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mercoledì 12 settembre 2012

Sarajevo, dalla guerra alla pace



Sarajevo nel novecento è stata città della guerra. Il secolo scorso si è aperto con l’attentato a Francesco Ferdinando che ha dato di fatto il via al primo conflitto mondiale e si è chiuso con la guerra nei Balcani, il più sanguinoso conflitto in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale.

In questi giorni Sarajevo è città della pace, suggestivo scenario del ventiseiesimo incontro Uomini e Religioni, organizzato dalla comunità di Sant’Egidio, insieme alla Comunità islamica di Bosnia e Erzegovina, alla chiesa Serba ortodossa, all’Arcidiocesi di Vrhbosna-Sarajevo e alla Comunità ebraica in Bosnia e Erzegovina, sul solco dello storico incontro voluto da Giovanni Paolo II ad Assisi nel 1986 dove il Papa riunì per pregare, gli uni accanto agli altri, le grandi religioni del mondo.

“Vivere insieme è il futuro” è il titolo della tre giorni nella città Bosniaca, città multiculturale, dove le tre religioni del libro vivono le une accanto alle altre, con la Moschea a pochi passi dalla Sinagoga e alla chiesa cattolica e alla Cattedrale Ortodossa, tutto a pochi metri, tra il quartiere turco e il centro storico. Palazzi che ricordano l’impero asburgico sulla stessa via del mercato dove si possono sentire i profumi della cucina medio orientale. Una città dove si possono ancora scorgere, sulle facciate dei palazzi, i segni dell’assedio della città dopo vent’anni.

All’Assemblea di inaugurazione del meeting, dove si sono riuniti centinaia di leader religiosi di tutte le confessioni, prendono la parola i rappresentanti religiosi della città. Il gran Muftì di Sarajevo Mustafa Ceric, ricorda gli anni della guerra, le vittime, loro, le vittime “meritano il nostro sincero impegno per la pace e la riconciliazione, meritano il nostro giuramento onesto a Dio e all’umanità che faremo tutto il possibile in modo che mai più capiti a nessuno quello che è successo qui.” Gli fa eco Jacob Finci Presidente della Comunità ebraica di Bosnia e Erzegovina: “noi che abbiamo vissuto una guerra così atroce, la pace ha un significato ancora più lampante. I vicini di casa, che possono e hanno il diritto di essere diversi da noi, non meritano un rispetto minore, anzi li dobbiamo rispettare e amare nella loro diversità.

Di convivenza parla il Vescovo della Città, Cardinal Vinko Puljic che spiega “Come afferma il titolo del Convegno “Vivere insieme è il futuro”, siamo qui per dire che proprio da questa città vogliamo mostrare al mondo intero che la convivenza non solo è possibile, ma che essa è l’unico futuro che possiamo augurare all’umanità e per il quale ci vogliamo impegnare.”

E poi il Ministro dell’integrazione e della Cooperazione Internazionale, Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, che ricorda che “C’è un grande valore nell’incontro tra uomini e donne di religioni diverse. Occorre prepararsi ad essere vicini spiritualmente, perché il domani sarà la civiltà del vivere insieme”. E il Presidente del Consiglio Italiano, Mario Monti, che prendendo la parola, sottolinea come “In questi anni abbiamo compreso meglio quanto le religioni siano tornate a essere una realtà importante per la coesione sociale e per la pace nel mondo.”
Ma all’assemblea anche personalità politiche internazionali, come Il Primo Ministro della Costa D’Avorio Ahoussou-Kouadio che ricorda come il suo paese abbia fatto “Della pace la sua seconda religione e che la cerca oggi disperatamente a dispetto della crisi e della violenza sporadiche che lo attraversano.” e conclude il suo intervento spiegando che“Finche ci sarà un solo paese in guerra la pace mondiale resterà fragile e minacciata.

Durante l’assemblea viene letto anche il messaggio che il Cardinal Tarcisio Bertone Segretario di Stato Vaticano, ha inviato al cardinal Puljic e ai partecipanti del convegno riportando il cordiale saluto e l’apprezzamento del Santo Padre.
Commovente è stato poi la consegna di una copia della Haddagah. Una copia particolare del libro, raccolta di preghiere e storie della tradizione ebraica, creata nel 1350 in Spagna e che ha attraversato mezza Europa, prima di arrivare a Sarajevo dove un Archivista Musulmano l’ha salvata durante l’invasione nazista e oggi conservata nel museo nazionale, è stata donata dal Gran Mufti Ceric al rappresentante del Gran Rabinato di Gerusalemme oded Wiener.

Di Gavino Pala

lunedì 4 giugno 2012

Ricordando Padovese, vescovo del diaologo. Fu ucciso nel 2010 in Turchia

Mons. Padovese ai funerali di don Andrea Santoro,
ucciso in Turchia nel 2006
Due anni fa monsignor Luigi Padovese si stava preparando ad andare a Cipro per partecipare alla visita di Benedetto XVI nell’isola. Sarebbe partito dalla sua Turchia dove era salito al soglio episcopale come vescovo di Iskenderun, nell’Anatolia.

Era un uomo impegnato nell’ecumenismo e nel dialogo interreligioso, con l’Islam in particolare, ma aveva una particolare attenzione all’opera pastorale, incontrava di frequente anche le autorità turche per parlare delle minoranze cristiane nel paese.

Ma la sua vita fu spezzata dalla violenza. Fu ucciso da un suo collaboratore, colpito a morte.

Nella sua prima lettera pastorale dopo la sua elezione, nel 2004, scrisse:

Ispirandomi al grande figlio di Antakia e poi vescovo di Costantinopoli, Giovanni Crisostomo, ho scelto come motto episcopale “In Caritate veritas” – La verità nell’amore. Sono poche parole, ma esprimono il mio programma di ricercare nella stima e nel reciproco volersi bene la verità. Se è vero che chi più ama, più si avvicina a Dio, è anche vero che per questa strada ci avviciniamo al senso vero della nostra esistenza che è un vivere per gli altri. Del resto la porta della felicità si apre soltanto all’esterno. Su questa convinzione si fonda anche la mia volontà di dialogo con i fratelli ortodossi, quelli di altre confessioni cristiane e con i credenti dell’Islam”.

Monsignor Luigi Padovese solo pochi anni prima aveva celebrato la messa di suffragio per Don Andrea Santoro, ucciso nel 2006 a Trabzon. In quell’occasione aveva detto: “Noi perdoniamo chi ha compiuto questo gesto. Non è annientando chi la pensa in modo diverso che si risolvono i conflitti. L’unica strada che si deve percorrere è quella del dialogo, della conoscenza reciproca, della vicinanza e della simpatia. Ma fintanto che sui canali televisivi e sui giornali assistiamo a programmi che mettono in cattiva luce il cristianesimo e lo mostrano nemico dell’islam (e viceversa), come possiamo pensare a un clima di pace?" -  e  parlando di don Andrea Santoro diceva - “Chi ha voluto cancellare la sua presenza fisica, non sa che ora la sua testimonianza è più forte”.

La chiesa di San Bartolomeo all’Isola Tiberina, affidata alla Comunità di Sant’Egidio e luogo di memoria dei nuovi martiri per volere di Giovanni Paolo II, accoglierà mercoledì 5 giugno, la sua Mitra, in una liturgia presieduta dal Fra Mauro JOEHRI, Ministro generale dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini.