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venerdì 20 giugno 2014

Politica in pillole (Renzi, le riforme e il ruolo di Forza Italia, dell'M5S e di SeL)

POLITICA - A mio parere, tre sono le notizie rilevanti della attualità politica. Il dialogo sulle riforme  tra Pd e Forza Italia, il presunto dialogo M5S-PD, e la crisi in atto dentro Sel. Proverò a procedere con ordine, anche se ritengo tutti e tre gli eventi legati da un filo comune: la nettissima vittoria del Pd in generale, ma soprattutto di Renzi in particolare, ha definito il quadro politico e chiarito a tutti gli interlocutori che al 99% questo Governo durerà a lungo, forte di un ampio consenso popolare.

Questa considerazione spinge tutti gli attori politici ad accelerare le proprie mosse, o comunque a cambiare prospettiva non ritenendo più praticabile un ritorno rapido alle urne.

Partiamo da Forza Italia. Uscito con le ossa rotte dalle recenti elezioni europee, il partito di Berlusconi vive una fase di turbolenza interna, in una lotta tra correnti figlia a mio parere della debolezza del leader. Forza Italia non ha nessun interesse a tornare rapidamente al voto, ma allo stesso tempo per non scomparire dal campo di gioco ha interesse ad accreditarsi come interlocutore per le riforme. Un accordo a tutto campo con Renzi sia sulle Riforme sia sulla Legge Elettorale permetterebbe a Berlusconi di accreditarsi come persona che ha a cuore il bene del paese, e consentirebbe al CentroDestra (discorso che vale anche per Alfano) di riorganizzarsi e di recuperare credibilità in vista di future tornate elettorali.

Discorso simile per Grillo. Il Movimento ha avuto una batosta elettorale, perdendo 3 milioni di voti e 4 punti percentuali. Non è da buttare via il 21% conseguito, ma se si fa campagna elettorale al motto di vinciamo noi, e se il leader promette di ritirarsi in caso di sconfitta e poi non lo fa, questo risultato seppur buono viene percepito come una sconfitta.

Dopo aver provato in tutti i modi a negare la sconfitta e dopo aver dato le colpe della sconfitta non a se stessi ma agli italiani, il Movimento ha apparentemente cambiato strategia. La mia lettura è la seguente; Grillo è per me totalmente incapace di un qualsiasi ragionamento utile al paese, ma non è scemo. Sa che non può continuare a vita il giochetto del salire sui tetti, del gridare oltrehitler, della opposizione che sa dire solo no, specie di fronte ad un leader come Renzi che piaccia o no è comunque dinamico ed abile nel vendere bene le sue iniziative.

Insomma Grillo, per paura di scomparire o di mantenere la guida solo di un manipolo di Dibattisti pronti a dire W Grillo Bravo Grillo, chiede di tornare in gioco nel tavolo delle riforme. I giornali hanno parlato di apertura, a me sembra un ricatto. In sintesi M5S dice a Renzi, dacci i tuoi voti di maggioranza, per far approvare una legge elettorale proposta da noi, che siamo una minoranza. Inoltre, dopo aver fatto perdere un anno di tempo al paese, e dopo aver rifiutato ogni proposta di dialogo (ricordo lo streaming Renzi-Grillo col secondo che dice, ti do un minuto, non ho tempo da perdere con te), ora M5S chiede fretta.

Immagino Renzi sia abbastanza furbo e scaltro da andare all’incontro, ascoltare quello che il Movimento ha da dire, e poi dire, scusate, ma potevate pensarci prima. Aggiungo anche che se per un anno chiami il Premier Ebetino o Renzie, è poi difficile che tu possa sedere con credibilità al Tavolo delle Riforme.

Veniamo a Sel. Non è di ieri una divisione tra una parte del partito che guarda ad esperienze di sinistra più radicale (per capirci in direzione Rifondazione), ed un’altra che guarda comunque al socialismo europeo ed al Pd. Già Gavino Pala ha scritto rispetto alla Lista Tsipras ed alleprospettive dopo il voto, non mi dilungo

La novità di questi giorni è che la spaccatura è ufficiale. Mentre Vendola e Fratojanni restano ancorati alla opposizione, Migliore ed altri compagni di viaggio lasciano il partito dichiarando di fatto di guardare al Pd ed al Governo come interlocutori credibili. Non credo che Migliore voglia entrare al Governo, credo però voglia costruire una realtà di sinistra di respiro europeo, a vocazione governativa e per questo non può fare a meno di confrontarsi col Pd, partito di CentroSinistra, alleato con Sel in molte realtà locali e attualmente espressione della quasi maggioranza degli italiani.

Nello specifico (e qui mi sbilancio, io sto con Migliore), i fuoriusciti da Sel contestano il mancato appoggio al Decreto Irpef. In pratica dice Migliore, come possiamo noi di sinistra opporci ad una norma che dà 80 euro al mese ai redditi bassi? Una delle norme più di sinistra approvate da un Governo negli ultimi 20 anni?

Io vedo una netta demarcazione tra una sinistra radicale capace di dire solo no, di dire io sarei più capace, io governerei così, ma incapace di rendersi conto che lo spazio politico è limitatissimo e bene che va se si raggiunge un 5%, del tutto inutile senza alleanza. Poi vedo la sinistra di Migliore, che magari ipotizzo potrebbe anche costruire una casa comune con Cuperlo e l’attuale minoranza Pd, per portare al Governo le istanze della Sinistra, e per spostare l’asse attuale del Pd più verso sinistra. Insomma, sapersi accontentare, essere dentro per cambiare e non fuori per urlare.

Mario Scelzo

giovedì 12 giugno 2014

Mineo, l'autosospensione di 13 senatori e l'ennesimo autogol del PD

POLITICA - Forse il PD ha bisogno di litigare per sentirsi vivo. Al PD non serve vincere le elezioni (anzi stravincere le europee), conquistare comuni e regioni, essere il primo partito in Europa, il PD ha bisogno di scontri, dissensi interni, malumori, veti incrociati, autosospensioni e franchi tiratori per sentirsi vivo.

E solo in quest’ultimo anno di ci hanno deliziato con autogol impressionanti come i 101 che non hanno votato Prodi Presidente della Repubblica, o la conferma della fiducia ad Alfano o alla Cancelieri.

Ma in queste ore vogliono continuare a dimostrarlo con due episodi importanti.
Alla camera passa un emendamento (a scrutinio segreto) della Lega, con parere contrario del governo, sulla responsabilità civile dei giudici. Il PD alla Camera ha da solo la maggioranza dei seggi, quindi basterebbe votare compatti per affossare l’emendamento. Invece l’emendamento passa e si contano almeno una trentina di deputati del PD che nel segreto del voto appoggiano l’emendamento. Renzi, dalla Cina, dirà che il pasticcio verrà risolto al Senato, stare a vedere, anche perché il secondo esempio arriva proprio dal Senato.

Corradino Mineo, Senatore dissidente del PD, che in più occasioni ha espresso il suo parere contrario sull’Italicum e sulla riforma del Senato, viene tolto dalla Commissione Affari Costituzionali, dove queste due norme sono in discussione, e sostituito con Zanda (più filo governativo del collega).

Qualcuno ha parlato di dittatura e decisionismo di Renzi e tirato in ballo la Costituzione ricordando che non c’è vincolo di mandato per il parlamentare.


L’autosospensione di 13 senatori del PD pone ora il governo sulla graticola rischiando di non avere più i numeri necessari per governare.

Tutto questo suggerisce, a mio avviso, alcune riflessioni. Partendo dal bisogno impellente di fare quelle riforme costituzionali che ci promettono da anni (e che ad oggi bisogna ammetterlo solo Renzi ha provato a fare) il problema è il metodo. Renzi, che al Nazzareno contratta le riforme con Berlusconi, perché non ascolta la parte del suo partito, minoritario e sconfitto alle primarie, per apportare cambiamenti importanti che potrebbero migliorare sia il Senato che l’Italicum (sicuramente due brutte leggi)? E dall’altra parte, perché dopo le votazioni fatte nella direzione e nelle assemblee parlamentari che hanno deciso la linea del partito Mineo e gli altri 12 senatori non decidono di prendere atto che la maggioranza del proprio partito ha deciso una linea diversa dalla loro?
Ha senso far cadere il governo in questo momento (soprattutto pensando che il PD di Renzi ha conquistato più del 40% alle Europee) ed andare alle elezioni anticipate con una legge elettorale forse anche peggio del Porcellum (visto la totale assenza di premio di maggioranza nessuno avrebbe i voti per governare neanche più in una sola camera)?

Intanto aspetto il prossimo autogol del PD che è sempre più divertente di quello precedente.

lunedì 9 giugno 2014

Renzi tra Europa e scandali

POLITICA - Le elezioni sono passate, sappiamo tutti come sono andate e già sono stati scritti fior fior di commenti, quindi non aggiungerò la mia analisi ma vi invito a guardare al futuro.

Il dato politico che emerge dalle elezioni europee è che abbiamo un Presidente del Consiglio di fatto investito da una ampissima legittimazione popolare (vuoi per merito suo, vuoi per incapacità degli avversari), abbiamo una coalizione di Governo con una leadership fortissima del Pd, ed abbiamo un leader italiano che può parlare in sede europea forte di un ampio seguito nel paese.

Sintetizzando, se non ci saranno grandi scossoni Renzi ed il Pd governeranno per altri tre anni abbondanti, alleati con quel che resta delle macerie di Scelta Civica e con un NuovoCentroDestra che non esce bene dalle urne e non credo abbia voglia di tornarci. Forza Italia è lacerata da lotte interne, ed il Movimento 5 Stelle piuttosto che compiere una sana autocritica rispetto ai numerosissimi errori compiuti, è ripartito con lo sterile ritornello del complotto, del Renzie, degli 80 euro, delle scie chimiche, insomma nulla di nuovo.

Diciamolo, Renzi ha in mano il paese.

Ma attenzione. Parlo a titolo personale ma credo di interpretare il pensiero di molti. Il fatto di aver sostenuto Renzi (come tanti, ho ritenuto una minaccia per la democrazia una affermazione del M5S) non vuol dire che l’ex Sindaco di Firenze è immune da critiche, non vuol dire che controlleremo il suo operato.

In particolare, personalmente sono sensibile al tema della lotta alla disoccupazione, dove fino ad ora non si vedono frutti, e soprattutto molti sono preoccupati dai numerosi scandali che scuotono la vita politica ed imprenditoriale, parlo specialmente dei casi Expò a Milano e del Mose di Venezia.

Va detto che a parole il Presidente è stato molto duro sulle vicende in corso, e trovo positiva sia la nomina di Cantone alla guida del controllo degli appalti dell’Expo, sia il fatto che il Pd abbia votato a favore dell’arresto del proprio deputato Genovese.

Credo che molto del giudizio futuro che daremo di Renzi, passerà dalla capacità di tradure le belle parole in fatti concreti.

Va fatta una distinzione. Subito i grillini hanno alzato la voce e gridato “avete visto, avete votato un partito di ladri, questa è la classe dirigente del Pd etc….”. Non sono affatto d’accordo, primo perché le responsabilità sono dei singoli, ma soprattutto, ed è la chiave del mio ragionamento, non possiamo dare a Renzi colpe non sue. Provo a spiegarmi.

Come me, tanti che hanno votato per Renzi, lo hanno fatto anche per velocizzare un ricambio di classe dirigente, sia nel paese, sia nel Pd. Non sto affatto dicendo che D’Alema o Bersani o la Bindi o la Finocchiaro siano dei ladri, ma non dico una falsità se affermo che, con loro come classe dirigente, la politica non ha avuto una forte vigilanza sui temi della onestà e della trasparenza.

Scandali come MPS, lo stesso Expò ed il Mose, sono figli a mio parere della Seconda Repubblica. La mia speranza è che con Renzi siamo entrati nella Terza. Non ritengo Renzi l’unto dal Signore o l’uomo della Provvidenza, ma gli riconosco vitalità, un cambio di passo nella azione di Governo, e l’aver portato alla ribalta una nuova classe dirigente.

Il tempo dirà se la Boschi, la Picierno, la Madia, i Richetti, i Del Rio, la Bonafè, si mostreranno competenti o meno. Ad oggi si può affermare però che sono onesti, o comunque non hanno inchieste giudiziarie sulle spalle.

In conclusione, se ho sostenuto Renzi, ed a giudicare dai numeri non sono il solo, è anche per chiedere criteri di trasparenza ed onestà nei Palazzi del Potere. Quindi le accuse dei cinquestellati a Renzi sono ad oggi prive di valore, sono le solite chiacchiere propagandistiche di un partito incapace di analizzare le ragioni della propria sconfitta. (un esempio, da 9 milioni di elettori sono scesi a 6, ma la loro strana logica li porta a dire che hanno perso 1 milione di voti e non 3).

Darò ragione ai seguaci di Grillo, segnatevi queste parole, se e quando sul banco degli accusati arriveranno le Bonafè e le Boschi, vorrebbe dire che l’ex Sindaco non è stato capace di selezionare la sua classe dirigente,

In conclusione, le elezioni sono passate, le condizioni per realizzare una seria attività di Governo ci sono tutte, ora aspettiamo i fatti. Reputo positivo il primo passo degli 80 euro, ma mi aspetto manovre per il rilancio della occupazione, mi aspetto le riforme costituzionali, e nuove regole riguardo agli appalti ed alle opere pubbliche. Continueremo a vigilare su queste pagine.

Mario Scelzo

martedì 27 maggio 2014

Le elezioni europee e la difficoltà di fare autocritica

POLITICA - Quanto sarebbe bello sentire da un politico, una volta assodata una cocente sconfitta elettorale, la semplice frase “Abbiamo perso ed è colpa mia, del nostro programma, dei toni che abbiamo usato.” Invece in Italia i leader politici non si prendono mai la responsabilità della sconfitta. La colpa è sempre degli elettori. Ultimo della lista dei leader politici che preferisce incolpare gli elettori piuttosto che assumersi le proprie responsabilità è Grillo. Il leader del Movimento 5 Stelle, infatti, preferisce incolpare gli italiani, popolo di pensionati che non vuole il cambiamento (e Grillo ha un chiodo fisso sugli anziani, visto che qualche anno fa proponeva di togliere di fatto il diritto al voto) piuttosto che ammettere i propri errori.

Il Movimento 5 Stelle rimane il secondo partito in Italia, non sfonda, perde 3 milioni di voti e 5 punti percentuali rispetto alle politiche di un anno fa, ma bisogna ammettere anche che ha superato di nuovo la soglia del 20% e convinto milioni di elettori a proseguire quel progetto. La sconfitta sarebbe stata meno amara se lo stesso Grillo non avesse trasformato queste elezioni in un referendum su di lui. Nella lunga campagna elettorale, tra un insulto e l’altro, ha sempre sostenuto che in queste elezioni o si era con loro o contro, “o noi o loro”, e gli elettori, nel segreto dell’urna, hanno scelto “loro”. Grillo ha di fatto regalato una vittoria al PD che nei numeri è andata oltre ogni previsione.
Se dovessi leggere i risultati pensando unicamente al peso europeo, dovremmo sicuramente ammettere che i 5 Stelle hanno perso perché si sono presentati alle elezioni con un programma inconsistente (i famosi 7 punti proposti da Grillo non sono di competenza dell’Europarlamento) e perché non hanno chiarito la loro collocazione nel futuro europarlamento e le possibili alleanze (non appartenere a  nessun gruppo parlamentare in Europa equivale a non avere nessun peso).

Ma è indubbio che dobbiamo leggere queste elezioni anche pensando alle conseguenze nella nostra politica interna. I 5 stelle pagano i tanti errori commessi nell’ultimo anno. L’aver congelato i voti rifiutando ogni tipo di dialogo con le forze presenti in Parlamento, l’aver utilizzato il Parlamento per ridicoli show con cartelli e manette (quando non si decideva di occupare le aule o i tetti di Montecitorio). Pagano per una campagna elettorale violenta, piena di insulti. Pagano per la peste rossa, per l’oltre Hitler, per i tribunali sul web, per il giornalista del giorno. Pagano per non aver mai accettato una critica, per le espulsioni e le bufale dette. La protesta ha portato il Moviemento a percentuali importanti, ma dopo un anno, con l’assenza di una reale proposta, hanno perso 3 milioni di elettori.
Il Movimento ore è davanti ad un bivio, se continua con questo atteggiamento (e leggendo i primi commenti dei parlamentari ai risultati elettorali con la totale mancanza di autocritica) potrebbero non migliorare la situazione (soprattutto se la legislatura sarà portata avanti fino alla fine naturale), oppure potranno usare una grande forza parlamentare per contribuire a quelle riforme necessarie messe in campo dal governo decidendo di sedersi al tavolo delle trattative.

Una sola parola invece per la grande vittoria di Renzi. È in dubbio che doppiare il secondo partito è un dato storico. Il PD vince, a mio avviso, per tre fattori distinti. Ad una consistente percentuale di elettori affezionati al PD che lo voterebbero in qualsiasi caso si aggiunge sicuramente una percentuale di votanti portati in dote da Renzi. Ma c’è sicuramente un terzo elemento, molti elettori hanno visto nel PD l’unico partito in grado di fermare l’avanzata di Grillo e hanno deciso di votarlo magari turandosi il naso (basta vedere alcuni dati: in Piemonte il PD è stato votato dal 40.75% alle europee e dal 36.17% alle regionali; nel comune di Firenze il PD ha preso 57% per le europee e il 47% alle comunali, a Reggio Emilia 55.30% per le europee e 49.86%  per le comunali, per fare solo alcuni esempi). Se il PD da per conquistati il 40% degli elettori fa un errore enorme, dovrà conquistarsi sul campo molti di quelli che lo hanno votato magari per la prima volta (e quindi sono disposti a farlo) ma che, per veri motivi, non si sentono pienamente rappresentati da lui.

martedì 22 aprile 2014

I mitici 80 euro

POLITICA - Come saprete, il Consiglio dei Ministri ha approvato nei giorni scorsi il cosiddetto Decreto Irpef. Vi risparmio i dettagli, che potete trovare su qualsiasi sito internet, ma in sintesi estrema il Governo si appresta ad elargire un bonus di circa 80 euro mensili a tutti i lavoratori che hanno un reddito tra gli 8.000 ed i 25.000 euro, anche se la soglia massima che dà diritto al bonus non è ancora definita.

In pratica, dagli 8 ai 10 milioni di persone si ritroveranno dal mese di Maggio 80 euro netti in più in busta paga, circa 1.000 euro l’anno. Soldi che ovviamente fanno molto comodo al ceto medio/basso, a mio parere quello che negli ultimi anni ha maggiormente subito gli effetti della crisi economica.
Una ipotetica famiglia con due redditi da 1300 euro ( non so, una insegnante ed un impiegato) si ritrova con 2.000 euro in più l’anno, che permetteranno di vivere la quotidianità con meno affanni, e magari una pizza con gli amici, una vacanza, un teatro, un regalo ai bambini in più.

Oltretutto, si spera, questi soldi cash immessi in circolo, potrebbero contribuire alla crescita dei consumi. Si ipotizza che una persona possa metter da parte magari 20-30 euro al mese, ma gli altri 50 moltiplicati per milioni di persone, voglion dire un sostegno ai consumi, un aiuto al settore del commercio, a quello alberghiero e della ristorazione.
Vado al sodo. Per me questo è un provvedimento positivo. Per la prima volta da anni il Governo invece di togliere soldi dalle tasche, li elargisce. Ciò detto, lo spiegherò meglio dopo, non esageriamo. Considero questo provvedimento il primo atto concreto del Governo Renzi, e se questo è a mio parere positivo, prima di giudicare l’operato del Governo dovremmo vedere il suo operato nei prossimi mesi.

In ogni caso, non condivido le critiche che arrivano sia da sinistra che da destra, provo ad entrare nel dettaglio.
Da parte della Cgil e di Sel, ho sentito dire frasi del tipo “si ma non ci sono provvedimenti per i pensionati, si ma la manovra non pensa agli incapienti (cioè chi ha un reddito inferiore agli 8.000 euro l’anno). Come dicevo prima, aspettiamo. Però lasciatemi dire, veniamo da anni terribili per l’economia, con lo spettro di cadere nel caos greco, veniamo da uno spread a 550 punti. Insomma, grasso che cola se ora il Governo ha in cassa due lire e riesce a realizzare una manovra del genere. Poi, spero, col tempo e con una auspicata ripresa economica, verranno norme a favore dei pensionati, verranno norme per gli incapienti (che Renzi ha già annunciato). Quindi, ribadisco, per me il provvedimento è positivo, certo questo non vuol dire che abbiamo risolto d’incanto tutti i problemi del Paese.

Le critiche da Destra, quindi da Forza Italia e dal Movimento 5 Stelle. Sinceramente, faccio fatica a prenderle sul serio. Brunetta sostiene ci sia un aumento della tassazione, e reputa comunque insufficiente la manovra. Detto da chi ha governato per quasi 20 anni ed, a mio parere, ha contribuito al dissesto economico e morale del Paese, sembra alquanto ridicolo. Sono convinto che se siamo stati costretti ad una cura finanziaria durissima firmata Mario Monti, le colpe reali siano da attribuirsi alla responsabilità politica del Popolo della Libertà, che per anni ha negato la crisi ed ha aumentato sia la spesa pubblica sia il debito.
Il Movimento 5 Stelle afferma che non ci sono le coperture per attuare il Decreto. Si tratta dello stesso Movimento che, richiesta legittima, chiede l’introduzione del ben più costoso per le casse dello Stato, Reddito di Cittadinanza, una sorta di stipendio di 600-800 euro per chi non lavora. Ovviamente i rappresentanti del Movimento non specificano, se non con slogan propagandistici, dove reperire le risorse per poter garantire il reddito di cittadinanza.

La sensazione che si ha, rispetto ai partiti di destra (Forza Italia e M5S) è che il provvedimento non vada bene non per delle problematiche concrete, ma perché bisogna fare opposizione a Renzi. Sono personalmente convinto che sia Berlusconi che Grillo temono molto Renzi, ed alzano i toni del dibattito politico proprio perché sanno che l’ex Sindaco di Firenze potrebbe governare bene e metterli all’angolo con provvedimenti concreti. Insomma, se Renzi dovesse governare bene, con atti concreti, la propaganda M5S perderebbe di molta efficacia, quindi, semplicemente, Grillo per principio accusa Renzi.
L’estinzione dei dinosauri? La Peste Medioevale? L’eruzione del Vesuvio? Per Beppe ed i suoi, colpa di Renzie, della Bildemberg, della Merkel….insomma un simpatico giochino ma non è così che si risolvono i problemi del paese.

Tornando alla politica concreta, quella dei fatti e non quella degli slogan, permettetemi una considerazione. Ho spesso criticato, e non faccio marcia indietro, sia il Governo Monti che il Governo Letta. Monti ha creato sfracelli con la pessima Riforma Fornero, Letta penso abbia fatto poco per contrastare la disoccupazione.
Ma, se oggi abbiamo conti migliori, se il paese non sta sprofondando nel baratro ed ha perfino due soldi da rimettere in circolo, molto del merito va dato a loro. Euro più euro meno, i soldi che oggi Renzi rimette in circolo, sono quelli che avremmo pagato di interessi con lo spread sui 300/400. Monti ha usato la tachipirina e gli antibiotici, Letta gli antiinfiammatori e gli integratori, oggi lo spread è stabilmente sotto quota 200. Ricordiamocelo.

Mario Scelzo

mercoledì 16 aprile 2014

Aspettando Godot e il Job Act

POLITICA - Da quando è diventato Segretario del Pd prima, e Presidente del Consiglio poi, Matteo Renzi ha sempre dato una enorme importanza al problema della disoccupazione, promettendo riforme importanti nel campo delle politiche del lavoro. Esagerando, potremmo dire che uno dei motivi che ha portato al cambio di inquilino di Palazzo Chigi, da Letta a Renzi, è stata proprio la pressione imprenditoriale e sociale per una Riforma del Mercato del Lavoro.
E’ ovviamente una questione importante, personalmente sono contento che nella Agenda di Renzi ci sia la lotta alla disoccupazione, vero dramma sociale del nostro paese. Aspetto, come molti, il testo del Jobs Act, per poterne valutare gli effetti.
Quindi, a Gennaio, Renzi = farò il Jobs Act.
A Febbraio, Renzi = Il primo provvedimento sarà il Jobs Act.
A Marzo, Renzi = ci siamo quasi col Jobs Act ma nel frattempo abbiamo deciso che della materia se ne occuperà il Parlamento.
Oggi, in una interessante intervista su Repubblica il Ministro Poletti afferma che, se tutto va bene, il Jobs Act potrebbe entrare in vigore a metà del 2015, insomma tra un anno.
In sostanza, la Riforma di fatto ancora non esiste, è un cantiere aperto, è una idea in divenire ( e non voglio portare sfortuna, ma gli ultimi Governi non hanno avuto un anno di tempo per realizzare proposte di leggi ), invece sono già Legge dello Stato i provvedimenti relativi all’apprendistato ed ai contratti a tempo determinato, modifiche che, comepotete leggere in uno dei miei ultimi articoli, ritengo abbiano aumentato la precarietà. ( va detto che non lo ritengo solo io, ma anche la minoranza del Pd, l’area che grossomodo fa capo a Cuperlo).
In sintesi, se comprendo che una riforma epocale del Mercato del Lavoro richiede tempi lunghi, una accurata discussione, un dibattito, confesso che mi aspettavo da Matteo Renzi delle risposte rapide, prendo atto che rispetto al dramma della disoccupazione al momento non ci sono risposte.
Mario Scelzo.

lunedì 31 marzo 2014

Renzi e le politiche sul lavoro

POLITICA - Sarò breve e circonciso. ( no scusate, questa l’ha detta il Deputato M5S Davide Tripiedi). Scherzi a parte, vorrei proporvi una brevissima riflessione sul Governo di Matteo Renzi e le politiche sul lavoro.

Come tutti saprete, uno dei punti qualificanti della proposta politica di Matteo Renzi è il cosiddetto Job Act, un pacchetto contenente tutta una serie di riforme necessarie, secondo le idee di Renzi, per far ripartire  l’occupazione nel nostro paese. Sono ovviamente d’accordo con l’attuale Presidente del Consiglio sul fatto che quella della disoccupazione è la vera emergenza italiana, e, pur non dando in generale un giudizio negativo sul Governo Letta, penso che quel Governo poco ha fatto per provare ad invertire il trend della disoccupazione.
Primo problema. Di questo Job Act tutti ne parlano, ma pochi hanno davvero capito di cosa si tratti. Si rincorrono voci, indiscrezioni, accenni, grossomodo si capisce che Renzi proporrà liberalizzazioni, forse meno tutele ma più accesso al lavoro, ma ad oggi non esiste un testo ufficiale. Va detto che, se inizialmente sembrava il Job Act venisse promulgato per Decreto, si è poi deciso di affidare al Parlamento tutta la questione.

Se è vero che una questione così complessa non può essere stabilita su due piedi per Decreto Legge, non vorrei però il Job Act diventasse un puro slogan, un qualcosa che rimane lì per anni senza approvazione, una sorta di chimera, come le riforme, la semplificazione, l’abolizione delle Province. Comunque, Renzi si è appena insediato ed è anche legittimo che prima di giudicare il suo operato abbia almeno un 6 mesi per valutare positivo o negativo il suo operato.
Secondo problema. Questo per me è un grave errore del Governo Renzi. Non si sa quando entrerà in vigore il Job Act, ma nel frattempo, con Decreto Legge 20 Marzo 2014 n.34, già pubblicato in Gazzetta Ufficiale e quindi di fatto Legge dello Stato, il Governo e specialmente il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti hanno attuato due importanti modifiche relative all’apprendistato ed ai contratti a termine.

In sintesi estrema (per chi volesse approfondire può leggere qui le novità sull’apprendistato e qui quelle sui contratti a tempo determinato) la Riforma Poletti abolisce l’obbligo per le aziende di assumere gli apprendisti alla scadenza del periodo della formazione, ed aumenta, fino a 3 anni e per ben 8 rinnovi, la possibilità per le aziende di assumere e rinnovare i contratti a tempo determinato.

In pratica, mentre si parla di grandi riforme che però ancora non vediamo, si introduce una norma che a mio parere genera ulteriore precarietà. Oltretutto tale norma potrebbe avere un senso se appunto inserita in una riforma organica, non ha nessun senso, se non quello di ridurre le tutele per i lavoratori, se slegata da un progetto di riforma.
Non a caso, la minoranza Pd a partire da Fassina e Cuperlo, e la Cgil, hanno speso parole di fuoco contro queste modifiche, e probabilmente in Parlamento si attueranno delle modifiche al Decreto. Ciò non toglie che questo resta per me un grave errore del Governo Renzi, direi il primo da penna rossa.

Concludo. Scusate se per chiarezza di contenuti utilizzo il mio caso personale, anche se sono convinto che sia comune a molti miei coetanei. Ho iniziato a lavoricchiare nel 2004 credo con le regole di Treu, poi cambiate dalla Legge Biagi, dal 2009 sono in Rai ed il mio contratto (precario) ha subito le modifiche prima della (pessima) Legge Fornero, poi il Governo Letta ha cercato di mettere una pezza ai disastri provocati dalla Fornero, ora le riforme di Renzi….in 5 anni penso di aver cambiato 4 tipi di contratto, senza nessun reale beneficio. Credo la mia situazione sia simile a quella di tanti miei coetanei.
Aggiungo che a mio parere qualsiasi Riforma futura del Lavoro dovrebbe tener presente la vastissima platea di lavoratori che, come me, sono nel mondo del lavoro da anni, sempre precari, e che magari non più giovanissimi non possono usufruire delle norme relative all’apprendistato oppure dei Progetti per il Lavoro Under 30.

Speriamo che la Riforma di Renzi sia #lavoltabuona, anche se le premesse non sono delle migliori.
Mario Scelzo

giovedì 13 marzo 2014

Renzi e #LaSvoltabuona

POLITICA - Molti hanno paragonato il metodo comunicativo di Renzi a quello di Berlusconi, credo che Renzi riesca a superarlo di molto.

Renzi è un venditore: giovane, spigliato, un buon eloquio, battuta sempre pronta e con 51 slide per presentare un piano economico che, se pur complesso, sembra di facile comprensione. Renzi, come ieri, ha bisogno di un pubblico e di una spalla come i grandi attori (una battuta indicando Zoro nel “pubblico”, un’altra citando Del Rio) ma si rivolge soprattutto al ”pubblico” a casa (le slide sono utili a questo, far passare concetti semplici) con parole semplici e dirette.

Le promesse fatte da Renzi sono un’altra cosa. Sia chiaro, quella di ieri era un’informativa del Presidente del Consiglio, in pratica una relazione di intenti fatta da Renzi e votata dal Consiglio dei Ministri. Per ora non c’è nessun decreto né disegno di legge. Dobbiamo aspettare qualche mese per capire se quelle annunciate sono solo promesse.
Se fossero però provvedimenti concreti staremo davanti veramente ad una svolta (se buona è prematuro dirlo, bisognerà capire quali sono le coperture per tutti i provvedimenti), sicuramente una manovra shock.

Un aumento in busta paga di 80€ per chi percepisce fino a 1.500€ al mese, i pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle piccole e medie imprese, soldi per la messe in sicurezza e l’edilizia scolastica (3.5 miliardi), diminuzione dell’Irap di 10 punti percentuali, superamento del bicameralismo perfetto, la vendita delle auto blu, tutela del territorio (1.5 miliardi), sblocco del piano casa, facilitare i giovani ad entrare nel mondo del lavoro, un fondo per le imprese sociali. Promesse non da calendarizzare nei prossimi anni (come i 18 mesi di Letta) ma nei prossimi 100 giorni.
Sono ingenerose  le critiche, come sono premature le lodi. Certo nel piano non c’è tutto, ma c’è molto, molto di più di quello che è stato fatto negli ultimi anni.

Renzi, con questo piano, ci mette faccia e credibilità e credo che gli italiani, gli elettori, sono troppo stufi per perdonare le balle e lui ha troppo da perdere. Alla fine il suo fallimento coinciderebbe con il fallimento del paese.
Citando un vecchio spot pubblicitario tra pochi mesi sapremo se “La svolta buona” è solo un sogno o una solida realtà.

Alcune considerazioni sull'Italicum

POLITICA - La Camera dei Deputati ha approvato la nuova legge elettorale, comunemente chiamata Italicum. Volevo condividere con voi alcuneriflessioni, in risposta all’articolo qui pubblicato di Gavino Pala.

Sarò sintetico. Pur pensando che questa legge non sia perfetta, ed è indubbiamente migliorabile ( comunque, c’è ancora tempo e possibilità di attuare modifiche al Senato ), la considero un notevole passo avanti per la politica italiana.
Considero il punto di forza di questa legge il Premio di Maggioranza e/o l’eventuale ballottaggio. Per dirla semplicemente, la domenica si vota, il lunedì sappiamo se c’è una coalizione vincente, o al massimo sappiamo le due coalizioni che vanno al ballottaggio, e in massimo in 15 giorni abbiamo una maggioranza stabile di Governo, maggioranza potenzialmente in grado di governare per cinque anni senza dover ricorrere ad accordi sottobanco, inciuci, larghe o strette intese.
Per me è una enorme novità. Pensiamo alle ultime elezioni, il Paese ha perso almeno due mesi in assenza di un vincitore netto ( ricordo, la coalizione a guida Pd ha di fatto vinto le elezioni ma senza avere una maggioranza al Senato ), tra dirette streaming, ammiccamenti, ipotesi di accordo, trattative occulte o meno. Dopo due mesi nasce un fragile (sono gli eventi successivi a certificarlo) governo di larghe intese, poi divenuto di piccole intese, poi approdiamo a Renzi. A mio parere gli eventi dell’ultimo anno sono una conseguenza della pessima legge elettorale vigente. Col Porcellum, in un anno 2 governi e mezzo (Letta 1, Letta senza Berlusconi, Renzi), con l’Italicum avremmo avuto un Governo Bersani saldamente in sella da un anno.
Ovviamente, la stabilità è garantita dai numeri ( il famoso premio di maggioranza ), la governabilità no. Mi spiego. Per raggiungere il 37% necessario al conseguimento del premio, la legge di fatto forza i partiti a coalizzarsi. Ragionando per ipotesi, il Pd di Renzi per poter vincere le elezioni dovrebbe allearsi con Sel e con Scelta Civica, capite bene da soli che sorgerebbero problemi, difficoltà, diverse visioni della vita politica. Lo stesso accadrebbe nel centrodestra, la storia ci ricorda le enormi frizioni tra Udc e Lega Nord, che probabilmente ritroveremo alleati. Vero, ma sinceramente non vedo alternative. Ritengo che sia con una legge proporzionale, sia con una maggioritaria, avremmo sempre problemi in Italia. Non abbiamo partiti potenzialmente in grado di prendere il 40-50% dei voti, storicamente in Italia un 15-20% dell’elettorato si disperde nei cosiddetti piccoli partiti.
Faccio un passo avanti. Sono favorevole alle soglie di sbarramento. Forse dal 4.5% per i partiti coalizzati si potrebbe scendere al 4, ma lo ritengo un dettaglio. Penso che, dalla prima repubblica in poi, i piccoli partiti hanno spesso avuto un enorme potere di veto rispetto ai più grandi.
Mastella, Dini, Diliberto, Casini, Ferrero, Pecoraro Scanio e cosi via. Ritengo i due Governi Prodi le migliori esperienze degli ultimi 20 anni, ed a mio modesto parere tali esperienze sono naufragate proprio a causa dei veti e/o ricatti dei piccoli partiti.
Veniamo poi alla soglia dell’8% per i partiti non coalizzati. Molti la considerano eccessiva, io la ritengo giusta. Credo la politica sia l’arte del compromesso, ma necessario per raggiungere un obiettivo. Insomma, per me, se in politica corri da solo, sbagli in partenza. Se hai il 7%, ma lo hai per tenertelo stretto e non condividerlo, non vedo quale sia l’utilità della tua presenza in Parlamento. Considero le aule parlamentari non luoghi di pura testimonianza, ma posti dove si prova a realizzare un cambiamento concreto. ( di fatto è la mia critica principale al Movimento 5 Stelle, che ha il 25% dei voti, ma rifiutando ogni accordo o compromesso, ha meno rilevanza politica di Scelta Civica che ha il 2% , se stai in Parlamento devi trovare accordi, altrimenti che ci stai a fare? ).
L’unica cosa che cambierei alla legge è il sistema delle preferenze. E’ vero che con le preferenze abbiamo eletto i vari Fiorito, in passato i vari Gava e Pomicino, insomma non è che il sistema sia perfetto, è pur vero che da cittadino vorrei poter scegliere autonomamente. In ogni caso, molti partiti organizzeranno delle primarie interne, quindi tutto sommato viene garantita al cittadino una ampia possibilità di scelta.
La questione delle quote rosa la trovo invece abbastanza stupida. Per me , in un paese civile, parlare di quote rosa è discriminatorio nei confronti delle donne. Potremmo avere anche un Parlamento fatto da sole donne. Io ritengo bisogna premiare il merito, non il sesso. Per me non conta se sei uomo o donna, conta se sei una persona che io ritengo affidabile e capace o meno. Ritengo ci siano donne incapaci e uomini capaci, e viceversa. Per dire dei nomi a caso, io vorrei un Parlamento senza la Santanchè  e senza Dibattista, senza la Biancofiore e senza Scilipoti.  L’unica concessione che immagino, è una sorta di quote rosa garantita dai partiti. Su questo sarei d’accordo, ma ritengo siano i singoli partiti a dover mettere in lista, o almeno alle primarie, una sorta di parità di genere, non credo debba essere il legislatore a farlo.
Ultimo appunto. Questa legge vale zero in assenza della riforma del Senato. Quindi, ne riparleremo se e quando avremo la riforma del Senato.
Mario Scelzo

mercoledì 12 marzo 2014

L'Italicum sarà una brutta legge elettorale

POLITICA - La Camera dei deputati ha approvato con 365 voti favorevoli e 156 voti contrari la nuova legge elettorale, la cosi detta Italicum, che dovrà essere esaminata dal Senato.

E alla fine l’Italicum sarà solo una brutta legge elettorale, frutto forse di troppi compromessi.

L’idea di presentare una legge elettorale frutto di accordi tra il più grande partito di maggioranza con le altre componenti partitiche in Parlamento è sacrosanto e chi non si è voluto sedere al tavolo della trattativa forse ha fatto un errore politico grave. Da una parte non si deve pensare di poter fare le regole del gioco da soli mentre dall’altra poi non ci si può lamentare che le regole siano solo frutto di accordi se a quel tavolo non ci si vuole sedere.

La legge è stato il frutto di mediazione tra il neo presidente del Consiglio e il Presidente di Forza Italia e in Parlamento il patto di ferro tra Renzi e Berlusconi ha tenuto, nonostante i molti emendamenti che avrebbero potuto, di fatto, migliorare una legge di per sé brutta, respinti, alle volte, per una manciata di voti (alle volte sono stati determinanti anche i ministri parlamentari arrivati a votare lasciando i dicasteri di competenza).

Non ci saranno le preferenze. Certo nel nostro paese con le preferenze sono stati eletti i vari Fiorito, ma sono anni che si individuava nell’assenza delle preferenze il problema maggiora del Porcellum. I deputati saranno scelti di nuovo nelle segreterie di partito o attraverso qualche migliaio di voti ai gazebo con le primarie (come hanno fatto PD e Sel alle ultime elezioni pur continuando ad avere una quota di nominati scelti dai segretari) oppure qualche centinaio di clic sul web.

Mancano le quote di genere.  Credo che sia ipocrita mettere per legge delle quote rosa, ma poi bisognerebbe dare la possibilità al cittadino di decidere chi lo debba rappresentare in parlamento. Avere delle quote non certificherebbe di eleggere un buon politico. Spero che le donne del PD, che hanno fatto una giusta battaglia all’interno del loro partito per far approvare l’emendamento sulle quota rosa, si ricordino di quello che è successo in questi giorni in Parlamento nel momento di fare le prossime liste e diano battaglia nella segreteria del partito.

Non c’è nessuna norma sul conflitto di interessi, ma questo non stupisce essendo l’Italicum frutto di mediazione tra il PD (che su questo punto non ha mai fatto nulla) e Berlusconi.

Ma anche quello che c’è fa essere l’Italicum una brutta legge: le soglie, alcune troppo alte altre troppo basse. In nome della governabilità e della certezza di un vincitore si è stabilito una soglia superata la quale si avrà un cospicuo premio di maggioranza. Ma il 37% sembra un po’ troppo basso per assegnare un ulteriore 15%. Per altro, con soglie per entrare in parlamento molto alte (il 4.5% in coalizione) potremmo trovarsi al governo partiti che con un quarto di voti a livello nazionale potrebbero avere più del 50% dei seggi stravolgendo completamente l’esito parlamentare. Per i partiti non coalizzati poi la soglia di sbarramento sale addirittura all’8%, con il rischio di trovarci formazioni politiche con milioni di voti fuori dal Parlamento e senza rappresentatività. Questi numeri obbligano i partiti a coalizzarsi se non addirittura a confluire verso partiti maggiori cercando di rafforzare un bipolarismo che in Italia di fatto è fallito da anni.

Da oggi la legge passerà all’esame del Senato che dovrà per altro decidere su una legge che non lo riguarda e già molti (lo ha ribadito Roberto Speranza capogruppo PD alla Camera durante il suo intervento) auspicano miglioramenti.

Chissà se per il  Senato sarà più importante darci una buona legge elettorale oppure mantenere il patto di ferro tra Renzi e Berlusconi.

mercoledì 5 marzo 2014

I primi passi del Governo Renzi

POLITICA - Il governo Renzi ha giurato una settimana fa e già vediamo alcuni passi traballanti.

Prima fase: la scelta dei ministri. Il premier più giovane della Repubblica Italiana mette insieme una squadra giovane e per metà fatta da donne, ma scorrendo alcuni nomi qualche dubbio è venuto a molti sulla composizione del governo. La conferma della Lorenzin (Sanità) Lupi (Infrastrutture e Trasporti) e soprattutto Alfano (Interno) fa chiaramente capire che Renzi ha subito le pressioni del Nuovo Centro Destra che chiedeva la conferma dei tre ministri come pregiudicante alla fiducia del nuovo esecutivo. Poteva affidare ai tre ministri deleghe diverse cercando di dare più discontinuità all’esecutivo presieduto da Letta, e, soprattutto, confermare Alfano che non ha del tutto spiegato la vicenda kazaka non sembra un buon inizio.
Seconda fase i sottosegretari e i viceministri. Renzi ne ha nominati 44 (diverse le conferme dal governo precedente). Scoppia subitoqualche caso interessante come quello del neo sottosegretario Gentile (quotaNCD) subito dimessosi. Fanno rumore altre nomine. Alla Giustizia viene nominato sottosegretario Cosimo Ferri (il suo nome è finito spesso sui giornali per le indagini sulla P3 e Calciopoli anche se mai indagato), e viceministro Andrea Costa, relatore di leggi poi dichiarate incostituzionali come il Lodo Alfano e il legittimo impedimento (forse Renzi poteva fare scelte meno compromettenti). In quota PD diventano sottosegretari Barraciu (Cultura) Del Basso De Caro (Infrastrutture) e Vito De Filippo (Sanità) tutti e tre indagati per peculato. Interessante soprattutto il caso della Barraciu, vincitrice delle primarie per la candidatura a governatore della Sardegna, ritiratasi dalla corsa anche per intervento dello stesso Renzi che ora la ripropone come sottosegretario. Naturalmente sono tutti innocenti fino a prova contraria, ma con un clima di forte antipolitica in Italia, si poteva stare più attenti a certe scelte.

Terza fase i primi provvedimenti. Pronti via e pochi giorni dopo aver ricevuto la fiducia aumentano le accise sulla benzina e la TASI, provvedimenti inseriti nel decreto Salva Roma. Presentarsi con un aumento delle tasse non è mai un buon inizio. Per altro per realizzare una serie di riforme (come per l’edilizia scolastica) il governo ha bisogno di soldi e ad oggi Renzi non ha spiegato ancora dove troverà i fondi.
Oltre alla riforma della legge elettorale, in questi giorni in discussione alla camera, Renzi ha promesso, dopo la diffusione dei dati ISTAT sull’aumento della disoccupazione, il Job Act in tempi brevi (due settimane), discorso ripreso nella visita a Siracusa dove ha promesso “Abbiamo due miliardi di euro pronti sull’edilizia scolastica. Mercoledì prossimo presenteremo il piano casa, non ce la facciamo per venerdì perché stiamo facendo alcune modifiche, jobs act e misure per la scuola.” L’Italia non può perdere altro tempo e non ha più bisogno di promesse non mantenute.

È li che inizierà a metterci seriamente la faccia e scopriremo se i primi passi falsi di questo governo saranno  ampiamente giustificati o no.
Personalmente ho sempre nutrito più di un dubbio nei confronti di Renzi, ma da italiano spero che non fallisca, e con lui l’Italia.

mercoledì 26 febbraio 2014

Renzi e la comunicazione politica

POLITICA -
Un vecchio saggio della politica italiana diceva: Il politico pensa alle prossime elezioni, lo statista alla prossima generazione.
Matteo Renzi, non ne fa mistero, è un politico, da segretario del partito Democratico non si può permettere di perdere le prossime elezioni europee di maggio, per questo, forse è la cosa più vera detta nei due rami del parlamento, ha deciso di metterci la faccia. Non si può permettere, nei prossimi 90 giorni, di non iniziare quel ciclo di riforme di cui ha bisogno l’Italia, altrimenti passerebbe in meno di 100 giorni dall’essere il più giovane Presidente del Consiglio d’Italia al più giovane “trombato” uscendo di scena alla tenera età di 40’anni.
I discorsi sulla fiducia, si sono lamentati in molti, erano pieni di spot e poco concreti, con la quasi totale mancanza di riferimenti sulle coperture economiche. Sinceramente non si poteva aspettare qualcosa di diverso, visto il contesto (invito a rileggere i due discorsi di Letta). Il voto di fiducia è un passaggio obbligato per la nostra Costituzione ma, a parte qualche rarissima eccezione, il risultato è quasi scontato. Sono pochi infatti i deputati che arrivano in aula con le idee poco chiare, chi si appresta a votare quasi non deve ascoltare il discorso.
Renzi ha promesso interventi rapidi sui debiti della Pubblica Amministrazione, sull’abbassamento del cuneo fiscale, sull’edilizia scolastica, sui costi della politica. Tanti buoni propositi, ma non essendo a costo zero bisognerà capire se quelle promesse potranno essere realizzate e quali le coperture.
Cosa ben diversa invece è il tipo di comunicazione che il nuovo Presidente ha. Lo abbiamo iniziato a vedere nello streaming con Grillo e con “arrivo arrivo” twittato mentre era ancora al colloquio con Napolitano. Renzi, sarà forse per l’età, è spigliato e diretto. È spiazzante, forse anche presuntuoso ma anche questo potrebbe essere un problema generazionale, e con la battuta pronta (“Grillo esci da questo blog”) e usa i social network in maniera puntuale. A differenza dei suoi predecessori a palazzo Chigi sembra meno imbrigliato nelle liturgie istituzionali, parla senza un discorso scritto, non sono mancate, durante i discorsi, le punzecchiature a chi voleva criticarlo (soprattutto verso il MoVimento 5 Stelle). Prova a unire il suo partito (ed è il PD il partito forse più critico all’interno di questa maggioranza). Ha messo in campo una squadra di governo giovane con un profilo medio-basso dove lui emerge e può esserne il top player.
Sul terreno della comunicazione politica utilizzando soprattutto i social Renzi ha pochi avversari. Gli unici che potrebbero contrastarlo è l’M5S ma in questi giorni sono  troppi gli autogol (basta pensare alla storia dei dissidenti espulsi). Renzi potrebbe cercare di convogliare verso di se quel popolo della rete tanto incensato da Grillo (e non è un caso che lo stesso Grillo si sia scomodato per andare alle consultazioni con Renzi).
Spesso è aiutato anche dai suoi avversari. Il vicepresidente Di Meio mette in rete i “pizzini” tra Renzi e lui. Scrive Renzi: “Scusa l’ingenuità caro Luigi. Ma voi fate sempre così?  Io mi ero fatto l’idea che su alcuni temi potessimo davvero confrontarci. Ma è così oggi per esigenze di comunicazione o è sempre così ed è impossibile confrontarsi?. Giusto per capire. Sul serio senza alcuna polemica. Buon lavoro. Matteo Renzi”
Di Maio gli risponde con dei richiami al regolamento, confermando di fatto l’arroccarsi dell’M5S sulle proprie posizioni.
Fino ad ora, ma sono passate solo una manciate di giorni, Renzi è un vecchio politico (basta pensare alle trattative portate aventi in questi giorni per la formazione del governo e la conferma, per esempio, dei tre ministri del Nuovo Centro Destra) che porta avanti un nuovo modo di fare politica e di comunicarla.
Ma l’Italia ha bisogno, dopo tanti anni, di avere uno statista.

martedì 25 febbraio 2014

Discorsi da taverna

 

POLITICA - Come saprete, il Governo Renzi ha ottenuto la fiducia in Senato e oggi la otterrà alla Camera, nel bene o nel male inizia l’avventura del Sindaco di Firenze ( a proposito, si aspettano doverose dimissioni ) come Presidente del Consiglio.

Vorrei qui soffermarmi su un altro argomento:  le reazioni al discorso di Renzi dei Parlamentari del Movimento 5 Stelle. Sono convinto che i parlamentari del Movimento stiano perdendo lucidità (non che in questo anno ne abbiano dimostrata molta….) perché hanno paura di Renzi e temono di rimanere all’angolo.
A mio parere Renzi, da grande comunicatore qual è, ha trovato una ottima strategia mediatica per confrontarsi con la proposta (vabbè proposta è un parolone) politica del Movimento. Renzi risponde per le rime alle provocazioni dei Pentastellati e mette in risalto le numerosissime incongruenze del Movimento capeggiato da Grillo.

Renzi in Senato ha ricordato al Movimento la mancata presentazione alle Regionali in Sardegna, ed i pessimi risultati elettorali conseguiti nelle elezioni regionali svoltesi nel corso del 2013. Ha sottolineato le difficoltà di un partito, che a detta del proprio leader, non è democratico, ha più volte fatto riferimento al voler provare concretamente a risolvere i problemi piuttosto che urlare nelle Piazze e nelle Aule Parlamentari senza nessun obiettivo concreto.
Ammetto che se per certi versi non mi ritengo un fan renziano, questo suo atteggiamento verso il Movimento mi piace e mi conquista. Bersani fu costretto ad inseguirli, Letta ha provato con mano la fragilità e l’inconsistenza delle loro proposte, Renzi non dipende dai loro voti e giustamente dice loro quello che pensa, senza filtri e mediazioni.

Ovviamente, di fronte alle OFFESE renziane, i parlamentari del Movimento si sono scatenati. Si è distinta Paola Taverna, Capogruppo del Movimento al Senato. La Senatrice ha dichiarato all’Adn Kronos:

24 feb. (Adnkronos) - Il discorso di Matteo Renzi al Senato è stato "surreale. Ci sono sembrate surreali le posture, i sorrisetti, l'arroganza davanti a un Paese che voleva ascoltare un discorso di cambiamento. Rispetto alle cose dette da Renzi, Letta è sembrato un grande statista. Rileggeremo le cose dette dal presidente del Consiglio, ma francamente l'impressione che ci ha lasciato è sconcertante. Lo testimoniano gli applausi abbastanza freddi venuti dai banchi Pd. Forse anche loro si aspettavano qualcosa di più. Noi abbiamo sentito tanto populismo, demagogia e poca, poca concretezza".

 La Senatrice accusa Renzi di populismo, arroganza, demagogia e poca concretezza. Sinceramente sono le caratteristiche che io applico al Movimento 5 Stelle ed al suo leader Beppe Grillo. Leader populista, indubbiamente arrogante, non affatto concreto (pensiamo che col 25% dei voti in un anno non ha ottenuto nulla), campione di demagogia.
Sinceramente, la mia impressione è che la senatrice invece di ascoltare il discorso di Renzi stava sentendo in cuffia una delle tante esternazioni del suo Capo, questo spiegherebbe la sua dichiarazione.

Poi la Senatrice ha parlato in numerose televisioni e successivamente ha tenuto il suo discorso in Aula. Il solito scontato repertorio (tralaltro declamato in un pessimo italiano con enorme cadenza dialettale romano) di accuse a Renzi servo delle lobbbby ( lo scrivo apposta con tante b, come lo dice lei), delle bbanche, servo della Kasta, degli amerikani, della Merkel.
Sui social network i commenti si sprecano. C’è chi dice che il suo cognome è adeguato (fare discorsi da taverna), chi le dà della pescivendola, chi la invita ad un linguaggio più consono all’aula parlamentare.

http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/2014/02/sondaggio-chi-tira-le-fila-della-marionetta-renzie.html

Oltre al link, ve lo sintetizzo:
1. Di chi è la mano che tira i fili della marionetta Renzie?

Le risposte possibili sono
             Delle banche
             Della Merkel
             Della finanza speculatrice
             Della massoneria
             Di De Benedetti
             Di Napolitano
             Di Berlusconi
             Della Merkel
             Di tutti quanti insieme
Che dire, mancano solo Topo Gigio, Capitan America, Moggi, Miley Cirus e Paperoga. Scusate se sono diretto, mi chiedo come sia possibile pretendere di dare un minimo di credibilità ad un Movimento ostaggio di un comico e di un esperto informatico, che ha portato in Parlamento persone di dubbia competenza ed incapaci di formulare un ragionamento articolato.
Non amo Renzi, sogno prima o poi di vedere un Governo di Sinistra, ma se l’alternativa è la propaganda grillina, se al posto di Renzi ci saranno le scie chimiche ed i discorsi da Taverna, beh lunga vita a Matteo Renzi.

Mario Scelzo

mercoledì 19 febbraio 2014

Diretta streaming Grillo-Renzi

POLITICA - Alla fine la reta aveva deciso di prendere parte alle consultazioni e Grillo ne ha preso atto.

A differenza con quelle di Bersani e Letta, dove avevano partecipato i capo gruppo del Movimento 5 Stelle, questa volta, come abbiamo visto in diretta, è stato Grillo in persona a presentarsi a Montecitorio per parlare con il Presidente del Consiglio incaricato. Questo è già un segnale. Renzi può essere figlio dei poteri forti e delle banche ma Grillo sa che ha molto più carisma dei suoi predecessori e può guadagnare un consenso trasversale che ne Bersani ne Letta erano in grado di intercettare.

Se anche fosse vero, come sostiene Grillo, che metà del programma di Renzi è copiato da quello dei 5 Stelle, se Renzi lo mettesse in pratica sarebbe una mezza sconfitta di Grillo che vedrebbe attuato il suo programma senza però avere la forza di incidere sulle decisioni.

Grillo è una persona divisiva, leggere i commenti sui social network subito dopo le consultazioni c’era una netta divisione tra chi lodava il metodo di Grillo e chi ne sottolineava l’incapacità di ascoltare e dialogare sui temi concreti.

Grillo ha perso però la grande occasione, ed è la seconda dopo quella offertagli e rifiutata sulla legge elettorale, per dimostrare che Renzi è un bluff come non smette di ripetere da  giorni. Se si fosse confrontato su temi veri e concreti, l’avrebbe anche potuto mettere all’angolo, ma ha deciso per un’altra strategia, per alcuni versi perdente, quella di non permettere al competitor politico di esprimere le proprie idee. Non ci si confronta sui contenuti, che poi sarebbe il bene del nostro paese, ma si attacca chi ti sta davanti.

Ma la vera sconfitta vera di Grillo, che potrà essere stato vincente per i propri elettori (anche se qualcuno è rimasto deluso dopo aver votato si per partecipare all’incontro) è quella di aver rafforzato il proprio avversario.

Oggi, in qualche modo, il governo di Renzi nascerà più forte di ieri. Ha tenuto testa a Grillo, e non solo per i propri fedelissimi ma anche per chi non ama particolarmente Renzi ma sopporta  ancor meno Grillo. Si è concesso una battuta che già spopola sui social network “Grillo esci da questo blog”, non è caduto nel tranello di rispondere in maniera maleducata alle chiare provocazioni. Renzi ha vinto una partita senza neanche doverla giocare tanti gli autogol che ha visto fare dall’avversario.

Certo, il governo Renzi nasce con la stessa maggioranza di Letta, e probabilmente con tutti i limiti di quella maggioranza, e tra qualche giorno, dopo la lista dei ministri e il discorso nei due rami del parlamento, vedremo anche con quali prospettive, ma se questi sono gli avversari politici c’è il rischio di farlo vincere facile.

lunedì 17 febbraio 2014

L'incarico a Renzi

POLITICA - Con le dimissioni consegnate nelle mani del Presidente della Repubblica venerdì e l’incarico per la formazione di un nuovo esecutivo lunedì si è chiusa una delle crisi più veloci della Repubblica Italiana.

Fuori Enrico Letta e dentro Matteo Renzi.

Il PD è sicuramente un partito che ci ha sempre stupito, riuscendo sempre a prendere la decisione sbagliata riuscendo a non ascoltare mai la propria base. Solo nell’ultimo anno abbiamo visto Bersani dilapidare un vantaggio che sembrava enorme e non vincere le elezioni dello scorso febbraio, impallinare prima Marini e poi Prodi per l’elezione del Presidente della Repubblica per poi chiedere a Napolitano di accettare un secondo mandato (certificando, di fatto, l’incapacità di esprimere una propria candidatura), abbiamo visto un Presidente del Consiglio del PD accettare le dimissioni di un ministro dello stesso partito per poi usare un peso ed una misura diversa difendendo prima Alfano e poi la Cancellieri dal voto di sfiducia in nome della governabilità.

Con queste premesse, e abbiamo parlato solo degli ultimi 12 mesi, la decisione del neo segretario del PD di sfiduciare Enrico Letta potrebbe essere quella sbagliata.

Renzi ha assunto la direzione del partito Democratico dopo aver vinto con un ampio margine le primarie lo scorso 8 dicembre e subito ha dato l’impressione di voler accelerare su temi al centro del dibattito politico: la riforma del mercato del lavoro, la legge elettorale, tagli alla politica.

La scelta di Renzi di accelerare la fine del governo Letta può essere letta in molti modi ma a mio avviso è dettata dalla paura di una possibile sconfitta alle prossime elezioni europee del Partito Democratico a vantaggio delle formazioni politiche che si richiamano all’antieuropeismo come il MoVimento 5 Stelle e Forza Italia. Una sconfitta che avrebbe portato da una parte ad una crisi di governo con il primo partito dell’attuale maggioranza in seria difficoltà, ma anche ad un ridimensionamento del segretario sconfitto al primo banco di prova. Renzi quindi aveva solo due possibilità: quella di provare ad andare alle elezioni anticipate (ma senza una nuova legge elettorale avremmo comunque avuto un problema di governabilità e quindi la certezza di un altro governo di larghe intese, senza calcolare che a giugno si sarebbe apeto il semestre italiano di presidenza europea nella più totale incertezza politica) oppure forzare la mano all’esecutivo assumendo l’incarico di premier e provando a fare lui le riforme di cui il paese a bisogno. La seconda strada era quella più percorribile.

Ma se la strada intrapresa potrebbe sembrare quella più opportuna Renzi si ritrova a fare i conti con i partiti che dovranno sostenere il suo esecutivo.

E forse l’errore di Renzi potrebbe essere questo. Infatti avrebbe dovuto avere già in tasca i nomi del suo governo magari mantenendo la promessa fatta poco più di un anno fa durante le primarie perse contro Bersani dove aveva dichiarato che il suo governo avrebbe avuto solo 10 ministri, magari tecnici e politici a lui vicini che avrebbero lavorato in totale sinergia (una specie di segreteria del PD spostata a Palazzo Chigi), e doveva avere già in tasca un programma dettagliato da presentare alle camere con tempi, modalità ed eventuali coperture di spesa. Invece, almeno secondo alcune indiscrezioni, mentre la crisi politica è stata molto rapida, si pensa che passeranno alcuni giorni prima del giuramento e della fiducia alle camere.

L’idea poi di dover concertare il governo con gli eventuali alleati sembra non dare quella discontinuità che sembrava necessaria solo poche settimane fa. Alla fine avremmo la stessa maggioranza che sosteneva l’esecutivo Letta, con tutti i limiti incontrati proprio dall’ex premier.

Il paese ha bisogno di riforme concrete e se il neo premier riuscirà a farle sarà un bene per tutti, se lui fallirà sarà una sconfitta per l’Italia.

venerdì 14 febbraio 2014

Lettera a Matteo Renzi

Caro Matteo,

questa non me la dovevi fare. Chi ti scrive si definisce un elettore di centrosinistra, vicino al Pd, partecipante a quasi tutte le Primarie. Chi ti scrive non ti ha votato alle ultime Primarie, anzi, per deimotivi aveva scelto di astenermi. I 101, la gestione Cancellieri, il Governo col pregiudicato.

Non posso dire di essere un tuo fan o un tuo ammiratore, non ho fatto il tifo per te, ma ho preso atto della tua brillante vittoria alle primarie, e comunque guardavo a te con interesse e curiosità, perfino con un po’ di speranza. Immaginavo che il vento di novità da te rappresentato potesse comunque portare un cambiamento positivo all’interno del partito.

Insomma avevo nei tuoi confronti un sentimento ambiguo: se da un lato avrei sperato in una leadership del Pd più orientata verso sinistra, dall’altro apprezzavo la tua volontà manifesta di un cambiamento strutturale del Partito, un rinnovamento che potesse fare piazza pulita delle tremila correnti del Partito Democratico.

Mi ero comunque detto, ora c’è Renzi, ha vinto, giudichiamolo coi fatti. E, ti dico, Matteo, fino a ieri le tue azioni mi stavano convincendo. Finalmente un leader del Pd dinamico, spigliato, capace di proporre e non inseguire le proposte di B. Finalmente un leader capace di parlare in televisione con un linguaggio dinamico e comprensibile. Poi, le proposte, anche se abbozzate, sullo Job Act, la proposta di una nuova legge elettorale, vero, fatta insieme a Berlusconi, ma a mio parere una legge che avrebbe garantito in futuro maggioranze stabili.

Matteo, tutto lasciava pensare ad un tuo sostegno al Governo Letta, per il tempo necessario a realizzare le due-tre riforme urgenti per il paese, per poi andare al voto nel 2015, e, speravo, in una tua netta vittoria a capo di una coalizione comprendente Sel e parte del Centro. Dal 2015, con le tue idee, la tua maggioranza, la tua squadra, con la possibilità di uno shock generazionale che, speravo, potesse aiutare il paese a liberarsi da vent’anni di declino morale ed economico del Paese.

Invece, Matteo, te lo dico, mi hai profondamente deluso. Non ho capito le motivazioni che hanno portato alla rimozione di Enrico Letta. Anzi, mi spiego meglio, concordo con te, il Governo Letta per tanti motivi è debole ed incapace di una azione forte, ma a mio parere, i tanti motivi, si chiamano Alfano, Giovanardi, Lupi (per fare solo alcuni esempi). Ritengo che Letta abbia operato in condizioni politiche veramente difficili (infatti all’ex premier va tutta la mia stima umana e personale), e che se non è riuscito ad incidere come avrebbe voluto è proprio per le difficoltà generate da un Governo nato male, tra forze estranee. Mi chiedo, perché dovresti essere più capace di Enrico Letta, se i tuoi alleati resteranno gli stessi?

Avrei capito il cambio di Premier se avesse significato un cambio di coalizione. Partiti diversi con un leader diverso, ma in queste condizioni faccio fatica a capirne la logica.

Aggiungo, e questa per me è la motivazione più grave. Da anni ci parli di una nuova politica, di un Partito Democratico che deve superare la logica delle correnti, di un partito non chiuso nelle stanze di Roma ma legato al territorio, e cosa fai? Mi scalzi Enrico con una manovra di Partito, nei palazzi di Roma, nel chiuso delle segrete stanze!  Speravo il tuo partito potesse essere diverso da quello dei 101 che hanno affossato Prodi, prendo atto invece che il tuo partito è capace di sfiduciare il proprio Premier, nonché persona di rilievo all’interno del Partito.

Poi, per favore, Matteo, risparmiaci le frasi fatte sul sacrificio, le citazioni dell’Attimo Fuggente, le frasi stucchevoli sul senso di responsabilità.

Ciò detto, ti faccio i miei migliori auguri, non tanto a livello personale, ma perché comunque amo questo paese, ne diventerai il Premier, spero per l’Italia che tu possa riuscire a realizzare i tuoi progetti, se calerà la disoccupazione ne sarò felice, se le cose ti andranno bene sarò felice per il mio paese. Ma ho forti dubbi tu possa riuscire in una efficace azione di Governo dovendo mediare ogni singolo provvedimento con Schifani e Giovanardi.

mercoledì 12 febbraio 2014

Napolitano, Friedman e Renzi

POLITICA - Su queste pagine, sia Gavino Pala che Roberto Bortone hanno egregiamente espresso alcune considerazioni sul presunto complotto Napolitano/Monti, ed hanno allo stesso tempo sottolineato le contraddizioni del Movimento 5 Stelle, che parla di colpo di stato con la tranquillità con cui si parla dei risultati del campionato di calcio.

Quindi non mi soffermo più di tanto su questi argomenti, vi consiglio di leggere i loro.

Rispetto ai discorsi su Napolitano mi permetto di fare una breve riflessione. Sono dell’idea che come tutti il Presidente possa essere oggetto di critica, ma che comunque sia necessario il rispetto per la figura che rappresenta. Mi spiego, se diciamo che forse negli ultimi anni, per tutta una serie di motivi, il Presidente si è assunto responsabilità e compiti superiori a quelli previsti, potrei anche essere d’accordo. Se parliamo di impeachment o colpo di stato, assolutamente no.
In breve, ritengo che Napolitano, anche per una carenza strutturale del nostro sistema politico, si sia spesso trovato a dover prendere decisioni importanti in autonomia. Va considerato che, visto dall’estero, probabilmente Napolitano ha rappresentato l’unica certezza di stabilità della politica italiana. Ritengo che se ha assunto poteri importanti di indirizzamento, è perchè il Parlamento italiano era popolato da Scilipoti e Razzi, da ministri che compravano case a loro insaputa e premier indaffarati nei Bunga-Bunga.

Nello specifico, sul presunto scoop di Friedman (che come spiega Gavino Pala scoop non è, visto che su molti giornali si parlava apertamente della ipotesi Monti), penso Napolitano abbia fatto bene. Il paese andava a rotoli, tra crisi economica e morale, compravendite di senatori ed aumento dello spread, e mi chiedo, cosa dovrebbe fare un Capo dello Stato? Assistere impassibile al declino di un Paese? Bene ha fatto Napolitano a contattare Monti, figura a suo tempo autorevole, ben vista in Europa, e sopra le parti. Poi, è andata come è andata, credevo sinceramente Monti potesse fare meglio, ma questo è un altro discorso.
Se invece dovessi sottolineare quelli che per me sono stati due errori del Capo dello Stato, citerei il tempo concesso al Premier Berlusconi, dopo lo strappo di Fini, per rimettere in piedi una maggioranza, e successivamente, dopo le ultime elezioni, io avrei provato a mandare Bersani alle Camere per stanare i grillini. Ciò detto, sono critiche, ma che partono dal rispetto che si deve al Capo dello Stato, oltretutto un quasi novantenne che avrebbe il sacrosanto diritto di riposare, ed è invece costretto per l’incapacità del sistema politico, a doversi sorbire l’avvocato Ghedini e le trecento correnti del Pd.

Qui mi permetto di fare un passo avanti. Arriviamo all’attualità. Si parla insistentemente di una staffetta al Governo tra Enrico Letta e Matteo Renzi. Si parla di una regia di Napolitano. Ecco, in questo caso, sarei nettamente contrario.
Dal 2011, abbiamo avuto prima un Governo Tecnico, poi uno di larghe intese (ridotte poi a strette intese con la fuoriuscita di Forza Italia), ora potrebbe nascere un Governo non si sa bene di quali intese, con l’obiettivo delle riforme. Insomma, sarebbe il terzo governo consecutivo non espressione di una maggioranza solida di una coalizione di partiti, l’ennesimo Governo non scelto attraverso le elezioni.

Oltretutto, lo dico da persona vicina al centrosinistra, finora Renzi, sempre a mio parere, si stava muovendo bene: ha vinto le primarie con un ampio margine, ha portato le sue proposte in direzione, sta portando avanti una trattativa sulla riforma della legge elettorale, che, pur se fatta col nemico storico, potrebbe portare benefici a tutto il paese. Insomma, Renzi potrebbe tranquillamente aspettare la sua occasione tra un anno, ambire a vincere le elezioni e ritrovarsi con una maggioranza solida e con un governo che non dovrebbe sottostare ai ricatti di un Alfano o di un Lupi.
Il paese potrebbe avere dopo anni un Governo Normale, espressione di una maggioranza, che magari potrebbe poi avere, come nei paesi normali, rapporti civili e di collaborazione con l’opposizione.

Invece, sembra che ci avviamo per l’ennesima volta ad un qualcosa di ambiguo. Chi vivrà vedrà.
Mario Scelzo.