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mercoledì 13 febbraio 2013

Le dimissioni del Papa, un gesto rivoluzionario

ATTUALITA' - “Quando un Papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, mentalmente e spiritualmente di svolgere l’incarico affidatogli allora ha il diritto e in talune circostanze anche il dovere di dimettersi.” Queste parole Benedetto XVI le diceva nel 2010 al giornalista tedesco , e suo amico, Peter Seewald.
Benedetto XVI, da molti considerato un Papa conservatore e tradizionalista, compie un gesto rivoluzionario, un gesto che rimarrà nella storia. Per la prima volta in età moderna il Papa decide di abdicare, di dimettersi.
Pochi giorni fa l’annuncio. Nelle parole, in Latino, la consapevolezza del Papa: “Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero Petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato.”
Nonostante  Le decisioni del papa non si discutono ma si accolgono”, come ricorda il cardinal Ruini, in molti si sono affrettati a dare un’interpretazione, scovare complotti e raccontare retroscena. Soppesare ogni parola per darne un significato particolare.
Ma le parole del Papa sono chiare e non hanno bisogno di particolari interpretazioni. È indubbio poi che la Chiesa stia passando un momento di particolare drammaticità: gli scandali legati alla pedofilia, quelli legati allo IOR e quelli inerenti a Vaticanliks. Di fronte a questo, probabilmente, il Papa ha sentito un peso grave, il rischio di non riuscire a portare fino in fondo le riforme di cui la Chiesa ha bisogno. Forse proprio per questo ha deciso di lasciare il papato e sperare che la sua opera venga portata avanti dal suo successore. Per questo Ferruccio de Bortoli, nel suo editoriale sul Corriere della Sera, parla di un senso di solitudine che “deve essere stato devastante. Il papa si è sentito ed è stato lasciato solo.” E il Ministro Riccardi, profondo conoscitore del Vaticano, sottolinea come il Papa abbia “trovato difficoltà e resistenze più grandi di quelle che crediamo. E non ha trovato più la forza per contrastarle e portare il peso del suo ministero. Bisogna chiedersi perché”
Si è cercato di analizzare i segni che avrebbero portato a questa dolorosa scelta. Molti vedono nella visita alla tomba di Celestino V, durante la visita per il terremoto a L’Aquila, un segno inequivocabile. Ma sembra che questa decisione sia maturata un anno fa, dopo il viaggio del Papa in Messico e a Cuba.
A metà marzo si aprirà un difficile Conclave, in questi giorni i nomi dei papabili si sprecano, cercando di trovare un identikit idoneo per colui che dovrà “governare la barca di Pietro”. Con la riforma del Conclave di Benedetto XVI, il suo successore dovrà avere i due terzi dei voti dei 117 elettori che si riuniranno in Conclave, dovrà essere un nome che dovrà trovare tanti consensi, un nome che riunirà intorno a se, forse con la forza necessaria, la Chiesa.

lunedì 11 febbraio 2013

Benedetto XVI si è dimesso. Atto da comprendere e rispettare

Quando il 19 aprile del 2005 il cardinale uscì dal balcone di San Pietro per annunciare l’Habemus Papam, si era affacciato dietro di lui un anziano cardinale, Joseph Ratzinger. Quel cardinale è oggi vescovo di Roma e 265° successore di Pietro, con il nome di Benedetto XVI.
Il primo, e forse il più arduo compito di Papa Benedetto, fu quello di succedere ad un papa amato e pastore delle folle come era stato Giovanni Paolo II. Ratzinger aveva ricoperto il delicato compito di Prefetto della Fede, ed era descritto da molti come uomo austero e conservatore.  Ma negli anni abbiamo iniziato a conoscere meglio questo Papa ed il suo magistero. Uomo di dialogo e dell’incontro come era stato il suo predecessore. Disponibile all’incontro con uomini di potere ma anche con gli ultimi e i poveri.
Molti i messaggi innovatori e le iniziative. Sulla morale sessuale (spesso criticata dai mass media) e sulla pedofilia ha preso posizioni coraggiose di condanna e di richiesta di perdono. “La vera persecuzione della Chiesa non viene da fuori ma dal suo interno, dal suo peccato”, aveva detto riferendosi allo scandalo pedofilia. Bisogna poi sottolineare i tanti discorsi che parlano di pace e dialogo: come la preghiera, dopo gli attentati di Londra, “per le vittime degli attentati di Londra, ma anche per gli attentatori, Dio ama la vita.”, il sostegno allo Spirito di Assisi e l’attenzione tutta particolare di Papa Ratzinger per la Terra Santa, martoriata dalla guerra, per l’Africa e per la complicata situazione per i cristiani nel continente vittime dell’odio, come in Nigeria e Kenia.

Un’attenzione particolare poi per il rapporto con le altre Chiese. Un impegno ecumenico verso la  Chiesa Ortodossa tutto da reimpostare. Afferma durante l’incontro con una delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli che “lo sapete già, ma ho piacere anche oggi di confermare che la Chiesa cattolica intende contribuire in tutti i modi che le saranno possibili al ristabilimento della piena comunione, in risposta alla volontà di Cristo per i suoi discepoli e conservando nella memoria l'insegnamento di Paolo, il quale ci ricorda che siamo stati chiamati a una sola speranza – e prosegue - desidero che i partecipanti al dialogo cattolico-ortodosso sappiano che le mie preghiere li accompagnano e che questo dialogo ha il totale sostegno della Chiesa cattolica. Di tutto cuore, auspico che le incomprensioni e le tensioni incontrate fra i delegati ortodossi durante le ultime sessioni plenarie di questa commissione siano superate nell'amore fraterno, di modo che questo dialogo sia più ampiamente rappresentativo dell'ortodossia.” Impossibile non citare poi il rapporto particolare con gli ebrei e la storica visita alla sinagoga di Roma.

Insomma una personalità complessa, un uomo della tradizione ma che provava a cogliere i segni dei tempi, tanto da insistere molto sul discorso della dittatura del razionalismo. Negli ultimi anni, poi, è sopraggiunto il turbamento per quello che viene descritto come il più brutto scandalo in Vaticano nel nuovo secolo, il dolore per il tradimento interno, per il “corvo” e i documenti riservati sottratti dalla sua stanza.

Oggi, giornata mondiale del malato, è una data che ricorderemo per molto tempo. Per la prima volta nella storia, un Papa ha deciso di rassegnare le sue dimissioni. La data prescelta da Benedetto XVI è il 28 febbraio. Dalle ore 20 di quel giorno la sede apostolica sarà vacante. Verrà indetto poi il Conclave e verrà scelto il suo successore. Le sue parole che annunciano il suo abbandono, il suo ritiro, sono state pronunciate dal Papa in Latino, durante il Concistoro per la canonizzazione di tre nuovi santi:

“Carissimi Fratelli,
vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero Petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice. Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio.”

venerdì 28 dicembre 2012

Natale cristiano, la povertà, la violenza, la stupidità

ATTUALITA' -Il Natale è appena passato e ci sono alcune immagini che credo sia doveroso portare nella memoria.

La povertà. “Quando si respingono profughi e immigrati non è forse proprio Dio stesso ad essere respinto da noi?” è il forte messaggio di Benedetto XVI durante l’omelia della veglia di Natale. “Siamo completamente ‘riempiti’ di noi stessi – spiega il Papa -così che non rimane alcuno spazio per Dio. E per questo non c’e’ neppure spazio per gli altri, per i bambini, per i poveri, per gli stranieri.”
Da trent’anni la Comunità di Sant’Egidio festeggia il Natale a tavola con i più poveri, stranieri, anziani, bambini. Nel 1982, intorno ad un tavolo nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, si sedettero una cinquantina di persone, emarginati e poveri, che avrebbero trascorso quel giorno di festa in solitudine. Una piccola intuizione. Oggi, dopo trent’anni, quel piccolo pranzo di una piccola comunità è diventato un appuntamento per molti. 2000 persone a tavola solo a Trastevere, altre 8000 in vari quartieri della capitale, ma anche in 60 città italiane, da Genova a Messina, da Napoli a Milano, e in varie città nel mondo come Mosca, Budapest, Kiev, La Havana, in diverse città africane. L’immagine che si vede entrando a Santa Maria oggi è di quella di una famiglia allargata dove i poveri pranzano e festeggiano il Natale insieme ai volontari della Comunità di Sant’Egidio ma anche a uomini delle istituzioni. In un tavolo un uomo kosovaro mangia allegramente con un serbo, in un altro bambini rom aspettano trepidanti Babbo Natale, gli anziani sembrano rinvigoriti, tutti si sentono in famiglia.
Monsignor Vincenzo Paglia, oggi presidente del Pontificio della Famiglia, trent’anni fa era il parroco di Santa Maria, da lui viene l’intuizione di festeggiare il Natale con i poveri, salutando dice “A Natale tutti siamo in famiglia. Chi non ce là apriamo le porte della basilica.”

La violenza. “Nel 2012 sono stati uccisi per la loro fede 105 mila cristiani: questo significa un morto ogni 5 minuti. Le proporzioni, dunque, sono spaventose.” È il terribile bilancio che fa il professor Massimo Introvigne, coordinatore dell'Osservatorio della libertà religiosa in Italia, ai microfoni della Radio Vaticana. E aggiunge: “Le aree di rischio sono molte, se ne possono identificare sostanzialmente tre principali: i Paesi dove è forte la presenza del fondamentalismo islamico, i Paesi dove esistono ancora regimi totalitari di stampo comunista e i Paesi dove ci sono nazionalismi etnici, che identificano l'identità nazionale con una particolare religione, così che i cristiani sarebbero dei traditori della Nazione”. Poi conclude: “in molti Paesi andare a messa o anche al catechismo è diventato di per se stesso pericoloso”.
La notte del 24 dicembre un gruppo armato ha attaccato una chiesa nel nord della Nigeria, uccidendo 6 persone, tra cui un sacerdote, per poi dare fuoco all’edificio. È l’ultimo, ennesimo, attacco ai cristiani in Nigeria e, anche se non ancora rivendicato, in molti pensano che dietro ci sia la mano del gruppo integralista islamico Boko Haram, lo stesso che alla vigilia di Natale di un anno fa, con una serie di attacchi, ha ucciso 44 persone. In Nigeria è un martirio quotidiano, solo nel 2012 si possono contare almeno 13 attentati a chiese o comunità cristiane, e il triste bilancio conta almeno 3 mila morti dal 2009, quando la violenza è esplosa.

La stupidità. Don Piero Corsi è il parroco di Lerici, piccolo paese in provincia di La Spezia. In questi giorni è diventato tristemente famoso per il manifesto affisso, il giorno di Natale, nella sua parrocchia. Il contenuto del volantino ha suscitato la protesta di molti. Il titolo è eloquente: “Le donne e il femminicidio, facciano sana autocritica. Quante volte provocano?”. Il testo prosegue: “Una stampa fanatica e deviata attribuisce all'uomo che non accetterebbe la separazione questa spinta alla violenza. Domandiamoci: Possibile che in un sol colpo gli uomini siano impazziti? Non lo crediamo. Il nodo sta nel fatto che le donne sempre più spesso provocano, cadono nell'arroganza, si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni. Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici. Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (forma di violenza da condannare e punire con fermezza) spesso le responsabilità sono condivise.”
I giornali ed il web hanno commentato quanto successo. Le donne di Lerici protesteranno e il vescovo di La Spazia ha chiesto al parroco di prendere qualche giorno di riflessione, poi si deciderà, magari trasferendolo.
Non voglio commentare, non c’è nulla da aggiungere a quanto detto da molti. Vorrei solo raccontare una breve storia. Olga era una donna di 51 anni di Bordighera, in provincia di Imperia. Era sposata con Santino, un uomo di 45 anni, dal carattere forte. Il matrimonio, soprattutto negli ultimi tempi, non era felice. Lui la tradiva regolarmente, la umiliava. Una violenza psicologica che ha portato, qualche  giorno fa, Olga a dire basta. Lei ha aperto la porta ed è andata via, sperando, forse, di chiudere così con un uomo che non amava più.
Ma Santino non c’è stato. L’ha chiamata poco prima di Natale e l’ha minacciata: “Torna a casa per Natale o ti ammazzo.” Lei non è tornata, così Santino, il giorno di Santo Stefano, la cerca e la trova a casa di Franca, la sorella di Olga.
Poi il tragico finale. Santino uccide le due donne e poi tenta il suicidio, non riuscendoci.
Uomini che odia le donne (come il titolo del famoso romanzo di Larson) e che le uccidono. Spesso la violenza contro le donne è domestica, più di 100 donne sarebbero state uccise, nel 2012, da mariti, ex fidanzati o parenti.
Non si può, in alcun modo, giustificare questa violenza.  

martedì 13 novembre 2012

Benedetto XVI in visita nella casa-famiglia VIva gli anziani

Non è stata solo la visita del vescovo di Roma, quella compiuta dal papa Benedetto XVI alla casa-famiglia Viva gli anziani della Comunità di Sant’Egidio, ma anche  quella di un “anziano in visita ai suoi coetanei” come ha detto lo stesso Benedetto XVI, “conosco bene le difficoltà  dettate dal limite dell’età” prosegue il Santo Padre  “e, per molti, aggravate dalla crisi economica.” Il papa, arrivato nella tarda mattinata di lunedì al Gianicolo a Roma, ha incontrato gli anziani che vivono nella casa Viva gli anziani, si è fermato a parlare con loro, ha ascoltato le loro storie, spesso segnate dalla povertà e dalla solitudine. Vincenzo, il più giovane della casa, oggi settantenne, dopo anni di duro lavoro, a 50 anni si è ammalato seriamente e ha dovuto smettere, i volontari di Sant’Egidio lo hanno dapprima, aiutato a casa e poi, quando per lui è stato difficile vivere da solo, lo hanno accolto nella casa alloggio. Sandro, 80 anni, per colpa di un ictus ha perso parte della sua autosufficienza, nel 2000 si è trasferito nella casa. Licia, 98 anni, era rimasta sola, dopo la morte del marito e del figlio, da quel momento, questa è diventata la sua casa. Maria sono 14 anni che vive insieme agli anziani della comunità e quest’anno ha festeggiato insieme a tanti amici i suoi 100 anni.  Queste sono solo alcune delle storie che il papa ha potuto ascoltare dalla voce dei protagonisti.  Il Santo Padre, dopo aver visitato la casa, si sofferma a parlare con alcuni giovani della Comunità prima di raggiungere il giardino. Ad accoglierlo volontari e anziani, generazioni distanti per età ma accumunati da una profonda amicizia. Marco Impagliazzo, presidente della Comunità, accoglie il Papa con parole di riconoscenza e di speranza. “Nelle strade di Roma, e di tante città europee, incontriamo sempre più anziani tristi e rassegnati. Troppi sono dimenticati: impoveriti dalla malattia, dalla solitudine, dalla fragilità, dall’esclusione. La benedizione di una lunga vita si trasforma in tristezza. E’ un destino inevitabile? Ci chiediamo ormai da tanti anni.” Riflette Impagliazzo, che prosegue “In questa e nelle altre quattordici case della Comunità a Roma, gli anziani ritrovano la speranza. Qui si realizza la parola del Salmo 71, definito “la preghiera di un vecchio”: “Io invece continuo a sperare, moltiplicherò le tue lodi”. Poi la testimonianza di Enrichetta, un’anziana di un quartiere periferico della città, che racconta, come lei a 91 anni e quasi senza vista, debba essere accompagnata per fare tutto, ma che l’amicizia con i giovani le ha dato tanta forza, tanto che lei per prima va a trovare gli anziani più deboli e soli negli istituti. Poi il discorso del papa: “Spesso la società, dominata dalla logica dell’efficienza e del profitto” respinge il “dono” della vecchiaia ”considerando gli anziani come non produttivi, inutili”. E poi si sofferma sul valore dell’amicizia tra generazioni diverse, perché gli anziani sono un libro aperto di sapere per i più giovani.

Gavino Pala

giovedì 8 novembre 2012

Il Papa visiterà la casa-famiglia "Viva gli anziani" della Comunità di Sant'Egidio

Il 2012 è stato l’anno Europea dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni.
L’età che avanza è sicuramente una benedizione, anche se molti vedono negli anziani un peso per la società. Per questo la Comunità Europea ha indetto nel 2012 l’anno dell’invecchiamento attivo che mira a sensibilizzare l’opinione pubblica verso chi invecchia in buona salute e può ancora contribuire per il benessere della società. In Italia, la speranza di vita alla nascita, è di 79 anni per gli uomini e di 84 per le donne, nel non lontanissimo 1961 era rispettivamente 67 e 72. oggi la popolazione ultrasessantenne residente in Italia rappresenta il 20% della popolazione (nel 2009 secondo il censimento ISTAT in Italia c’erano 13733 ultracenenari).
Gli anziani sono la fascia più debole della popolazione. Secondo lo studio “Gli anziani in Italia: aspetti demografici e sociali ed interventi pubblici” edito dalla Scuola Superiore dell’Amministrazione dell’Interno possiamo leggere: “La povertà degli anziani soli o non autosufficienti registra un aumento nelle regioni del Nord, in controtendenza con il resto del Paese: dal 2005 al 2006 l'incidenza di povertà relativa (percentuale di poveri sul totale dei residenti) in persone sole con 65 anni e più è passata da un valore di 5,8 a un valore di 8,2 (ultimi dati disponibili). Nel 2007, secondo i dati del Ministero dell'Economia e delle finanze, le istituzioni pubbliche hanno erogato prestazioni a fini sociali pari a 366.725 milioni di euro, di cui il 66,3%, pari a 243.139 milioni di euro, per pensioni (+5,2% rispetto all'anno precedente).”

Non stupisce allora che proprio in occasione dell’anno Europeo Benedetto XVI, come ha annunciato Padre Lombardi, abbia deciso di visitare la casa-famiglia Viva Gli Anziani gestita dalla Comunità di Sant’Egidio a Roma. l’appuntamento è per la tarda mattinata di lunedì 12 novembre.

Sarà la seconda visita di Benedetto XVI ai poveri assistiti dalla Comunità di Sant’Egidio a Roma, dopo la visita alla mensa di via Dandolo il 27 dicembre 2009. In quell’occasione il Santo Padre aveva pranzato con 150 poveri che frequentano abitualmente la mensa a Trastevere. In quell’occasione benedetto XVI aveva detto rivolgendosi ai commensali: “Cari Amici! E’ per me un’esperienza commovente di essere con voi, di essere qui nella famiglia di Sant’Egidio, di essere con gli amici di Gesù perché Gesù ama proprio le persone sofferenti, le persone con difficoltà e vuole averli come i suoi fratelli e sorelle.”

“Fin dagli inizi la Comunità di Sant'Egidio si è avvicinata al mondo degli anziani.” Si legge nel sito della Comunità trasteverina nelle pagine sugli anziani (http://www.santegidio.org/index.php?pageID=24&idLng=1062 ) “Questa amicizia,” si continua a leggere nel sito “cominciata nel 1972, è continuata negli anni con fedeltà ed è divenuta la strada che ci ha aiutati a penetrare con profondità nel continente anziani.”

Il rapporto particolare che la Comunità di Sant’Egidio ha con gli anziani si evince dai diversi servizi che offre loro. Solo a Roma, oltre la casa che il Papa visiterà lunedì, la Comunità gestisce, in maniera del tutto volontaria, altre due case famiglie, dove anziani fragili vivono con l’assistenza 24 ore al giorno a ci sono poi le visite dei volontari a casa o nei tanti istituti di lunga degenza dove sono ricoverati molti anziani. In tutto a Roma la Comunità di Sant’Egidio offre servizi a circa 18.000 anziani seguiti da 800 volontari. Impegno concreto della Comunità, nel corso degli anni, è infatti quello di aiutare l’anziano a vivere a casa propria con il sostegno concreto ai familiari e la costruzione di una rete di solidarietà intorno ad anziani fragili.

Nel centro storico della capitale la Comunità di Sant’Egidio ha poi avviato, con la collaborazione del Ministero della Salute la Regione ed il Comune, il Programma W gli Anziani che si preoccupa di monitorare tutti gli ultra settantacinquenni del quartiere. Il Programma, nato nel 2006, risponde all’esigenza di controllare gli anziani soli, soprattutto dopo la terribile estate del 2004 quando molti anziani persero la vita a causa del forte caldo, con visite a casa e telefonate periodiche. Alle volte, per chi è solo, sentire una voce amica e avere gli auguri per il proprio compleanno, possono riempire una giornata.

La vecchiaia è una benedizione, gli anziani della casa famiglia lunedì avranno una benedizione tutta particolare.