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sabato 30 novembre 2013

Appello contro la pena di morte e contro la violenza

       Roma, Colosseo, 30 novembre 2013

Giornata Internazionale delle Città per la Vita

 

 
Signori Ministri della Giustizia,
Signori Responsabili  dei Governi,

Abbiamo davanti a noi un sogno, che è realizzabile: per la prima volta nella storia del mondo un pianeta senza pena di morte. Già più di 140 paesi nel mondo non la usano più. Nel 2012 un paese su dieci soltanto a usato la pena di morte. Ma è sempre troppo.

La pena di morte crea sempre nuove vittime: i familiari di chi è ucciso; ma anche chi partecipa al meccanismo di morte. E non guarisce dal dolore i parenti delle vittime. La pena di morte non è un deterrente, non riduce la violenza, aggiunge una morte alla morte.


Abbiamo imparato che "occhio per occhio, dente per dente" è una trappola, perché  tutto il mondo diventa cieco.  Lo sappiamo bene, noi del movimento Genti di Pace. Lo sappiamo bene perché tanti nostri amici sono fuggiti dalle guerre.
Anche tra di noi c’è chi diceva: alla violenza si risponde con la violenza. Ma alla fine non si crea un mondo  più sicuro. Vince solo la paura e la voglia di vendetta.

Papa Francesco ha detto: «Pensate che oggi non si facciano, i sacrifici umani? Se ne fanno tanti, tanti! E ci sono delle leggi che li proteggono».

Basta, davvero, con i sacrifici umani del XXI secolo! La vita è sempre sacra!

Fermiamo la pena di morte. È possibile!

Dipende da noi. La morte si combatte solo con la vita!

Che il XXI secolo sia il secolo senza più pena di morte. Insieme ci riusciremo.

Genti di Pace

Roma, Colosseo, 30 novembre 2013

Giornata Internazionale delle Città per la Vita

venerdì 29 novembre 2013

Città per la vita, Città contro la Pena di morte

Il Colosseo a Roma illuminato
 per dire no alla pena di morte
ATTUALITA' - Il 30 novembre del 2002, la Comunità di Sant’Egidio ha lanciato la prima Giornata Mondiale delle “Città per la vita-Città contro la Pena di morte” (Cities For Life, Cities Against the Death Penalty).  La data è stata scelta perché ricorda la prima abolizione della pena capitale: quella del Granducato di Toscana, il 30 novembre 1786.

Circa 80 città hanno partecipato alla prima edizione nel 2002. Oggi sono oltre 1600, tra cui 70 capitali nei cinque continenti, le città che prendono parte a questa Giornata, con iniziative a carattere educativo e spettacolare che vedono coinvolti monumenti o piazze-simbolo e con interventi mirati alla sensibilizzazione dei cittadini.

Il 30 novembre 2012 oltre 1600 città di 87 paesi diversi nel mondo hanno dato vita, con mobilitazioni, marce, sit in, spettacoli, assemblee pubbliche, in scuole e università, prese di posizione ufficiali dei Municipi e dei Consigli cittadini, alla decima edizione della Giornata Mondiale Città per la Vita.

Ogni città che aderisce mette a disposizione come “logo vivente” il monumento principale che diventa “parlante” per illuminazione diversa, perché oggetto di proiezioni che sottolineano l’impegno e il dialogo con i cittadini per un mondo senza pena di morte.

La Giornata Internazionale delle Città per la Vita/Città contro la Pena di Morte rappresenta con la giornata Mondiale contro la pena di Morte del 10 ottobre la più grande mobilitazione contemporanea planetaria per indicare una forma più alta e civile di giustizia, capace di rinunciare definitivamente alla pena capitale.

L’obiettivo è quello di stabilire un dialogo con le società civili, il coinvolgimento degli amministratori in un percorso di abolizione della pena di morte, capace di diventare una pratica costante e una caratteristica identitaria della città che aderisce e dei suoi cittadini. Anche in paesi e stati mantenitori. In tal modo si aprono occasioni di coinvolgimento di strati più larghi della società civile anche in aree in cui la pena di morte è praticata, rafforzando l’iniziativa di attivisti e organizzazioni locali all’interno di una rete internazionale.

Il Colosseo di Roma, illuminato da una luce speciale, è diventato luogo e il simbolo universale della battaglia abolizionista, offrendo una visibilità internazionale a quanti, nel mondo raggiungono risultati importanti sulla via dell’abolizione o di una moratoria duratura. Il New Jersey e il New Mexico hanno festeggiato davanti al Colosseo le abolizioni del 2007 e del 2009.

La Giornata delle Città contro la Pena di Morte è una delle iniziative che caratterizzano l’impegno di tutta la Coalizione Mondiale contro la Pena di Morte. Rappresenta il punto di arrivo della settimana abolizionista che precede il 30 novembre e una occasione di mobilitazione “global”, globale e locale. La lettera di invito alle diverse città e la responsabilità delle iniziative è aperta alla collaborazione di tutti i soggetti abolizionisti del mondo e può essere animata oltre che dalla Comunità di Sant’Egidio anche dalle organizzazioni umanitarie e dagli attivisti più impegnati città per città. In questo modo sia altre organizzazioni internazionali, che associazioni e gruppi locali, possono farne una occasione di sensibilizzazione della cittadinanza, di gruppi specializzati (studenti, insegnanti, giuristi, opinion leader, amministratori, testimonial, stampa e giornalisti), sia una occasione di mobilitazione e di allargamento del consenso alle proprie iniziative, rafforzando la capacità di incidenza e la propria membership.

Il sito web della campagna per l’abolizione della pena di morte nel mondo (http://nodeathpenalty.santegidio.org/ ), accessibile anche dal sito generale della Comunità, www.santegidio.org  e in link permanente con il sito della Coalizione Mondiale contro la pena di Morte

Il sito web mette in rete le oltre 1600 “Città per la vita” pubblicando i contenuti delle iniziative che vengono realizzate in occasione della Giornata Internazionale “Città per la Vita - Città contro la Pena di Morte”. Il titolo generale, globale, si è consolidato nel tempo nel messaggio "No Justice Without Life” e le iniziative si concentrano nella giornata 29-30 novembre, ma si distribuiscono anche nel corso dell’anno, all’interno di una campagna cittadina a diversa intensità, con l’obiettivo di un coinvolgimento organico permanente delle amministrazioni cittadine.In alcuni casi è nata da questo la creazione di un Fondo per l’Assistenza Legale dei condannati a morte, in altri il gemellaggio tra classi di studenti e condannati a morte, gemellaggi tra città, programmi educativi e artistici, adesione di mezzi di informazione. Le città che aderiscono a “Cities for Life” hanno a disposizione nel sito web uno spazio dove mettere on-line le loro iniziative per la campagna (illuminazione monumenti, eventi pubblici, conferenze, spettacoli teatrali, ecc.) e collegare con dei link le pagine prodotte su altri siti. Attraverso il modulo di adesione presente sul sito decine di nuove città ogni hanno chiedono di aderire alla campagna. Per invitare la propria città a partecipare al Movimento delle Città Contro la Pena di Morte è possibile scaricare dal sito web il kit di base e contattare la segreteria di coordinamento (abolition@santegidio.org) per la firma congiunta della lettera di invito,  avere accesso ai materiali già esistenti per la mobilitazione e la comunicazione (filmati, dichiarazioni di testimoni internazionali, invito a testimoni significativi) e avere conoscenza delle diverse iniziative nel mondo per potere suggerire a chi vuole impegnarsi e ai responsabili delle città una lista graduale di iniziative e azioni.

Antonio Salvati

lunedì 25 novembre 2013

la pena di morte nel mondo

ATTUALITA' - Gli sviluppi registrati nel 2012 dimostrano che, nonostante le battute d’arresto, la tendenza globale verso l’abolizione della pena di morte rimane costante. I dati del 2012 e degli ultimi mesi del 2013  sull’utilizzo della pena di morte confermano un cammino irreversibile verso l’abolizione universale. Nel mondo, solo un paese su dieci esegue condanne a morte. Tuttavia, il 2012  ha visto anche battute d’arresto: destano preoccupazione la ripresa delle esecuzioni in Gambia, Giappone, India e Pakistan, così come un allarmante aumento delle esecuzioni in Iraq.  Nel corso del 2012, si sono registrate 682 esecuzioni in 21 paesi. Il dato, tuttavia, non tiene conto delle migliaia di esecuzioni che avvengono in Cina ogni anno. Tre quarti di esse sono state registrate in soli tre paesi: Arabia Saudita, Iran e Iraq.  

Sebbene siano almeno 682 le persone messe a morte nel 2012  ( un dato in linea con quello del 2011 quando sono state eseguite 680 condanne a morte)  il numero delle sentenze capitali sono diminuite da 1.923 (in 63 paesi) nel 2011 a 1.722 (in 58 paesi) nel 2012.
Negli ultimi 20 anni, numerosi stati hanno abolito la pena capitale per tutti i reati.

Alla fine del 2012 risultavano almeno 23.386 le persone rinchiuse nei bracci della morte in tutto il mondo, un numero da considerarsi minimo poiché ottenuto sommando, ove disponibili, i singoli dati di ogni paese.  
Nel 2012 sono state registrate commutazioni o grazie in 27 paesi: Afghanistan, Arabia Saudita, Bahrain, Bangladesh, Botswana, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Gambia, Guatemala, Giordania, Guyana, India, Indonesia, Iran, Kuwait, Mongolia, Myanmar, Nigeria, Saint Kitts e Nevis, Sierra Leone, Singapore, Stati Uniti d’America, Thailandia, Tunisia, Uganda, Vietnam e Yemen.

In sette paesi sono stati rilasciati detenuti perché innocenti: Bangladesh, Egitto, Guyana, India, Nigeria, Stati Uniti d’America e Taiwan.  
Il 20 dicembre, la sessione plenaria dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la quarta risoluzione per una moratoria sulle esecuzioni. La risoluzione 67/176, approvata con 111 voti a favore, 41 contrari e 34 astensioni, riafferma quanto stabilito dalle risoluzioni precedenti, la 62/149 del 2007, la 63/168 del 2008 e la 65/206 del 2010. Essa richiama gli stati: a rispettare gli standard internazionali sulla salvaguardia della protezione dei diritti di coloro che affrontano la pena di morte; a ridurne progressivamente l’uso e il numero di reati per i quali può essere comminata; a istituire una moratoria sulle esecuzioni in vista dell’abolizione della pena di morte. La risoluzione richiama gli stati che hanno abolito la pena di morte a non reintrodurla. Infine, essa afferma che la questione della moratoria dovrà essere nuovamente discussa nel corso della 69° sessione del 2014, durante la quale il Segretario Generale presenterà il rapporto sull’implementazione dei richiami contenuti nella risoluzione del 2012.

Sebbene gli Stati Uniti siano stati l’unico paese delle Americhe a eseguire condanne a morte nel 2012, questo è avvenuto in soli nove stati della federazione, contro i 13 del 2011. Il Connecticut, inoltre, è diventato il 17° stato abolizionista ad aprile, e il Maryland  il 18° nel maggio 2013. Nei restanti paesi delle Americhe, sono state emesse solo 12 sentenze capitali.
La Mongolia e il Benin hanno ratificato il Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, in vista dell’abolizione della pena di morte, rispettivamente il 13 marzo e il 5 luglio. In entrambi i paesi, i disegni di legge per implementare la ratifica nella legislazione nazionale erano ancora in corso alla fine dell’anno. Nel mese di settembre il Madagascar ha firmato il Secondo protocollo opzionale.

India e Pakistan hanno ripreso le esecuzioni. L’India ha eseguito la sua prima condanna a morte dal 2004 e il Pakistan ha effettuato la sua prima esecuzione dal 2008. Tuttavia, il Vietnam non ha eseguito condanne a morte e Singapore ha osservato una moratoria sulle esecuzioni, prendendo inoltre in esame modifiche legislative alle leggi sulla pena di morte. La Cina ancora una volta ha eseguito più condanne a morte che nel resto del mondo, tuttavia a causa del segreto che circonda l’uso della pena di morte nel paese, non è stato possibile ottenere un quadro preciso della sua applicazione. E’ recente tuttavia l’annuncio di una prossima riduzione dei reati passibili di pena capitale, che avrà l’effetto di una sensibile diminuzione delle condanne. L’Iran è secondo solo alla Cina a livello mondiale per numero di esecuzioni ogni anno. Un aumento allarmante delle esecuzioni è stato registrato in Iraq, rendendo il paese il terzo per numero di esecuzioni al mondo e con il più alto incremento di esecuzioni confermate dal 2011. Almeno 129 persone sono state messe a morte, almeno il doppio rispetto al 2011 (circa 68), e il dato è il più alto dal 2005. Nessuna condanna a morte è stata eseguita in Libano per l’ottavo anno consecutivo, ma almeno nove sentenze capitali sono state emesse sia in corti civili che militari. L’Arabia Saudita è stato il quarto paese per numero di esecuzioni al mondo. Si sono registrate almeno 79 esecuzioni, numero che si avvicina a quello del 2011 (82). Le esecuzioni hanno riguardato reati come l’omicidio ma almeno 29 persone sono state messe a morte per aver commesso reati che non hanno provocato vittime e che non sono considerati come i reati più gravi dagli standard internazionali.
La Bielorussia ha continuato ad essere l’unico paese della regione a eseguire condanne a morte e lo ha fatto nella più rigorosa segretezza. Nel 2012 sono stati messi a morte almeno tre detenuti.

In Tunisia, il governo di transizione ha commutato le sentenze di 125 persone nel braccio della morte. Tuttavia, la bozza di Costituzione non esclude la pena di morte. In Egitto la nuova costituzione non contiene articoli sul diritto alla vita e non esclude la pena capitale. Durante i rispettivi Esami periodici universali presso il Consiglio per i diritti umani, il Marocco e la Tunisia hanno respinto le raccomandazioni ad abolire la pena di morte e a ratificare il Secondo Protocollo. In Algeria sono state emesse almeno 153 sentenze capitali: la maggior parte delle persone sono state condannate per reati legati al terrorismo, altre per omicidio e molte senza essere presenti al processo. Ad agosto, nove condanne a morte sono state eseguite in Gambia, le prime nel paese in quasi 30 anni. In Sierra Leone non ci sono più prigionieri nel braccio della morte.
Più di due terzi dei paesi al mondo ha abolito la pena di morte per legge o nella pratica. Al 31 dicembre 2012 i paesi erano così suddivisi:  

97 paesi hanno abolito la pena di morte per ogni reato.
8 paesi l’hanno abolita salvo che per reati eccezionali, quali quelli commessi in tempo di guerra.

35 paesi sono abolizionisti de facto poiché non vi si registrano esecuzioni da almeno dieci anni oppure hanno assunto un impegno a livello internazionale a non eseguire condanne a morte.
In totale 140 paesi hanno abolito la pena di morte nella legge o nella pratica.

58 paesi mantengono in vigore la pena capitale, ma il numero di quelli dove le condanne a morte sono eseguite è molto più basso.


 

lunedì 26 novembre 2012

Per un mondo senza pena di morte

“Signori deputati, ho l’onore di chiedere l’abolizione della pena di morte” forse è la frase più famosa pronunciata da Robert Badinter, già ministro della Giustizia francese. Fu il ministro socialista Badinter, infatti, a lottare per l’abolizione, in Francia, della pena capitale, nel non lontano 1981.
Bedinter, importante avvocato ed intellettuale francese, oggi 84 anni molti dei quali passati nei palazzi della politica (più volte ministro, presidente del Consiglio costituzionale francese, senatore fino al 2011), inizia la sua battaglia contro la pena capitale nel 1975 quando era un giovane avvocato. Fu memorabile la sua arringa davanti alla corte d'assise di Troyes nella quale sferra un duro attacco alla pena di morte e chiede l’ergastolo per l'infanticida Patrick Henry contro un’opinione pubblica che invocava a gran voce l’esecuzione del colpevole. La sua battaglia termina solo nell’81 quando, chiamato a far parte del governo socialista Pierre Mauroy, con François Mitterrand presidente della Repubblica, da Ministro della Giustizia chiede all’Assemblée Nationale di votare il provvedimento che avrebbe portato all’abolizione della pena di morte, legge approvata in via definitiva il 18 ottobre 1981.
Bedinter prenderà parte, nei prossimi giorni, all’VII Congresso internazionale dei Ministri della Giustizia: “Per un mondo senza pena di morte”, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio nell’ambito dell’iniziativa Cities for Life, città per la vita, città contro la pena di morte, martedì 27 novembre. Parteciperanno diversi ministri della giustizia e i rappresentanti di molti governi per discutere in maniera approfondita sull’importanza dell’abolizione della pena capitale.
L’iniziativa quest’anno è ancora più carica di significato. Anno dopo anno il fronte di chi combatte la pena di morte nel mondo si allarga. Mentre in India, il 21 novembre, viene eseguito Mohammed A.A. Kasab (prima esecuzione dal 2004), pochi giorni prima la Terza Commissione dell’Assemblea Generale dell’ONU, con 110 paesi favorevoli, ha votato una risoluzione che chiede una Moratoria Universale della Pena di Morte (nel 2007 la stessa moratoria era stata votata da 99 paesi), il 2012 segna anche l’abolizione della pena di morte in Connecticut (quinto stato America ad abolire la pena capitale negli ultimi 5 anni dopo New Jersey, New Mexico, New York, Illinois).
Il 29 novembre poi l’evento in piazza, 1500 città di 90 nazioni (di cui 69 capitali) accenderanno il loro monumento simbolo.
Il 29 novembre non è una data casuale ma un anniversario importante. Ricorda la prima abolizione della pena di morte in uno stato europeo, era il 1786 quando il Gran Ducato di Toscana decise di abolire ogni esecuzione dal suo stato.

venerdì 16 novembre 2012

Il caso di Michael Morton, 25 anni in carcere da innocente

Il referendum in California ha stabilito che lo stato non abolirà la pena capitale. Nonostante gli sforzi dei promotori, infatti, il 54% della popolazione ha votato per mantenere nel proprio ordinamento la pena capitale.
Ma, nonostante in molti stati rimanga in vigore, quello sulla pena di morte è un dibattito che non tramonta.
Tra circa un mese, infatti, potremmo assistere ad un evento raro e che potrebbe diventare un precedente importante per la giustizia negli stati uniti. Tra circa un mese  Ken Anderson oggi Giudice della Corte distrettuale ma per 17 anni Procuratore Distrettuale della Contea Williamson, sobborgo di Austin in Texas, si dovrà presentare davanti ad un tribunale per rispondere dell’accusa di cattiva condotta.
I fatti risalgono al 1987. Michael Morton, un trentenne, sposato con Christine, un bambino di 3 anni e un lavoro sicuro, venne accusato da Anderson di aver ucciso a randellate la propria moglie. Morton non era mai stato nei guai, ma per lo sceriffo della contea, Jim Boutwell, e per il procuratore era, senza ombra di dubbio, colpevole. Durante il dibattimento il procuratore ha avuto, secondo l’accusa che lo porterà a giudizio, una cattiva condotta, soffermandosi ha sottolineare solo alcuni aspetti del delitto e portando solo prove (tra queste una lettera di astio che Morton  avrebbe scritto alla moglie) che avvaloravano la sua tesi, ma non soffermandosi su alcuni aspetti che avrebbero potuto far assolvere Morton, come una bandana, che non apparteneva all’accusato, sporca di sangue, trovata a pochi metri dalla scena del crimine, l’abitazione di Morton o la dichiarazione del figlio di tre anni che sosteneva che il padre non era l’aggressore della madre. Anderson avrebbe anche, e questa è l’accusa più pesante, nascosto alcune prove in favore della difesa e che avrebbero spinto la giuria a prosciogliere dall’accusa Morton.
Quella di Morton, però, è una storia, almeno parzialmente a buon fine, infatti nel 2011 è uscito dal carcere , ma li era rimasto a scontare la pena per 25 anni. A riaprire il caso sono stati i legali dell’Innocence Projet, un’associazione che si occupa di riaprire i casi dove sono stati condannati innocenti. Hanno trovato prove a sostegno della più assoluta estraneità di Morton nel delitto. Hanno esaminato la bandana insanguinata dove erano stati trovati alcuni capelli. Secondo la prova del DNA i capelli non appartenevano a Morton ma evidenziano il profilo di un uomo che, dopo la morte di Christine, avrebbe ucciso un’altra donna.
Barry Scheck, il cofondatore di Innocence Projet ha scritto un graffiante memorandum sul caso Morton nel quale affermava che Morton era “la vittima di gravi mancanze della pubblica accusa, che gli ha fatto perdere 25 anni della sua vita e completamente fatto a pezzi la sua famiglia.”
Ma quella di Morton non è un caso isolato. Barry Scheck ha dichiarato che, grazie al loro lavoro e alla prova del DNA, sono riusciti a dimostrare l’innocenza di oltre 300 persone.
Sam Millsap, un ex procuratore del Texas, in un discorso pubblico di qualche anno fa, ha dichiarato, “Mi piacerebbe essere in grado di dirvi che sono l’unico ex procuratore eletto nel paese che si trova nella posizione di dover ammettere un errore di giudizio che ha portato alla esecuzione di un innocente, ma non è così.” Millsap, oggi in prima linea nella crociata per l’abolizione della pena di morte, da procuratore aveva emesso una sentenza capitale mandando nel braccio della morte un innocente. L’accusa si era basata su un testimone oculare, ma in seguito si era rilevata completamente falsa.
Secondo i dati raccolti dalla Houston Chronicle, “Il Texas ha la particolarità di avere più condannati rimessi in libertà per non aver commesso il crimine di cui erano accusati sulla base della prova del DNA di qualsiasi altro Stato.” Negli ultimi 10 anni, spiega il documento, 45 persone, tra cui Morton, sono stati prosciolti di reati gravi come l'omicidio.
Ma il pericolo che un’innocente, uno solo, sia messo a morte per errori giudiziari dovrebbe far riflettere di più sulla Pena di morte.

venerdì 2 novembre 2012

Referendum in California per abolire la Pena di morte

Il prossimo martedì gli Stati Uniti saranno chiamati a scegliere il prossimo presidente e in queste ultime ore la battaglia elettorale si sta facendo feroce. Ma nello stato della California gli elettori, oltre alle schede per le politiche, si troveranno una scheda referendaria. Dovranno scegliere se abolire o meno la pena capitale.
Ma cosa ha spinto gli amministratori a indire un referendum sulla pena di morte?
Tra le nove argomentazioni troviamo che la pena capitale è intrinsecamente sbagliata oppure che gli errori giudiziari sono irreparabili.
Stupisce però che la prima delle nove argomentazioni è di carattere economico. La profonda crisi che sta colpendo il paese avrebbe infatti spinto a ragionare se fosse il caso di abolire la pena di morte. Gil Garcetti, ex procuratore distrettuale della contea di Los Angeles, per fare un esempio, ha recentemente dichiarato: “Credevo nella pena di morte ma ho cominciato a vedere che il sistema non funziona. Costa una quantità oscena di soldi.”
Secondo uno studio la California, da quando la Corte Suprema ha autorizzato all’introduzione nell’ordinamento penale nel 1976, ha speso quattro miliardi di dollari per eseguire 13 condanne.
Dati alla mano l’idea che uccidere un uomo costa di meno rispetto a tenerlo a vita nel carcere quindi diventa pura fantasia. Un condannato a morte, in California, costa circa 100 mila dollari in più all’anno rispetto ad un ergastolano, e la giuria di un processo di pena di morte costa addirittura 200 mila dollari in più.
A questo va aggiunto che in California un detenuto passa in media 17 anni prima di vedere la sua condanna eseguita, e degli attuali 724 detenuti 44 stanno dentro da oltre 30 anni.
Va ricordato anche che in California non vengono eseguite condanne dal 2006 quando un giudice federale fermò le condanne argomentando che l’iniezione letale e il protocollo in vigore all’epoca andava contro i dettami costituzionali (nel 76 quando la Corte Suprema diede il via libera all’introduzione della pena capitale specificò che la pena dovesse essere eseguita in modo indolore per il condannato). La crisi economica ha fatto molte vittime, ma martedì potrebbe salvare qualche vita.

venerdì 26 ottobre 2012

Sospesa l'esecuzione di Johm Ferguson, condannato a morte con problemi mentali

Ha trascorso 34 anni nel braccio della morte in Florida e ha quasi 65 anni. Soffre di disturbi psichiatrici. "Nessuno lo va a visitare, i soli suoi amici siamo noi della Comunità di Sant'Egidio" riferisce Joshua, un volontario della Comunità di Sant'Egidio, felice per questa sospensione, "abbiamo pregato per lui". La sua esecuzione è sospesa fino alla prima settimana di novembre.

John Ferguson, riconosciuto colpevole di 8 omicidi, è affetto da una conclamata schizofrenia paranoide, e doveva essere "eseguito" dai boia alle 18 ora locale (le 23 di ieri sera in Italia) in Florida. L'esecuzione della condanna è stata rinviata all'ultimo momento dopo molti ricorsi e azioni giudiziarie, fino a che la più alta giurisdizione del Paese, la Corte Suprema, ha deciso di sospenderla.

Le motivazioni che hanno spinto i giudici ha anche rigettato un ricorso dello Stato della Florida che chiedeva che l'esecuzione, sospesa verso le 20 (l'1 di notte in Italia) da una corte d'appello, avesse luogo come previsto. 'Un uomo che si crede il Signore Iddio - ha affermato uno dei suoi avvocati - dotato di poteri speciali provenienti dal sole, che crede di non poter essere ucciso e che tornera' sulla Terra dopo la sua esecuzione per salvare l' America da un complotto comunista non ha chiaramente alcuna 'comprensione razionale' della sua esecuzione e dei suoi effetti".

La Corte suprema della Florida aveva considerato, invece, che Ferguson era penalmente responsabile, e poteva perciò essere sottoposto ad esecuzione. Gli avvocati di Ferguson hanno giudicato anticostituzionale il criterio dell'istanza in merito alla responsabilità penale del condannato. Sabato scorso un tribunale della Florida aveva fermato l'esecuzione, ritenendo che le questioni sollevate dagli avvocati meritassero "una piena e profonda considerazione". Ma la Corte d'appello aveva rivisto lunedì sera questa decisione, autorizzando la messa a morte del condannato. La Corte suprema ha poi dato ragione agli avvocati in attesa di un giudizio più approfondito. La triste vicenda, umana e processuale, di Ferguson, dunque, non è ancora conclusa.

Per approfondire:
No Justice Without Life - Comunità di Sant'Egidio

mercoledì 10 ottobre 2012

Giornata mondiale contro la pena di morte, una battaglia da vincere



Si celebra oggi 10 ottobre, la decima edizione della Giornata mondiale contro la pena di morte, istituita dalla World Coalition against the death penalty per sensibilizare la comunità internazionale.

In questi ultimi dieci anni sono significativi i progressi fatti per cancellare la pena capitale dagli ordinamenti degli Stati in tutto il mondo.

Secondo i dati riportati dalla World Coalition Against the Death Penalty, che raccoglie le principali organizzazioni impegnate nella lotta per l'abolizione della pena di morte (Comunità di Sant'Egidio, Amnesty International, solo per citarne alcune), sono 141 i paesi che hanno abolito per legge o di fatto la pena di morte. 97 quelli che la hanno eliminata dall'ordinamneto per tutti i crimini; per 36 paesi lo strumento capitale è in disuso da tempo. Infine 8 paesi hanno abolito la pena di morte per i crimini ordinari.

C'è ancora molto da fare, sebbene anche sul fronte del numero delle esecuzioni i dati siano significativi. Nel 2011 si sono registrate esecuzioni capitali in 21 paesi, nel 2001 in 31. Una sostanziale diminuzione che fa ben sperare. Buone notizie anche dai paesi, cosiddetti emergenti, che hanno rinunciato in questi anni alla pena di morte: Albania, Argentina, Armenia, Bhutan, Burundi, Cook Islands, Gabon, Gracia, Kyrgyzstan, Georgia, Messico, Filippine, Rwanda, Samoa, Senegal, Togo, Turkia e Uzbekistan.

La sfida dei prossimi anni, secondo il World Coalition, è quella di convincere gli stati che ancora mantengono la pena di morte a moderarne l'utilizzo (escludendo dai reati per cui è prevista quello di traffico di droga, omosessualità e terrorismo). La strada maestra è sempre quella delle Nazioni Unite, che nel prossimo dicembre voteranno una risoluzione, la quarta, per chiedere agli stati che ancora la applicano una moratoria sull'utilizzo della pena di morte.

Per approfondire:

Il calendario degli eventi per la giornata mondiale

Cities For Life - Città per la vita, l'evento internazionale organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio