martedì 23 aprile 2013

Numeri a 5 Stelle

POLITICA - I numeri non mentono, al massimo il problema è come vengono commentati, per questo basta riportare i dati che oggi sono usciti per avere un’idea su cosa accade intorno al Movimento 5 Stelle.

Iniziamo dalle quirinarie. Per più di una settimana il Movimento guidato da Grillo ha urlato, anche nelle piazze, che Rodotà era il candidato migliore perché votato dai cittadini. Dopo più di una settimana, quando ormai il candidato Rodotà è saltato e al Quirinale viene riconfermato Giorgio Napolitano, sul blog di Grillo vengono diffusi i dati ufficiali.

voti espressi sono stati 28.518 sui 48.292 degli aventi diritto (41% si è astenuto)

- Gabanelli Milena Jole: 5.796
- Strada Luigi detto Gino: 4.938
- Rodota’ Stefano: 4.677
- Zagrebelsky Gustavo: 4.335
- Imposimato Ferdinando: 2.476
- Bonino Emma: 2.200
- Caselli Gian Carlo: 1.761
- Prodi Romano: 1.394
- Fo Dario: 941

Alle ultime elezioni italiane gli aventi diritto erano  50 449 979

Elezioni in Friuli Venezia Giulia. Alle elezioni politiche del 2013 il Movimento di Grillo ha preso, in Friuli Venezia Giulia, 196.218 voti, pari al 27,2. a distanza di poco meno di due mesi, alle elezioni regionali in Friuli il Movimento ha preso 103.133 voti pari a 19,2%  (perdendo quindi più di 90 mila voti e intorno agli 8 punti percentuali). Va ricordato però che nella regione c’è stata una fortissima astensione (un elettore su due) e che è sempre difficile paragonare due elezioni diverse, nelle elezioni regionali conta molto la radicalità nel territorio dei candidati e forse Debora Serracchiani lo è più dei suoi avversari.

Un passaggio storico: il testo integrale del discorso di Napolitano

POLITICA - Pubblichiamo integralmente, e senza superflui commenti, il discorso pronunciato lunedì 22 aprile 2013 da Giorgio Napolitano in occasione della sua elezione a Presidente della Repubblica Italiana.


"Signora Presidente, onorevoli deputati, onorevoli senatori, signori delegati delle Regioni,
lasciatemi innanzitutto esprimere - insieme con un omaggio che in me viene da molto lontano alle istituzioni che voi rappresentate - la gratitudine che vi debbo per avermi con così largo suffragio eletto Presidente della Repubblica. E' un segno di rinnovata fiducia che raccolgo comprendendone il senso, anche se sottopone a seria prova le mie forze : e apprezzo in modo particolare che mi sia venuto da tante e tanti nuovi eletti in Parlamento, che appartengono a una generazione così distante, e non solo anagraficamente, dalla mia.

So che in tutto ciò si è riflesso qualcosa che mi tocca ancora più profondamente : e cioè la fiducia e l'affetto che ho visto in questi anni crescere verso di me e verso l'istituzione che rappresentavo tra grandi masse di cittadini, di italiani - uomini e donne di ogni età e di ogni regione - a cominciare da quanti ho incontrato nelle strade, nelle piazze, nei più diversi ambiti sociali e culturali, per rivivere insieme il farsi della nostra unità nazionale.

Troppi grilli per la testa: il PD nel post elezioni di Napolitano

POLITICA - Quando il nome di Romano Prodi è risuonato per la trecentonovantacinquesima, e ultima, volta venerdì sera, durante il quarto scrutinio per l’elezione del Presidente della Repubblica, era chiaro che quello successo nel segreto dell’urna andava oltre alla bocciatura di Prodi, era un vero e proprio inizio del congresso. All’appello nell’urna sono mancati 101 voti, molti, troppi, per poter continuare a puntare sull’ex premier padre dell’Ulivo e del centro-sinistra. Era, come sottolineato da molti, da Vendola a importanti esponenti del PDL, l’inizio del congresso del PD a spese degli italiani.
La candidatura di Prodi era nata in mattinata al cinema Capranica, dopo aver puntato, nel primo scrutinio, sul, perdente, nome di Marini. Prodi acclamato, era diventato il candidato ideale, inviso a Berlusconi, come chiedeva la base, un nome che univa, come chiedevano in tanti nel partito. Nessuno era contrario, sarebbe stato il presidente di tutti.
Ma la carica dei 101, nel segreto dell’urna, ci ha ripensato. Ma più che di franchi tiratori, l’ormai ex segretario Bersani ne aveva previsti almeno una cinquantina per poter continuare a puntare sul nome di Prodi, sono stati calcoli politici. Il messaggio era chiaro, Prodi era un nome che avrebbe  potuto unire il partito ma avrebbe diviso il parlamento e il paese (B. in piazza a Bari aveva minacciato di lasciare l’Italia nel caso fosse stato Prodi il Presidente della Repubblica) allontanando di fatto quelle larghe intese che in molti chiedono tra i democratici (D’Alema e Franceschini per fare solo due nomi). E l’elezione di Napolitano, con una così larga maggioranza, fa presagire un governo di larghe intese (già questa sera ci potrebbe essere un premier incaricato dopo un rapido giro di consultazioni).

mercoledì 17 aprile 2013

L'ultima barbarie: 25 anni fa le Brigate Rosse uccidevano Roberto Ruffilli

''L'odio e la violenza terroristica'' hanno colpito ''la sua determinazione nel portare avanti un progetto politico riformatore capace di superare visioni esclusivamente ideologiche e di rafforzare, ammodernandoli, i principi alla base del sistema democratico''. Ai giovani ''va trasmessa la consapevolezza del valore della sua eredita''.

Con queste parole il Capo dello Stato Giorgio Napolitano ha voluto ricordare ieri Roberto Ruffilli, nel 25esimo anniversario della sua barbara e macabra uccisione ad opera di un gruppo di terroristi provenienti  dalla fazione militarista delle Brigate Rosse. Con la sigla BR-PCC (Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente, adottata dalle BR  alla fine del 1981), dopo aver firmato nel 1986 l'omicidio dell'ex Sindaco di Firenze Lando Conti, con l'uccisione del senatore DC Roberto Ruffilli, il terrorismo rosso chiude nel sangue la stagione di piombo degli anni '80.


Ruffilli era appena rientrato nella sua casa di Forlì quando due finti postini suonarono alla porta della sua abitazione con la scusa di recapitargli un pacco postale; entrati nell'abitazione, lo condussero nel soggiorno, dove lo fecero inginocchiare accanto al divano per poi ucciderlo con tre colpi di pistola alla nuca.
Dopo una telefonata al quotidiano la Repubblica, nel giorno stesso dell'assassinio, alle 10.40 del 21 aprile fu ritrovato, in un bar di via Torre Argentina a Roma, un volantino rivendicante l'uccisione, che esordiva così:
« Sabato 16 aprile un nucleo armato della nostra organizzazione ha giustiziato Roberto Ruffilli, [...] uno dei migliori quadri politici della DC, l'uomo chiave del rinnovamento, vero e proprio cervello politico del progetto demitiano, teso ad aprire una nuova fase costituente, perno centrale del progetto di riformulazione delle regole del gioco, all'interno della complessiva rifunzionalizzazione dei poteri e degli apparati dello Stato. Ruffilli era altresì l'uomo di punta che ha guidato in questi ultimi anni la strategia democristiana sapendo concretamente ricucire, attraverso forzature e mediazioni, tutto l'arco delle forze politiche intorno a questo progetto, comprese le opposizioni istituzionali. Firmato: Brigate Rosse per la costituzione del Partito Comunista Combattente »

Il professor Roberto Ruffilli, allora 51 enne, era considerato un bersaglio importante per l'impegno che, come consulente di Ciriaco Demita, leader Dc, stava dando alla riforma dello Stato. Per il suo omicidio furono condannati all’ergastolo: Fabio Ravalli, Maria Cappello, Franco Grilli, Stefano Minguzzi, Tiziana Cherubini, Franco Galloni, Rossella Lupo, Antonio De Luca, e Vincenza Vaccaro.

Terremoto in Iran, anche gli USA offrono aiuto

Gli Stati Uniti sono "pronti a offrire assistenza in questo momento difficile" a Iran e Pakistan colpiti dal terremoto. Così si esprime in una nota il segretario di Stato Usa John Kerry rendendo esplicita l'offerta di aiuto statunitense e presentando le sue "più profonde condoglianze" alle "famiglie delle vittime, ai feriti e alle comunità che hanno subito danni alle loro case e alle loro proprietà" nel sisma di ieri. Per certi versi un atto dovuto ma che giunge quanto mai opportuno in questa fase di tensioni crescenti tra i due paesi.


Intanto in Iran la situazione resta tanto tragica quanto sconosciuta. I primi bilanci seguiti al potente terremoto che lo scorso 16 aprile ha devastato il sud est del Paese sono già drammatici: fonti locali citate dai siti dell'area parlano di almeno 81 morti e migliaia di edifici crollati. Il regime di Teheran nega invece ogni perdita in vite umane. La città di Hiduch nel sudest dell’Iran “è stata interamente distrutta” dal sisma che ha colpito l’area. Lo scrive il Guardian, citando fonti iraniane. E vittime si registrano anche in Pakistan: 34, secondo le autorità di Islamabad. L'epicentro è stato localizzato a circa 86 km dalla citta' di Khash e 81 km da Saravan, entrambe con oltre 50.000 abitanti, e a 167 km da Iranshahr, che invece ne conta quasi 100.000. Nella zona sono centinaia di migliaia le case costruite con mattoni di fango, secondol'agenzia semi-ufficiale Fars.

Sebbene secondo gli esperti quello di ieri rappresenti il sisma più potente degli ultimi 50 anni, l’Iran è un Paese fortemente sismico e già abituato a fare i conti con le conseguenze devastanti dei terremoti: già nell’agosto scorso 2012 vi era stato un terremoto con 306 morti e circa 4.500 feriti a Tabriz, nel nordovest. Il sisma che nel dicembre 2003 colpì l’antica città di Bam causò tra i 25 mila e i 31 mila morti a seconda delle stime e ancor più tragico fu il terremoto del giugno 1990, ancora una volta nel nord-ovest, che fece circa 37 mila vittime e più di 100 mila feriti nelle province di Gilan e Zanjan.



Preparazione a 5 stelle


POLITICA -  Lo confesso, non sono mai stato un fan di Beppe Grillo, non ho mai avuto per la sua inziativa politica né curiosità, nè simpatia. Ho sempre pensato (e lo penso tuttora) che il suo personaggio sia costruito a tavolino, che sia entrato in politica per interessi poco chiari, che abbia poco di concreto da dire. Se vi siete stufati di leggere pensando che sia prevenuto, fate pure.
Eppure, fino a pochi mesi fa, avevo una speranza. Pensavo, vabbè lasciamo stare Grillo e Casaleggio, ma oltre loro il movimento è composto da giovani preparati, vivaci, dinamici, pronti a contribuire al rilancio del Paese. Già ad esempio Pizzarotti, il Sindaco di Parma, di fatto il primo grillino in un luogo di potere, sicuramente si presenta bene, come un ragazzo alla mano voglioso di dare un contributo utile per la sua città.
Aspettavo quindi con curiosità lo sbarco a Roma dei deputati grillini per vedere il loro grado di preparazione, le loro competenze, il loro contributo alle attività parlamentari. Ora, tolta la strategia politica del movimento, che personalmente non condivido ma accetto come strategia, sono veramente colpito dalla impreparazione, dalla maleducazione, dall’ignoranza e pochezza culturale di molti dei Deputati Grillini. Per sintetizzare, concentriamo la nostra attenzione sul Capogruppo alla Camera dei Deputati Roberta Lombardi.
La Lombardi in meno di due mesi ha collezionato una serie enorme di gaffe, ha mostrato tutto il suo mix di arroganza ed interpretazione (mi permetto, se io fossi un elettore grillino chiederei di corsa le sue dimissioni, sta danneggiano il movimento). Provo ad andare per punti:
·       La simpatia non è un dono che tutti ricevono in dote, ma anche il più caratterialmente antipatico può sforzarsi di migliorare il suo carattere. La Lombardi guarda sempre il suo interlocutore con disprezzo, con uno sguardo di superiorità morale, col tono di voce e la faccia della prima della classe, quella che a 5 minuti dalla campanella ricorda alla Prof. che oggi doveva interrogare. Per dire, a me personalmente Crimi risulta un mostro di simpatia rispetto alla Lombardi.
·       L’insicurezza. Pur di apparire la più brava e devota di tutte, la Lombardi chiede alla rete anche cosa deve mangiare o bere. E’ famosa ed emblematica la sua richiesta “ragazzi mi hanno rubato il portafoglio con le ricevute degli scontrini, che faccio? Aspetto consigli”. Ora, cara Roberta,  va bene consultare la rete, ma spero voi deputati grillini abbiate un minimo di autonomia. Capisco consultare la rete per l’elezione del Presidente della Repubblica, capisco meno affidarsi alla rete per questioni che poco interessano ai cittadini.
·       Il rispetto per le Istituzioni. Perfino Grillo, in un raro momento di lucidità, ha elogiato Napolitano quando il Capo dello Stato lo ha difeso dagli attacchi del leader della Sinistra Tedesca. Ora, dire al Capo dello Stato, rappresentante del nostro popolo, di godersi la vecchiaia ed i nipotini, è veramente uno sgarbo istituzionale di pessimo gusto. Non sarebbe sgradita una quota sindacale di educazione.
·       L’impreparazione. Se scegli di fare il deputato, se oltretutto vieni eletta Presidente dei Deputati del tuo Partito, non puoi ignorare la Costituzione! Non puoi non sapere che per essere eletto Presidente della Repubblica devi avere più di 50 anni! Io, cittadino, posso non saperlo (e, per inciso, personalmente lo sapevo), tu, Capogruppo, DEVI SAPERLO. E meno male, Roberta, che avevate occupato la Sala del Mappamondo leggendo la Costituzione…
·       Mi è rimasta qui questa frase: nel dialogo in streaming Bersani-5stelle, il segretario Pd dice, sintetizzo “noi abbiamo i voti”, e la Lombardi, “si, ma noi abbiamo la credibilità”. Cara Roberta, la credibilità si conquista col tempo, tra un anno, forse, potremmo dire che il movimento è credibile, dirlo ora è pura arroganza.
Concludo. Mi aspettavo, e credo anche voi, gente preparata, colta, pronta al dialogo, capace di generare proposte e contributi. Fino ad oggi abbiamo visto una banda di dilettanti allo sbaraglio. Se la Lombardi è la Capogruppo, la rappresentante, la prima della classe, non oso pensare al resto.  Non è sicuramente di una banda di incompetenti arroganti quello di cui il paese avrebbe bisogno.
Mario Scelzo

lunedì 15 aprile 2013

Democratici sull’orlo di una crisi di nervi.

POLITICA - Nonostante sia stato il Partito più votato, con la maggioranza alla Camera dei deputati, il partito che, pur non avendo vinto, comunque non ha perso, sta vivendo, nel panorama politico italiano, il peggior momento della sua (breve) storia. Mai, come in questi ultimi giorni, infatti, all’interno del Partito Democratico si era visto attacchi feroci tra i suoi esponenti.
Intervistato dal TG5 il sindaco di Firenze parte all’attacco del segretario del suo partito “ho soltanto detto insieme a tanti altri, persino la Cgil, che bisogna fare presto.” È l’incipit del ragionamento renziano, che poi attacca “Mi spiace che destini personali di Bersani siano più importanti.” E poi boccia l’eventuale candidatura di Marini e Finocchiaro al Quirinale. Da li giro di dichiarazioni all’interno del PD; Fassina su Repubblica: “Renzi continua a far prevalere le sue pur legittime aspirazioni personali rispetto agli interessi del paese e mi sembra irresponsabile. Ormai è evidente che i sondaggi creino deliri di onnipotenza.”  Ma è la Finocchiaro ad essere la più dura: “Trovo che l'attacco di cui mi ha gratificato Matteo Renzi sia davvero miserabile, per i toni e per i contenuti.” poi aggiunge “E trovo inaccettabile e ignobile che venga da un esponente del mio stesso partito.”
Naturalmente sulla corsa al colle più alto di Roma si gioca una partita importante e determinante per gli assetti politici futuri. Trovare un nome condiviso con il PDL sarebbe un primo passo verso quell’inciucio di cui molti elettori del centro sinistra hanno paura, ma sarebbe il modo per sondare il terreno a destra poter per un eventuale governo di larghe intese che molti chiedono a sinistra (come Massimo D’Alema, in corsa anche lui per il Quirinale con alto gradimento da parte di Berlusconi). Ma per il PD si potrebbe invece profilare un muro contro muro con il PDL e optare per l’ex premier e padre nobile del PD, quel Romano Prodi che impaurisce tanto Berlusconi. Il nome dell’ex premier era uscito anche dalla prima tornata delle quirinarie (le votazioni on-line di Grillo) e magari sul suo nome il MoVImento 5 Stelle potrebbe decidere di convogliare i suoi voti.  
Intanto la vita politica di Bersani sembra segnata. A meno di ricevere un mandato pieno dal successore di Napolitano, ma questo sembra improbabile, Bersani non dovrebbe essere il prossimo candidato del centro sinistra. E all’interno del partito c’è già chi si prepara al prossimo congresso, richiesto a gran voce da più di un esponente appena sarà superata questa delicata fase. A candidarsi alla successione del segretario c’è già Fabrizio Barca, con un lungo e, alle volte, complicato documento, messo in rete appena 24 ore dopo aver preso la sua prima tessera. Il ministro del governo Monti ha in mente un partito di sinistra, molto diverso dall’idea che ha Renzi, molto più vicino ai Democratici americani. Forse la convivenza non sarà facile tra i due.