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martedì 15 ottobre 2013

16 ottobre 1943, la deportazione degli ebrei romani

NEWS DALLA STORIA -
Il 16 ottobre 1943 è una data fondamentale per gli ebrei romani e per la città intera. Alle 05.30 alcuni camion tedeschi con soldati della Judenoperation si radunarono nel portico d’Ottavia nel quartiere ebraico. Pochi minuti dopo 300 soldati, muniti con gli elenchi delle famiglie ebree del “ghetto”, iniziarono il rastrellamento casa per casa. “Era sabato mattina, festa del Succot, il cielo era di piombo. I nazisti bussarono alle porte, portavano un bigliettino dattiloscritto. Un ordine per tutti gli ebrei del Ghetto: dovete essere pronti in 20 minuti, portare cibo per 8 giorni, soldi e preziosi, via anche i malati, nel campo dove vi porteranno c’è un’infermieraio.” Racconta il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni. Fu un’operazione capillare intenta a rastrellare tutti gli ebrei della capitale. Alle 14 l’operazione era stata conclusa con il rastrellamento di 1024 ebrei.

Settimia Spizzichino, l’unica donna tornata da Auschwitz dopo la deportazione di quel 16 ottobre , racconta nel libro “Gli anni rubati”: “Fummo ammassati davanti a S. Angelo in Pescheria. I camion grigi arrivavano, i tedeschi caricavano a spintoni o col calcio del fucile uomini, donne, bambini… e anche vecchi e malati, e ripartivano. Quando toccò a noi mi accorsi che il camion imboccava il Lungotevere in direzione di Regina Coeli… Ma il camion andò avanti fino al Collegio Militare. Ci portarono in una grande aula: restammo lì per molte ore. Che cosa mi passava per la testa in quei momenti non riesco a ricordarlo con precisione; che cosa pensassero i miei compagni di sventura emergeva dalle loro confuse domande, spiegazioni, preghiere. Ci avrebbero portato a lavorare? E dove? Ci avrebbero internato in un campo di concentramento? “Campo di concentramento” allora non aveva il significato terribile che ha oggi. Era un posto dove ti portavano ad aspettare la fine della guerra; dove probabilmente avremmo sofferto freddo e fame, ma niente ci preparava a quello che sarebbe stato il Lager”

Gli ebrei rimasero per 30 ore nel collegio militare prima di essere trasferiti alla stazione Tiburtina. Il 18 ottobre, alle 09.00 un convoglio di 18 vagoni partì verso la Polonia dove arrivò ad Auschwitz il 22 ottobre. Dei 1024 ebrei deportati fecero ritorno a Roma solo 16.

A 70 anni dalla deportazione, la Comunità di Sant'Egidio e la Comunità Ebraica di Roma, come ogni anno dal 1994, fanno memoria di questo tragico momento della vita della città, organizzando un "pellegrinaggio della memoria".

La marcia avrà inizio alle 18.45 con l’intervento del Vescovo Ausiliare di Roma Matteo Zuppi a Santa maria in Trastevere. Da lì una marcia silenziosa per le vie di Trastevere ripercorrendo a ritroso, partendo da Santa Maria in Trastevere fino al Portico D’Ottavia, il tratto di strada che separa il quartiere ebraico dal Collegio Militare. Parteciperanno tra gli altri Enzo Camerino, deportato (uno dei 16 superstiti), Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, Renzo Gattegna, presidente delle Comunità ebraiche italiane, Ignazio Marino, sindaco di Roma, Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica di Roma, Andrea Riccardi, della Comunità di Sant’Egidio.

giovedì 3 ottobre 2013

Piccola riflessione su Lampedusa.


In queste ore abbiamo assistito all’ennesima tragedia nel Mediterraneo.  Il Nostro Mare è diventato ormai un cimitero che accoglie nelle sue gelide acque migliaia di corpi. Uomini e donne, vecchi e bambini che hanno lasciato la loro casa per affrontare un lungo viaggio, sono scappati dalla povertà, dalla fame e dalla dittatura e si sono messi  in cammino verso l’Europa con la speranza di avere se non un futuro migliore almeno un futuro. Per molti non è stato così perdendo la vita in maniera tanto assurda quanto tragica.    
Oggi è il momento della commozione e del dolore, in tanti hanno espresso questi sentimenti (anche se non sono mancati i soliti commenti razzisti e fuori luogo).

Papa Francesco ha lanciato un accorato appello:  “Preghiamo insieme Dio per chi ha perso la vita uomini, donne, bambini, per i familiari e per tutti i profughi. Uniamo i nostri sforzi perché non si ripetano simili tragedie. Solo una decisa collaborazione di tutti può aiutare a prevenirle.”

Le parole del Presidente Grasso sono un “richiamo alla responsabilità, all'accoglienza e al soccorso di chi fugge da situazioni disperate” che “deve essere sentito da tutte le forze politiche e deve portare a una revisione della nostra legislazione in materia e a una più attenta gestione dei flussi migratori.”

Ma dopo il giorno di dolore dovrà venire il giorno dell’impegno concreto.  I nostri politici, che oggi corrono a Lampedusa per piangere sui corpi delle vittime, mattano in agenda domani impegni precisi per affrontare e superare queste tragedie, si impegnino  su provvedimenti concreti e non lascino cadere nel vuoto il grido di chi oggi ha perso la vita. L’Europa, sempre pronta ad intervenire sui bilanci nazionali, lasci la freddezza delle cifre del deficit e si occupi concretamente di questa tragedia.

Il professor Andrea Riccardi, ex ministro nel governo Monti per l’integrazione e fondatore della comunità di Sant’Egidio, in queste ore ha lanciato un appello:” L’immane tragedia di Lampedusa esige da parte di tutti una risposta che non si limiti al cordoglio ma che chiami in causa le responsabilità e si faccia carico del coraggio di una proposta. Chiedo un funerale di Stato, a Roma, per le vittime di questo ennesimo disastro umanitario; e mentre ci uniamo alla preghiera di papa Francesco, e sollecitiamo interventi rapidi ed efficaci per alleviare le sofferenze dei superstiti, non possiamo non tornare a denunciare con forza le carenze della politica europea e mondiale, l’inadeguatezza delle iniziative della cooperazione internazionale di fronte al fenomeno gigantesco, inarrestabile delle migrazioni, una vera emergenza del nostro tempo.”

lunedì 3 giugno 2013

Lo stato gioca d’azzardo.

ATTUALITA' -  Negli ultimi anni tutti avrete notato un notevole incremento del settore dei giochi e delle scommesse. Lo vediamo nella vita quotidiana, sale giochi e scommesse che spuntano come funghi nelle nostre città, lo vediamo con l’aumento di pubblicità legate al gioco, lo vediamo in qualsiasi tabaccaio dove mediamente troverete una o più persone che sfidano la fortuna col Gratta e Vinci e le sue numerose varianti.
Il settore dei giochi e delle scommesse è sicuramente uno dei pochi in attivo, in crescita continua, campo che non conosce la crisi e che è diventato una fonte consistente di incasso da parte dello Stato. Qualche cifra rispetto al giro di affari ed al suo aumento negli anni:
  • 2000 - 14,3 miliardià
  • 2002 - 18 miliardi
  • 2004 - 24,8 miliardi
  • 2005 - 28 miliardi
  • 2006 - 35,2 miliardi
  • 2007 - 42 miliardi
  • 2008 - 47,5 miliardi
  • 2009 - 54,4 miliardi
  • 2010 - 61,4 miliardi
  • 2011 - 79,9 miliardi
  • 2012 - 85 miliardi (stima)

Vado subito al sodo. Non condanno il gioco, una puntata al Superenalotto o un tentativo con il Gratta e Vinci non mettono a rischio il bilancio di una famiglia, il gioco è una dimensione sana della vita quotidiana, se sappiamo regolarci. Condanno la pressione mediatica e sociale, il battage pubblicitario e il meccanismo perverso che spinge molti a spendere somme rilevanti nel gioco, meccanismo di cui lo Stato è complice se non diretto protagonista.  Condanno il concetto per cui sia lo Stato a spingerci a giocare e scommettere senza limiti, non considerando che le nuove tecnologie, ed in particolare internet, hanno aumentato le possibilità di diventare dipendenti dalle scommesse.
Chi scrive ha 32 anni. In base ai miei ricordi, ai racconti, ai film visti, sintetizzerei dicendo che dal dopoguerra al 2000 esistevano due tipologie di gioco: il Lotto ed il Totocalcio. Entrambi i giochi avevano due caratteristiche ben precise, che chiamerei il Tempo e la Socialità. Parto dal tempo; Estrazioni in giorni fissi e schedina legata ai risultati della domenica. Insomma, ognuno poteva fare la propria puntata, ma poi doveva aspettare la domenica per i risultati, e se eventualmente voleva tornare a scommettere poteva farlo, ma con l’intervallo di una settimana. Parlo di calcio, sono più pratico della materia. 30 anni fa, si giocava la schedina, si aveva solo una possibilità (cioè si scommetteva solo sulla sequenza di 13 risultati, per lo più del campionato di calcio italiano), si attendeva. Oggi è possibile scommettere in diretta, connessi via internet o nelle numerose sale gioco, su centinaia di eventi. Vi invito, per conoscere l’argomento, ad entrare in una sala giochi oppure a visitare su Internet alcuni dei siti principali dedicati alle scommesse. Si può scommettere sulla Serie A, la Serie B, la Lega Pro, il tennis, il ciclismo, si può scommettere sul numero dei goal, sui goal nel primo tempo, su chi segnerà per primo, sul numero dei calci d’angolo, under, over…..una tentazione continua, un pressante invito a non lasciarsi sfuggire l’occasione, la giocata, l’offerta last-minute che spesso svuota il nostro portafoglio.
(apro una rapida parentesi. L’aumento delle tipologie di scommesse ha sicuramente provocato l’aumento delle possibilità di truccare un risultato sportivo, magari ci si accorda, specie nelle serie minori, per risultati rocamboleschi e poi si spartisce la torta).
Parlo dell’aspetto sociale.  La Schedina del Totocalcio si giocava al Bar, al Bar spesso si incontrano gli amici, si vedono persone. Lo stesso discorso possiamo farlo per il Lotto, bisogna uscire di casa, andare al Bancolotto, vedere gente. Ricordo molti film o scene di vita quotidiana in cui tra amici si parlava della Schedina, aspettando il risultato del Catania, della Triestina, del Cagliari, ma in una situazione comunque di riunione, di scambio, di convivialità. Ricordo che si aspettava la lettura della Schedina del Totocalcio in silenzio, quasi come un atto sacro, ma il tutto mi sembrava vissuto in maniera più familiare e comunitaria.
Oggi, si scommette prevalentemente da casa, da soli davanti al Pc. Il quadro medio è un passaggio di soldi tramite carta di credito (soldi che non vediamo fisicamente, questo li rende ancor più evanescenti, è più facile spendere cifre folli senza rendersene conto), giocate compulsive, si entra in un meccanismo diabolico e perverso. Il fatto di poter scommettere da casa, senza nessun filtro, aumenta la patologia. E’ come con l’alcool, se chiedete il decimo bicchiere magari un bravo barista potrebbe rifiutarvelo, se siete da soli davanti alla bottiglia è più difficile fermarsi.
Andrea Riccardi, ministro della Cooperazione ed Integrazione del Governo Monti, ma che aveva tra le sue deleghe le politiche giovanili e per la famiglia, si è fortemente battuto per vietare, o almeno regolamentare, gli spot relativi al gioco d’azzardo.  Alcune sue parole: «Il fenomeno del gioco d'azzardo sta assumendo in alcuni casi i contorni di una vera e propria dipendenza psicologica: in un momento di difficoltà economica, il miraggio di una ricchezza facile e immediata ha mandato in rovina molte persone.
In sostanza Riccardi proponeva di regolamentare la pubblicità in merito, e ad esempio di vietare la presenza delle slot machine in prossimità delle scuole.
Purtroppo, le proposte del Ministro Riccardi, pur presentate ed approvate dal Consiglio dei Ministri, hanno incontrato in Parlamento una netta opposizione, o comunque un lassismo dei partiti. Ognuno ha pensato a difendere il proprio orticello elettorale e le proposte non sono state approvate. Aggiungiamo, in tempi di crisi, che le entrate del gioco d’azzardo sono una notevole fonte di reddito per le Casse dello Stato. Tutto questo ha fatto si che le proposte del Ministro Riccardi abbiano incontrato notevoli resistenze bi-partisan. Poco dopo il Governo Monti ha terminato la sua esperienza e quindi non è stato possibile far nulla.
Non sostengo che lo Stato debba proibire il gioco, ma sarebbe opportuno da parte sua  il buonsenso di un buon “Padre di Famiglia”. Permettere il gioco, ma senza incentivarlo. Lasciare libera scelta al cittadino, senza però bombardarlo di spot, di messaggi subliminari che inducono a tentare la fortuna. Ad esempio si potrebbero impedire gli spot relativi al gioco d’azzardo in orari televisivi di prima serata, dove è più probabile la presenza di minori. Viviamo tempi di crisi, le risorse sono scarse, piange il cuore nel vedere tante vite rovinate cercando la fortuna in una slot-machine.
Personalmente, potremmo aderire alle campagne di sensibilizzazione contro le slot machine, in sostanza boicottando i Bar che ne fanno una fonte di reddito.
Sarebbe una bella iniziativa se il Governo Letta provasse a regolamentare la piaga del gioco d’azzardo.

Mario Scelzo





mercoledì 13 febbraio 2013

Le dimissioni del Papa, un gesto rivoluzionario

ATTUALITA' - “Quando un Papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, mentalmente e spiritualmente di svolgere l’incarico affidatogli allora ha il diritto e in talune circostanze anche il dovere di dimettersi.” Queste parole Benedetto XVI le diceva nel 2010 al giornalista tedesco , e suo amico, Peter Seewald.
Benedetto XVI, da molti considerato un Papa conservatore e tradizionalista, compie un gesto rivoluzionario, un gesto che rimarrà nella storia. Per la prima volta in età moderna il Papa decide di abdicare, di dimettersi.
Pochi giorni fa l’annuncio. Nelle parole, in Latino, la consapevolezza del Papa: “Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero Petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato.”
Nonostante  “Le decisioni del papa non si discutono ma si accolgono”, come ricorda il cardinal Ruini, in molti si sono affrettati a dare un’interpretazione, scovare complotti e raccontare retroscena. Soppesare ogni parola per darne un significato particolare.
Ma le parole del Papa sono chiare e non hanno bisogno di particolari interpretazioni. È indubbio poi che la Chiesa stia passando un momento di particolare drammaticità: gli scandali legati alla pedofilia, quelli legati allo IOR e quelli inerenti a Vaticanliks. Di fronte a questo, probabilmente, il Papa ha sentito un peso grave, il rischio di non riuscire a portare fino in fondo le riforme di cui la Chiesa ha bisogno. Forse proprio per questo ha deciso di lasciare il papato e sperare che la sua opera venga portata avanti dal suo successore. Per questo Ferruccio de Bortoli, nel suo editoriale sul Corriere della Sera, parla di un senso di solitudine che “deve essere stato devastante. Il papa si è sentito ed è stato lasciato solo.” E il Ministro Riccardi, profondo conoscitore del Vaticano, sottolinea come il Papa abbia “trovato difficoltà e resistenze più grandi di quelle che crediamo. E non ha trovato più la forza per contrastarle e portare il peso del suo ministero. Bisogna chiedersi perché”
Si è cercato di analizzare i segni che avrebbero portato a questa dolorosa scelta. Molti vedono nella visita alla tomba di Celestino V, durante la visita per il terremoto a L’Aquila, un segno inequivocabile. Ma sembra che questa decisione sia maturata un anno fa, dopo il viaggio del Papa in Messico e a Cuba.
A metà marzo si aprirà un difficile Conclave, in questi giorni i nomi dei papabili si sprecano, cercando di trovare un identikit idoneo per colui che dovrà “governare la barca di Pietro”. Con la riforma del Conclave di Benedetto XVI, il suo successore dovrà avere i due terzi dei voti dei 117 elettori che si riuniranno in Conclave, dovrà essere un nome che dovrà trovare tanti consensi, un nome che riunirà intorno a se, forse con la forza necessaria, la Chiesa.

lunedì 21 gennaio 2013

Monti, Bersani, Vendola: prove di dialogo

POLITICA - Se anche il leader di SEL, Nichi Vendola, apre ad una eventuale collaborazione nella prossima legislatura con il premier uscente, Mario Monti, le premesse che nel prossimo parlamento ci sia una larga maggioranza che possa lavorare alle riforme strutturali per far ripartire l’Italia dopo anni di stallo ci sono tutte.

“Con Monti si può costruire un compromesso importante su quello che sarà il carattere prevalente della prossima legislatura, cioè il carattere costituente.” Sono le parole del Presidente della Puglia intervistato nella trasmissione il Sorpasso su SkyTg24. Vendola chiede al premier uscente autocritica su alcune riforme che potrebbero essere corrette nella prossima legislatura, escludendo un’alleanza organica con i partiti di centro ma la riflessione su alcuni temi (il carattere costituente) su cui si possa lavorare insieme.
Le parole di Vendola arrivano dopo una serie di dichiarazioni di esponenti di centro sinistra che vedono nell’allargamento al centro, dopo le elezioni, una seria possibilità. Il segretario del PD, Bersani, ha dichiarato più volte che, dopo le elezioni e indipendentemente dall’esito del Senato (anche in caso di vittoria netta nei due rami del parlamento), il suo governo aprirà al centro. Ma anche Stefano Fassina, responsabile economico del PD, in una recente intervista a Libero, parla della possibilità di un’apertura a Monti dopo le elezioni.

Naturalmente Monti non si considera una stampella ad un eventuale governo Bersani, come più volte dichiarato autorevolmente dal ministro Riccardi, ma il suo contributo nella prossima legislatura, nel caso di vittoria di Bersani, potrebbe essere non solo importante, ma determinante.

Se diamo credito ai sondaggi che nelle ultime settimane imperversano nei media, la partita elettorale si giocherà quasi esclusivamente su alcune regioni chiave e solo per il Senato. Con il porcellum infatti, con la coalizione guidata da Bersani nettamente in testa ai sondaggi e con il premio di maggioranza alla camera, il voto al Senato è fondamentale, soprattutto in quelle regioni che oggi appaiono in bilico per l’esito.
Naturalmente se Bersani avesse la maggioranza anche a Palazzo Madama, l’apertura ai centristi sarebbe un gesto di responsabilità nazionale, finalizzato ad una convergenza sulle riforme costituzionali e strutturali indispensabili per il rilancio economico e sociale del Paese. Si porterebbero a compimento le riforme del governo Monti, magari corrette in alcune parti (l’IMU progressiva, la risoluzione del problema degli esodati, le correzioni sul mercato del lavoro).

Nel caso in cui Bersani non avesse una maggioranza autonoma, l’allargamento al centro sarebbe indispensabile per la formazione di un governo. In entrambi i casi il compito di Bersani resterà quello di far convivere, nella stessa maggioranza, due anime molto diverse, quella liberale di Monti con quella più a sinistra della sua coalizione. Molto dipenderà anche da Monti, che potrà decidere di non entrare direttamente nel governo concedendo l’appoggio esterno: avrebbe così la possibilità di contrattare molto più facilmente sui temi da mettere in agenda e magari la conferma di alcuni ministri uscenti nel prossimo governo, per dare un segno di continuità.

Se il prossimo governo si occuperà seriamente dell’Italia puntando su sviluppo economico, green economy, flessibilità del lavoro coniugata ad una maggiore sicurezza e allargamento dei diritti del lavoratore, lotta al precariato e alla disoccupazione (soprattutto giovanile), lotta all’evasione fiscale e mettendo al centro dell’agenda governativa anche i temi sociali come lotta alla disuguaglianza e alla povertà, riforma del sistema carcerario (ormai congestionato), leggi sull’immigrazione (magari ripensando lo ius sanguinis concedendo la cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri), entreremo finalmente e definitivamente nella terza repubblica.

giovedì 13 dicembre 2012

Per non dimenticare, ricordo di Samb Modou e Diop Mor uccisi a Firenze un anno fa

Forse è presto per farlo diventare un anniversario, ma a distanza di un anno è giusto ricordare.
Samb Modou e Diop Mor sono due immigrati senegalesi, vivevano a Firenze, ma il 13 dicembre di un anno fa il loro destino è segnato dalla brutalità e dalla violenza, dal razzismo cieco.
Gianluca Cassari era un uomo di cinquant’anni, un ragioniere nato nella provincia pistoiese, ha la passione per Tolkin, per i riti celti e neopagani. Ma soprattutto ha una passione per l’estremismo di destra, ha fondato la rivista oltranzista “La Soglia” ha scritto alcuni libri esoterici tra cui  "I protocolli del Savio di Alessandria", con chiaro riferimenti ai Protocolli dei savi di Sion, dove prova a sostenere una congiura internazionale degli ebrei e nel quale prova a negare l’Olocausto. Quella mattina non è scattata in lui una molla che lo ha portato a compiere un gesto tanto folle, la sua storia parla di un uomo che covava la violenza nel profondo fino a scoppiare.
La mattina di un anno fa esce di casa con la sua pistola e in macchina raggiunge la centrale piazza Dalmazia a Firenze. Sono le 12.30. C’è il solito mercato, molti stranieri, per lo più senegalesi. Inizia la sua caccia all’uomo. Tira fuori la pistola e fredda Samb Modou e Diop Mor, poi ferisce un altro ragazzo.
Nella piazza il caos. Urla e tafferugli permettono a Cassari di fuggire. Raggiunge piazza San Lorenzo. La sua rabbia non si ferma. Spara ad altri due ragazzi senegalesi, senza ucciderli.
Interviene la polizia che lo bracca. Alle 15, ormai intercettato dalle forze dell’ordine e senza via di fuga, Cassari si punta la pistola alla gola e si uccide.
Due ore e mezza di follia e violenza.
Samb Modou aveva quarant’anni, mentre Diop Mor, più grande, ne aveva 54.
Moustapha Dieng, 34 anni, Sougou Mor, 32 anni, e Mbengue Cheike, 42 anni sono i tre ragazzi rimasti feriti nell’attentato, Dieng quel giorno è rimasto paralizzato.
In quelle drammatiche ore in molti, esponenti politici e della società civile hanno manifestato dolore e preoccupazione. Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ha parlato della sua città “colpita al cuore” proclamando un giorno di lutto nazionale, il presidente della Camera, Gianfranco Fini ha sottolineato che “Si è trattato di un barbaro omicidio di persone innocenti che, in quanto persone al di là di ogni distinzione di lingua, religione o razza, meritano di essere ricordate”, il ministro Riccardi si era detto “molto preoccupato per quello che è successo, sono in contatto con il sindaco: questa è una cosa brutta che colpisce una comunità molto bene integrata”', “C'è sicuramente una rete d'odio, ma c’è qualcosa di più. Dobbiamo essere estremamente attenti a dare sicurezza a questi immigrati, a questi cittadini senegalesi”.
Ad un anno da quegli eventi Firenze ha organizzato diverse manifestazioni e cerimonie per ricordare Samb Modou e Diop Mor. Qualcuno ha chiesto il conferimento della cittadinanza a Moustapha Dieng, Sougou Mor e Mbengue Cheike, i tre sopravvissuti, e questo sarebbe un gesto di particolare sensibilità da parte delle istituzioni.
La violenza e l’odio colpiscono cecamente, forse solo la memoria li può fermare.

mercoledì 28 novembre 2012

Un vento di estrema destra soffia in Europa

Il partito di estrema destra ungherese Jobbik, terza formazione nel parlamento di Budapest, ha fatto una proposta che ha suscitato molte polemiche: creare una lista di ebrei viventi in Ungheria. Marton Gyongyosi, il leader della formazione, ha dichiarato in Parlamento: “E’ ora di censire gli ebrei viventi nel nostro paese, facciamo liste almeno di quelli che lavorano nel governo e per il parlamento, sono un rischio potenziale per la sicurezza nazionale.”
Negli ultimi anni un vento di estrema destra si sta abbattendo sull’Europa. Pensiamo all’affermazione  elettorale avuta dal partito di estrema destra, Alba D’Orata, in Grecia alle ultime elezioni (una costale del partito greco è nato anche in Italia e assicura di candidarsi alle elezioni regionali in Lombardia). In Francia alle elezioni presidenziali, Marine Le Pen, leader del Front National, ottiene il 17,9% dei voti ottenendo il miglior risultato di sempre, con una campagna elettorale incentrata su Nazionalismo e contro l’immigrazione.
E in Italia? Nei giorni scorsi alcuni episodi sono un preoccupante campanello d’allarme.
A metà novembre, una manifestazione dei Cobas, deviata dalla polizia, è passata davanti alla sinagoga della capitale. I manifestanti hanno iniziato ad urlare, “Erano 30 anni che una manifestazione non passava davanti alla Sinagoga.” Spiega il Presidente della comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici, “Oggi un gruppo di manifestanti dei Cobas con bandiere palestinesi al vento, ha cominciato ad urlare ed inveire contro la comunità ebraica. Ci stiamo chiedendo cosa stia succedendo? Perché lasciar transitare un corteo davanti la Sinagoga? Chi ha autorizzato il percorso?”. Si chiede Pacifici che ricorda: “Trent’anni fa si presentarono con una bara vuota che lasciarono davanti l’ingresso del tempio. Un mese dopo morì il piccolo Gay Taché.”
Pochi giorni dopo scritte contro Israele (Israele stato nazista) sono apparse davanti alla sinagoga di Genova. “L'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane denuncia con forza la spirale di violenza che in queste ultime settimane sembra essersi abbattuta sul nostro paese” è l’allarme lanciato dal Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna.
Poi il calcio. Nell’ultima partita della 14° giornata di serie A, Lazio-Udinese, mentre i giocatori biancocelesti indossavano una maglia con la scritta “No Racism” una parte della curva Nord, come riporta Repubblica.it, intona il coro “As Roma Juden Club”.
Pochi giorni prima, alla vigilia della partita della Lazio con il Tottenham per l’Europa League, alcuni tifosi londinesi (il Tottenham è considerato un club dalla lunga tradizione ebraica) sono stati aggrediti in un pub a Campo de’ Fiori. Per questo episodio sono finiti in carcere, per lesioni aggravate, due tifosi ultrà della Roma, ma sembra che le due tifoserie romane, da sempre rivali, abbiano agito insieme.
Odio e violenza in Italia e in Europa con affermazioni elettorali importanti.
La crisi economica è stata una grande scusa, da parte di formazioni di estrema destra, per fare proseliti contri che è diverso. Quando l’odio non è contro le banche o i governi si riversa contro immigrati, ebrei, rom.
Poi il web, posto facile dove far veicolare l’odio. Pochi giorni fa la polizia postale ha arrestato quattro persone e oscurato il Forum italiano del sito di ispirazione neonazista "Stormfront". Le accuse sono molto pesanti: incitamento all'odio razziale ed etnico. “Dobbiamo continuare così” ha commentato il ministro Andrea Riccardi “le idee di odio razziale, neonazismo e antisemitismo non possono non trovare l'adeguata e ferma risposta da parte dello Stato. Nessuno deve sperare di trovare nel web rifugio e impunità. Ora, come sostengo da tempo, bisogna affinare le normative per consentire un controllo ancora più stringente.” Il ministro Riccardi e molte personalità della politica e della cultura italiana erano stati schedati dal sito, nel 2011, sotto il titolo ''lista delinquenti italiani'', nella lista figurano l'arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia, il presidente della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici, i giornalisti Gad Lerner e Maurizio Costanzo, il pubblico ministero della Procura della Repubblica di Torino Laura Longo, i giudici del Tribunale del Riesame di Palermo Antonella Consiglio, Giuseppina Di Maida e Filippo Serio, il Sindaco di Padova Flavio Zanonato, la loro colpa, secondo il sito, era quella di aver aiutato immigrati per fini economici, compiendo non meglio specificati atti criminali.

mercoledì 21 novembre 2012

Cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri

ATTUALITA' - La notizia è di poche righe ma hanno una valenza storica, soprattutto se data il giorno della Giornata Internazionale dell’Infanzia (il 20 novembre 1989 a New York viene approvata la Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia): il Consiglio comunale di Catanzaro ha conferito la cittadinanza italiana ai bambini nati in città da genitori stranieri.

La questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri è entrato, in vari momenti, al centro del dibattito politico nell’ultimo anno. La contrapposizione  su questo argomento è su due diverse, e distinte, idee di cittadinanza che regolano la giurisprudenza internazionale: lo ius soli e lo ius sanguinis. Con il primo si intende il diritto alla cittadinanza per nascita in una Nazione, il secondo per sangue e discendenza. In Italia vige il secondo.

Il Ministro dell’integrazione e Cooperazione Internazionale, Andrea Riccardi, che su questo argomento si è molto speso, aveva provato ad individuare una terza via. Ragiona il Ministro: “Lo ius sanguinis non e' più all'altezza, lo ius soli, in un paese poroso come il nostro non va bene, bisogna riconoscere la cittadinanza ai bambini nati nel nostro Paese magari dopo un ciclo scolastico.” E spiega: “Diciamo una specie di ius culturae” e aggiunge “Non ci sarà il tempo di affrontare il tema in questa legislatura, il Parlamento non ha proceduto in questa prospettiva nonostante gli inviti del presidente Napolitano, e questo mi dispiace molto”.

Intervistato nella trasmissione “Prima di Tutto” su Rai radio 1, il ministro si è soffermato anche a discutere di immigrazione sottolineando che “L'integrazione in Italia e' andata avanti come un modello domestico, un fai da te in cui famiglia e piccola impresa hanno contato molto. Però serve qualcosa di più profondo, un'evoluzione anche culturale.”

“Quasi un milione di minorenni di origine straniera vive in Italia e di questi più di 500 mila sono nati nel nostro Paese” spiega Giacomo Guerrera, presidente dell'Unicef Italia nell’ambito dell’iniziativa Io come Tu che si impegna per il diritto alla non discriminazione dei bambini e degli adolescenti di origine straniera che vivono, studiano e crescono in Italia.

lunedì 5 novembre 2012

Chi colmerà il vuoto politico lasciato dai partiti?

La politica, o meglio i partiti, sono in crisi. Il voto siciliano ha certificato un profondo malessere nei confronti dei partiti tradizionali con un forte astensionismo e la perdita di elettori dei principali partiti, anche quelli che in Sicilia le elezioni le hanno vinte. Ma questo fenomeno è tutt’altro che nuovo. Potremmo ipotizzare che l’inizio del malessere sia avvenuto dopo la pubblicazione de La Casta di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo. I due giornalisti del Corriere della Sera hanno descritto, in maniera puntuale e documentata, il costo della nostra classe politica.

La perdita di consenso dei partiti ha avuto poi due conseguenze tangibili solo nell’ultimo anno. Da una parte l’ascesa di Grillo e del Movimento 5 Stelle e dall’altra la nascita del governo tecnico di Mario Monti. Il primo, forse un po’ populista e facendo leva sulla pancia della gente, ha costruito la sua fortuna attaccando i politici e i partiti colpevoli, secondo il comico genovese, di pensare solo ai propri interessi. Il secondo è nato proprio dall’impossibilità dei partiti di affrontare la più pesante crisi economica mai vista dal 29, e, nonostante i forti sacrifici che ci hanno chiamato a fare, continua ad avere un buon gradimento del paese, come lo stesso Monti ha ricordato poche settimane fa.
L’avvicinarsi delle elezioni politiche (a gennaio insieme alle regionali o ad aprile alla fine della legislatura, ancora non si sa) pone allora un problema, riusciranno i partiti politici a riconquistare lo spazio politico che hanno perso negli ultimi anni? Oppure quello stesso spazio politico potrà essere colmato da settori della società civile oggi lontani dalla politica?

Secondo tutti i sondaggi nel prossimo parlamento dovrebbero entrare i grillini e probabilmente potrebbero ritornare in Parlamento forze a sinistra del PD. Ma potrebbero essere al centro le vere novità politiche: il Movimento di Todi e il Manifesto per la Terza Repubblica di Montezemolo ne sono un esempio lampante anche se ancora non sappiamo le loro intenzioni, sono due realtà che stanno prendendo spazio, e l’UDC guarda a loro strizzando l’occhio.

Nei giorni scorsi, dalle colonne del Corriere della Sera, Ernesto Galli della Loggia, con un duro editoriale, critica proprio quei settori della società civile che negli ultimi mesi si stanno affacciando sulla scena politica. Li chiama Notabili a disposizione e ne elenca i nomi: Corrado Passera, Andrea Riccardi, Luca di Montezemolo, Lorenzo Ornaghi, Ernesto Auci, Raffaele Bonanni.
La critica maggiore che muove Galli della Loggia verso questi presunti notabili è il silenzio rispetto a temi specifici, “uno soltanto dei tanti problemi con cui ci troviamo alle spese”. Galli della Loggia fa due esempi, la carriera dei magistrati e i matrimoni omosessuali, peccato che tra i notabili citati ci sono esponenti dell’attuale governo che problemi concreti, molto di più concreti della carriera dei magistrati, li stanno affrontando, e poi ci sono sindacalisti e imprenditori che quotidianamente affrontano problemi inerenti il lavoro e la’economia.

Stupiscono poi le conclusioni dell’editorialista del Corriere con una fantasiosa citazione del notabile: “Voi mi dovete eleggere non per ciò che io penso o propongo (quasi sempre nulla), ma per ciò che io sono. Per il mio “rango”. Che non deve essere certo riconosciuto da voialtri, insignificante plebe elettorale. Basta che lo facciano i miei pari: a voi, al massimo, non resta che sottoscrivere”. Ma è il gioco della democrazia, se nasce un partito intorno al Manifesto per la Terza Repubblica (il prossimo 17 novembre ne sapremo di più) o al movimento di Todi sarebbero personaggi della società civile che si mettono in gioco, nello stesso manifesto si criticano molto i partiti tradizionali, ma sarà la gente a decidere se fidarsi si loro piuttosto che di Bersani e Alfano. Michele Salvati, rispondendo sempre sul Corriere a Galli della Loggia, ribalta il problema chiedendosi: “Come mai la politica presenta oggi per la loro chiamata?” e sottolinea: “La presenza dei “notabili a disposizione” dipende dal fallimento della politica dei partiti e dei politici di professione e della reazione popolare nei loro confronti.”

lunedì 29 ottobre 2012

Ancora violenza in Nigeria

Ennesima domenica di sangue in Nigeria. Un uomo guida una macchina quasi fino all’interno della Chiesa dedicata a Santa Rita a Kaduna, nel Nord del Paese, poi si fa esplodere. Il bilancio è terribile 8 morti e 145 feriti. L’attentato non è stato rivendicato ma si pensa che dietro la terribile violenza ci sia la mano della setta islamica Boko Haram, molto vicino a Al Quaeda.
Ma non basta. La violenza chiama violenza. Dopo l’attentato è scattata una caccia all’uomo: un gruppo di cristiani si è riversato nelle strade con coltelli e bastoni uccidendo due passanti, dando poi fuoco ad una terza persona.
La verità è però che laviolenza nello Stato africano, contro i cristiani, ormai quasi non fa più notizia. Dal 2010 a ieri ci sono stati decine di attentati, soprattutto nel nord del Paese, ad opera di terroristi islamici. A dicembre del 2010, a Natale, alcuni attacchi nelle chiese, con fedeli riuniti per festeggiare il Natale, avevano fatto 86 vittime. Da allora l’escalation di violenza non si è mai fermata. Secondo alcune fonti solo nel 2012 Boko Haram avrebbero ucciso 700 persone.
Proprio sul dovere di ricordare e far conoscere quanto sta accadendo in Nigeria, è intervenuto il Ministro della Cooperazione Internazionale ed Integrazione, Andrea Riccardi, che nel corso di una trasmissione radiofonica di Radio1, ha spiegato: “Noi e la comunità internazionale dobbiamo essere attenti, non dimenticarci delle situazioni come quella nigeriana, non abituarci al loro dolore e alla loro sofferenza e intervenire con gli strumenti della comunità europea. Ci sono tanti Paesi dove la minoranza cristiana soffre, penso al medioriente e all'Asia, noi cerchiamo di monitorare tutto e intervenire come e dove si può.”
Mentre il Ministro degli Esteri, Giulio Terzi di Sant’Agata, in una nota ufficiale afferma, “Siamo di fronte all'ennesimo, odioso attentato che colpisce i cristiani proprio nel giorno della festa religiosa. La condanna deve essere la più ferma perché questi atti vili colpiscono la coscienza di tutti coloro che si battono contro la violenza e per il rispetto della libertà di religione”
Il vice presidente del Senato Vannino Chiti, nel corso di un'iniziativa a Pisa, ha sostenuto che “Dobbiamo far sentire la nostra voce di fronte a ogni forma di violenza fatta in nome della religione, così come per esempio accade ormai da diverso tempo in Nigeria. Il dialogo non ha alternative. Se non si segue questa strada si determina una distruzione della società”.

mercoledì 17 ottobre 2012

Per Sant'Egidio è sempre possibile fare la pace in Africa


Era il 4 ottobre 1992. A Trastevere, nel cuore di Roma, dopo lunghe trattative veniva firmato l'accordo di pace che poneva fine alla terribile guerra civile mozambicana, costata un milione di morti. "L'accordo di pace firmato vent'anni fa fu il frutto di "una rara miscela di cooperazione tra uno Stato, l'Italia, che aveva un grande prestigio in Mozambico, e attori non governativi". Con queste parole Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant'Egidio, ha ricordato alla Farnesina, nell'ambito del workshop internazionale 'Promuovere la pace e la sicurezza in Africa, la lezione appresa dal Mozambico', la lunga mediazione italiana che portò alla storica pace nel Paese africano, lodata all'epoca dal segretario dell'Onu Boutros Boutros-Ghali come "una miscela, unica nel suo genere, di attività pacificatrice governativa e non".

In occasione delle celebrazioni a Roma per il ventennale dell'accordo, Impagliazzo ha ripercorso tutte le fasi della mediazione, lunga 27 mesi, portata avanti nella sede della comunità trasteverina da "quattro mediatori ufficiali, rappresentanti la chiesa mozambicana, la Comunita' di Sant'Egidio e un ex sottosegretario agli Esteri italiano: monsignor Jaime Goncalves, Andrea Riccardi, Matteo Zuppi e Mario Raffaelli".

"Il felice esito di quella vicenda atipica per la diplomazia internazionale ci consegna un messaggio semplice e profondo allo stesso tempo: la pace è possibile - ha sottolineato Impagliazzo, ricordando come "l'accordo di pace e' stato firmato ed e' stato rispettato. La pace ha tenuto''. Per Impagliazzo da questa vicenda della sua storia "l'Italia riscopre una vocazione, quella di un Paese non percepito come invasivo o indifferente ma che può fare la differenza, coniugando la tradizione democratica europea con le sue eccellenze di pace e di dialogo''.

Il Ministro per la Cooperazione internazionale e l'Integrazione, Andrea Riccardi, che della Comunità di Sant'Egidio è il fondatore ed ha partecipato come mediatore alle trattative, ricevendo il ministro degli Esteri e della Cooperazione del Mozambico Oldemiro Baloi ha affermato che''La pace in Mozambico, siglata aventi anni fa a Roma, e' diventata un modello internazionale: fu un successo collettivo, costruito insieme dalla Comunita' di Sant'Egidio, dal governo italiano e dalle parti in lotta''.

Riccardi ha aggiunto: ''Il Mozambico vent'anni fa era il Paese piu' povero del mondo, secondo l'indice di sviluppo umano. La guerra aveva provocato un milione di morti e quattro milioni di rifugiati. La pace di questi vent'anni ne ha fatto uno dei Paesi emergenti in Africa. Quando iniziammo il negoziato erano in pochi a crederci: tutte le cancellerie europee pensavano fosse un'impresa impossibile. Ma in una sinergia di sforzi, istituzionali e non istituzionali, si raggiunse il traguardo. Gli accordi di pace in Mozambico hanno costituito e ancora costituiscono oggi un esempio a cui si ispirano coloro che si occupano di conflitti e crisi sulla scena mondiale''.

Per approfondire:
Il dossier sulle trattative per la pace in Mozambico curato dalla Comunità di Sant'Egidio

mercoledì 12 settembre 2012

Sarajevo, dalla guerra alla pace



Sarajevo nel novecento è stata città della guerra. Il secolo scorso si è aperto con l’attentato a Francesco Ferdinando che ha dato di fatto il via al primo conflitto mondiale e si è chiuso con la guerra nei Balcani, il più sanguinoso conflitto in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale.

In questi giorni Sarajevo è città della pace, suggestivo scenario del ventiseiesimo incontro Uomini e Religioni, organizzato dalla comunità di Sant’Egidio, insieme alla Comunità islamica di Bosnia e Erzegovina, alla chiesa Serba ortodossa, all’Arcidiocesi di Vrhbosna-Sarajevo e alla Comunità ebraica in Bosnia e Erzegovina, sul solco dello storico incontro voluto da Giovanni Paolo II ad Assisi nel 1986 dove il Papa riunì per pregare, gli uni accanto agli altri, le grandi religioni del mondo.

“Vivere insieme è il futuro” è il titolo della tre giorni nella città Bosniaca, città multiculturale, dove le tre religioni del libro vivono le une accanto alle altre, con la Moschea a pochi passi dalla Sinagoga e alla chiesa cattolica e alla Cattedrale Ortodossa, tutto a pochi metri, tra il quartiere turco e il centro storico. Palazzi che ricordano l’impero asburgico sulla stessa via del mercato dove si possono sentire i profumi della cucina medio orientale. Una città dove si possono ancora scorgere, sulle facciate dei palazzi, i segni dell’assedio della città dopo vent’anni.

All’Assemblea di inaugurazione del meeting, dove si sono riuniti centinaia di leader religiosi di tutte le confessioni, prendono la parola i rappresentanti religiosi della città. Il gran Muftì di Sarajevo Mustafa Ceric, ricorda gli anni della guerra, le vittime, loro, le vittime “meritano il nostro sincero impegno per la pace e la riconciliazione, meritano il nostro giuramento onesto a Dio e all’umanità che faremo tutto il possibile in modo che mai più capiti a nessuno quello che è successo qui.” Gli fa eco Jacob Finci Presidente della Comunità ebraica di Bosnia e Erzegovina: “noi che abbiamo vissuto una guerra così atroce, la pace ha un significato ancora più lampante. I vicini di casa, che possono e hanno il diritto di essere diversi da noi, non meritano un rispetto minore, anzi li dobbiamo rispettare e amare nella loro diversità.”

Di convivenza parla il Vescovo della Città, Cardinal Vinko Puljic che spiega “Come afferma il titolo del Convegno “Vivere insieme è il futuro”, siamo qui per dire che proprio da questa città vogliamo mostrare al mondo intero che la convivenza non solo è possibile, ma che essa è l’unico futuro che possiamo augurare all’umanità e per il quale ci vogliamo impegnare.”

E poi il Ministro dell’integrazione e della Cooperazione Internazionale, Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, che ricorda che “C’è un grande valore nell’incontro tra uomini e donne di religioni diverse. Occorre prepararsi ad essere vicini spiritualmente, perché il domani sarà la civiltà del vivere insieme”. E il Presidente del Consiglio Italiano, Mario Monti, che prendendo la parola, sottolinea come “In questi anni abbiamo compreso meglio quanto le religioni siano tornate a essere una realtà importante per la coesione sociale e per la pace nel mondo.”
Ma all’assemblea anche personalità politiche internazionali, come Il Primo Ministro della Costa D’Avorio Ahoussou-Kouadio che ricorda come il suo paese abbia fatto “Della pace la sua seconda religione e che la cerca oggi disperatamente a dispetto della crisi e della violenza sporadiche che lo attraversano.” e conclude il suo intervento spiegando che“Finche ci sarà un solo paese in guerra la pace mondiale resterà fragile e minacciata.”

Durante l’assemblea viene letto anche il messaggio che il Cardinal Tarcisio Bertone Segretario di Stato Vaticano, ha inviato al cardinal Puljic e ai partecipanti del convegno riportando il cordiale saluto e l’apprezzamento del Santo Padre.
Commovente è stato poi la consegna di una copia della Haddagah. Una copia particolare del libro, raccolta di preghiere e storie della tradizione ebraica, creata nel 1350 in Spagna e che ha attraversato mezza Europa, prima di arrivare a Sarajevo dove un Archivista Musulmano l’ha salvata durante l’invasione nazista e oggi conservata nel museo nazionale, è stata donata dal Gran Mufti Ceric al rappresentante del Gran Rabinato di Gerusalemme oded Wiener.

Di Gavino Pala