In Germania si sà, anche in tempo di crisi, si vive meglio che nel resto d'Europa. E se non
bastasse, si vive di più. E' quanto emerge dal rapporto sulla società tedesca 2012 del Destatis, l'equivalente della nostra ISTAT, presentato ieri a Berlino.
Secondo lo studio nel 2010 in Germania solo il 13,5% della popolazione era al di sotto dei 15 anni. Solo il Giappone ha una percentuale inferiore a quella tedesca, il 13,4%. Tedesco è anche il record degli anziani ultra65enni: ben 20,6% della popolazione totale. E l'Italia?
Secondo i dati resi disponibili il nostro Paese in Europa si attesta subito dopo la Germania, con il 20,3% di ultrasessantacinquenni. Il rapporto si sofferma anche sul tasso di natalità, notoriamente basso un po' ovunque in Europa. La Germania detiene un record particolarmente negativo: vi nascono solo 8 bambini su 1.000 abitanti, la percentuale più bassa del mondo.
Per approfondire:
Il sito web del Destatis (inglese)
venerdì 12 ottobre 2012
mercoledì 10 ottobre 2012
Giornata mondiale contro la pena di morte, una battaglia da vincere
Si celebra oggi 10 ottobre, la decima edizione della Giornata mondiale contro la pena di morte, istituita dalla World Coalition against the death penalty per sensibilizare la comunità internazionale.
In questi ultimi dieci anni sono significativi i progressi fatti per cancellare la pena capitale dagli ordinamenti degli Stati in tutto il mondo.
Secondo i dati riportati dalla World Coalition Against the Death Penalty, che raccoglie le principali organizzazioni impegnate nella lotta per l'abolizione della pena di morte (Comunità di Sant'Egidio, Amnesty International, solo per citarne alcune), sono 141 i paesi che hanno abolito per legge o di fatto la pena di morte. 97 quelli che la hanno eliminata dall'ordinamneto per tutti i crimini; per 36 paesi lo strumento capitale è in disuso da tempo. Infine 8 paesi hanno abolito la pena di morte per i crimini ordinari.
C'è ancora molto da fare, sebbene anche sul fronte del numero delle esecuzioni i dati siano significativi. Nel 2011 si sono registrate esecuzioni capitali in 21 paesi, nel 2001 in 31. Una sostanziale diminuzione che fa ben sperare. Buone notizie anche dai paesi, cosiddetti emergenti, che hanno rinunciato in questi anni alla pena di morte: Albania, Argentina, Armenia, Bhutan, Burundi, Cook Islands, Gabon, Gracia, Kyrgyzstan, Georgia, Messico, Filippine, Rwanda, Samoa, Senegal, Togo, Turkia e Uzbekistan.
La sfida dei prossimi anni, secondo il World Coalition, è quella di convincere gli stati che ancora mantengono la pena di morte a moderarne l'utilizzo (escludendo dai reati per cui è prevista quello di traffico di droga, omosessualità e terrorismo). La strada maestra è sempre quella delle Nazioni Unite, che nel prossimo dicembre voteranno una risoluzione, la quarta, per chiedere agli stati che ancora la applicano una moratoria sull'utilizzo della pena di morte.
Per approfondire:
Il calendario degli eventi per la giornata mondiale
Cities For Life - Città per la vita, l'evento internazionale organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio
martedì 9 ottobre 2012
L'attentato alla sinagoga di Roma e l'uccisione di Stefano Tachè
Il 9 ottobre 1982, un commando di terroristi palestinesi assalì i fedeli che uscivano dalla Sinagoga. Erano le 11,55 di sabato mattina come altri. Il cuore del ghetto di Roma aveva già visto il sangue dei suoi abitanti sparso molti anni prima, dai nazi-fascisti, il 16 ottobre del 1943 quando un migliaio di ebrei romani furono rastrellati e spediti nei campi di concentramento da cui tornarono sedici uomini e una donna, nessuno dei duecento bambini.
E ancora una volta ad essere colpito dalla furia cieca della violenza fù un bambino. Si chiamava Stefano Gay Tachè. Forse si accorse anche lui di quell'uomo distinto che distribuiva sorrisi sul marciapiede opposto. Poi la tragedia. Abu Nidal, questo il nome del terrorista, lanciò prima una granata che colpì in pieno i fedeli che uscivano dal tempio. Poi altri tre terroristi iniziarono a sparare all'impazzata. In 37 caddero feriti sotto i colpi sparati e le schegge. Il piccolo Stefano, di soli tre anni, fu la prima vittima della violenza antiebraica in Italia dalla sconfitta del nazifascismo nel 1945. Il fratello ha ancora una scheggia nell’occhio e i tanti che quel giorno restarono feriti sopportano tuttora le conseguenze fisiche e psicologiche di quel vile attentato. L’autore di quell’attentato è Abu Nidal. Il suo storico protettore si chiamava Muammar Gheddafi.
Degli attentatori ne venne individuato solo uno e venne arrestato in Grecia e successivamente estradato in Libia nonostante le richieste di estradizione avanzate dall'Italia. Dal momento dell'estradizione si è persa qualsiasi traccia dell'attentatore.
Il 13 aprile 1986, Giovanni Paolo II si recò in visita al Tempio Maggiore, accolto dal presidente della Comunità ebraica di Roma Giacomo Saban e dal rabbino capo Elio Toaff. Nel suo discorso definì gli ebrei "... i nostri fratelli prediletti e, in un certo modo, si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori"; il pontefice si ricordò di questa visita nella scrittura del suo testamento.
Domenica 7 ottobre 2007, l'allora sindaco di Roma Walter Veltroni ha inaugurato la nuova intestazione a Stefano Gay Taché della piazza all'incrocio tra Via del Tempio e Via Catalana.
Il prossimo 16 ottobre si terrà la marcia silenziosa in memoria della deportazione degli ebrei romani, promossa dalla Comunità di Sant'Egidio e dalla Comunità Ebraica di Roma, e che ripercorrà a ritroso la strada fatta dai camion nazisti per portarli fuori dal ghetto, da Santa Maria in Trastevere, attraversando l'isola Tiberina, per giungere fino a Largo 16 ottobre 1943.
Per approfondire:
Intrigo internazionale. Perché la guerra in Italia. Le verità che non si sono mai potute dire
di Fasanella Giovanni; Priore Rosario, Chiarelettere 2010
Roberto Bortone
E ancora una volta ad essere colpito dalla furia cieca della violenza fù un bambino. Si chiamava Stefano Gay Tachè. Forse si accorse anche lui di quell'uomo distinto che distribuiva sorrisi sul marciapiede opposto. Poi la tragedia. Abu Nidal, questo il nome del terrorista, lanciò prima una granata che colpì in pieno i fedeli che uscivano dal tempio. Poi altri tre terroristi iniziarono a sparare all'impazzata. In 37 caddero feriti sotto i colpi sparati e le schegge. Il piccolo Stefano, di soli tre anni, fu la prima vittima della violenza antiebraica in Italia dalla sconfitta del nazifascismo nel 1945. Il fratello ha ancora una scheggia nell’occhio e i tanti che quel giorno restarono feriti sopportano tuttora le conseguenze fisiche e psicologiche di quel vile attentato. L’autore di quell’attentato è Abu Nidal. Il suo storico protettore si chiamava Muammar Gheddafi.
Degli attentatori ne venne individuato solo uno e venne arrestato in Grecia e successivamente estradato in Libia nonostante le richieste di estradizione avanzate dall'Italia. Dal momento dell'estradizione si è persa qualsiasi traccia dell'attentatore.
Il 13 aprile 1986, Giovanni Paolo II si recò in visita al Tempio Maggiore, accolto dal presidente della Comunità ebraica di Roma Giacomo Saban e dal rabbino capo Elio Toaff. Nel suo discorso definì gli ebrei "... i nostri fratelli prediletti e, in un certo modo, si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori"; il pontefice si ricordò di questa visita nella scrittura del suo testamento.
Domenica 7 ottobre 2007, l'allora sindaco di Roma Walter Veltroni ha inaugurato la nuova intestazione a Stefano Gay Taché della piazza all'incrocio tra Via del Tempio e Via Catalana.
Il prossimo 16 ottobre si terrà la marcia silenziosa in memoria della deportazione degli ebrei romani, promossa dalla Comunità di Sant'Egidio e dalla Comunità Ebraica di Roma, e che ripercorrà a ritroso la strada fatta dai camion nazisti per portarli fuori dal ghetto, da Santa Maria in Trastevere, attraversando l'isola Tiberina, per giungere fino a Largo 16 ottobre 1943.
Per approfondire:
Intrigo internazionale. Perché la guerra in Italia. Le verità che non si sono mai potute dire
di Fasanella Giovanni; Priore Rosario, Chiarelettere 2010
Roberto Bortone
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lunedì 8 ottobre 2012
Incontro tra generazioni per sostenere il welfare. In Germania il dibattito è aperto
E' di fine settembre la notizia che è approdata al parlamento tedesco una proposta di legge per estendere anche ai nonni i benefici concessi ai genitori per assistere i propri figli.
La chiamano già la legge per i "nonni-sitter". La novità principale contenuta nel testo, prevede la possibilità che gli anziani che ancora lavorano possano usufruire di un congedo parentale (la legge specifica "non retribuito") per stare vicino ai propri nipoti e senza rischiare di perdere il proprio posto di lavoro. Contribuendo così, nell'intento della norma, ad alleggerire il carico familiare dei genitori, costretti a fronteggiare ogni giorno la cronica carenza di posti negli asili nido.
Il congedo per nonni, secondo il ministero tedesco per la famiglia, se e quando la legge sarà in vigore, potrebbe riguardare trecentomila persone circa.
Un terzo dei bambini in Germania ha nonni che ancora lavorano e che non abitano lontano dai propri figli e nipoti. Il welfare insomma li mobiliterebbe volentieri. E forse, in tal modo, darebbe una garanzia "normativa" al grande lavoro che già svolgono per sostenere la famiglia. Insomma anche in Germania il dibattito su come costruire un nuovo welfare in tempo di crisi è aperto.
Roberto Bortone
La chiamano già la legge per i "nonni-sitter". La novità principale contenuta nel testo, prevede la possibilità che gli anziani che ancora lavorano possano usufruire di un congedo parentale (la legge specifica "non retribuito") per stare vicino ai propri nipoti e senza rischiare di perdere il proprio posto di lavoro. Contribuendo così, nell'intento della norma, ad alleggerire il carico familiare dei genitori, costretti a fronteggiare ogni giorno la cronica carenza di posti negli asili nido.
Il congedo per nonni, secondo il ministero tedesco per la famiglia, se e quando la legge sarà in vigore, potrebbe riguardare trecentomila persone circa.
Un terzo dei bambini in Germania ha nonni che ancora lavorano e che non abitano lontano dai propri figli e nipoti. Il welfare insomma li mobiliterebbe volentieri. E forse, in tal modo, darebbe una garanzia "normativa" al grande lavoro che già svolgono per sostenere la famiglia. Insomma anche in Germania il dibattito su come costruire un nuovo welfare in tempo di crisi è aperto.
Roberto Bortone
Prevenire i disastri naturali, l'attenzione è mondiale, l'impegno locale (dovrebbe)
ATTUALITA' - Forse non tutti sanno che nell'agenda delle Nazioni Unite esiste anche una data dedicata alla riduzione dei Disastri Natuarali. "La Giornata Internazionale per la Prevenzione delle Catastrofi Naturali" si svolge, da dieci anni, per decisione dell'Assemblea Generale dell'ONU, ogni secondo mercoledì di ottobre.
In Italia ogni anno il tema del rischio ambientale torna prepotentemente alla ribalta delle cronache. L'ultimo tragico terremoto in Emilia ha evidenziato tutta la fragilità delle infrastrutture anche in un territorio considerato ad alta industrializzazione. Ma si sà, tecnologia e prevenzione non sempre vanno d'accordo, bisogna che ci sia l'interesse e prima ancora la presa di coscenza che "prevenire è possibile": forse non sapremo mai quando avverà un terremoto o una tempesta, ma avremo la certezza che le nostre case e i nostri luoghi di lavoro sono preparati ad affrontare ogni situazione.
Così il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, nel suo messaggio per la giornta di quest'anno, ha dichiarato: “Coloro che pianificano l’assetto delle città devono tener conto delle principali fonti di rischio nelle aree urbane, come ad esempio quelle causate da management, pianificazione ed esecuzione inadeguati. I processi decisionali dovrebbero essere globali e partecipativi e i principi dell’urbanizzazione sostenibile dovrebbero essere accolti e difesi, soprattutto per il benessere di coloro che vivono nelle baraccopoli o in sistemazioni di fortuna. La riduzione del rischio di disastri riguarda tutti noi ed ha bisogno della partecipazione e dell’investimento da parte della società civile, dei network professionali, così come di comuni e dei governi nazionali”.
Per approfondire il tema, visita la sezione "eco-disastri e dintorni" sulla biblioteca virtuale di www.archivio900.it >
Roberto Bortone
In Italia ogni anno il tema del rischio ambientale torna prepotentemente alla ribalta delle cronache. L'ultimo tragico terremoto in Emilia ha evidenziato tutta la fragilità delle infrastrutture anche in un territorio considerato ad alta industrializzazione. Ma si sà, tecnologia e prevenzione non sempre vanno d'accordo, bisogna che ci sia l'interesse e prima ancora la presa di coscenza che "prevenire è possibile": forse non sapremo mai quando avverà un terremoto o una tempesta, ma avremo la certezza che le nostre case e i nostri luoghi di lavoro sono preparati ad affrontare ogni situazione.
Così il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, nel suo messaggio per la giornta di quest'anno, ha dichiarato: “Coloro che pianificano l’assetto delle città devono tener conto delle principali fonti di rischio nelle aree urbane, come ad esempio quelle causate da management, pianificazione ed esecuzione inadeguati. I processi decisionali dovrebbero essere globali e partecipativi e i principi dell’urbanizzazione sostenibile dovrebbero essere accolti e difesi, soprattutto per il benessere di coloro che vivono nelle baraccopoli o in sistemazioni di fortuna. La riduzione del rischio di disastri riguarda tutti noi ed ha bisogno della partecipazione e dell’investimento da parte della società civile, dei network professionali, così come di comuni e dei governi nazionali”.
Per approfondire il tema, visita la sezione "eco-disastri e dintorni" sulla biblioteca virtuale di www.archivio900.it >
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giovedì 4 ottobre 2012
Il docu-film VENTANNI storia privata del Moby Prince
LIVORNO - Il
docu-film "VENTANNI Storia privata del Moby Prince" continua il suo
viaggio della memoria. Dopo aver toccato molte zone della Toscana arriverà a
Casale Monferrato il 19 Ottobre.
Dopo 21 anni da quel terribile 10 aprile 1991, quando 140 persone persero la vita a bordo del traghetto Moby Prince, nessuno ha voglia di dimenticare. "Non ci sono decennali o ventennali per la
tragedia del Moby Prince – ha affermato Loris Rispoli dell'associazione
"140"— ogni anno è solo un anno di più nel ricordo doloroso dei
familiari persi". In riferimento al documentario in programmazione ha
quindi sottolineato che "esso ripercorre le nostre storie, i nostri
momenti di lotta nella ricerca della verità".
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lunedì 1 ottobre 2012
La corruzione è la vera tassa degli italiani. Presentato il dossier di Libera

"La corruzione è una mega tassa occulta che impoverisce il paese sul piano economico, politico, culturale e ambientale” ha detto don Ciotti nel corso della conferenza. La corruzione infatti si paga cara: 10 miliardi di euro l’anno in termini di prodotto interno lordo è la stima della perdita di ricchezza causata in Italia. Il fenomeno, spiegano i redattori del dossier, in Italia ormai “è a livelli mastodontici e può crescere ancora, se non si contrasta in modo netto, senza mediazioni, con volontà politica concreta, che vada al di là delle parole”.
I dati del dossier mettono insieme stime e numeri su un fenomeno prettamente italiano provenienti anche da fonti estere, da rapporti internazionali, dai dati della Banca Mondiale a quelli di dati Eurobarometro. Il risultato è un dissesto economico e sociale che non ha pari in Europa. Secondo la World Bank, nel mondo si pagano ogni anno più di 1.000 miliardi di dollari di tangenti e va sprecato, a causa della corruzione, circa il 3 per cento del Pil mondiale. Applicando questa percentuale all’Italia, spiegano gli autori del dossier, si calcola che annualmente l’onere sui bilanci pubblici sia nella misura di 50-60 miliardi di euro l’anno. Siamo di fronte ad una vera una vera e propria tassa immorale e occulta pagata con i soldi prelevati dalle tasche dei cittadini. Si stima che la perdita di ricchezza causata dalla corruzione ammonti ogni anno, in Italia, a circa 10 miliardi di euro in termini di prodotto interno lordo. Sono l’equivalente di circa 170 euro annui di reddito pro capite e di oltre il 6 per cento in termini di produttività.
Esiste poi la corruzione ambientale, quella che riguarda le grandi opere e lo smaltimento dei rifiuti, quella che si annida nell’edilizia e nella gestione delle emergenze. Ed è stata dimostrata, secondo gli autori del dossier, anche una correlazione fra il tasso di mortalità infantile e la diffusione della corruzione, misurata attraverso l’indice di percezione di Transparency International. Una stima prudenziale porta a ipotizzare che "circa l’1,6 per cento dei decessi di bambini nel mondo possa essere spiegata dalla corruzione, il che significa che, delle 8.795.000 morti annuali di bambini, più di 140.000 possono essere indirettamente attribuite alla corruzione". Il nesso causa-effetto lo si ritrova nel fatto che la corruzione fa finire in tasche private fondi che invece dovrebbero finanziare programmi di cura, assistenza e prevenzione della malattie. Infine secondo gli autori del dossier: “In Italia nel 2010 il tasso di mortalità infantile è stato del 3,7 per mille, pari all’incirca a 12.638 bambini deceduti in quella fascia d’età. Applicando la fatidica percentuale dell’1,6 per cento di vittime infantili della corruzione, soltanto in quell’anno in Italia si arriva a stimare la perdita di 202 bambini a causa delle tangenti”.
Si tratta quindi di una vera emergenza, di fronte alla quale, “il tempo è scaduto”, ribadiscono Libera, Legambiente e Avviso Pubblico, che chiedono “scelte chiare, nette e concrete” alla classe politica: “Bisogna approvare il disegno di legge anticorruzione. Bisogna dire basta a chi ruba. E’ quello che hanno chiesto a viva voce oltre un milione e mezzo di italiani firmando le cartoline con cui Libera ed Avviso pubblico hanno sollecitato l’effettivo recepimento delle convenzioni internazionali contro la corruzione”.
di Roberto Bortone
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