venerdì 20 giugno 2014

Politica in pillole (Renzi, le riforme e il ruolo di Forza Italia, dell'M5S e di SeL)

POLITICA - A mio parere, tre sono le notizie rilevanti della attualità politica. Il dialogo sulle riforme  tra Pd e Forza Italia, il presunto dialogo M5S-PD, e la crisi in atto dentro Sel. Proverò a procedere con ordine, anche se ritengo tutti e tre gli eventi legati da un filo comune: la nettissima vittoria del Pd in generale, ma soprattutto di Renzi in particolare, ha definito il quadro politico e chiarito a tutti gli interlocutori che al 99% questo Governo durerà a lungo, forte di un ampio consenso popolare.

Questa considerazione spinge tutti gli attori politici ad accelerare le proprie mosse, o comunque a cambiare prospettiva non ritenendo più praticabile un ritorno rapido alle urne.

Partiamo da Forza Italia. Uscito con le ossa rotte dalle recenti elezioni europee, il partito di Berlusconi vive una fase di turbolenza interna, in una lotta tra correnti figlia a mio parere della debolezza del leader. Forza Italia non ha nessun interesse a tornare rapidamente al voto, ma allo stesso tempo per non scomparire dal campo di gioco ha interesse ad accreditarsi come interlocutore per le riforme. Un accordo a tutto campo con Renzi sia sulle Riforme sia sulla Legge Elettorale permetterebbe a Berlusconi di accreditarsi come persona che ha a cuore il bene del paese, e consentirebbe al CentroDestra (discorso che vale anche per Alfano) di riorganizzarsi e di recuperare credibilità in vista di future tornate elettorali.

Discorso simile per Grillo. Il Movimento ha avuto una batosta elettorale, perdendo 3 milioni di voti e 4 punti percentuali. Non è da buttare via il 21% conseguito, ma se si fa campagna elettorale al motto di vinciamo noi, e se il leader promette di ritirarsi in caso di sconfitta e poi non lo fa, questo risultato seppur buono viene percepito come una sconfitta.

Dopo aver provato in tutti i modi a negare la sconfitta e dopo aver dato le colpe della sconfitta non a se stessi ma agli italiani, il Movimento ha apparentemente cambiato strategia. La mia lettura è la seguente; Grillo è per me totalmente incapace di un qualsiasi ragionamento utile al paese, ma non è scemo. Sa che non può continuare a vita il giochetto del salire sui tetti, del gridare oltrehitler, della opposizione che sa dire solo no, specie di fronte ad un leader come Renzi che piaccia o no è comunque dinamico ed abile nel vendere bene le sue iniziative.

Insomma Grillo, per paura di scomparire o di mantenere la guida solo di un manipolo di Dibattisti pronti a dire W Grillo Bravo Grillo, chiede di tornare in gioco nel tavolo delle riforme. I giornali hanno parlato di apertura, a me sembra un ricatto. In sintesi M5S dice a Renzi, dacci i tuoi voti di maggioranza, per far approvare una legge elettorale proposta da noi, che siamo una minoranza. Inoltre, dopo aver fatto perdere un anno di tempo al paese, e dopo aver rifiutato ogni proposta di dialogo (ricordo lo streaming Renzi-Grillo col secondo che dice, ti do un minuto, non ho tempo da perdere con te), ora M5S chiede fretta.

Immagino Renzi sia abbastanza furbo e scaltro da andare all’incontro, ascoltare quello che il Movimento ha da dire, e poi dire, scusate, ma potevate pensarci prima. Aggiungo anche che se per un anno chiami il Premier Ebetino o Renzie, è poi difficile che tu possa sedere con credibilità al Tavolo delle Riforme.

Veniamo a Sel. Non è di ieri una divisione tra una parte del partito che guarda ad esperienze di sinistra più radicale (per capirci in direzione Rifondazione), ed un’altra che guarda comunque al socialismo europeo ed al Pd. Già Gavino Pala ha scritto rispetto alla Lista Tsipras ed alleprospettive dopo il voto, non mi dilungo

La novità di questi giorni è che la spaccatura è ufficiale. Mentre Vendola e Fratojanni restano ancorati alla opposizione, Migliore ed altri compagni di viaggio lasciano il partito dichiarando di fatto di guardare al Pd ed al Governo come interlocutori credibili. Non credo che Migliore voglia entrare al Governo, credo però voglia costruire una realtà di sinistra di respiro europeo, a vocazione governativa e per questo non può fare a meno di confrontarsi col Pd, partito di CentroSinistra, alleato con Sel in molte realtà locali e attualmente espressione della quasi maggioranza degli italiani.

Nello specifico (e qui mi sbilancio, io sto con Migliore), i fuoriusciti da Sel contestano il mancato appoggio al Decreto Irpef. In pratica dice Migliore, come possiamo noi di sinistra opporci ad una norma che dà 80 euro al mese ai redditi bassi? Una delle norme più di sinistra approvate da un Governo negli ultimi 20 anni?

Io vedo una netta demarcazione tra una sinistra radicale capace di dire solo no, di dire io sarei più capace, io governerei così, ma incapace di rendersi conto che lo spazio politico è limitatissimo e bene che va se si raggiunge un 5%, del tutto inutile senza alleanza. Poi vedo la sinistra di Migliore, che magari ipotizzo potrebbe anche costruire una casa comune con Cuperlo e l’attuale minoranza Pd, per portare al Governo le istanze della Sinistra, e per spostare l’asse attuale del Pd più verso sinistra. Insomma, sapersi accontentare, essere dentro per cambiare e non fuori per urlare.

Mario Scelzo

giovedì 12 giugno 2014

Mineo, l'autosospensione di 13 senatori e l'ennesimo autogol del PD

POLITICA - Forse il PD ha bisogno di litigare per sentirsi vivo. Al PD non serve vincere le elezioni (anzi stravincere le europee), conquistare comuni e regioni, essere il primo partito in Europa, il PD ha bisogno di scontri, dissensi interni, malumori, veti incrociati, autosospensioni e franchi tiratori per sentirsi vivo.

E solo in quest’ultimo anno di ci hanno deliziato con autogol impressionanti come i 101 che non hanno votato Prodi Presidente della Repubblica, o la conferma della fiducia ad Alfano o alla Cancelieri.

Ma in queste ore vogliono continuare a dimostrarlo con due episodi importanti.
Alla camera passa un emendamento (a scrutinio segreto) della Lega, con parere contrario del governo, sulla responsabilità civile dei giudici. Il PD alla Camera ha da solo la maggioranza dei seggi, quindi basterebbe votare compatti per affossare l’emendamento. Invece l’emendamento passa e si contano almeno una trentina di deputati del PD che nel segreto del voto appoggiano l’emendamento. Renzi, dalla Cina, dirà che il pasticcio verrà risolto al Senato, stare a vedere, anche perché il secondo esempio arriva proprio dal Senato.

Corradino Mineo, Senatore dissidente del PD, che in più occasioni ha espresso il suo parere contrario sull’Italicum e sulla riforma del Senato, viene tolto dalla Commissione Affari Costituzionali, dove queste due norme sono in discussione, e sostituito con Zanda (più filo governativo del collega).

Qualcuno ha parlato di dittatura e decisionismo di Renzi e tirato in ballo la Costituzione ricordando che non c’è vincolo di mandato per il parlamentare.


L’autosospensione di 13 senatori del PD pone ora il governo sulla graticola rischiando di non avere più i numeri necessari per governare.

Tutto questo suggerisce, a mio avviso, alcune riflessioni. Partendo dal bisogno impellente di fare quelle riforme costituzionali che ci promettono da anni (e che ad oggi bisogna ammetterlo solo Renzi ha provato a fare) il problema è il metodo. Renzi, che al Nazzareno contratta le riforme con Berlusconi, perché non ascolta la parte del suo partito, minoritario e sconfitto alle primarie, per apportare cambiamenti importanti che potrebbero migliorare sia il Senato che l’Italicum (sicuramente due brutte leggi)? E dall’altra parte, perché dopo le votazioni fatte nella direzione e nelle assemblee parlamentari che hanno deciso la linea del partito Mineo e gli altri 12 senatori non decidono di prendere atto che la maggioranza del proprio partito ha deciso una linea diversa dalla loro?
Ha senso far cadere il governo in questo momento (soprattutto pensando che il PD di Renzi ha conquistato più del 40% alle Europee) ed andare alle elezioni anticipate con una legge elettorale forse anche peggio del Porcellum (visto la totale assenza di premio di maggioranza nessuno avrebbe i voti per governare neanche più in una sola camera)?

Intanto aspetto il prossimo autogol del PD che è sempre più divertente di quello precedente.

lunedì 9 giugno 2014

Renzi tra Europa e scandali

POLITICA - Le elezioni sono passate, sappiamo tutti come sono andate e già sono stati scritti fior fior di commenti, quindi non aggiungerò la mia analisi ma vi invito a guardare al futuro.

Il dato politico che emerge dalle elezioni europee è che abbiamo un Presidente del Consiglio di fatto investito da una ampissima legittimazione popolare (vuoi per merito suo, vuoi per incapacità degli avversari), abbiamo una coalizione di Governo con una leadership fortissima del Pd, ed abbiamo un leader italiano che può parlare in sede europea forte di un ampio seguito nel paese.

Sintetizzando, se non ci saranno grandi scossoni Renzi ed il Pd governeranno per altri tre anni abbondanti, alleati con quel che resta delle macerie di Scelta Civica e con un NuovoCentroDestra che non esce bene dalle urne e non credo abbia voglia di tornarci. Forza Italia è lacerata da lotte interne, ed il Movimento 5 Stelle piuttosto che compiere una sana autocritica rispetto ai numerosissimi errori compiuti, è ripartito con lo sterile ritornello del complotto, del Renzie, degli 80 euro, delle scie chimiche, insomma nulla di nuovo.

Diciamolo, Renzi ha in mano il paese.

Ma attenzione. Parlo a titolo personale ma credo di interpretare il pensiero di molti. Il fatto di aver sostenuto Renzi (come tanti, ho ritenuto una minaccia per la democrazia una affermazione del M5S) non vuol dire che l’ex Sindaco di Firenze è immune da critiche, non vuol dire che controlleremo il suo operato.

In particolare, personalmente sono sensibile al tema della lotta alla disoccupazione, dove fino ad ora non si vedono frutti, e soprattutto molti sono preoccupati dai numerosi scandali che scuotono la vita politica ed imprenditoriale, parlo specialmente dei casi Expò a Milano e del Mose di Venezia.

Va detto che a parole il Presidente è stato molto duro sulle vicende in corso, e trovo positiva sia la nomina di Cantone alla guida del controllo degli appalti dell’Expo, sia il fatto che il Pd abbia votato a favore dell’arresto del proprio deputato Genovese.

Credo che molto del giudizio futuro che daremo di Renzi, passerà dalla capacità di tradure le belle parole in fatti concreti.

Va fatta una distinzione. Subito i grillini hanno alzato la voce e gridato “avete visto, avete votato un partito di ladri, questa è la classe dirigente del Pd etc….”. Non sono affatto d’accordo, primo perché le responsabilità sono dei singoli, ma soprattutto, ed è la chiave del mio ragionamento, non possiamo dare a Renzi colpe non sue. Provo a spiegarmi.

Come me, tanti che hanno votato per Renzi, lo hanno fatto anche per velocizzare un ricambio di classe dirigente, sia nel paese, sia nel Pd. Non sto affatto dicendo che D’Alema o Bersani o la Bindi o la Finocchiaro siano dei ladri, ma non dico una falsità se affermo che, con loro come classe dirigente, la politica non ha avuto una forte vigilanza sui temi della onestà e della trasparenza.

Scandali come MPS, lo stesso Expò ed il Mose, sono figli a mio parere della Seconda Repubblica. La mia speranza è che con Renzi siamo entrati nella Terza. Non ritengo Renzi l’unto dal Signore o l’uomo della Provvidenza, ma gli riconosco vitalità, un cambio di passo nella azione di Governo, e l’aver portato alla ribalta una nuova classe dirigente.

Il tempo dirà se la Boschi, la Picierno, la Madia, i Richetti, i Del Rio, la Bonafè, si mostreranno competenti o meno. Ad oggi si può affermare però che sono onesti, o comunque non hanno inchieste giudiziarie sulle spalle.

In conclusione, se ho sostenuto Renzi, ed a giudicare dai numeri non sono il solo, è anche per chiedere criteri di trasparenza ed onestà nei Palazzi del Potere. Quindi le accuse dei cinquestellati a Renzi sono ad oggi prive di valore, sono le solite chiacchiere propagandistiche di un partito incapace di analizzare le ragioni della propria sconfitta. (un esempio, da 9 milioni di elettori sono scesi a 6, ma la loro strana logica li porta a dire che hanno perso 1 milione di voti e non 3).

Darò ragione ai seguaci di Grillo, segnatevi queste parole, se e quando sul banco degli accusati arriveranno le Bonafè e le Boschi, vorrebbe dire che l’ex Sindaco non è stato capace di selezionare la sua classe dirigente,

In conclusione, le elezioni sono passate, le condizioni per realizzare una seria attività di Governo ci sono tutte, ora aspettiamo i fatti. Reputo positivo il primo passo degli 80 euro, ma mi aspetto manovre per il rilancio della occupazione, mi aspetto le riforme costituzionali, e nuove regole riguardo agli appalti ed alle opere pubbliche. Continueremo a vigilare su queste pagine.

Mario Scelzo

giovedì 29 maggio 2014

Quale eredità lascerà l’altra Europa (con Tsipras)?

POLITICA - Iniziando a scorrere i risultati alle elezioni Europee, dopo aver costatato la “bulgara” percentuale presa dal Partito Democratico, mi sono, e non poco, stupito del buon risultato che ha ottenuto l’Altra Europa. Con il PD oltra il 40% pensavo ad una pesante emorragia di voti per la lista più a sinistra, pensavo ad un travaso di massa da Tsipras al PD (non certo perché quest’ultimo potesse rappresentare un partito di sinistra, più in quanto come voto anti-grillino). Così naturalmente non è stati, anzi, come ha spiegato Nando Pagnoncelli nell’ultima puntata di Ballarò, il PD ha letteralmente mangiato i voti di Scelta Civica, ha conquistato alcuni elettori del movimento 5 Stelle e, anche se proporzionalmente meno, rubato voti a Berlusconi; nella sua analisi Pagnoncelli non cita voti in uscita dalla sinistra alternativa (che sicuramente ci saranno stati ma marginalmente). La lista della sinistra italiana, nonostante la scarsità della presenza in tv e i pochi soldi per la campagna elettorale, ha sicuramente fatto un buon risultato. Certo, stiamo parlando di appena il 4% ed è il caso di sottolineare come poche centinaia di voti hanno fatto la differenza tra andare in Europa o no, soprattutto pensando che la maggior parte dei sondaggi attribuiva alla lista pochissime speranza di superare lo sbarramento, ma avere rappresentanti in Europa della sinistra italiana (nella legislatura uscente non c’erano) è un buon risultato.

Ma quale conseguenze avrà questo risultato, forse marginale ma non scontato, sugli assetti presenti della politica italiana?

Sel, sicuramente il partito maggioritario tra quelli che hanno appoggiato la candidatura di tsipras e l’unico ad essere rappresentato in Parlamento, ha di fatto iniziato un contro-congresso (dopo quello ufficiale di pochi mesi fa dove vinse proprio la mozione che voleva l’appoggio al leader di sinistra greco contro quella più scettica). Il primo a parlare è stato Gennaro Migliore, presidente dei deputati di Sel a Montecitorio, che rilascia un’interessante intervista a Repubblica. Migliore spiega che per lui “la sfida è costruire in Italia un soggetto unitario di sinistra - regolato dalla democrazia interna - che possa far vivere le aspettative di cambiamento. Senza restare ciascuno - Pd e Sel - nel proprio contenitore.” Per Migliore la strada è semplice e va verso il Partito Democratico, iniziando non solo dalle future alleanza ma anche “da quello che si decide in Parlamento. Sulle riforme, ad esempio, è bene stare dentro. Perché non avviamo subito un processo di collaborazione?”.

Di diverso avviso è Nicola Fratoianni, neo coordinatore di Sel e molto vicino a Nichi Vendola (di cui è stato assessore in Puglia). Fratoianni commenta l’intervista a Migliore sul suo profilo facebook “Non condivido l'intervista di Gennaro Migliore apparsa oggi su Repubblica.” Attacca e spiega come considera “sbagliato immaginare di entrare nell'area di governo e proporre un partito unico col PD. Penso invece che dopo il risultato delle elezioni europee sia necessario avanzare una proposta politica a tutti quelli che hanno guardato alla proposta di Tsipras come ad una occasione importante per dare corpo ad una sinistra forte e innovativa, non settaria e non minoritaria. Fra l'altro considero questa opzione più utile anche alla possibilità di ricostruire in Italia quello che oggi non c'è, ovvero una alleanza per riaffermare una alternativa di governo.“

Due idee abbastanza diverse che nei prossimi giorni si scontreranno nella direzione di Sel. Il rischio di una scissione c’è (e questa farebbe perdere entrambe le ipotesi in campo). La sinistra italiana deve trovare una terza via tra quella di Migliore e quella di Fratoianni, cercando di mantenere la coerenza di una forza di opposizione di sinistra senza mai diventare però il partito del no, anche perché le riforme si faranno (su questo Renzi si gioca la credibilità) e non sedere a quel tavolo è controproducente.

Il PD poi da solo avrebbe anche la forza di vincere le elezioni (soprattutto con l’Italicum) e ha in mano la possibilità di andare sulla propria strada senza più ascoltare i ricatti del Nuovo Centro Destra (visti i risultati nessuna forza di governo, a parte il PD, vuole le elezioni con il rischio di scomparire o di diventare totalmente marginale). Da qui la sinistra italiana dovrebbe crescere passando all’essere poco più che testimonianza (per colpa delle tante divisioni e lacerazioni che l’hanno contraddistinta negli ultimi anni post PCI) all’essere forza che punta a governare.

mercoledì 28 maggio 2014

Ronzino, ovverò perchè non ho votato i 5 Stelle

POLITICA - Come sapete, si sono svolte le elezioni europee. Gavino Palaha già su queste pagine proposto un commento al voto, in particolare relativoalla incapacità del Movimento 5 Stelle, a mio parere il principale sconfitto diquesta tornata elettorale, di fare autocritica.

Forse l’argomento sta stufando, forse se ne sta parlando troppo, io per primo (tanto chi mi legge sa che non ho simpatie grilline, anzi…) penso sia il caso di guardare avanti e giudicare l’operato del Governo, poi però, come molti di voi ieri, mi sono trovato a guardare Ballarò e ad assistere alla penosa a dir poco performance di Alfredo Ronzino, Candidato (per fortuna non eletto) per il M5S alle elezioni europee.
Per chi se lo fosse perso, qui un video con la sua brillante performance.

Ora, il buon Ronzino è riuscito a condensare in una serata tutte le motivazioni per cui personalmente reputo il Movimento 5 Stelle una forza politica pericolosa, un mix di arroganza ed ignoranza, un agglomerato politico totalmente incapace di passare dalla protesta alla proposta e per nulla sfiorato dalla idea di compiere una sana autocritica.
Il 21% in teoria è anche un buon risultato. Ma per chi per mesi dice, vinciamonoi, o noi o loro, abbiamo già vinto, anche il 21% diventa una sconfitta.

Entriamo nel merito. Arroganza ed ignoranza. Più volte nel corso della trasmissione Ronzino accusa sia La Stampa sia La Repubblica, rappresentati in studio da Calabresi e Giannini, di percepire finanziamenti pubblici per l’editoria. Calabresi, direttore de La Stampa, fa giustamente notare che si tratta di una balla, visto che alcuni giornali (per sintesi, quelli politici, tipo la Padania, l’Unità etc….) ne hanno diritto, altri come Stampa e Repubblica no. Bene, la replica di Ronzino è “ah, no lo sapevo, onore a La Stampa, credevo che a non prendere i fondi fosse solo il Fatto Quotidiano).
E’ un esempio, ma è una tipica strategia del M5S: lanciare accuse nel mucchio, spesso vaghe, costruire una campagna contro su notizie spesso del tutto false oppure inventate.

Si parla di legge elettorale. Per come la vedo io, Renzi ha cercato di coinvolgere sia Forza Italia sia M5S. Berlusconi (che comunque rappresenta milioni di elettori) ha accettato il confronto, Grillo no. Legittimo. Poi però Ronzino ci dice che bisogna ascoltare il popolo per la legge elettorale. Abete, ospite in studio, fa notare a Ronzino che il popolo è anche il 40% che vota Pd, l’80% che non vota M5S, e non solo i 30.000 che votano sul Sacro Blog di Grillo.
Rispetto alla comunicazione. Ronzino se la prende con la stampa, colpevole a suo parere di aver trasformato Grillo in un mostro. Perfino Gomez, del Fatto Quotidiano, giornale a mio parere molto vicino al Movimento, fa notare a Ronzino che parlare di Hitler, in qualsiasi contesto, è sbagliato. Gomez cerca di spiegare a Ronzino che, dando per buono la stampa non veda di buon occhio il Movimento, tanto più è folle parlare di Hitler, della Peste Rossa.

Potrei continuare. Abbiamo visto un candidato impreparato, incapace di compiere autocritica, incapace di formulare una proposta o una frase completa che non sia “Il Pd ha sbagliato, il Pd perderà”, incapace di un qualsiasi dialogo con gli altri ospiti in studio.
Concludo. Mi dispiace per loro, ma da cittadino italiano sono contento. Se il movimento continua su questa linea, porterà il Pd al 50% oppure, se e quando il centrodestra sarà capace di strutturare una proposta seria (ad oggi inesistente), torneremo ad avere una competizione tra centrodestra e centrosinistra con una forza, M5S, sempre più legata all’insulto ed alla disperazione, forza magari anche al 20% ma incapace di fare qualcosa di utile per il bene del paese. Una forza ai margini, estranea al dibattito politico, utile per controllare se sui tetti di Montecitorio ci sono perdite di acqua.

Aggiungo solo che, pur in estrema sintesi dicendo che sono abbastanza soddisfatto dell’operato di Renzi, personalmente ho votato il Pd e Renzi proprio per contrastare la pochezza culturale del Movimento, e come me in tanti hanno fatto questo ragionamento. Se non lo capiscono, peggio per loro.
Mario Scelzo

martedì 27 maggio 2014

Le elezioni europee e la difficoltà di fare autocritica

POLITICA - Quanto sarebbe bello sentire da un politico, una volta assodata una cocente sconfitta elettorale, la semplice frase “Abbiamo perso ed è colpa mia, del nostro programma, dei toni che abbiamo usato.” Invece in Italia i leader politici non si prendono mai la responsabilità della sconfitta. La colpa è sempre degli elettori. Ultimo della lista dei leader politici che preferisce incolpare gli elettori piuttosto che assumersi le proprie responsabilità è Grillo. Il leader del Movimento 5 Stelle, infatti, preferisce incolpare gli italiani, popolo di pensionati che non vuole il cambiamento (e Grillo ha un chiodo fisso sugli anziani, visto che qualche anno fa proponeva di togliere di fatto il diritto al voto) piuttosto che ammettere i propri errori.

Il Movimento 5 Stelle rimane il secondo partito in Italia, non sfonda, perde 3 milioni di voti e 5 punti percentuali rispetto alle politiche di un anno fa, ma bisogna ammettere anche che ha superato di nuovo la soglia del 20% e convinto milioni di elettori a proseguire quel progetto. La sconfitta sarebbe stata meno amara se lo stesso Grillo non avesse trasformato queste elezioni in un referendum su di lui. Nella lunga campagna elettorale, tra un insulto e l’altro, ha sempre sostenuto che in queste elezioni o si era con loro o contro, “o noi o loro”, e gli elettori, nel segreto dell’urna, hanno scelto “loro”. Grillo ha di fatto regalato una vittoria al PD che nei numeri è andata oltre ogni previsione.
Se dovessi leggere i risultati pensando unicamente al peso europeo, dovremmo sicuramente ammettere che i 5 Stelle hanno perso perché si sono presentati alle elezioni con un programma inconsistente (i famosi 7 punti proposti da Grillo non sono di competenza dell’Europarlamento) e perché non hanno chiarito la loro collocazione nel futuro europarlamento e le possibili alleanze (non appartenere a  nessun gruppo parlamentare in Europa equivale a non avere nessun peso).

Ma è indubbio che dobbiamo leggere queste elezioni anche pensando alle conseguenze nella nostra politica interna. I 5 stelle pagano i tanti errori commessi nell’ultimo anno. L’aver congelato i voti rifiutando ogni tipo di dialogo con le forze presenti in Parlamento, l’aver utilizzato il Parlamento per ridicoli show con cartelli e manette (quando non si decideva di occupare le aule o i tetti di Montecitorio). Pagano per una campagna elettorale violenta, piena di insulti. Pagano per la peste rossa, per l’oltre Hitler, per i tribunali sul web, per il giornalista del giorno. Pagano per non aver mai accettato una critica, per le espulsioni e le bufale dette. La protesta ha portato il Moviemento a percentuali importanti, ma dopo un anno, con l’assenza di una reale proposta, hanno perso 3 milioni di elettori.
Il Movimento ore è davanti ad un bivio, se continua con questo atteggiamento (e leggendo i primi commenti dei parlamentari ai risultati elettorali con la totale mancanza di autocritica) potrebbero non migliorare la situazione (soprattutto se la legislatura sarà portata avanti fino alla fine naturale), oppure potranno usare una grande forza parlamentare per contribuire a quelle riforme necessarie messe in campo dal governo decidendo di sedersi al tavolo delle trattative.

Una sola parola invece per la grande vittoria di Renzi. È in dubbio che doppiare il secondo partito è un dato storico. Il PD vince, a mio avviso, per tre fattori distinti. Ad una consistente percentuale di elettori affezionati al PD che lo voterebbero in qualsiasi caso si aggiunge sicuramente una percentuale di votanti portati in dote da Renzi. Ma c’è sicuramente un terzo elemento, molti elettori hanno visto nel PD l’unico partito in grado di fermare l’avanzata di Grillo e hanno deciso di votarlo magari turandosi il naso (basta vedere alcuni dati: in Piemonte il PD è stato votato dal 40.75% alle europee e dal 36.17% alle regionali; nel comune di Firenze il PD ha preso 57% per le europee e il 47% alle comunali, a Reggio Emilia 55.30% per le europee e 49.86%  per le comunali, per fare solo alcuni esempi). Se il PD da per conquistati il 40% degli elettori fa un errore enorme, dovrà conquistarsi sul campo molti di quelli che lo hanno votato magari per la prima volta (e quindi sono disposti a farlo) ma che, per veri motivi, non si sentono pienamente rappresentati da lui.

giovedì 22 maggio 2014

Grillo non è l'erede di Berlinguer

Verso le europee - Si sta per chiudere l’ennesima campagna elettorale. Domenica saremo chiamati a rinnovare i nostri rappresentati nel Palamento Europeo.

Come spesso è accaduto anche in questa campagna elettorale per le europee si è parlato molto poco di Europa. Non si sono affrontati i problemi legati all’Europarlamento (i 7 punti di Grillo non sono di competenza dell’Europarlamento. Per la prima volta da quando c’è l’Europarlamento i partiti europei hanno poi già deciso su quale candidato puntare per la guida del presidente della Commissione Europea (come in passato la nomina sarà decisa dal Consiglio d’Europa che deve tenere conto dell’esito delle votazioni). Sappiamo già che il partito Socialista Europeo (in Italia rappresentato dal PD) appoggerà la candidatura di Martin Schulz (attuale Presidente dell’Europarlamento), mentre il Partito Popolare (in Italia rappresentato dal Nuovo Centro Destra ed in teoria da Forza Italia anche se su questo punto lo stesso Berlusconi, intervistato da Mentana, sembrava un po’ confuso sul da farsi) punterà ad eleggere Jean-Claude Juncker, mentre la sinistra alternativa porta avanti la candidatura del greco Alexis Tsipras. Ad oggi, poi, non sappiamo come si comporterà il MoVimento 5 Stelle ne a quale Eurogruppo deciderà di iscriversi (e se lo farà) ne verso quale presidente vorrà appoggiare.
Questa è stata una campagna elettorale dove i toni si sono alzati più che in passato e, a mio avviso, per colpa del leader del M5S. L’insulto è stato definitivamente sdoganato e utilizzato contro il proprio avversario politico. Non è solo chiamare il proprio competitor Ebetino, o apostrofare Civati o Cuperlo come mafiosi. È anche dare del colluso a chi vota ni partiti tradizionali, non accettare minimamente l’idea che ci sono idee diverse dalla tua (che comunque è minoritaria rappresentando un elettore su quattro) e che questa idea deve essere rispettata.
C’è poi un altro livello, preoccupante, che, una volta superato, rischia di essere un punto di non ritorno. Parafrasare la poesia “Se questo è un uomo”, paragonando il nazifascismo ad oggi, parlare di Peste Rossa (termine coniato dalle SS), voler fare tribunali del popolo per giudicare giornalisti e politici, fare liste di proscrizione dei giornalisti che hanno come unica colpa quella di criticare il Movimento. Un’escalation di violenza preoccupante che ha come unico scopo l’essere “o con me o contro di me”.
In queste ore Grillo poi si paragona a Berlinguer affermando che solo loro portano avanti la questione morale dello storico Segretario del PCI e che loro ne sono gli eredi. È storicamente sbagliato ridurre uno dei personaggi storici della nostra storia alla questione morale, Berlinguer è stato molto di più. Il segretario del PCI è stato un attento protagonista della politica italiana, fu uno dei protagonisti del compromesso storico mettendo da parte le divisioni con la Democrazia Cristiana per lavorare al bene comune (Grillo invece non parla con gli altri partiti per principio, tifando spesso contro), Berlinguer non avrebbe mai stravolto la poesia di Primo Levi per biechi interessi elettorali, non avrebbe mai pensato che l’immigrazione era un tema che avrebbe portato a percentuali da prefisso telefonico, non avrebbe mai citato un canto delle SS, non avrebbe mai demonizzato un avversario politico, Berlinguer era un politico di  professione. Berlinguer non era solo la questione morale ma tanto altro e Grillo non ne sarà mai l’erede.

martedì 13 maggio 2014

Voto europeo e ricadute italiane

VERSO LE ELEZIONI EUROPEE - Tra meno di due settimane saremo chiamati alle urne per l’elezione del prossimo Parlamento Europeo. Ho già scritto su queste pagine inmerito alla valenza specifica di questa tornata elettorale e rispetto allaimportanza di scegliere i nostri rappresentanti in Europa.

È chiaro che la tornata elettorale attuale avrà delle ricadute anche in casa nostra. A distanza di un anno e mezzo dalle ultime votazioni politiche, con tutto ciò che quelle elezioni hanno comportato ( larghe intese, medie intese, da Napolitano a Napolitano, l’avvento del M5S, da Bersani a Renzi etc…), sarà indubbiamente interessante misurare il peso reale dei singoli partiti, e son convinto che a seconda dei risultati elettorali ci saranno delle ricadute concrete sulla politica italiana.

Proverò a procedere con ordine, valutando partito per partito. Proverò a mettere da parte ogni simpatia politica ed a ragionare in maniera neutra.

Partiamo dal PD. Alle elezioni politiche del 2013 prese il 25%. Molti sondaggi danno ora il PD tra il 30 ed il 35, tracciando una media potremmo dire il 33. A mio parere, un Pd che superasse quota 30 ( e più lo supera più rafforza la mia tesi) sarebbe un notevole incoraggiamento alla azione governativa di Matteo Renzi. In qualche modo, un Pd sopra il 30 sarebbe quasi una sorta di legittimazione simbolica del Governo Renzi da parte dell’elettorato. (sottolineo simbolica perché, essendo noi una Repubblica Parlamentare, il Governo Renzi è pienamente legittimato nella sua azione politica).

Al contrario, un PD sotto quota 25, e magari superato dal Movimento 5 Stelle, sarebbe un enorme campanello d’allarme per il Pd e per il Governo. Di conseguenza, veniamo al M5S. Da mesi i rappresentanti del movimento hanno coniato lo slogan “VINCIAMONOI”  e più volte Grillo ha affermato di volersi ritirare dalla politica in caso di mancata vittoria elettorale. Ora, a casa mia, ed in democrazia, vince chi prende un voto in più dell’avversario. Se ad esempio il Pd prendesse il 28 e Grillo il 27, sarebbe un risultato notevole ma comunque una sconfitta.

Se venissero confermati molti dei sondaggi attuali, che danno il Pd al 32 e M5S al 22/23, sarebbe una notevole sconfitta del Movimento. Mi permetto di sottolineare che di solito le elezioni intermedie segnano sempre un aumento dei partiti di opposizione, quindi se M5S prendesse meno voti del 25% dello scorso anno, sarebbe per loro un pessimo segnale.

Nel campo delle ipotesi, M5S vince le elezioni. Certamente sarebbe un pessimo segnale per il Governo, ma non c’è nessun legame con il Governo Italiano. Considero insensata la richiesta di sciogliere il Parlamento in caso di vittoria penta stellata. Se i grillini vinceranno, vorrà dire che eleggeranno più rappresentanti in Europa.

Spostiamoci nel CentroDestra. Sarà interessante valutare il calo di Forza Italia (anche se ricordo che quasi sempre il Cavaliere ha recuperato terreno rispetto ai sondaggi), e soprattutto i rapporti di forza tra Forza Italia ed il Nuovo CentroDestra. FI al 20/22 e Alfano sotto al 4 produrrebbero a mio parere un ritorno del NCD nella casa del Padre. FI al 16/17 ed Alfano al 7/8 produrrebbero una fuga di parlamentari ed amministratori locali da Berlusconi ad Alfano.

Gli esiti del voto influiranno a mio parere sull’esito delle riforme e sulla durata del Governo. Con un Pd al 35% Renzi potrebbe essere tentato di passare all’incasso elettorale per poter governare da solo, ma a quel punto ipotizzo salterebbero gli accordi sia rispetto alla legge elettorale sia rispetto alle riforme costituzionali.

Non mi dilungo per motivi di spazio e per non annoiarvi, ma sarà molto interessante valutare il peso e la tenuta di alcune forze politiche di fatto nuove, come la Lista Tsipras, Scelta Europa, e di altre più antiche come la Lega Nord e Fratelli d’Italia. Non raggiungere la soglia del 4% sarebbe una sconfitta che potrebbe anche segnare la fine di alcune esperienze politiche, al contrario un buon risultato del 5/6% potrebbe spingere alcune di queste forze a proporsi come alleati per future coalizioni di Governo.

Una parola su Scelta Europa. In teoria è figlia dell’8.7% di Scelta Civica, ma poi in quel partito è successo di tutto. Che succederà con un risultato al di sotto del 3%? Il partito andrà avanti? Con quali prospettive?

Discorso simile per Tsipras, che in teoria parte da un 5% (3 di Sel più 2 dei vari rifondazione e comunisti italiani). Non raggiungere la soglia sarebbe un pessimo segnale, vorrebbe dire una sinistra a mio parere costretta poi a cercare una alleanza col Pd ma da una posizione nettamente minoritaria e debole.

Insomma, chi vivrà vedrà.

Mario Scelzo

mercoledì 7 maggio 2014

Le elezioni europee, molti candidati incompatibili

VERSO LE EUROPEE - Tra poco meno di venti giorni saremo chiamati a votare per il rinnovo del parlamento europeo e l’Italia dovrà eleggere 73 eurodeputati.

La legge elettorale (la più antica in vigore in Italia) è molto semplice: un proporzionale puro con soglia di sbarramento del 4%, la divisione dell’Italia in 5 circoscrizioni che eleggono parlamentari proporzionalmente ai voti, le preferenze (fino a 3 per ogni elettore).

Il regolamento dell’europarlamento stabilisce una assoluta incompatibilità tra la carica di europarlamentare e quella di ogni carica elettiva di un singolo paese (dal parlamentare al sindaco), e per altro un’incompatibilità anche fisica visto che i due lavori sono a chilometri di distanza e in contemporanea.
Negli anni passati però abbiamo sempre visto parlamentari italiani candidarsi anche alle elezioni europee (Berlusconi alle ultime consultazioni era capolista in tutti i collegi, per fare un esempio) ma, una volta eletti, hanno sempre preferito stare tra i banchi di Montecitorio o Palazzo Madama che all’Europarlamento (per altro senza neanche doversi scomodare, visto che il regolamento da 30 giorni per scegliere la carica di europarlamentare se uno incorre nel doppio ruolo, passati i quali decade automaticamente)

Tranne rarissimi casi (la lista di sinistra L’altra Europa che schiera prevalentemente persone della società civile, e il MoVimento 5 Stelle i cui candidati sono passati per primarie on-line dove non potevano partecipare parlamentari) i molti partiti la presenza di parlamentari è abbondante.
In una recente intervista ad 8 e ½ al  ministro della Sanità, Beatrice  Lorenzin (candidata come capolista per il Nuovo Centro Destra), viene chiesto se, in caso di elezione, aveva intenzione di lasciare la carica di Ministro per poter diventare europarlamentare. Il ministro, senza neanche pensarci, ha dichiarato candidamente che se eletta si sarebbe subito dimessa da europarlamentare per continuare a fare il ministro in Italia, aggiungendo che la sua era solo una candidatura di bandiera. In poche parole chi volesse votare l’onorevole Beatrice Lorenzin alle prossime elezioni lo fa ben sapendo che quella preferenza non avrà nessun valore. Ma anche il suo compagno di partito e ministro dei trasporti, Maurizio Lupi, è capolista per il suo partito nella circoscrizione Nord Ovest. In un lungo post sul suo blog spiega le ragioni della sua scesa in campo, nobili ragioni per cambiare l’Europa. Dalla passione nello scrivere non sembra ci siano dubbi sulle sue intenzioni, una volta eletto, di andare in Europa perché “Abbiamo oggi la possibilità di rinnovare l’esperienza dei padri fondatori dell’Europa, che dopo la guerra ritrovano nell’interesse comune le ragioni per ripartire.”

Nel PD in quattro circoscrizioni su cinque il capolista è un parlamentare (Alessia Mosca, Pina Picerno, Alessandra Moretti e Simona Bonafè) e non sono gli unici parlamentari in lista. Tra deputati e consiglieri regionali ben 19 candidati su 73 nelle liste del PD (tra gli onorevoli troviamo anche Enrico Gasbarra e l’ex ministro Cécile Kyenge) sarebbero incompatibili perché ricoprirebbero il doppio ruolo.
La lista è ancora lunga e si passa da Lorenzo Cesa (UDC) a Gabriele Toccafondi (Sottosegretario all’Istruzione) fino ad arrivare a Raffaele Fitto (F.I.) e all’ex ministro Giorgia Meloni (Fratelli d’italia), senza contare i tanti consiglieri regionali messi in campo in tutti i partiti.

Sarebbe bello sentire da ognuno di loro dichiarazione nella quale affermano di non aver nessuna intenzione di sedersi al Parlamento europeo ma che la loro è una candidatura solo per portare qualche voto in più al partito; o, al contrario, sentire la promessa che se eletto prenderà l’impegno di lasciare l’attuale carica per andare in Europa.
E poi, che senso ha farsi eleggere poco più di un anno fa a Montecitorio o a Palazzo Madama per dimettersi (e quindi lasciare il lavoro a metà) oggi? Il Senatore Gabriele Albertini, per fare un altro esempio, ha lasciato il suo posta da eurodeputato un anno fa (eletto con F.I.) per candidarsi a Palazzo Madama (con Scelta Civica) e il prossimo 25 maggio sarà candidato (per il Nuovo Centro Destra) a Strasburgo.

lunedì 5 maggio 2014

La Grande bellezza (della solidarietà)

ATTUALITA' - Volevo condividere con i lettori di queste pagine il racconto di una splendida giornata di festa e solidarietà a cui ho avuto il privilegio di partecipare. La sintesi del mio articolo è che la solidarietà è bella e contagiosa, e che esiste una sorta di moltiplicazione del bene che rende il gesto isolato di un singolo un fiume  di solidarietà condivisa.

Andiamo con ordine. Ho partecipato al Pranzo con i Poveri che la Comunità di Sant’Egidio ha organizzato lo scorso Primo Maggio a Roma. Potete vedere alcune foto di tale pranzo sia sul mio profilo twitter, sia sul sito della Comunità di Sant'Egidio
Prima di tutto, voglio condividere con voi queste riflessioni e questa notizia perché penso troppo spesso il mondo dei media amplifica le brutte notizie, c’è una comunicazione triste che spesso aumenta la paura ed amplifica la sofferenza. Non dico che bisogna nascondere i problemi e la sofferenza, credo però ci sia bisogno di diffondere nei media il bene, la solidarietà e le belle notizie.
Ho in mente l’esempio di Papa Francesco, che con le sue parole, i suoi gesti ed il suo magistero trasmette serenità e porta, con la sua presenza viva e direi quasi concreta, la forza del bene nelle case della gente. Con questa premessa, inizio il racconto della giornata.

Andiamo con ordine. Il Pranzo si è svolto presso il Collegio Irlandese di Roma, in pratica gli Irlandesi hanno messo a disposizione della festa uno splendido giardino nel cuore di Roma, a due passi da Piazza San Giovanni. Inoltre molti sacerdoti irlandesi si sono messi a servire ai tavoli ed hanno aiutato nella organizzazione del pranzo.
Veniamo al pranzo ( che devo dire, era davvero ottimo!). Quasi tutto, e parliamo di un pasto completo per 400 persone, è stato donato alla Comunità da singoli Ristoranti, Fornai, Pasticcerie. Non faccio nomi, ma magari un ristorante ha garantito lasagne per 100, un fornaio 80 filoni di pane, altri ristoranti pasta al forno e cosi via.

Gli invitati. Si tratta di tutte persone che la Comunità conosce nel suo lavoro quotidiano di solidarietà. Anziani con la pensione minima, persone che vivono per strada, persone che si trovano in situazioni di disagio e difficoltà. Ma per noi sono amici, sono Antonio, Francesco, Vincenzina.
Ovviamente, c’è stato un notevole impegno per organizzare il tutto da parte dei volontari della Comunità di Sant’Egidio. Qualcuno è andato ai ristoranti a recuperare il cibo offerto, qualcuno ha sistemato i gazebo ed i tavoli, qualcuno ha servito a tavola, altri (tipo me) si son seduti a tavola perché il pranzo non è una distribuzione di cibo ma un momento di convivialità, quindi in ogni tavolo era presente un volontario per conversare, per condividere un momento di serenità e di festa.

Non poteva mancare la musica e l’animazione, per un dopo pranzo che in breve si è trasformato in una festa.
Questo elenco potrà forse sembrarvi eccessivo, forse lo è. Quello che volevo sottolineare è che con la collaborazione di tanti, abbiamo mangiato, fatto festa e passato un pomeriggio sereno (cosa non scontata per chi vive le difficoltà della vita), in 400 e più persone.

Chi ha contribuito con una lasagna, chi con un sorriso, chi servendo ai tavoli, chi con la presenza, ma il contributo di tutti ha reso possibile la festa. Magari tante persone singole hanno buona volontà, ma si sentono troppo piccole per realizzare qualcosa di bello ed utile. L’unione delle forze moltiplica la solidarietà e rende possibile La Grande Bellezza.
Mario Scelzo.

mercoledì 30 aprile 2014

Aldrovandi un silenzio eloquente

Vorrei sottoporvi una brevissima riflessione partendo da alcuni tweet. Sia da parte del Governo, che da parte del Pd, ma anche di alcuni partiti di opposizione, si sono levate parole di sostegno e solidarietà alla Mamma di Federico Aldrovandi per i vergognosi applausi che il SAP ha tributato alle forze dell’ordine condannate in cassazione per “eccesso colposo in omicidio colposo”  di Federico Aldrovandi.

Qui una mia selezione dei tweet:
Partito Democratico ‏@pdnetwork 

#Aldrovandi Pd: 'Inaccettabile l'ovazione agli agenti condannati' #noinonapplaudiamo - http://goo.gl/CiUCQv  
Francesco Nicodemo ‏@fnicodemo 

Dalla parte del giusto: @matteorenzi ha chiamato mamma Aldrovandi
Corradino Mineo @CorradinoMineo

"Ora,cambiare la polizia".Patrizia Aldrovandi sfida governo e politica.Fuori chi uccide abusando della divisa, fuori chi lo copre @pdnetwork
Pietro Grasso @PietroGrasso

Vicinanza e affetto a @MorettiPatri, madre di Federico #Aldrovandi. Qui qualche riflessione: http://goo.gl/xPZfXQ  
Senatori PD ‏@SenatoriPD 

"@LuigiManconi1 il messaggio di ostilità corporativa arrivato ieri è una offesa contro la giustizia, la comunità, le istituzioni #aldrovandi
Sinistra E. Libertà ‏@sinistraelib 

#Sel @NFratoianni : Chi applaude agenti colpevoli morte Federico applaude crimine vergognoso e non è degno di vestire una divisa #Aldrovandi
Angelino Alfano @angealfa

Gli applausi sono un gesto gravissimo e inaccettabile che offende la memoria di un ragazzo che non c'è più e rinnova dolore di sua famiglia.

Giorgia Meloni @GiorgiaMeloni

Solidarietà alla mamma e alla famiglia di Federico #Aldovrandi. Non si può applaudire di fronte ad una vittima http://goo.gl/b3entR   ST

Tutto questo mentre né sul profilo twitter di Grillo (continuamente aggiornato nelle ultime ore), né sul Sacro Blog, ci sia una parola rispetto a questa vicenda. Nel frattempo, fiumi di parole e tweet sulla Picierno e le parole sulla spesa di 2 settimane che si fa con 80 euro.
Giudicate da soli.

Mario Scelzo.

lunedì 28 aprile 2014

Grillo, il Nazismo e la Peste Rossa.‏

POLITICO - Nei giorni scorsi Beppe Grillo si è recato a Piombino per un comizio elettorale davanti alla fabbrica Lucchini. Comizio a mio parere del tutto propagandistico a  favore delle telecamere, nel senso che, indubbiamente esiste un problema Lucchini, ma c’è un piano del Governo e della Regione per una futura riconversione industriale.

In ogni caso, Grillo ovviamente non è intervenuto nelle fasi di trattative tra azienda sindacati ed enti locali, proponendo delle possibili soluzioni, ma si è limitato, a cose fatte, a recarsi in loco, sparare a zero, dire io avrei fatto così, la colpa è della Merkel, della Bildemberg…insomma il solito repertorio propagandistico.

Solo che stavolta la propaganda grillina ha veramente superato un pericolosissimo limite.
Come potete controllare sul Sacro Blog Beppe pronuncia, testualmente, la frase: "Io non son qua per chiedere i voti. Se volete continuate a votare il pd. Questo è il regno schifoso della "Peste Rossa".

Parlando dei sindacati e del Partito Democratico, Beppe conia il termine Peste Rossa. Il problema è che tale termine non è una sua invenzione linguistica, in quanto lo troviamo giù utilizzato nel ss marschiert in feindesland – Inno di Battaglia delle Waffen SS, che come potete vedere è uno degli organi militari della Germania Nazista.
Qui sotto la traduzione dell’inno delle Waffen SS:

"La SS marcia nel paese nemico  
e canta una canzone diabolica
un tiratore sta sulla spiaggia di Wolga
e piano canticchia anche lui
ce ne freghiamo di sopra o sotto
e tutto il mondo ci può
bestemmiare oppure applaudire
semplicemente come ognuno preferisce

Ritornello:

Dove siamo noi va sempre in avanti (non ci fermiamo mai)
e il diavolo, lui ne ride solamente
ha, ha, ha, ha, ha, ha.
Noi combattiamo per la Germania
combattiamo per Hitler
il rosso non stanca mai
Abbiamo combattuto già in varie battaglie
Nel nord, nel sud, l'est ed l'ovest
e siamo adesso pronti per la battaglia
contro la peste rossa
SS non si riposerà, noi distruggiamo
finché nessuno disturba più la felicità della Germania
e anche se fra le file perdiamo molti
per noi non c'è mai un ritorno"

Concludo. Il leader del secondo partito italiano, Capo Carismatico di 100 e più parlamentati, testa pensante di un Movimento che alle ultime elezioni politiche ha preso nove milioni di voti, ha una sconcertante comunanza di pensiero con il linguaggio Nazifascista.

Se aggiungiamo questa frase al pessimo post con la foto di Aushwitz e ad alcune posizioni sia sulla immigrazione clandestina, sia a dei rapporti poco chiari di appoggio verso CasaPound, a me personalmente pare sempre più evidente una comunanza di pensiero del Movimento, o almeno del suo Leader, con l’ideologia fascista.
Invito Beppe Grillo ad una smentita, o quantomeno ad una frase del tipo “mi scuso di aver pronunciato una frase che possa far pensare ad una mia vicinanza al pensiero nazista”. Se arriverà tale smentita, o se ad esempio un Di Battista, un Di Maio, una Taverna, dovessero prendere le distanze dalle frasi sulla Peste Rossa, porgo preventivamente le mie scuse.

Se non ci sarà smentita, sarà sempre più evidente che il Movimento ha una radice destrorsa ed eversiva, che ammicca l’occhio alle ideologie più buie del Novecento.

Mario Scelzo.

martedì 22 aprile 2014

I mitici 80 euro

POLITICA - Come saprete, il Consiglio dei Ministri ha approvato nei giorni scorsi il cosiddetto Decreto Irpef. Vi risparmio i dettagli, che potete trovare su qualsiasi sito internet, ma in sintesi estrema il Governo si appresta ad elargire un bonus di circa 80 euro mensili a tutti i lavoratori che hanno un reddito tra gli 8.000 ed i 25.000 euro, anche se la soglia massima che dà diritto al bonus non è ancora definita.

In pratica, dagli 8 ai 10 milioni di persone si ritroveranno dal mese di Maggio 80 euro netti in più in busta paga, circa 1.000 euro l’anno. Soldi che ovviamente fanno molto comodo al ceto medio/basso, a mio parere quello che negli ultimi anni ha maggiormente subito gli effetti della crisi economica.
Una ipotetica famiglia con due redditi da 1300 euro ( non so, una insegnante ed un impiegato) si ritrova con 2.000 euro in più l’anno, che permetteranno di vivere la quotidianità con meno affanni, e magari una pizza con gli amici, una vacanza, un teatro, un regalo ai bambini in più.

Oltretutto, si spera, questi soldi cash immessi in circolo, potrebbero contribuire alla crescita dei consumi. Si ipotizza che una persona possa metter da parte magari 20-30 euro al mese, ma gli altri 50 moltiplicati per milioni di persone, voglion dire un sostegno ai consumi, un aiuto al settore del commercio, a quello alberghiero e della ristorazione.
Vado al sodo. Per me questo è un provvedimento positivo. Per la prima volta da anni il Governo invece di togliere soldi dalle tasche, li elargisce. Ciò detto, lo spiegherò meglio dopo, non esageriamo. Considero questo provvedimento il primo atto concreto del Governo Renzi, e se questo è a mio parere positivo, prima di giudicare l’operato del Governo dovremmo vedere il suo operato nei prossimi mesi.

In ogni caso, non condivido le critiche che arrivano sia da sinistra che da destra, provo ad entrare nel dettaglio.
Da parte della Cgil e di Sel, ho sentito dire frasi del tipo “si ma non ci sono provvedimenti per i pensionati, si ma la manovra non pensa agli incapienti (cioè chi ha un reddito inferiore agli 8.000 euro l’anno). Come dicevo prima, aspettiamo. Però lasciatemi dire, veniamo da anni terribili per l’economia, con lo spettro di cadere nel caos greco, veniamo da uno spread a 550 punti. Insomma, grasso che cola se ora il Governo ha in cassa due lire e riesce a realizzare una manovra del genere. Poi, spero, col tempo e con una auspicata ripresa economica, verranno norme a favore dei pensionati, verranno norme per gli incapienti (che Renzi ha già annunciato). Quindi, ribadisco, per me il provvedimento è positivo, certo questo non vuol dire che abbiamo risolto d’incanto tutti i problemi del Paese.

Le critiche da Destra, quindi da Forza Italia e dal Movimento 5 Stelle. Sinceramente, faccio fatica a prenderle sul serio. Brunetta sostiene ci sia un aumento della tassazione, e reputa comunque insufficiente la manovra. Detto da chi ha governato per quasi 20 anni ed, a mio parere, ha contribuito al dissesto economico e morale del Paese, sembra alquanto ridicolo. Sono convinto che se siamo stati costretti ad una cura finanziaria durissima firmata Mario Monti, le colpe reali siano da attribuirsi alla responsabilità politica del Popolo della Libertà, che per anni ha negato la crisi ed ha aumentato sia la spesa pubblica sia il debito.
Il Movimento 5 Stelle afferma che non ci sono le coperture per attuare il Decreto. Si tratta dello stesso Movimento che, richiesta legittima, chiede l’introduzione del ben più costoso per le casse dello Stato, Reddito di Cittadinanza, una sorta di stipendio di 600-800 euro per chi non lavora. Ovviamente i rappresentanti del Movimento non specificano, se non con slogan propagandistici, dove reperire le risorse per poter garantire il reddito di cittadinanza.

La sensazione che si ha, rispetto ai partiti di destra (Forza Italia e M5S) è che il provvedimento non vada bene non per delle problematiche concrete, ma perché bisogna fare opposizione a Renzi. Sono personalmente convinto che sia Berlusconi che Grillo temono molto Renzi, ed alzano i toni del dibattito politico proprio perché sanno che l’ex Sindaco di Firenze potrebbe governare bene e metterli all’angolo con provvedimenti concreti. Insomma, se Renzi dovesse governare bene, con atti concreti, la propaganda M5S perderebbe di molta efficacia, quindi, semplicemente, Grillo per principio accusa Renzi.
L’estinzione dei dinosauri? La Peste Medioevale? L’eruzione del Vesuvio? Per Beppe ed i suoi, colpa di Renzie, della Bildemberg, della Merkel….insomma un simpatico giochino ma non è così che si risolvono i problemi del paese.

Tornando alla politica concreta, quella dei fatti e non quella degli slogan, permettetemi una considerazione. Ho spesso criticato, e non faccio marcia indietro, sia il Governo Monti che il Governo Letta. Monti ha creato sfracelli con la pessima Riforma Fornero, Letta penso abbia fatto poco per contrastare la disoccupazione.
Ma, se oggi abbiamo conti migliori, se il paese non sta sprofondando nel baratro ed ha perfino due soldi da rimettere in circolo, molto del merito va dato a loro. Euro più euro meno, i soldi che oggi Renzi rimette in circolo, sono quelli che avremmo pagato di interessi con lo spread sui 300/400. Monti ha usato la tachipirina e gli antibiotici, Letta gli antiinfiammatori e gli integratori, oggi lo spread è stabilmente sotto quota 200. Ricordiamocelo.

Mario Scelzo

mercoledì 16 aprile 2014

Aspettando Godot e il Job Act

POLITICA - Da quando è diventato Segretario del Pd prima, e Presidente del Consiglio poi, Matteo Renzi ha sempre dato una enorme importanza al problema della disoccupazione, promettendo riforme importanti nel campo delle politiche del lavoro. Esagerando, potremmo dire che uno dei motivi che ha portato al cambio di inquilino di Palazzo Chigi, da Letta a Renzi, è stata proprio la pressione imprenditoriale e sociale per una Riforma del Mercato del Lavoro.
E’ ovviamente una questione importante, personalmente sono contento che nella Agenda di Renzi ci sia la lotta alla disoccupazione, vero dramma sociale del nostro paese. Aspetto, come molti, il testo del Jobs Act, per poterne valutare gli effetti.
Quindi, a Gennaio, Renzi = farò il Jobs Act.
A Febbraio, Renzi = Il primo provvedimento sarà il Jobs Act.
A Marzo, Renzi = ci siamo quasi col Jobs Act ma nel frattempo abbiamo deciso che della materia se ne occuperà il Parlamento.
Oggi, in una interessante intervista su Repubblica il Ministro Poletti afferma che, se tutto va bene, il Jobs Act potrebbe entrare in vigore a metà del 2015, insomma tra un anno.
In sostanza, la Riforma di fatto ancora non esiste, è un cantiere aperto, è una idea in divenire ( e non voglio portare sfortuna, ma gli ultimi Governi non hanno avuto un anno di tempo per realizzare proposte di leggi ), invece sono già Legge dello Stato i provvedimenti relativi all’apprendistato ed ai contratti a tempo determinato, modifiche che, comepotete leggere in uno dei miei ultimi articoli, ritengo abbiano aumentato la precarietà. ( va detto che non lo ritengo solo io, ma anche la minoranza del Pd, l’area che grossomodo fa capo a Cuperlo).
In sintesi, se comprendo che una riforma epocale del Mercato del Lavoro richiede tempi lunghi, una accurata discussione, un dibattito, confesso che mi aspettavo da Matteo Renzi delle risposte rapide, prendo atto che rispetto al dramma della disoccupazione al momento non ci sono risposte.
Mario Scelzo.

martedì 15 aprile 2014

Il mio diritto a non votare M5S e non essere considerato colluso.

POLITICA - Ha fatto scalpore il post di Grillo che richiamava al cancello di Auschwitz e, ispirandosi alla celebre poesia di Primo Levi, descriveva l’Italia vista da Grillo. Non entrerò nella polemica suscitata dal post, è stato ampiamente criticato sull’uso a fini politici di un intellettuale come Levi e come sia totalmente sbagliato minimizzare in questo modo la shoah.  

Vorrei solo prendere in esame l’incipit della pseudo poesia di Grillo. Nel post il capo politico del MoViemento 5 Stelle da dell’ignavo a chi non si ribella ai “POTERI FORTI” e non vota il M5S. E non è la prima volta che Grillo e i suoi usano questa logica, o sei con loro o sei colluse e mafioso.

Vorrei ribellarmi a questa logica, perché IO non sono colluso e non sono mafioso anche se non voto il MoVimento 5 Stelle.

Sicuramente siamo stati governati male negli ultimi anni, chi ha avuto ruoli di responsabilità ha totalmente fallito non affrontando in maniera puntuale la crisi economica e chi era all’opposizione non è stato in grado di opporsi a politiche sbagliate. Sicuramente ci sono politici corrotti e approfittatori (basta dare un’occhiata alle mille inchieste giudiziarie). Sicuramente abbiamo il diritto di scandalizzarci dei politici e pretendere una classe politica migliore. Ma il M5S è l’alternativa?

È alternativo un movimento il cui capo politico è un ex comico che predica trasparenza e che guadagna dagli introiti del proprio blog ma non ci fa sapere quanto guadagna?

È alternativo un movimento che chiede ai propri futuri eurodeputati 250 mila euro se non ti allinei (pur non esistendo il vincolo di mandato)?

È alternativo un movimento dove “uno vale uno” ma se critichi l’operato del “capo politico” vieni espulso?

È alternativo un movimento dove un deputato non sa la differenza tra celibe e nubile?

È alternativo un movimento che se non sei d’accordo con lui sei un “troll del PD”?

È alternativo un movimento che crede nell’esistenza di Pino Chet, delle scie chimiche, dei microchip e che vuole il matrimonio tra specie diverse?

È alternativo un movimento che per principio insulta e offende chi non la pensa come lui?

È alternativo un movimento che si fonda sul vaffa?

È alternativo un movimento che ti mette in guardia dalle balle che raccontano agli altri e poi scopri che di balle ne raccontano (e tante) anche loro?

È alternativo un movimento “la televisione è morta” e “chi va in tv è espulso” e poi tutti in tv?

È alternativo un movimento il cui capo politica accusa la stampa di essere tutta di regime ma se va in TV lo fa senza contraddittorio (come lo fanno i suoi parlamentari)?

È alternativo un movimento che decide che con gli altri non si può mai parlare?

È alternativo un movimento “con un pregiudicato non ci prenderei neanche un caffè” ma se il pregiudicato è il tuo capo politico non dici nulla?

È alternativo un movimento “un pregiudicato non può vedere il Capo dello Stato” ma se poi il pregiudicato è il tuo capo politico non dici nulla?

È alternativo un movimento che ti risponde, a qualsiasi domanda, “si però il PD, Renzi, la Merkel, la BCE” e alla domanda non rispondono mai?

 È alternativo un movimento che ha sempre una doppia morale?

È alternativo un movimento che dice di voler difendere la Costituzione e poi uno scopre che alcuni articoli, in fondo, si possono anche modificare?

È alternativo un movimento che “noi siamo i cittadini” e poi rendicontano solo per il vitto più di quanto i cittadini percepiscono in un mese?

È alternativo un movimento che pensa all’immigrazione solo come un tema che se presentato in campagna elettorale “ci farebbe prendere percentuali da prefisso telefonico”?

È alternativo un movimento per cui la sola verità la riporta un blog del suo Capo Politico che, naturalmente, ci guadagna ad ogni click?

Personalmente io non credo che sia alternativo, ma non per questo io sono colluso o mafioso.

giovedì 10 aprile 2014

L’M5S vede solo la pagliuzza nell’occhio degli altri.

POLITICA - Si sa, ormai la politica è fatta di tifo e siamo passati dall’essere semplici elettori a dei veri e propri supporters per il proprio partito. La conseguenza di questo atteggiamento è semplice, non riusciamo a vedere i tanti errori fatti dai leader che votiamo ma siamo sempre pronti a condannare aspramente gli stessi errori. Due pesi e due misure, la doppia morale ormai sono pratiche fin troppo usate.

Non parlerò ne degli elettori di B ne di quelli del PD che nonostante i tanti fallimenti continuano, forse in una forma malsana di masochismo, a continuare a votarli e a giustificarli (pensiamo al PD che nell’ultimo anno forse non ne ha azzeccata una ma secondo i sondaggi prenderebbe più voti di un anno fa).

Mi soffermerò su elettori ed eletti del MoVimento 5 Stelle essenzialmente per un motivi: se uno si presenta come anti sistema e fa una campagna elettorale per scardinare e denunciare il sistema, poi non si può permettere di commettere gli stessi errori che denuncia, se alzi il livello di moralità poi bisogna essere ineccepibili altrimenti si è ridicoli.

Proverò alcuni esempi:
Il PD candida veline alle europee.

“Gabibbo Renzie ha le sue 4 veline.” Scrive Grillo su twitter con link sul blog (per aumentare visualizzazioni ed introiti pubblicitari). Il titolo del post è chiaro riferimento alle 4 donne che Renzi ha voluto come capolista per le Europee. Sinceramente la decisione del PD mi sembra populista  ma può parlare Grillo? Direi di no visto che nelle liste del MoVimento 5 Stelle possiamo trovare SilviaIncerti candidata a Reggio Emilia e Marina Adele Pallotto candidata per le europee, mentre non risulta che le 4 veline di Renzi possano mettere le stesse peculiarità nel proprio curriculum. Grillo scrive nel post: “Essere donna, di per sé, non é un valore. Essere una donna incensurata, al di fuori delle logiche di partito, non paracadutata in Parlamento per volere di un segretario di partito a 20.000 euro al mese e senza aver vissuto di politica da sempre: questo è un valore.” Purtroppo per Grillo essere competenti non deve essere un valore.

Le assenze degli altri.

L’assessore pugliese del PD Guglielmo Minervini è finito nei giorni scorsi nella campagna anti-casta promossa de alcuni attivisti leccesi del M5S. L’accusa verso l’assessore è di aver collezionato il 20% di assenza. A parte la gaffe e anche il cattivo gusto, visto che Minervini è in cura per curare il cancro, è un altro l’aspetto che bisogna sottolineare. Andando sul sito openparlamento (che consiglio per monitorare l’attività parlamentare dei nostri deputati) scopriamo, per esempio, che l’onorevole Taverna ha collezionato 1,447 giorni di assenza (siamo sopra il 37) (quasi il doppio di Minervini e molto al di sopra della media della camera che si attesta intorno al 14%). Gli attivisti di Lecce del MoVimento faranno una campagna anti casta contro la Taverna? Qualche meetup del MoVimento proporrà la sua espulsione per non rappresentare degnamente in MoVimento stesso visto l’alto numero di assenza? Ma la Taverna è solo un esempio essendo diversi i parlamentari stellati che hanno collezionato assenza superiori al 20%

La disinformazione andrà di moda?

Non passa giorni in cui Grillo e i suoi non accusano i politici e i giornalisti di fare falsa informazione. Ma se le bugie le confezionano i parlamentari pentastellati? Facciamo solo due esempi.

In questi giorni l’onorevole Ruocco accusa Renzi (naturalmente con un post sul blog di Grillo) e scrive “Renzie continua a raccontare la balla degli 80 euro al mese, in complicità con giornali e tv di regime. Basterebbe andare a leggersi il testo della legge delega ora in discussione al Senato per scoprire che Renzie ha tolto, alle stesse categorie cui ha promesso gli 80 euro, le detrazioni per il coniuge a carico che valgono 700 - 800 euro all'anno, 65 euro al mese circa.” E sopra un bel manifesto dove possiamo leggere: “Cancellata detrazione per il coniuge a carico”. Peccato che sia falso. Non è stato cancellato niente. I fatti sono ben diversi dagli slogan. Nel Job Act, che è in discussione e quindi non è ancora legge, viene scritto nella parte in delega al governo, e quindi al massimo in vigore tra 18 mesi, di una eventuale “armonizzazione del regime delle detrazioni per il coniuge a carico:” che, in italiano, non vuol dire cancellazione.

Anche Di Maio ha attaccato il presidente del consiglio accusandolo di mentire. Di Maio con un’interrogazione parlamentare (e solito post sul solito blog) dichiara che Renzi, mentre vende su ebay 78 auto blu, si sta preoccupando di acquistarne (di auto blu) 210. Peccato che tutto questo non sia vero. Lo spiega bene Giornalettismo, proverò a farne una sintesi. C’è un bando non vincolante per l’acquisto da parte delle amministrazioni di auto blindate (e quindi non auto blu) destinate “alle esigenze dei soggetti istituzionali incaricati di tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica” promosso dal governo Letta che permetterebbe alle singole amministrazioni (e quindi non al governo) l’eventuale acquisto di queste vetture ai prezzi del bando stesso. Di Maio quindi mente.

La Costituzione si difende ma non si legge

È lodevole che il Moviemnto 5 Stelle voglia difendere la nostra Costituzione (anche se alle volte lo fa con metodi discutibili come occupare il tetto di Montecitorio). Ma se la vuoi veramente difendere (e anche su questo ci sarebbe da ridire visto che sono diversi gli articoli che vorrebbero abolire o modificare) devi fare prima due cose, la devi leggere e poi rispettare. Il fatto che il Moviemnto 5 Stelle non accetti il vincolo di mandato (che è scritto nella nostra Costituzione) depotenzia enormemente la loro  difesa. Ma soprattutto la devi leggere: elettori ed eletti del MoViemnto continuano ad accusare Renzi  di essere diventato premier senza essere stato eletto.  Vorrei ricordare ai “grillini” che siamo una Repubblica Parlamentare (è scritto nella Costituzione), che il Presidente del Consiglio NON viene eletto (è scritto nella Costituzione) ma che viene NOMINATO dal Presidente della Repubblica (è scritto nella Costituzione) e che devo poi avere la fiducia nei due rami del Parlamento (è scritto nella Costituzione). Si può attaccare Renzi per tanti motivi ma sicuramente non per questo.

Questi sono solo alcuni esempi, ce ne sono tanti altri ma elencarli tutti sarebbe troppo. Ma vorrei concludere ribadendo un semplice concetto: se attacchi l’immoralità della politica preoccupati di guardare la trave che sta nel tuo occhi e non solo la pagliuzza nell’occhio dell’altro politico (saremo noi cittadini a guardare travi e pagliuzze).

mercoledì 2 aprile 2014

I Grillini sconfessano la rete.

POLITICA - Il 13 gennaio gli iscritti certificati del MoVimento 5Stelle erano stati chiamati a votare come i senatori si sarebbero dovuticomportare sull’imminente votazione sul reato di clandestinità. L’esito era stato una pesante bocciatura della linea di Grillo e Casaleggio che solo pochi mesi prima sconfessarono due senatori del MoVimento 5 Stelle che avevano proposto, e la Commissione Giustizia del Senato approvò, un emendamento che chiedeva l’abolizione della Bossi-Fini. In quell’occasione, in un post a firma non solo di Grillo ma anche da Casaleggio, i due scrivevano: “Ieri è passato l'emendamento di due portavoce senatori del MoVimento 5 Stelle sull'abolizione del reato di clandestinità. La loro posizione espressa in Commissione Giustizia è del tutto personale.” Grillo e Casaleggio erano in disaccordo sia sul metodo (la presentazione di un emendamento non presente nel programma e non votato dalla rete) ma anche nel merito (la famosa, quanto triste, frase sulla percentuale da prefisso telefonico se in campagna elettorale il M5S avesse parlato di queste tematiche e scrivevano: “Nel merito questo emendamento è un invito agli emigranti dell'Africa e del Medio Oriente a imbarcarsi per l'Italia. Il messaggio che riceveranno sarà da loro interpretato nel modo più semplice "La clandestinità non è più un reato"). (Scusate l’autocitazione)

In queste ore però è successo qualcosa difficile da comprendere. Alla Camera si votava la legge delega chiamata Svuota carceri nel quale è contenuta la  cancellazione del reato di clandestinità. Il Movimento 5 Stelle ha votato contro sconfessando, in pratica, quello che la propria base aveva certificato qualche mese prima con una parere vincolante.

Una serie di chiarimenti sono d’obbligo: si è votato una “legge delega”, in pratica il Parlamento delega il governo a esercitare la funzione legislativa su di un determinato oggetto, naturalmente con dei limiti ben precisi. Le principali novità a cui si dovrà attenere il governo nelle deleghe sono molte: domiciliari come pena principale (che verrà inserita nel codice di procedura penale), lavori di pubblica utilità, molti reati saranno trasformanti in semplici illeciti amministrativi (l'omesso versamento se non superiore a 10mila euro di ritenute previdenziali e assistenziali, di atti e spettacoli osceni, abuso della credulità popolare, rappresentazioni teatrali o cinematografiche abusive).

Probabilmente quella più significativa è sul reato di clandestinità

E se è comprensibile la difficoltà del M5S nel votare una serie di deleghe al governo (anche se leggendole sembra che la futura legge vada verso un miglioramento della situazione carceraria di cui l’Italia ha bisogno), non mi pare di aver letto commenti dei parlamentari scandalizzati nel non poter votare la cancellazione del reato di clandestinità e il deputato Turco, intervenuto durante la discussione, non ne fa cenno. Anche questa volta il MoVimento 5 Stelle ha perso una grande opportunità (votando per l’ennesima volta con fratelli d’Italia e Lega nord) e soprattutto sembra aver sconfessato la rete che su questo tema si era espressa in maniera limpida sconfessando il due Grillo-Casaleggio.