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mercoledì 26 febbraio 2014

Renzi e la comunicazione politica

POLITICA -
Un vecchio saggio della politica italiana diceva: Il politico pensa alle prossime elezioni, lo statista alla prossima generazione.
Matteo Renzi, non ne fa mistero, è un politico, da segretario del partito Democratico non si può permettere di perdere le prossime elezioni europee di maggio, per questo, forse è la cosa più vera detta nei due rami del parlamento, ha deciso di metterci la faccia. Non si può permettere, nei prossimi 90 giorni, di non iniziare quel ciclo di riforme di cui ha bisogno l’Italia, altrimenti passerebbe in meno di 100 giorni dall’essere il più giovane Presidente del Consiglio d’Italia al più giovane “trombato” uscendo di scena alla tenera età di 40’anni.
I discorsi sulla fiducia, si sono lamentati in molti, erano pieni di spot e poco concreti, con la quasi totale mancanza di riferimenti sulle coperture economiche. Sinceramente non si poteva aspettare qualcosa di diverso, visto il contesto (invito a rileggere i due discorsi di Letta). Il voto di fiducia è un passaggio obbligato per la nostra Costituzione ma, a parte qualche rarissima eccezione, il risultato è quasi scontato. Sono pochi infatti i deputati che arrivano in aula con le idee poco chiare, chi si appresta a votare quasi non deve ascoltare il discorso.
Renzi ha promesso interventi rapidi sui debiti della Pubblica Amministrazione, sull’abbassamento del cuneo fiscale, sull’edilizia scolastica, sui costi della politica. Tanti buoni propositi, ma non essendo a costo zero bisognerà capire se quelle promesse potranno essere realizzate e quali le coperture.
Cosa ben diversa invece è il tipo di comunicazione che il nuovo Presidente ha. Lo abbiamo iniziato a vedere nello streaming con Grillo e con “arrivo arrivo” twittato mentre era ancora al colloquio con Napolitano. Renzi, sarà forse per l’età, è spigliato e diretto. È spiazzante, forse anche presuntuoso ma anche questo potrebbe essere un problema generazionale, e con la battuta pronta (“Grillo esci da questo blog”) e usa i social network in maniera puntuale. A differenza dei suoi predecessori a palazzo Chigi sembra meno imbrigliato nelle liturgie istituzionali, parla senza un discorso scritto, non sono mancate, durante i discorsi, le punzecchiature a chi voleva criticarlo (soprattutto verso il MoVimento 5 Stelle). Prova a unire il suo partito (ed è il PD il partito forse più critico all’interno di questa maggioranza). Ha messo in campo una squadra di governo giovane con un profilo medio-basso dove lui emerge e può esserne il top player.
Sul terreno della comunicazione politica utilizzando soprattutto i social Renzi ha pochi avversari. Gli unici che potrebbero contrastarlo è l’M5S ma in questi giorni sono  troppi gli autogol (basta pensare alla storia dei dissidenti espulsi). Renzi potrebbe cercare di convogliare verso di se quel popolo della rete tanto incensato da Grillo (e non è un caso che lo stesso Grillo si sia scomodato per andare alle consultazioni con Renzi).
Spesso è aiutato anche dai suoi avversari. Il vicepresidente Di Meio mette in rete i “pizzini” tra Renzi e lui. Scrive Renzi: “Scusa l’ingenuità caro Luigi. Ma voi fate sempre così?  Io mi ero fatto l’idea che su alcuni temi potessimo davvero confrontarci. Ma è così oggi per esigenze di comunicazione o è sempre così ed è impossibile confrontarsi?. Giusto per capire. Sul serio senza alcuna polemica. Buon lavoro. Matteo Renzi”
Di Maio gli risponde con dei richiami al regolamento, confermando di fatto l’arroccarsi dell’M5S sulle proprie posizioni.
Fino ad ora, ma sono passate solo una manciate di giorni, Renzi è un vecchio politico (basta pensare alle trattative portate aventi in questi giorni per la formazione del governo e la conferma, per esempio, dei tre ministri del Nuovo Centro Destra) che porta avanti un nuovo modo di fare politica e di comunicarla.
Ma l’Italia ha bisogno, dopo tanti anni, di avere uno statista.

mercoledì 20 novembre 2013

Sulla Cancellieri il PD vota compatto, ma quanti errori

POLITICA -
Il Partito Democratico alla fine ha votato contro la sfiducia al Ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri. Il susseguirsi degli eventi che hanno portato alla presentazione, da parte del MoVimento 5 Stelle, della mozione di sfiducia sono ben noti come nota è la difesa del Ministro (anche se personalmente non hanno convinto pienamente le sue parole). Stupisce però come è nata la decisione all’interno del Partito Democratico di rinnovare la fiducia al Ministro. Ieri si è riunito il gruppo parlamentare del PD per decidere la linea comune e alla riunione si è presentato anche il Presidente del Consiglio, accettando, in qualche modo, la sfida lanciata da Renzi che chiedeva a Letta di metterci la faccia e  Letta la faccia ce l’ha messa. Per lui il voto di sfiducia alla Cancellieri equivaleva ad un voto di sfiducia al governo tanto da affermare che il voto è un attacco al governo . Ma il ragionamento di Letta fa acqua da tutte le parti. Quella alla Cancellieri era un voto di sfiducia individuale e il governo non è mai stato messo in mezzo, viene messa in dubbio il comportamento della sola Cancellieri e non viene discusso nessun atto del governo. Per altro lo stesso Letta, in questi mesi da Premier, aveva deciso di non occuparsi di quello che accadeva dentro al partito mentre ieri si è scomodato e da Presidente del Consiglio ha fatto ingerenza nei confronti di uno dei partiti che lo sostengono. Bisogna anche ricordare che siamo una Repubblica Parlamentare, è il Parlamento sovrano e decide le sorti del governo, il ragionamento di Letta sembra quindi una forzatura.

Ma la toppa, come si dice, è anche peggio del buco. Durante il suo intervento nelle dichiarazioni di voto alla Camera il segretario Guglielmo Epifani fa due dichiarazioni che dovrebbero lasciare tutti perplessi. Il segretario prima afferma infatti che "Il Governo è alle prese con un compito essenziale e difficile in un

momento difficile della vita del Paese" e aggiunge che ci sono "tante tendenze di sgretolamento, nel Paese e nelle istituzioni, ma non possiamo permetterci ne' il galleggiamento ne' uno stato di fibrillazione continua.” Ma difendere il Ministro invocando la stabilità del Governo è un colpo basso e non entra nel merito della vicenda. Afferma poi che se uno straniere arrivasse in Italia rimarrebbe scandalizzato nel vedere un Parlamento fermo sulla discussione di una telefonata di un Ministro, ricorderei al Segretario del PD che all’estero per quella telefonata non ci sarebbe nessuna discussione, il Ministro di turno si sarebbe già dimesso.

Ultima annotazione. I parlamentari non hanno vincolo di mandato ma dovrebbero votare secondo coscienza (è scritto nella Costituzione), soprattutto di fronte ad una questione tanto delicata come quella della Cancellieri. Stupisce sentire tanti esponenti del PD essere in disaccordo con il voto ma adeguarsi a questo. Lo fa Civati che prende la parola alla fine del dibattito per dichiarare il suo disagio per la decisione presa dal PD ma dichiara il suo voto pro Cancellieri. Lo fa anche l’altro candidato alla segreteria Cuperlo, che su twitter cinguetta: “Per me il ministro #Cancellieri avrebbe dovuto dimettersi prima del voto. Ma se #Letta chiede di essere responsabili dobbiamo esserlo. Tutti.”