Fiumi di parole sono state scritte in questi giorni a commento della richiesta di impeachment per il Presidente Napolitano presentato dal movimento 5Stelle. News, tweet e video si sono sprecati in queste ore (a cominciare dal Corriere che ha davvero "sprecato" la prima pagina..) sul falso scoop di Friedman relativo al mandato di Monti. Non vale davvero la pena rientrare in queste polemiche sterili perché ogni commento è superfluo. Sarà la storia ormai a giudicare l'operato di Napolitano (c'è molto da approfondire su una figura come lui), i governi di Berlusconi (si tratterà probabilmente dell'unico processo-verità in cui la prescrizione non conta) ed il salvataggio di Monti (come la si voglia vedere se abbiamo ancora l'inchiostro nelle penne per scrivere...).
Detto ciò vale piuttosto la pena rileggere alcune righe circolate nella democratica rete. Si tratta di 2 post di un blog molto frequentato, utili per comprendere come i presunti salvatori della patria altro non siano, alla fine, che falsi profeti: oggi dicono una cosa e domani (come i loro predecessori) esattamente il contrario. No, non stiamo parlando di Matteo Renzi, il quale ancora non ce ne dà adito. Ecco cosa scriveva Beppe Grillo a Giorgio Napolitano nel 2011 e cosa invece scrive ora per motivare la richiesta di impeachment. Il problema del pensiero unico (tutto o è bianco o è nero) è proprio questo: facilmente si contraddice da solo, rilevando la sua pochezza.
dal Blog di Beppe Grillo del 30 luglio 2011
«Spettabile presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, quasi tutto ci divide, tranne il fatto di essere italiani e la preoccupazione per il futuro della nostra Nazione. L’Italia è vicina al default, i titoli di Stato, l’ossigeno (meglio sarebbe dire l’anidride carbonica) che mantiene in vita la nostra economia, che permette di pagare pensioni e stipendi pubblici e di garantire i servizi essenziali, richiedono un interesse sempre più alto per essere venduti sui mercati. Interesse che non saremo in grado di pagare senza aumentare le tasse, già molto elevate, tagliare la spesa sociale falcidiata da anni e avviare nuove privatizzazioni. Un’impresa impossibile senza una rivolta sociale. La Deutsche Bank ha venduto nel 2011 sette miliardi di euro dei nostri titoli».
«È più di un segnale: è una campana a martello che ha risvegliato persino Romano Prodi dal suo torpore. Il Governo è squalificato, ha perso ogni credibilità internazionale, non è in grado di affrontare la crisi che ha prima creato e poi negato fino alla prova dell’evidenza. Le banche italiane sono a rischio, hanno 200 miliardi di euro di titoli pubblici e 85 miliardi di sofferenze, spesso crediti inesigibili. Non sono più in grado di salvare il Tesoro con l’acquisto di altri miliardi di titoli, a iniziare dalla prossima asta di fine agosto. Ora devono pensare a salvare sé stesse».
«In questa situazione lei non può restare inerte. Lei ha il diritto-dovere di nominare un nuovo presidente del Consiglio al posto di quello attuale. Una figura di profilo istituzionale, non legata ai partiti, con un l’unico mandato di evitare la catastrofe economica e di incidere sulla carne viva degli sprechi».
martedì 11 febbraio 2014
Falsi complotti e convergenze parallele: Grillo, Forza Italia, l'impeachment di Napolitano ed il futuro di Renzi
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lunedì 10 febbraio 2014
Verso le elezioni europee
VERSO LE EUROPEE -
Nel prossimo mese di Maggio, esattamente tra il 22 ed il 25,
si terranno le ottave elezioni dell’Unione Europea. In particolare gli elettori
saranno chiamati ad eleggere il prossimo Parlamento Europeo. Credo ci sia molta
confusione in merito, in tanti, io per primo (ho fatto una ricerca su Internet
per documentarmi), non sanno esattamente per cosa si vota, quali sono i partiti
di riferimento, quali i compiti del Parlamento. Vorrei provare a fare un po’ di
chiarezza ed allo stesso tempo vorrei proporre alcune riflessioni.
La prima riflessione. Tutti noi siamo distratti dalle
polemiche politiche italiane. Senza entrare nel merito, direi che nel nostro
paese esiste un notevole caos politico, tra partiti che gridano al colpo di
Stato, altri che si separano ma restano alleati, altri dove esistono più
correnti che parlamentari. Renzi contro
Letta, Grillo contro tutti, Alfano contro (o no?) Berlusconi, etc… Credo che questo vortice di tensioni ci
rende faticoso allargare il nostro sguardo verso l’Europa, luogo ormai deputato
a numerose decisioni rilevanti per le nostre vite quotidiane.
Quindi, prima di tutto, mi permetterei di suggerire che
dovremmo avere come cittadini, e come elettori, più consapevolezza della nostra
appartenza all’Unione Europea. Chi un minimo viaggia per il mondo, si accorge
sempre più di quanto l’Europa stia diventando periferia, stretta tra le nuove
potenze asiatiche, i paesi emergenti della America Latina, forze storiche come
gli Stati Uniti e la Russia, l’inizio dello sviluppo Africano. Insomma, l’Italia, la Spagna, la Francia, da
sole contano sempre di meno, sia a livello economico che sociale, nello
scacchiere mondiale, ma acquistano peso ed importanza se inserite nel contesto
storico-sociale della Unione Europea.
A mio parere, anche se purtroppo questo accade sempre di
meno, l’Europa avrebbe ancora tanto da dire a livello culturale, penso a
battaglie sacrosante come la lotta alla Pena di Morte, alla difesa dei Diritti
Umani, alla tutela dei migranti. Se l’Europa si indebolisce economicamente,
tanto più andrebbe rivalutato il suo patrimonio storico-culturale, le fonti del
suo pensiero liberale, illuminista, popolare.
Dopo questa premessa, una seconda riflessione: si sentono
spesso dire nel linguaggio corrente frasi del tipo…tanto decide l’Europa….i
casini che combinano a Bruxelles….decide la Merkel….la Banca Centrale Europea
etc.
Mi permetto di dissentire. E’ vero che molte decisioni ormai
vengono prese in sede europea, ma ci tengo a sottolineare che l’Europa siamo
noi. Come cittadini e come elettori, possiamo prima di tutto eleggere i nostri
rappresentanti al Parlamento Europeo, in secondo luogo possiamo fare pressioni,
attuare comportamenti, insomma dobbiamo imparare ad essere cittadini attivi e
non passivi. Personalmente non accetto chi sostiene che altri prendono le
decisioni, e magari non ha neppure votato per scegliere i propri
rappresentanti.
Su un punto concordo però con i discorsi del cittadino
medio. E’ opinione diffusa, e personalmente concordo, che i meccanismi
decisionali della Unione Europea siano complessi e farraginosi. Esiste il
Parlamento Europeo, la Commissione Europea, il Consiglio Europeo, la Corte di
Giustizia etc…..in più, se alcuni organi sono elettivi, altri sono nominati dai
singoli governi. Sicuramente c’è poca chiarezza ed esistono delle zone d’ombra,
che contribuiscono a formare l’opinione comune per cui le decisioni europee ci
vengono imposte senza che noi possiamo metterci bocca.
Ma, partiamo da un punto fermo. Con il nostro voto possiamo
determinare la composizione del Parlamento Europeo. Come detto, pur non essendo
l’unico organo istituzionale, il Parlamento ha numerosi compiti e poteri.
Sintetizzo, oltre ad essere il luogo addetto ad esercitare il potere
legislativo, il Parlamento contribuisce alla elezione del Presidente della
Commissione Europea, e soprattutto ha un potere di veto rispetto alle decisioni
della Commissione Europea. Insomma, con
il nostro voto possiamo contribuire a
determinare le linee guida delle politiche europee dei prossimi anni.
Sappiamo che le prossime elezioni porteranno alla scelta di
751 parlamentari, divisi per nazioni. Più sono gli abitanti di una nazione, più
parlamentari elegge, ad esempio la Germania 96, l’Italia 73, il Belgio 21 e
cosi via. Per avere una idea, nel Parlamento attuale siedono forze
riconducibili a sette schieramenti diversi, dalla sinistra radicale, al Pse, al
Ppe, ai liberali, ai verdi, alla destra xenofoba, ai conservatori.
Nei prossimi giorni, sempre su queste pagine, proverò a
sintetizzare le famiglie politiche europee e ad associare ad esse i partiti
politici italiani. Un rapido esempio, sia lìUdc che il Nuovo CentroDestra che
Forza Italia che i Popolari per l’Italia si riconoscono nel Partito Popolare
Europeo, anche se appunto il PPE guarda con enorme disagio alla presenza di
Silvio Berlusconi tra le sue file, e non è escluso un atto ufficiale di presa
di distanza del Ppe da Forza Italia.
A sinistra, sembra che il Pd abbia deciso di riconoscersi
nel Partito Socialista Europeo (Pse), ma parte del Pd, per capirci l’ex
margherita, non ne è contenta, altri del Pd di tradizione comunista guardano
magari con simpatia alla Sinistra Radicale di Syriza e del suo leader Tzipras, non
è ancora chiaro se Sel sceglierà appunto Tsipras o il Pse, c’è poi la variabile
Movimento 5 Stelle, che si presenta per la prima volta alle elezioni europee e
per ora non sembra manifestare volontà di associarsi ad altri partiti.
Insomma, la materia è complessa, ne parleremo nei prossimi
giorni, per comodità dividerò le famiglie europee in tre grandi gruppi: 1)
famiglia comunista-socialista; 2) famiglia popolare-liberale; 3) gruppi
antieuropei, destra xenofoba, movimento 5 stelle.
Mario Scelzo
giovedì 6 febbraio 2014
Casini, D'Alema e Schifani
POLITICA - Vorrei sottoporvi una brevissima
riflessione. Se avete letto qualcuno dei miei precedenti articoli su queste
pagine, sapete che non ho una buona opinione del Movimento 5 Stelle, che
considero un partito dedito alla distruzione e non alla costruzione, è un partito che se
potrebbe trovarmi d’accordo su qualche tematica, ritengo del tutto inadeguato
per la strategia adottata in Parlamento, per i toni offensivi, per le molte
opacità della coppia al comando Grillo e Casaleggio. Non mi dilungo, se viinteressa vi consiglio uno dei miei articoli in merito.
Penso che la loro presenza nella vita politica valga un 5% ciascuno regalato alla propaganda del Movimento 5 Stelle, che ha buon gioco a parlare di casta, di favori, di conflitti di interessi.
Andiamo un minimo nello specifico. D’Alema inizia a fare politica nei giovani comunisti nel 1963. E’ fin dai primi anni 80 un dirigente di peso del Partito Comunista. Gli si può forse riconoscere il merito di aver chiuso la stagione del comunismo duro e puro e di aver traghettato il suo partito, per capirci il Pds prima ed i Ds poi, verso il socialismo europeo. Nel 1998 diviene il primo Presidente del Consiglio italiano proveniente da origini comuniste. Non mi dilungo, per anni il Pci ha lottato per avere il Governo, ma con D’Alema Premier non si ricordano brillanti ed efficaci politiche di sinistra. Dal 2000 in poi, D’Alema, in via ufficiale ma spesso manovrando i suoi fedelissimi, ha indebolito se non contribuito a far cadere Governi e Segreterie, da Prodi a Veltroni, da Bersani a Franceschini, dalla elezione di Prodi al Quirinale etc….. non è riuscito a fermare la corsa di Matteo Renzi ma sono personalmente convinto che a manovrare le attuali turbolenze di Cuperlo e Fassina ci sia sempre lo zampino di D’Alema.
Schifani. Dopo una vita nella DC aderisce a Forza Italia nel 1995 e scopre la politica nazionale. Nel 2008 diviene Presidente del Senato, la seconda carica dello Stato. Fedelissimo di Berlusconi, creatore del Lodo Schifani che ha cercato di garantire una sorta di impunità all’ex Premier nonché suo scopritore politico. Insomma, una carriera politica anche importante grazie alla sponsorizzazione di Silvio Berlusconi. E cosa fa il buon Renato? Fonda il Nuovo Centrodestra per contrastare la leadership di Silvio Berlusconi. Ora, io sarei ben felice se in Italia nascesse un nuovo centrodestra moderato, di respiro europeo, che guardi al Partito Popolare Europeo. Mi domando come possa risultare credibile quello che oggi si chiama Nuovo Centrodestra, popolato da politici che per 20 anni hanno obbedito come soldatini agli ordini di Berlusconi.
Vado al sodo. A mio parere, se i
principali partiti politici attuassero comportamenti coerenti, pensassero al
bene comune e non all’interesse personale, si dedicassero con competenza ai
problemi del paese, la politica propagandistica del Movimento 5 Stelle non
avrebbe nessun senso. Purtroppo, mantiene un senso a causa dei comportamenti di
alcuni politici che, pur avendo commesso numerosi errori, pur essendo stati
protagonisti nel bene o nel male ( a mio parere più nel male) della vita
politica degli ultimo 20-30 anni, non si rassegnano a farsi da parte ed a
lasciare spazio ad altre persone.
Cosa accomuna Casini, Schifani e
D’Alema? Per me, tutti e tre, da strade politiche diverse, sono stati
importanti protagonisti della vita politica degli ultimi anni. Chi Presidente
del Consiglio, chi Capo Partito, chi Presidente della Camera o del Senato,
alfieri della sinistra, del centro o della destra, sono indubbiamente stati
protagonisti degli (almeno) ultimi 20 anni della nostra vita politica. Ora, è
giudizio direi condiviso da quasi tutti gli osservatori che la Seconda
Repubblica ha coinciso con un periodo di crisi dei partiti, con un decadimento
morale e, specialmente negli ultimi anni, con la crisi economica. La mia
domanda è, allora, perché le persone che hanno contribuito al declino di questo
paese non accettano di farsi da parte? Perché devono continuare a tessere
trame, pubbliche o occulte, a fare e disfare partiti, visto che il loro
contributo negli ultimi anni è stato negativo?Penso che la loro presenza nella vita politica valga un 5% ciascuno regalato alla propaganda del Movimento 5 Stelle, che ha buon gioco a parlare di casta, di favori, di conflitti di interessi.
Andiamo un minimo nello specifico. D’Alema inizia a fare politica nei giovani comunisti nel 1963. E’ fin dai primi anni 80 un dirigente di peso del Partito Comunista. Gli si può forse riconoscere il merito di aver chiuso la stagione del comunismo duro e puro e di aver traghettato il suo partito, per capirci il Pds prima ed i Ds poi, verso il socialismo europeo. Nel 1998 diviene il primo Presidente del Consiglio italiano proveniente da origini comuniste. Non mi dilungo, per anni il Pci ha lottato per avere il Governo, ma con D’Alema Premier non si ricordano brillanti ed efficaci politiche di sinistra. Dal 2000 in poi, D’Alema, in via ufficiale ma spesso manovrando i suoi fedelissimi, ha indebolito se non contribuito a far cadere Governi e Segreterie, da Prodi a Veltroni, da Bersani a Franceschini, dalla elezione di Prodi al Quirinale etc….. non è riuscito a fermare la corsa di Matteo Renzi ma sono personalmente convinto che a manovrare le attuali turbolenze di Cuperlo e Fassina ci sia sempre lo zampino di D’Alema.
Schifani. Dopo una vita nella DC aderisce a Forza Italia nel 1995 e scopre la politica nazionale. Nel 2008 diviene Presidente del Senato, la seconda carica dello Stato. Fedelissimo di Berlusconi, creatore del Lodo Schifani che ha cercato di garantire una sorta di impunità all’ex Premier nonché suo scopritore politico. Insomma, una carriera politica anche importante grazie alla sponsorizzazione di Silvio Berlusconi. E cosa fa il buon Renato? Fonda il Nuovo Centrodestra per contrastare la leadership di Silvio Berlusconi. Ora, io sarei ben felice se in Italia nascesse un nuovo centrodestra moderato, di respiro europeo, che guardi al Partito Popolare Europeo. Mi domando come possa risultare credibile quello che oggi si chiama Nuovo Centrodestra, popolato da politici che per 20 anni hanno obbedito come soldatini agli ordini di Berlusconi.
Casini. Già negli anni 80 membro
della Democrazia Cristiana. Nella Seconda Repubblica, prima col CCD poi con
l’Udc alleato di Berlusconi. Per più di dieci anni ha governato insieme al
Cavaliere, magari a volte cercando di portare moderazione alle proposte
peggiori di Forza Italia, magari cercando di arginare le pressioni xenofobe
della Lega Nord. A mio parere non c’è affatto riuscito, basti pensare che con
l’Udc, partito di ispirazione cattolica, al Governo, viene approvata la legge
sulla immigrazione Bossi-Fini che veramente non si può definire improntata ai
principi della accoglienza e della solidarietà. Nel 2008 le tensioni esplodono
e l’Udc di Casini non entra nel Popolo della Libertà e di fatto chiude i
rapporti con l’area Berlusconiana. Casini cerca la strada del Terzo Polo.
Volano parole grosse tra lui ed il Cavaliere. Non mi dilungo, vi segnalo solo
questo tweet di PierFerdinando:
5
gen 2013:
#Berlusconi mi insulta, ma non mi offendo. È nervoso: la sfida ormai è
tra #Bersani e #Monti. Silvio è fuori gioco. Ora voltiamo pagina.
Casini si allea con Mario Monti e con
Gianfranco Fini. Il risultato va al di sotto delle attese, sia per la
coalizione, ma soprattutto per l’Udc. Se consideriamo che tutta la coalizione
montiana arriva al 10.7%, va detto che dal nulla Scelta Civica raggiunge un
dignitosissimo 8% mentre se non sbaglio il Partito di Casini non supera il 2.
Segue un anno di tensioni tra alleati, di feroci discussioni tra Scelta Civica
ed Udc, discussioni che se diamo retta ai sondaggi dimezzano l’elettorato
centrista. Poi, arriva la proposta della nuova legge elettorale, edimprovvisamente Casini sceglie di tornare tra le braccia di Berlusconi. Mi
domando, con quale credibilità si può seguire la strategia politica di Pier
Ferdinando, se un anno fa parlava di Berlusconi come un pericolo ed oggi si
propone come alleato?
Concludo. Fin quando a dettare la
linea dei principali partiti politici italiani ci saranno personaggi come
D’Alema, Casini e Schifani (ho preso loro come esempi, ma ne esitono molti
altri), il Movimento 5 Stelle resterà saldo sopra il 20%. Se ci sarà un minimo
di pulizia, ma soprattutto facce e proposte nuove (e va detto, con Renzi il Pd
ha scelto di rompere col passato), son convinto che avremo una politica più
credibile, ed anche la propaganda del Movimento 5 Stelle si rivelerà per quello
che è, un enorme bluff.
Mario Scelzo.mercoledì 5 febbraio 2014
Primi effetti dell'Italicum: Casini torna nel Centro Destra
POLITICA -
In questi giorni si è molto parlato del ritorno nel centro
destra di Pierferdinando Casini. Non è il caso di fare nessun commento in
proposito, molti hanno già scritto su questo e sulla mancanza di coerenza di un
politico che aveva lasciato quella formazione ormai tanti anni fa, e con vanto,
puntando a costruire un nuovo polo (al centro con Fini, Rutelli e poi ancora
con Monti), e che aveva proferito parole molto dure verso il leader del Centro
Destra (dandogli, tra le altre cose, del bugiardo)
Casini ed il suo UDC erano parte integrante, nelle ultime elezioni
politiche, di quello che aveva l’intenzione di diventare il Terzo Polo
(distinti e distanti dal Centro Sinistra e dal Centro Destra) insieme a Futuro
e Libertà e Scelta Civica. Il non esaltante risultato elettorale (anche per una
campagna elettorale mal gestita dal Senatore Monti) con una “non vittoria” di
Bersani e della coalizione Italia Bene Comune (si è sempre ipotizzato una
eventuale entrata nella maggioranza di Monti se al Senato i suoi voti fossero
stati determinanti per la fiducia di un eventuale governo Bersani), hanno messo
in luce molte differenze sia all’interno di Scelta Civica (e da poche settimane
l’ala cattolica ha abbandonato la stessa Scelta Civica cercando di creare un
movimento che si ispira ai popolari europei), che tra Scelta Civica ed i loro
alleati, sancendo di fatto la scomparsa del Terzo Polo o, come lo stesso Casini
afferma, indicando il MoVimento 5 Stelle come il vero Terzo Polo.
La scelta di Casini di ritornare nel Centro Destra, mentre
sembra che Scelta Civica abbia iniziato a guardare verso il Centro Sinistra (la
senatrice Linda Lanzillotta ha per esempio twittato: “Tra #Berlusconi e #Renzi
@Scelta_Civica sceglie come interlocutore il #Pd per essere coscienza critica
nella realizzazione delle riforme.”) è probabilmente figlia della legge
elettorale in discussione in Parlamento.
Come sappiamo (su questo blog ne ha parlato Mario Scelzo)
l’Italicum prevede un cospicuo premio di maggioranza a chi supera la soglia del
37% o, se nessuno dovesse arrivare a quella soglia, a chi vincesse l’eventuale
ballottaggio tra le prime due formazioni.
Secondo gli ultimi sondaggi il centro destra ed il centro
sinistra sono vicinissimi tra loro (poche punti percentuali di differenza) ed
entrambi potrebbero raggiungere la soglia del 37% al primo turno. Migliaia di
voti diventerebbero determinanti per la vittoria finale. Casini, sempre secondo
i sondaggi, oggi prenderebbe pochissimi voti (si attesta intorno al 2%) ma quei
voti sarebbero determinanti per una eventuale vittoria se spostati tutti da una
parte. Vedremo di nuovo, questo è il forte rischio, alleanze dove per vincere
ci si imbarca tutti. In passato è successo diverse volte, penso all’ultimo
governo Prodi dove, per vincere, si era creata un’alleanza dove l’unico
collante era l’antiberlusconismo, mettendo insieme partiti distanti tra loro
(da Rifondazione Comunista di Bertinotti, il quale ottenne la presidenza della
Camera, all’Udeur di Mastella, diventato Ministro della Giustizia) con un
programma di centinaia di pagine anche in contradizione tra loro.
Il rischio dell’Italicum è questo, vedere enormi coalizioni
non coerenti tra di loro, in un momento in cui l’Italia ha bisogno di riforme
anche divisive ma efficaci. La governabilità che l’Italicum garantisce è solo
per chi ha più voti in Parlamento senza prendere in considerazione il tipo di
coalizione (già mi immagino veti e contro veti su ogni provvedimento).
martedì 4 febbraio 2014
Mozambico, segnali di dialogo.
Sintetizzo all’estremo per chi non avesse voglia di leggere, e per quanti non conoscono la situazione di questo splendido paese, che ho personalmente conosciuto e visitato più volte dal 2002 al 2009.
Indipendente dal Portogallo dal 1975, il Mozambico, già estremamente povero e distrutto dalla guerra di liberazione dai portoghesi, si trova in una situazione di guerra civile tra il partito al Governo ,la Frelimo, e il partito d’opposizione, la Renamo. Guerra che va avanti per 17 anni, fino agli Accordi di Pace firmati a Roma presso la Sede della Comunità di Sant’Egidio, parte mediatrice, il 4 Ottobre 1992. Bene, per 20 anni e più, la Pace ha garantito al Paese stabilità, crescita e un buon livello di rispetto degli standard democratici. Con tutte le difficoltà di un Paese già povero che esce da 25 anni di guerra; negli ultimi 10 anni il Pil del Mozambico cresce a botte dell’8-9 e perfino 10% (pensiamo che in Italia da anni stiamo in fase di decrescita, o quando va bene c’è una crescita dell’1%).
Improvvisamente però, nello scorso Ottobre, insorgono nuove
tensioni tra la Frelimo e la Renamo. Leggiamo cosa scriveva “L’Internazionale”
pochi mesi fa:
“La tensione politica in Mozambico sale in modo grave e
improvviso. La Renamo (Resistenza nazionale del Mozambico), l’ex guerriglia e
principale partito di opposizione, ha dichiarato la fine dell’accordo di pace
del 1992 dopo che, il 21 ottobre, l’esercito ha occupato la sua base a
Gorongosa, dove il suo leader, Afonso Dhlakama, è rifugiato da circa un anno.
Il governo portoghese ha denunciato “l’atteggiamento
irresponsabile del comandante delle forze armate”, riferendosi al presidente
Armando Guebuza. “La responsabilità è del governo del Frelimo perché non ha
voluto ascoltare le lamentele della Renamo”, afferma una nota del ministero
degli esteri di Lisbona.
Un gruppo di giornalisti del quotidiano mozambicano O País è
entrato nella base della Renamo al seguito delle forze armate e riferisce che
Dhlakama sta bene. Anche le persone che vivevano a Gorongosa si sono salvate
perché si erano allontanate prima dell’inizio dei bombardamenti del 21 ottobre.
Il portavoce della Renamo Fernando Mazanga ha dichiarato:
”L’occupazione della nostra base decisa dal presidente Dhlakama segna la fine
della democrazia multipartitica in Mozambico. Questo atteggiamento
irresponsabile mette fine agli accordi di Roma”.
Gli accordi firmati a Roma il 4 ottobre 1992, con la
mediazione della Comunità di Sant’Egidio, avevano messo fine a 16 anni di
guerra civile tra Frelimo e Renamo.
Secondo Público tutto il paese vuole che Guebuza e Dhlakama
tornino a negoziare. Ma l’episodio è un
ulteriore passo nella tensione politica e militare crescente, aumentata il 22
ottobre in seguito a un attacco della Renamo contro un posto di polizia.”
Questo scriveva l’Internazionale, e questa situazione di
tensione è continuata per tutta la fine del 2013 e l’inizio del 2014. Seppur
circoscritta ad alcune aree del Paese, la tensione ha provocato scontri
violenti, generati spesso in sparatorie, disordini, atti dinamitardi. Secondo
Radio Vaticana, si parla di migliaia di sfollati, purtroppo gli scontri hanno
causato anche numerose vittime.
La situazione stava davvero prendendo una brutta piega, ma
per fortuna, negli ultimi giorni, si registrano novità positive. Le pressioni
internazionali, la mediazione della Comunità di Sant’Egidio che dopo l’Accordo
di Pace è sempre una presenza amichevole nella vita del Paese, la
ragionevolezza delle forze politiche, hanno portato novità importanti. La notizia è in portoghese, ma ve la sintetizzo. In pratica Frelimo e Renamo hanno
concordato la formazione di un Comitato Nazionale del Dialogo, ed hanno
proposto di nominare cinque personalità superpartes come garanti del lavoro
dell’Osservatorio. Al di là dei dettagli, l’articolo parla di un clima positivo
ed improntato al dialogo, sembra che le tensioni degli ultimi mesi si stiano
stemperando, e l’obiettivo è di tranquillizzare la situazione e garantire
serene elezioni il prossimo 15 Ottobre del 2015. In sostanza, dopo il caos
degli ultimi mesi, la Renamo si era ritirata e dichiarata non disponibile a
partecipare a tali elezioni, che invece, se il dialogo continuerà, potranno
essere un ulteriore momento di crescita democratica del Paese.
Va detto, per inciso, che la Frelimo ha vinto tutte le
elezioni politiche nazionali tenutesi dal 1992, ma ad esempio a livello locale
(per capirci, come se parlassimo di regionali e provinciali) la Renamo ha
governato alcune importanti città del paese, ed una nuova forza politica, la
MDM di David Simango ( ex della Renamo poi uscitone per formare questa nuova
formazione politica) ha ottenuto una notevole affermazione ed ha vinto in
alcune importanti città del Paese. Segnalo anche come segnale positivo che
l’attuale Presidente Guebuza si ritirerà al termine del suo secondo mandato. E’
previsto dalla Costituzione, ma sono numerosi i casi di Presidenti Africani che
si innamorano del potere e pur di non lasciarlo attuano modifiche
costituzionali notturne, per garantirsi altri anni al potere.
Abbiamo quindi un Paese in crescita (con un notevole potenziale
ancora poco utilizzato, sia nel turismo, sia nello sfruttamento delle risorse
del territorio), una Democrazia che cresce e che si avvia verso il
multipartitismo, un popolo felice. Da qualche anno, anche la piaga dell’Aids fa
meno paura, visto il nuovo clima mondiale e gli sviluppi di Terapie, e
soprattutto grazie all’opera di numerose realtà di volontariato che da anni si
battono, con successo, per l’accesso delle Terapie Antiretrovirali.
Ci auguriamo davvero che il Mozambico possa continuare ad
essere un modello di Pace e Democrazia per tutta l’Africa.
Mario Scelzo
lunedì 3 febbraio 2014
Il legame tra povertà, corruzione, problemi percepiti e problemi reali
Il 27 gennaio scorso L'indagine sui bilanci delle famiglie italiane nel 2012 presentata dalla Banca d’Italia evidenziava con preoccupazione che il 10% delle famiglie con il reddito più basso percepisce il 2,4% del totale dei redditi prodotti mentre il 10% di quelle con redditi più elevati percepisce una quota del reddito pari al 26,3%. Tradotto: in Italia metà delle famiglie vive con meno di 2 mila euro al mese mentre il 10% delle famiglie a più alto reddito, percepisce più di 55.211 euro. Ancora più tradotto: il 10% delle famiglie più ricche possiede il 46,6% delle ricchezza netta familiare totale. Per chi ha saltato le righe precedenti: pochi ricchi e tanti poveri.
Si tratta certo delle solite cifre amare, che dipingono un Paese sempre più spaccato in due, dove il ceto medio, in linea con quanto accade negli altri Paesi dell'euro-zona, sta sparendo. Ma a ben vedere c'è dell'altro.
Allora la domanda sgorga davvero spontanea e suona tanto banale quanto ingenua: possibile che questi dati, uniti, non costituiscano un elemento di riflessione dell'agire politico? Possibile che il dibattito - siamo ormai entrati in campagna-pre-elettorale - non si focalizzi sul dissesto economico e morale in cui versa il nostro Paese?
Si tratta certo delle solite cifre amare, che dipingono un Paese sempre più spaccato in due, dove il ceto medio, in linea con quanto accade negli altri Paesi dell'euro-zona, sta sparendo. Ma a ben vedere c'è dell'altro.
E' di oggi infatti la notizia che la Commissione Europea ha pubblicato il primo report sulla corruzione in Europa. Scrivono i commissari: «In Italia i legami tra politici, criminalità organizzata e imprese, e lo scarso livello di integrità dei titolari di cariche elettive e di governo sono tra gli aspetti più preoccupanti, come testimonia l’alto numero di indagini per corruzione». Secondo la Commissione in Italia la corruzione equivale al 4% del PIL. Tradotto: Parliamo di circa 60 miliari di euro. Ancora più tradotto: il gettito della tanto sgradita IMU ammontava a circa 20 miliardi annui. Per chi ha saltato le righe precedenti: il problema non sono i soldi dell'IMU, mini-IMU, TARI, TASI, TARSU, ecc..
Allora la domanda sgorga davvero spontanea e suona tanto banale quanto ingenua: possibile che questi dati, uniti, non costituiscano un elemento di riflessione dell'agire politico? Possibile che il dibattito - siamo ormai entrati in campagna-pre-elettorale - non si focalizzi sul dissesto economico e morale in cui versa il nostro Paese?
A leggere i quotidiani sembrerebbe di no. Non che i tweet vadano meglio. Il termometro politico sale ma si scalda sempre sulle stesse cose: legge elettorale, risse, schieramenti, incarichi multipli, rientri in grande stile di vecchi politici. E, quando va bene, la vita reale del Paese è relegata al qualunquismo di chi identifica l'immigrazione, i rom, i vecchi, i poveri in generale, come i veri problemi da combattere per uscire dalla crisi.
E' forse proprio questo che impressiona di più: lo scollamento tra il dibattito pubblico e la realtà, tra la politica ed il Paese reale. Uno scollamento non privo di conseguenze che conduce all'aberrante conclusione di scambiare l'effetto - la povertà - per la causa del problema, la corruzione. Meno male che c'è Papa Francesco.
E' forse proprio questo che impressiona di più: lo scollamento tra il dibattito pubblico e la realtà, tra la politica ed il Paese reale. Uno scollamento non privo di conseguenze che conduce all'aberrante conclusione di scambiare l'effetto - la povertà - per la causa del problema, la corruzione. Meno male che c'è Papa Francesco.
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Credo che questo Parlamento non mi rappresenti più
POLITICA - Credo che questo Parlamento non mi rappresenti più. Intendiamoci,
non dico che sia illegittimo, in molti hanno provato a sostenerlo dopo la
bocciatura della Legge Elettorale chiamata Porcellum, su quello però la Corte
Costituzionale è stata chiara parlando di un Parlamento legittimo. Credo che
non mi rappresenti più dopo aver visto le brutte scene di questi giorni.
I parlamentari non sono nostri dipendenti, o meglio non sono
solo questo, sono nostri rappresentanti nelle istituzioni. Rappresentano tutti
i 60 milioni di italiani, anche quelli che si sono astenuti. Dovrebbero, con il
loro comportamento, dare dignità alle istituzioni. Si chiamano onorevoli e
dovrebbero esserlo. Ma le scene di violenza consumata nella Camera dei Deputati
è stata fatta da persone poco onorevoli.
La ghigliottina che il Presidente della Camera, Laura
Boldrini, ha utilizzato per contingentare la votazione per non far decadere il
provvedimento IMU-Bankitalia è sicuramente un atto forzoso (senza precedenti ma
inserito nel regolamento della Camera). Ma non si può parlare in questa
occasione di voler far tacere l’opposizione visto i toni e le argomentazioni
che l’opposizione stava spiegando nei suoi ordini del giorno (3 minuti per
chiedere scusa alle associazioni animaliste per aver paragonato Renzi ad un
cane, 3 minuti per urlare Boia chi molla). La Boldrini poteva non usare la
ghigliottina e quindi far decadere il provvedimento (per altro il suo partito
era contrario) ma ha creduto di comportarsi in maniera super partes. Forse non
è stata così e probabilmente non avrebbe dovuto usare la ghigliottina (per
altro creando un precedente per il futuro), ma, credo, se si vuole mettere in
risalto l’eventuale cattivo lavoro della presidenza, non si può fare con modi e
metodi violenti. Ho già spiegato che l’insulto, per me, non è un ragionamento
politico.
In passato, anche un quella che viene chiamata seconda
Repubblica, abbiamo visto scene surreali: scazzottate, cappi, mortadelle nelle
schede per le votazioni e spumante per brindare alla caduta di un governo. A
mio avviso però questa legislatura sta andando oltre.
Nei mesi scorsi abbiamo visto tetti occupati e parlamentari
che si lasciavano andare a baci saffici per protesta. Abbiamo assistito una
escalation di volgarità sia verbale che gestuale (dagli insulti ai gesti dell’ombrello),
al continuo utilizzo di cartelli e striscioni più adatti alla curva dello
stadio che al Parlamento, ma nell’ultima settimana si è passati dalla volgarità
alla vera violenza.
È, sicuramente, un gesto violento, il pugno del questore
Dambruoso all’onorevole Lupo (e per questo Dambruosio si dovrebbe dimettere
dalla carica di questore della Camera), ma è violento anche il voler fermare il
lavoro dell’assemblea e delle Commissione, occupare i banchi del governo e
provare a raggiungere lo scranno della presidenza.
La votazione nella Commissione Affari Costituzionali non è
sicuramente stata molto chiara, ma le immagini di parlamentari, per altro non
di quella commissione, che, dopo aver provato a non far riunire la Commissione
stessa, hanno urlato insulti indicibili ad altri parlamentari non è
giustificabile.
L’affronto che fa l’onorevole Di Battista all’onorevole Speranza
è giustificabile davanti al portone di un liceo non alla sala stampa del
parlamento.
La violenza poi genera violenza. Basta vedere i commenti al
post di Grillo “Se ti trovassi la Boldrini in macchina che cosa faresti?”, commenti
non solo volgari ma sessisti che fanno emergere l’istinto animalesco di certa
gente (ed è un peccato che le parlamentari del MoVimento 5 Stelle non abbiamo
deciso di prendere le distanze non solo dai commenti, ma anche dal post che
rischiava di incitare tale commenti). Una persona che si dichiara vicino al
MoVimento 5 Stelle ha pensato bene di prendere e bruciare il libro ai Corrado
Augias colpevole, secondo lui, solo di aver criticato il Movimento stesso (ma nella
stessa trasmissione la Bignardi ha intervistato per 30 minuti l’onorevole “grillino”
Alessandro Di Battista che ha potuto insultare tutti, da Speranza alla Boldrini,
senza un vero contraddittorio). Bruciare i libri perché non ti piacciono, o non
ti piace chi li ha scritti, è sempre un atteggiamento violento.
Dovremmo pretendere un Parlamento non solo che ci
rappresenti, ma che dia il buon esempio, non la succursale dell’Olimpico e di
San Siro. Perché, se fosse così, dovremmo pretendere, come è stato fatto per il
tifo violento, il Daspo anche per i politici.
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