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martedì 15 gennaio 2013

Rapporto sulla povertà di Roma e Lazio fatto dalla Comunità di Sant’Egidio.

ATTUALITA' -Questa mattina alla Camera di Commercio di Roma è stato presentato il Rapporto sulla povertà di Roma e Lazio fatto dalla Comunità di Sant’Egidio.

Mario Marazziti, portavoce della Comunità di Sant’Egidio, spiega, presentando il rapporto: “Questo rapporto nasce dalla constatazione che la povertà, i poveri , sono persone, non solo numeri. Se si conoscono queste persone e le loro situazioni” prosegue Marazziti “si può arrivare a immaginare una serie di proposte di soluzione. I dati presenti nel rapporto vogliono rappresentare un contributo alla individuazione di soluzioni, e sono rivolti a imprenditori, amministratori, politici, a tutti coloro che possono aiutare a elaborare risposte ai problemi che sorgono per la crisi economica.”

La Famiglia:
Rappresenta il più grande ammortizzatore sociale, arrivando dove non riesce lo stato. Copre, con oltre 20 miliardi di euro, le carenze economiche dei membri che la compongono. “E’ per questo che serve una seria politica di sostegno alla famiglia” incoraggia il rapporto.

Le donne:
Nel 2012 molte donne con un figlio e precedentemente occupate hanno faticato a ritrovare un posto di lavoro.  Il 33,7% delle donne tra i 25 e i 54 anni non percepisce nulla. incrementati benefits per le donne single con figli.

Il tessuto sociale e l’isolamento:
Un dato che salta agli occhi è il moltiplicarsi di famiglie composte da una sola persona. Nel 1994 il 26% delle famiglie laziali (529 mila su 2.009.000) erano composte da un unico componente, nell’ultimo dato rilevato, il 2010, le famiglie composte da un unico componente sono arrivate a 769 mila (32.5% del totale), 4 punti percentuali in più rispetto alla media nazionale. Il 59% di queste famiglie sono fatte da donne sole.

Gli anziani:
Una solitudine che colpisce prevalentemente la popolazione anziana della regione. Uno studio condotto dalla Comunità di Sant’Egidio su 7RSA della regione emerge che uno dei fattori fondamentali per il ricovero è la solitudine (il 35% era, per esempio, celibe/nubile) e l’assenza dei figli su cui far affidamento.

La Casa:
La casa è sicuramente un fattore determinante per lo studio della povertà. Il Lazio, dopo Lombardia ed Emilia Romagna, è la regione con il più alto tasso di sfratti. A Roma, se venisse confermato il trend dei primi sei mesi del 2011, verrà superata la soglia di duemila sfratti, confermandosi, per il terzo anno consecutivo, la città con il più alto tasso di sfratti in Italia.
Quasi la metà degli sfratti è legata alla profonda crisi economica ed occupazionale (24% degli sfratti il percettore ha perso il posto di lavoro e nel 21% si trova a essere in cassa integrazione).

Disabili:
Secondo i dati Eurostat la spesa pubblica italiana per la disabilità è dell’1,6 del Pil, largamente inferiore a quanto speso nei Paesi dell’Unione Europea
La priorità, secondo il rapporto, sarebbe quello di integrare, magari con l’inserimento nel mondo del lavoro. Ma, secondo i dati forniti dall’ISFOL, in Italia, gli inserimenti nel mondo del lavoro, sono passati da 31.535 del 2007 a 20.830 nel 2009.

Carcere:
Altro punto delicato è la situazione carceraria. Al 31 marzo 2012 i detenuti nei 206 carceri italiane erano presenti 66.695 (per una capienza di 45.743). Nel Lazio c’erano 6.873 detenuti (per una capienza di 4.838), il 10,31% del totale nazionale.
Rispetto al 31 marzo 2011 c’è stata una diminuzione di 905 detenuti, nel  Lazio erano 6.576 con una diminuzione di 297 unità, più della metà della popolazione carceraria laziale è a Roma: 3.665 detenuti (3.297 uomini e 368 donne.
C’è però un serio problema di reinserimento nella società, magari, suggerisce il rapporto, con un  potenziamento dell’accesso al lavoro interno ed esterno.

lunedì 19 novembre 2012

Alcuni dati sulla drammatica situazione carceraria

Il IX rapporto sulla situazione carceraria in Italia (dal titolo suggestivo quanto preoccupante “Senza dignità”), presentato oggi dall’Associazione Antigone, fotografa una situazione disperata.
Il primo dato che balza agli occhi, quello che la stessa associazione chiama un malato cronico, è il problema del sovraffollamento, nei 206 carceri italiani, per una capienza di 46.795 sono incarcerati circa 66.685. Stiamo parlando di tasso di affollamento del 142,5% (con la Liguria con un tasso del 176,8%) a fronte di una media europea che si aggira intorno al 99%.

Il rapporto si sofferma anche ad analizzare la composizione delle carceri. Le donne in carcere sono 2.857 (il 4.2% del totale), mentre la regione più rappresentata è la Campania (intorno al 26%), anche se un’incidenza interessante è la presenza degli stranieri (il 35% con una forte presenza marocchina e rumena). Il 41% dei detenuti ha meno di 35 anni.

Sono invece drammatici i dati relativi alla situazione sanitaria e sociale: secondo il rapporto il “12,3% dei detenuti avrebbe tentato il suicidio.”
Dall’inizio dell’anno sono morti 93 i detenuti morti, più della metà (50) per suicidio, uno per sciopero della fame, uno per overdose, uno per omicidio, 9 per malattia e 31 per cause ancora da accertare.

La situazione è così drammatica che è un campanello d’allarme anche per la Corte europea dei Diritti dell`Uomo che sta vagliando all’incirca 400 casi con una multa che si potrebbe aggirare sui 400 mila euro di sanzioni.