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lunedì 5 novembre 2012

Chi colmerà il vuoto politico lasciato dai partiti?

La politica, o meglio i partiti, sono in crisi. Il voto siciliano ha certificato un profondo malessere nei confronti dei partiti tradizionali con un forte astensionismo e la perdita di elettori dei principali partiti, anche quelli che in Sicilia le elezioni le hanno vinte. Ma questo fenomeno è tutt’altro che nuovo. Potremmo ipotizzare che l’inizio del malessere sia avvenuto dopo la pubblicazione de La Casta di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo. I due giornalisti del Corriere della Sera hanno descritto, in maniera puntuale e documentata, il costo della nostra classe politica.

La perdita di consenso dei partiti ha avuto poi due conseguenze tangibili solo nell’ultimo anno. Da una parte l’ascesa di Grillo e del Movimento 5 Stelle e dall’altra la nascita del governo tecnico di Mario Monti. Il primo, forse un po’ populista e facendo leva sulla pancia della gente, ha costruito la sua fortuna attaccando i politici e i partiti colpevoli, secondo il comico genovese, di pensare solo ai propri interessi. Il secondo è nato proprio dall’impossibilità dei partiti di affrontare la più pesante crisi economica mai vista dal 29, e, nonostante i forti sacrifici che ci hanno chiamato a fare, continua ad avere un buon gradimento del paese, come lo stesso Monti ha ricordato poche settimane fa.
L’avvicinarsi delle elezioni politiche (a gennaio insieme alle regionali o ad aprile alla fine della legislatura, ancora non si sa) pone allora un problema, riusciranno i partiti politici a riconquistare lo spazio politico che hanno perso negli ultimi anni? Oppure quello stesso spazio politico potrà essere colmato da settori della società civile oggi lontani dalla politica?

Secondo tutti i sondaggi nel prossimo parlamento dovrebbero entrare i grillini e probabilmente potrebbero ritornare in Parlamento forze a sinistra del PD. Ma potrebbero essere al centro le vere novità politiche: il Movimento di Todi e il Manifesto per la Terza Repubblica di Montezemolo ne sono un esempio lampante anche se ancora non sappiamo le loro intenzioni, sono due realtà che stanno prendendo spazio, e l’UDC guarda a loro strizzando l’occhio.

Nei giorni scorsi, dalle colonne del Corriere della Sera, Ernesto Galli della Loggia, con un duro editoriale, critica proprio quei settori della società civile che negli ultimi mesi si stanno affacciando sulla scena politica. Li chiama Notabili a disposizione e ne elenca i nomi: Corrado Passera, Andrea Riccardi, Luca di Montezemolo, Lorenzo Ornaghi, Ernesto Auci, Raffaele Bonanni.
La critica maggiore che muove Galli della Loggia verso questi presunti notabili è il silenzio rispetto a temi specifici, “uno soltanto dei tanti problemi con cui ci troviamo alle spese”. Galli della Loggia fa due esempi, la carriera dei magistrati e i matrimoni omosessuali, peccato che tra i notabili citati ci sono esponenti dell’attuale governo che problemi concreti, molto di più concreti della carriera dei magistrati, li stanno affrontando, e poi ci sono sindacalisti e imprenditori che quotidianamente affrontano problemi inerenti il lavoro e la’economia.

Stupiscono poi le conclusioni dell’editorialista del Corriere con una fantasiosa citazione del notabile: “Voi mi dovete eleggere non per ciò che io penso o propongo (quasi sempre nulla), ma per ciò che io sono. Per il mio “rango”. Che non deve essere certo riconosciuto da voialtri, insignificante plebe elettorale. Basta che lo facciano i miei pari: a voi, al massimo, non resta che sottoscrivere”. Ma è il gioco della democrazia, se nasce un partito intorno al Manifesto per la Terza Repubblica (il prossimo 17 novembre ne sapremo di più) o al movimento di Todi sarebbero personaggi della società civile che si mettono in gioco, nello stesso manifesto si criticano molto i partiti tradizionali, ma sarà la gente a decidere se fidarsi si loro piuttosto che di Bersani e Alfano. Michele Salvati, rispondendo sempre sul Corriere a Galli della Loggia, ribalta il problema chiedendosi: “Come mai la politica presenta oggi per la loro chiamata?” e sottolinea: “La presenza dei “notabili a disposizione” dipende dal fallimento della politica dei partiti e dei politici di professione e della reazione popolare nei loro confronti.

venerdì 26 ottobre 2012

Il Manifesto di Montezemolo "Verso la terza Repubblica"

La Prima Repubblica è finita con Tangentopoli e il terremoto politico che ne è scaturito. Fu la scomparsa della Democrazia Cristiana e del Partito Socialista di Craxi, il Partito Comunista aveva cambiato nome qualche anno prima con la svolta della Bolognina mentre il Movimento Sociale Italiana farà la sua svolta nel 95 con il congresso di Fiuggi dando vita ad Alleanza Nazionale.
I vent’anni successivi hanno visto la scena politica calcata da Berlusconi.

Oggi Berlusconi fa un passo indietro e decide di non candidarsi, mentre i partiti politici perdono ogni giorno consensi tra gli elettori. Il clima di antipolitica, calcato da Beppe Grillo e dal suo Movimento 5Stelle, fa proseliti ogni giorno (alcuni sondaggi lo danno sopra il 20% alle prossime elezioni politiche) e certo non aiutano i continui scandali politici che hanno riempito le pagine dei giornali in questi mesi, l’azzeramento della giunta Formigoni in Lombardia dopo le accuse all’assessore Zambetti e i legami con la criminalità organizzata, i problemi nel Lazio dopo le accuse al consigliere del PDL Fiorito, ma anche la richiesta a 20 mesi di carcere per Vendola accusato di abuso di ufficio, e oggi la politica è fatta dai tecnici e dai professori, con il Governo Monti chiamato a trovare soluzioni ad una profonda crisi economica che la politica non riusciva a risolvere.
Forse per questo che Italia Futura, movimento guidato da Montezemolo, vuole andare “Verso la Terza Repubblica”. Da ieri, sul sito dell’associazione, è comparso il manifesto “Verso la Terza Repubblica, La società civile e il rinnovamento della politica” dando l’appuntamento a Roma il prossimo 17 novembre.

L’incipit del Manifesto “Per uscire dalla crisi italiana è urgente aprire una stagione di riforme di ispirazione democratica, popolare e liberale, legittimate dal voto di milioni di italiane e di italiani, in continuità con quanto di meglio ha realizzato il governo guidato da Mario Monti che ha avuto il merito di rasserenare il clima di intollerabile antagonismo della politica italiana e di restituire prestigio e credibilità all’Italia.” Si parte quindi dall’Agenda Monti e dal buon lavoro che fino a qui a fatto il governo dei tecnici, ma non solo, si segna anche la strada per proseguire quel lavoro “Una tale soluzione non verrà dai partiti politici così come li conosciamo, ma da una presa di responsabilità corale di forze sociali, culture civiche e realtà associative capaci di contribuire attivamente alla rigenerazione e al governo della nazione.” Andare quindi oltre ai partiti.
Nel manifesto anche i valori fondanti, come la “sussidiarietà per ogni progetto di rinascita civile ed economica del paese” ma anche “nel valore della coesione sociale e riteniamo necessaria una profonda riforma del modello di welfare, come generatore di opportunità e strumento di promozione umana.”Crediamo che il ritorno alla crescita dell'economia italiana possa venire soprattutto dalla riduzione della pressione fiscale, premiando il lavoro, la produzione e la cultura come i fondamentali motori di sviluppo della nazione.”
Oltre al presidente di Italia Futura, il manifesto vede le firme, tra gli altri, del ministro per la Cooperazione Internazionale e fondatore della Comunità di Sant'Egidio, Andrea Riccardi, del presidente delle Acli, Andrea Olivero, del magistrato Stefano Dambruoso e del segretario della Cisl, Raffaele Bonnanni.

Il manifesto arriva a pochi giorni da Todi 2. in quell’occasione il leader della CISL aveva sottolineato “Una personalità come Monti, stimato dagli italiani nonostante le pressioni per ridurnel'autorevolezza, che gode di grande autorevolezza tra i cittadini, si staglia di fronte a tanti populisti di destra e sinistra. Ha salvato il Paese.”

Quindi una partita politica che si potrebbe giocare tutta al centro, con Cattolici e Moderati della società civile magari uniti nel sostenere un eventuale Monti Bis, operazione che potrebbe trovare anche l’appoggio nell’UDC e in alcuni esponenti moderati del PDL. Mentre sembra improbabile l’appoggio del Partito Democratico, il segretario Bersani lo dice chiaramente mentre incontra il presidente francese Francois Hollande, zero chance “se Monti due vuol dire andare avanti con delle maggioranze spurie”