per la pace.

Nel 2012 la Conferenza Internazionale ha visto una partecipazione più importante anche di rappresentanti di paesi asiatici, destinata a consolidarsi nei prossimi anni.
Antonio Salvati