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lunedì 8 ottobre 2012

Incontro tra generazioni per sostenere il welfare. In Germania il dibattito è aperto

E' di fine settembre la notizia che è approdata al parlamento tedesco una proposta di legge per estendere anche ai nonni i benefici concessi ai genitori per assistere i propri figli.

La chiamano già la legge per i "nonni-sitter". La novità principale contenuta nel testo, prevede la possibilità che gli anziani che ancora lavorano possano usufruire di un congedo parentale (la legge specifica "non retribuito") per stare vicino ai propri nipoti e senza rischiare di perdere il proprio posto di lavoro. Contribuendo così, nell'intento della norma, ad alleggerire il carico familiare dei genitori, costretti a fronteggiare ogni giorno la cronica carenza di posti negli asili nido.

Il congedo per nonni, secondo il ministero tedesco per la famiglia, se e quando la legge sarà in vigore, potrebbe riguardare trecentomila persone circa.

Un terzo dei bambini in Germania ha nonni che ancora lavorano e che non abitano lontano dai propri figli e nipoti. Il welfare insomma li mobiliterebbe volentieri. E forse, in tal modo, darebbe una garanzia "normativa" al grande lavoro che già svolgono per sostenere la famiglia. Insomma anche in Germania il dibattito su come costruire un nuovo welfare in tempo di crisi è aperto.

Roberto Bortone

giovedì 7 giugno 2012

Dopo la paura, la speranza


Dopo la Paura la speranza. Già dal titolo dell’ultimo libro (edito in questi giorni per la San Paolo) il Professor Andrea Riccardi, Ministro del governo Monti  per l’Integrazione e la Cooperazione Internazionale e fondatore della Comunità di Sant’Egidio, prova a delineare un senso di futuro migliore dopo mesi passati a preoccuparci. Appunto la speranza per il futuro dopo la paura del presente.

Il libro è la raccolta di articoli che Riccardi ha scritto per il settimanale Famiglia Cristiana, racconti puntuali e documentati su vari argomenti di attualità che hanno segnato l’Italia e il mondo negli ultimi anni.

La paura. Nell’introduzione Riccardi la spiega scrivendo: “Abbiamo più paura perché siamo più soli. La solitudine, come la paura, è una malattia antica dell’uomo.” La solitudine ci porta quindi ad avere paura, perché ci si trova soli ad affrontare il presente, e le paure Riccardi ne descrive molte. La paura del terrorismo internazionale, soprattutto dopo gli attacchi negli Stati Uniti l’11 settembre che ci porta ad avere paura dell’altro. Paura della crisi, disaffezione verso la politica, paura dell’altro, straniero, rom, povero.

Ma Riccardi racconta anche i tanti segni di speranza che hanno caratterizzato gli ultimi anni.
I giovani che vanno a Madrid per partecipare alla Giornata Mondiale per la Gioventù per ascoltare le parole di un uomo anziano, come il papa, ma parole di speranza: i giovani, spiega Ricccardi, “hanno sete di qualcuno che parli del senso della vita, e non solo di denaro.”

Il dialogo interreligioso, ricordando la grande intuizione di Giovanni Paolo II che riunì ad Assisi, nel lontano 1986 i leader religiosi per pregare gli uni accanto agli altri per la pace. Giovanni Paolo II pregava in un mondo ancora segnato dalla guerra fredda, un mondo lontano, ma oggi non c’è meno bisogno di pregare per la pace, e il dialogo con le altre religioni per capire l’altro e allontanare il fanatismo e il terrorismo.

La testimonianza dei martiri, come quello del nunzio apostolico in Turchia, monsignor Luigi Padovese ucciso da un suo collaboratore in Anatolia, o del Ministro per le minoranze in Pakistan, Shahbaz Bhatti, ucciso dal fondamentalismo nel suo paese. Ma anche la dura vita dei cristiani in alcune parti del mondo dove sono minoranza, come per Asia Bidi in Pakistan, condannata a morte per blasfemia, prima donna ad essere condannata, nel suo paese per questo reato.

La primavera araba, con la presenza di tanti giovani nelle piazze, alfabetizzati, tecnologizzati, ma senza lavoro, impotenti davanti alla crisi economica internazionale. “La novità, spiega Riccardi, è che tanti si sono liberati dalla paura della repressione e chiedono il cambiamento dopo decenni di immobilismo”.

Il ministro prova anche a sconfessare le paure del diverso, troppo spesso frutto di ignoranza o propaganda. Come i discorsi su immigrazione o sui Rom, aggiungendo che l’unico modo per risolvere il “problema” è attraverso l’integrazione e non con la repressione. Non si deve avere paura dell’altro, ma cercare nell’altro un’opportunità, anche economica.

Gavino Pala