giovedì 21 novembre 2013

Seggi elettorali vuoti?

POLITICA -
Alle ultime elezioni politiche del Febbraio 2013 hanno votato il 75.2 degli aventi diritto, dato già in calo, se pensiamo che alle ultime 3 elezioni politiche tenutesi tra il 2001 ed il 2008 dove l’affluenza era sempre stata tra l’80 e l’83%.

Il libro “La Casta”, scritto nel 2007 dai giornalisti Stella e Rizzo è divenuto quasi un simbolo ed un manifesto degli sprechi, dei privilegi, delle dinamiche poco chiare tra potere politico ed economico. A conferma delle tesi esposte nel libro sono poi arrivate le indagini giudiziarie che hanno coinvolto il Presidente del Consiglio dell’epoca Silvio Berlusconi, poi le giunte regionali della Lombardia, del Lazio, del Piemonte e sicuramente dimentico qualche regione.
Nonostante tutto questo, alle ultime elezioni politiche del Febbraio 2013 hanno votato il 75.2 degli aventi diritto, dato non altissimo ma neppure pessimo, insomma 3 persone su 4 si sono recare ai seggi.
Guardiamo cosa è successo dopo.
Per l’elezione del Sindaco di Roma del Giugno 2013 hanno votato il 52.3% al primo turno ed il 45.03% al ballottaggio.
Ad Aprile 2013, in Friuli Venezia Giulia, hanno partecipato al voto il 50.5% degli aventi diritto.
In Trentino, ad Ottobre 2013, ha votato il 62% degli aventi diritto.
Pochi giorni fa, in Basilicata, alle elezioni regionali hanno votato il 47.6% degli aventi diritto.
Roma, Il Trentino, la Basilicata ed il Friuli, 4 zone diverse per storia, tradizione e cultura, ma accomunate da una crescita della astensione, a distanza di non più di sei mesi dalle ultime elezioni politiche. Potremmo azzardare e dire che l’astensione cresce in tutta Italia. Vorrei provare a dare delle mie personali risposte. Per semplificare propongo due ipotesi, in parte collegate: 1) la sfiducia verso il Movimento 5 Stelle; 2) la sfiducia verso i partiti “tradizionali” ( pur cambiando nome, vedi Pdl Forza Italia Nuova Destra, sempre di partiti tradizionali si tratta).
Partiamo dal Movimento 5 Stelle, la mia ipotesi è molto semplice. Tanti avevano visto in loro una speranza, una alternativa, una risposta ai problemi del paese. Insomma, tanti che avevano smesso di votare per mancanza di fiducia nei partiti tradizionali, avevano scommesso su di loro. Ma, dopo sei mesi di figuracce, di chiusura ad ogni forma di dialogo, di no ripetuti, insomma dopo mesi di assenza di qualsiasi iniziativa politica che non sia il solo urlare vaffanculo, hanno deciso di non confermare il loro voto al movimento. A mio parere, non tutti, ma molti degli elettori del movimento 5 stelle erano disponibili ad una alleanza di Governo con il Pd, magari trattando, magari proponendo nomi alternativi, ma non hanno gradito il no secco e perentorio ad ogni ipotesi lanciato dal grande capo. Tanti si sono resi conto di aver votato un movimento che credevano democratico ma è in realtà una sorta di club dove due, Grillo e Casaleggio, decidono per tutti. (Ricordo che alle politiche il Movimento 5 Stelle ha raggiunto il 25% dei voti, mentre tra le comunali a Roma e le elezioni regionali raramente ha superato il 10%).
Quindi, sfiducia verso il 5 stelle, ma chiaramente questi voti non sembrano recuperati dai partiti tradizionali e ad oggi sembrano persi nella astensione. Perché? Perché i partiti tradizionali non attraggono. Una rapida occhiata della situazione. Il Pd, in attesa delle Primarie, non ha una linea chiara, basti pensare alla figuraccia sul caso Cancellieri: i tre candidati alle Primarie annunciano la sfiducia, Letta impone un diktat, il Partito vota la fiducia con Epifani che in sostanza afferma che il ministro è sfiduciato ma non si può sfiduciarlo perché Napolitano e Letta non vogliono (si rimanda all’ultimo articolo di Gavino Pala su queste pagine).
Il progetto di Scelta Civica (come facilmente ipotizzabile, vista l’unione di forze sociali del tutto diverse) è ufficialmente naufragato, ed al Centro continuano movimenti sotterranei, spesso condotti da vecchi lupi di mare della politica tipo Casini, che a mio parere non scaldano l’elettorato, che vede tutto ciò come una minestra riscaldata e povera di contenuti. Sembra di vedere più che la ricerca di un progetto, la ricerca di una poltrona.
Il Centrodestra è diviso da mesi tra falchi e colombe, questo ha portato alla scissione (vera o finta?) tra Forza Italia ed il Nuovo Centrodestra (che di nuovo sembra avere ben poco, se pensiamo che elementi di punta sono il pluriindagato Formigoni, l’ex socialista e forza italiota Cicchitto, l’ex Dc Giovanardi, insomma non proprio dei dilettanti della politica).
Personalmente chi scrive è contrario alla astensione, pensa che il non votare sia la scelta peggiore, perché non è utile sparare nel mucchio, non è saggio il dire sono tutti uguali, pensa che compito del cittadino sia individuare le alternative migliori, pensa che generalizzare sia sbagliato, e pensa che se non votiamo, poi non possiamo neppure lamentarci se le cose non vanno bene.
Però chi scrive pensa pure che i partiti, vecchi e nuovi, dovrebbero mostrare più serietà, più interesse verso i problemi del paese e meno alle alchimie ed alle poltrone, altrimenti alle prossime elezioni gli elettori si conteranno sulle dita di una mano.

Mario Scelzo



mercoledì 20 novembre 2013

Sulla Cancellieri il PD vota compatto, ma quanti errori

POLITICA -
Il Partito Democratico alla fine ha votato contro la sfiducia al Ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri. Il susseguirsi degli eventi che hanno portato alla presentazione, da parte del MoVimento 5 Stelle, della mozione di sfiducia sono ben noti come nota è la difesa del Ministro (anche se personalmente non hanno convinto pienamente le sue parole). Stupisce però come è nata la decisione all’interno del Partito Democratico di rinnovare la fiducia al Ministro. Ieri si è riunito il gruppo parlamentare del PD per decidere la linea comune e alla riunione si è presentato anche il Presidente del Consiglio, accettando, in qualche modo, la sfida lanciata da Renzi che chiedeva a Letta di metterci la faccia e  Letta la faccia ce l’ha messa. Per lui il voto di sfiducia alla Cancellieri equivaleva ad un voto di sfiducia al governo tanto da affermare che il voto è un attacco al governo . Ma il ragionamento di Letta fa acqua da tutte le parti. Quella alla Cancellieri era un voto di sfiducia individuale e il governo non è mai stato messo in mezzo, viene messa in dubbio il comportamento della sola Cancellieri e non viene discusso nessun atto del governo. Per altro lo stesso Letta, in questi mesi da Premier, aveva deciso di non occuparsi di quello che accadeva dentro al partito mentre ieri si è scomodato e da Presidente del Consiglio ha fatto ingerenza nei confronti di uno dei partiti che lo sostengono. Bisogna anche ricordare che siamo una Repubblica Parlamentare, è il Parlamento sovrano e decide le sorti del governo, il ragionamento di Letta sembra quindi una forzatura.

Ma la toppa, come si dice, è anche peggio del buco. Durante il suo intervento nelle dichiarazioni di voto alla Camera il segretario Guglielmo Epifani fa due dichiarazioni che dovrebbero lasciare tutti perplessi. Il segretario prima afferma infatti che "Il Governo è alle prese con un compito essenziale e difficile in un

momento difficile della vita del Paese" e aggiunge che ci sono "tante tendenze di sgretolamento, nel Paese e nelle istituzioni, ma non possiamo permetterci ne' il galleggiamento ne' uno stato di fibrillazione continua.” Ma difendere il Ministro invocando la stabilità del Governo è un colpo basso e non entra nel merito della vicenda. Afferma poi che se uno straniere arrivasse in Italia rimarrebbe scandalizzato nel vedere un Parlamento fermo sulla discussione di una telefonata di un Ministro, ricorderei al Segretario del PD che all’estero per quella telefonata non ci sarebbe nessuna discussione, il Ministro di turno si sarebbe già dimesso.

Ultima annotazione. I parlamentari non hanno vincolo di mandato ma dovrebbero votare secondo coscienza (è scritto nella Costituzione), soprattutto di fronte ad una questione tanto delicata come quella della Cancellieri. Stupisce sentire tanti esponenti del PD essere in disaccordo con il voto ma adeguarsi a questo. Lo fa Civati che prende la parola alla fine del dibattito per dichiarare il suo disagio per la decisione presa dal PD ma dichiara il suo voto pro Cancellieri. Lo fa anche l’altro candidato alla segreteria Cuperlo, che su twitter cinguetta: “Per me il ministro #Cancellieri avrebbe dovuto dimettersi prima del voto. Ma se #Letta chiede di essere responsabili dobbiamo esserlo. Tutti.”

lunedì 18 novembre 2013

Un PDL di lotta e uno di governo.

POLITICA - Sono settimane che intorno al più grande partito del centro destra italiano, il PDL, si assiste ad una feroce lotta etologa tra falchi, pitonesse e colombe. Lotta tra filo governativi e parlamentari pronti a togliere la fiducia al governo. Lotta tra chi si professa più filo berlusconiano dell’altro.

Una feroce lotta che si è conclusa sabato con il Consiglio Nazionale del PDL che ha portato alla rinascita di Forza Italia (lo stesso Berlusconi ha sempre detto che il nome PDL non è stata una buona trovata da un punto di vista di marketing tanto che è da più di un anno ha in mente di ritornare al vecchio partito). Da una parte i lealisti berlusconiani pronti, con entusiasmo, a ridare vita al vecchio partito, dall’altra il traditore Alfano con un nutrito gruppo di parlamentari che decide di non entrare in F.I. e dare vita ad una formazione autonoma dal nome “Nuovo Centro Destra”.

Uno però si aspettava, dopo un divorzio tanto lungo e profondo, di trovarsi difronte a due formazioni politiche incompatibili, invece stupiscono le parole dei diretti interessati. Berlusconi è pronto a fare una coalizione con Alfano e chiede di non attaccare le colombe mentre il vice premier e ministro degli interni, in conferenza stampa, non smette di chiamare Berlusconi come il presidente ed è pronto ad una alleanza organica con Forza Italia.

Cosa è quindi cambiato sabato? Oltre alla divisione del vecchio Popolo della Libertà in due formazioni distinte ma non distanti, contigue pronte, in futuro, a governare insieme quale potrà essere la novità politica ad avere due formazioni nel centro destra?

Alfano e il nuovo gruppo politica sarà sicuramente più forte. I suoi 29 deputati e soprattutto i suoi 30 senatori diventano fondamentali per le sorti del governo:  “Se fra 12 mesi avremo centrato gli obiettivi” spiega il vice premier “si potrà fornire un certo tipo di giudizio, altrimenti un altro.” Dall’altra parte Berlusconi, con Forza Italia, potrà fare opposizione al governo e preoccuparsi della sua situazione giudiziaria facendo battaglia a tutto campo sulla sua decadenza. Con due partiti distinti, ma non distanti, ci si aspetta un rimescolamento nelle commissioni per dare il giusto peso alle due formazioni, con il rischio di cambiare gli equilibri oggi esistenti. Due gruppi distinti vuol dire anche più spese per le istituzioni (ogni gruppo parlamentare ha una serie di benefit e di finanziamenti) e più peso nella conferenza dei capogruppi.

Forza Italia, all’opposizione, potrebbe anche chiedere di avere la presidenza di una delle commissioni di garanzia (Copasir oggi alla Lega, Vigilanza rai oggi al Movimento 5 Stelle e  immunità presieduta da un senatore vendoliano) che per prassi o per diritto vanno all’opposizione.

In futuro i due partiti potrebbe provare a pescare, alle prossime elezioni, voti in bacini elettorali diversi, nonostante siano alleati. Forza Italia, partito di lotta e di opposizione, tra gli elettori delusi dalle larghe intese radicalizzando ancor più la propria posizione, mentre Alfano potrebbe chiedere i voti a moderati e centristi (nelle prossime settimane si potrà capire cosa hanno intenzione di fare Casini e i fuori usciti da Scelta Civica) più filo governativi.

In fin dei conti questo divorzio sembra convenire un po’ a tutti.

mercoledì 13 novembre 2013

E se il Porcellum piacesse ai grillini?


POLITICA - 28 maggio 2013, l’onorevole Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera dei Deputati in quota PD, presenta un Ordine del Giorno per abolire il Porcellum e far ritornare, di fatto, in vigore il sistema elettorale precedente, il Mattarellum (uno strano maggioritario con correzione proporzionale). La Camera bocciò l’OdG con voto favorevole, oltre dello stesso Giachetti e di  Martino del PdL, solo del MoVimento 5 Stelle e di Sel. Il Pd, il partito di Giachetti,  votò compatto contro. Da allora le accuse che il MoVimento ha fatto contro il PD su questo tema sono state molte, sostenendo che il Partito Democratico non aveva nessuna intenzione di cambiare la legge elettorale per poter proseguire con le larghe intese visto che il Porcellum non da nessuna garanzia di governabilità. Annotazione storica, alla Camera il Movimento ha votato con Giachetti dopo che il PD aveva più volte dichiarato che su quell’OdG non avrebbe votato favorevolmente quindi, in un certo senso, sapendo già che non sarebbe passato.


Ieri al Senato scena diversa ma con esiti simile. In commissione Affari Costituzionali un nuovo OdG questa volta a firma di tutto il PD oltre che di Sel e Scelta Civica. Si puntava a sostituire il Porcellum introducendo un sistema maggioritario con doppio turno di coalizione (molto simile al sistema francese). Esito della votazione?  Bocciato. A votarlo infatti solo i tre partiti firmatari dell’OdG (11 senatori), contrari i senatori del centro destra (PdL, Lega e GaL).  E i 5 Stelle? Si sono astenuti (ma per il regolamento del Senato equivale a voto contrario, quindi hanno votato come il centro destra).

Il Movimento, sul sistema elettorale, ha presentato una proposta, un proporzionale con sbarramento al 7%, la divisioni in circoscrizioni provinciali, l’assegnazione di seggi con la formula D’Hondt (in sostanza il partito che prende più voti ha più seggi non in proporzione ma con un calcolo matematico a discapito dei partiti più piccoli, sembra una sorta di premio di maggioranza) e soprattutto l’introduzione di un voto sfavorevole (-1), uno può votare chi vuole e provare ad escludere chi non vuole (http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/affaricostituzionali/dossier-l-elet.pdf qui la proposta del MoVimento, da leggere in particolare il punto 5.8).  Avendo frequentato più volte i seggi elettorali vi assicuro che il voto sfavorevole è una complicazione del sistema.

Danilo Toninelli, vicepresidente della Commissione Affari Costituzionali aveva dichiarato ad inizio settembre “Nel giro di massimo 72 ore il testo sarà pubblicizzato sul blog di Beppe Grillo insieme a dossier esplicativi e chiederemo agli attivisti di votarlo. Abbiamo intenzione di promuovere la discussione a livello locale con i singoli cittadini”. Ma dopo 72 ore niente. E sul blog,in un post datato 26 settembre, si può leggere: “Da ottobre nel blog si discuterà di legge elettorale e si approfondiranno i singoli punti.” Ma sinceramente non trovo riferimenti alla discussione se non un appunto sulla pagine del Movimento del Senato che risponde ad un paio di domande.

Il dubbio però che al Movimento il Porcellum stia benissimo. Forse il punto di forza, per loro, è proprio il fatto che non assicura stabilità e governabilità Potranno stare all’opposizione, possono non prendersi responsabilità governative ed accusare tutti gli altri, quelli che le responsabilità le prendono, magari anche sbagliando tutto, di pensare solo agli inciuci.

Olivetti, il buon capitalista.


NEWS DALLA STORIA - Recentemente, la Rai ha trasmesso la Fiction “Olivetti – La Forza di un Sogno”, dedicata alla vita di Adriano Olivetti, imprenditore, ingegnere e politico italiano negli anni del primo e del secondo dopoguerra. La fiction, ben fatta, con un ottimo Luca Zingaretti nel ruolo di Adriano, ha avuto un notevole successo di pubblico (22% e 24% di share nelle due serate di trasmissione) e di critica ed ha suscitato un dibattito ed alcune riflessioni.

Vi risparmio tutti i dettagli, una biografia del personaggio Olivetti è facilmente reperibile in rete, ma l’elemento centrale della fiction ( che secondo i familiari ben rispecchiava la personalità di Adriano) era il legame tra l’imprenditore Adriano ed i suoi operai.

Olivetti è stato un grande imprenditore, e come ogni imprenditore, legittimamente, aveva a cuore il proprio profitto e certamente viveva una vita più agiata rispetto agli operai delle sue aziende. Ma in tutta la sua attività professionale è forte il legame con gli operai e con la comunità territoriale di appartenenza.

Adriano Olivetti riuscì a creare, nel dopoguerra italiano, un'esperienza di fabbrica nuova ed unica al mondo in un periodo storico in cui si fronteggiavano due grandi potenze: capitalismo e comunismo. Olivetti credeva che fosse possibile creare un equilibrio tra solidarietà sociale e profitto, tanto che l'organizzazione del lavoro comprendeva un'idea di felicità collettiva che generava efficienza. Gli operai vivevano in condizioni migliori rispetto alle altre grandi fabbriche italiane: ricevevano salari più alti, vi erano asili e abitazioni vicino alla fabbrica che rispettavano la bellezza dell'ambiente, i dipendenti godevano di convenzioni.

Anche all'interno della fabbrica l'ambiente era diverso: durante le pause i dipendenti potevano servirsi delle biblioteche, ascoltare concerti, seguire dibattiti, e non c'era una divisione netta tra ingegneri e operai, in modo che conoscenze e competenze fossero alla portata di tutti. L'azienda accoglieva anche artisti, scrittori, disegnatori e poeti, poiché l'imprenditore Adriano Olivetti riteneva che la fabbrica non avesse bisogno solo di tecnici ma anche di persone in grado di arricchire il lavoro con creatività e sensibilità.

Adriano Olivetti credeva nell'idea di comunità, unica via da seguire per superare la divisione tra industria e agricoltura, ma soprattutto tra produzione e cultura. L'idea, infatti, era quella di creare una fondazione composta da diverse forze vive della comunità: azionisti, enti pubblici, università e rappresentanze dei lavoratori, in modo da eliminare le differenze economiche, ideologiche e politiche. Il suo sogno era di riuscire ad ampliare il progetto a livello nazionale, in modo che quello della comunità fosse il fine ultimo.

Sintetizzando, un luogo di lavoro accogliente, bello, fatto di rapporti umani, con un legame verso il proprio territorio, con l’idea di uno sviluppo per tutta la comunità. Tutto questo generando profitto ed innovazione, basti pensare alla mitica macchina da scrivere Lettera 22, successo di vendite ed esposta nella collezione permanente di design al Museum of Modern Art di New York

Proviamo a confrontare questo modello con una delle principali aziende italiane dei nostri tempi, la Fiat. (Premettendo che prendiamo la Fiat come esempio ma direi si tratta di un modello generalizzato del capitalismo moderno). Negli ultimi anni la Fiat ha delocalizzato le proprie fabbriche in Serbia, in Polonia, in Brasile. E’ forte il conflitto tra dirigenza ed operai, si potrebbe sintetizzare che da parte del principale manager Fiat, Marchionne, ci sia quasi un disprezzo o comunque un fastidio verso i bisogni e le esigenze della classe operaia, pensiamo solo al rifiuto di voler reintegrare i 3 operai “colpevoli” di attività sindacale. Pensiamo alla volontà, se vogliamo economicamente legittima ma a mio parere moralmente poco cristallina, di voler generare profitto con le attività estere e scaricare sul contribuente italiano tramite la cassa integrazione le attività lavorative italiane.

Ripeto, ho preso l’esempio Fiat perché emblematico e più conosciuto, ma grossomodo sono dinamiche presenti nelle principali industrie italiane e mondiali.

Negli ultimi anni, a livello mondiale, le dinamiche della finanza hanno sostituito e superato quelle del lavoro, e considero ciò un enorme danno economico, sociale e morale.

A mio parere, quando una azienda perde il legame col proprio territorio, ed inizia un processo di delocalizzazione, quando la logica imprenditoriale segue solo la strada del profitto senza pensare allo sviluppo della comunità e della collettività, si crea un capitalismo amorale, che personalmente ritengo una delle cause dei mali del nostro tempo. Non voglio mitizzare il passato e condannare il presente, ma vorrei sottolineare come ci sarebbe bisogno oggi di imprenditori come Adriano Olivetti, uomini che hanno a cuore non il profitto del singolo ma il benessere della comunità.

Mario Scelzo

venerdì 8 novembre 2013

Il peso delle parole.

POLITICA - "I miei figli dicono di sentirsi come dovevano sentirsi le famiglie ebree in Germania durante il regime di Hitler. Abbiamo davvero tutti addosso". E’ l’ultima affermazione di Silvio Berlusconi, condannato in via definitiva dalla Cassazione per frode fiscale, da mesi alla ricerca di un improbabile salvacondotto per poter continuare a svolgere la sua funzione di Senatore della Repubblica.

Penso non ci sia bisogno di ricordare il dramma immane della Shoah, la deportazione di milioni di Ebrei, colpevoli, si fa per dire, solo della loro origine. Le camere a gas, i lavori forzati, gli esperimenti sui bambini, veramente non credo ci sia bisogno di continuare.

Seguiamo il ragionamento di Berlusconi e vediamo in quale terribile situazione si trovano i suoi 5 figli. Intanto, ricordiamo, dal suo primo matrimonio con Carla Elvira Lucia Dall’Oglio sono nati la primogenita Marina, ed il primo erede maschio Piersilvio; dal successivo matrimonio con Veronica Lario hanno avuto luce altri tre figli: Barbara, Eleonora e Luigi.
Andiamo con ordine:


Marina Berlusconi è presidente di Fininvest e del Gruppo Mondadori. Nella classifica 2010 delle donne più potenti del mondo di Forbes è stata collocata al 48º posto, unica italiana presente in classifica. Qualche anno prima, nel 2008, sempre secondo Forbes è al nono posto nella lista delle ereditiere più ricche del mondo, con un'eredità di 9 miliardi e 400 milioni di dollari. Dal 2001 è presente anche nella classifica della rivista statunitense Fortune dedicata alle 50 donne più influenti della comunità economica internazionale.

Pier Silvio Berlusconi è azionista di Fininvest, la holding della famiglia Berlusconi che controlla il Gruppo Mediaset di cui è vicepresidente esecutivo. È anche presidente e amministratore delegato di Rti, la società che esercita tutte le attività televisive del gruppo Mediaset. È membro dei Consigli di Amministrazione di Mediaset, Mediaset España, Mondadori, Publitalia e Mediobanca. Nota di colore, è sposato con la bella soubrette di scuola Mediaset Silvia Toffanin.

Barbara Berlusconi è una dirigente d'azienda italiana, consigliere nel CdA di Fininvest e nel CdA dell'A.C. Milan. L’abbiamo vista, proprio il giorno delle dichiarazioni del padre relative agli ebrei sotto Hitler, in Tribuna Vip al Camp Nou di Barcellona. Secondo le cronache, Barbara è in lotta con Adriano Galliani per il controllo dell’ AC MILAN, uno dei club calcisti più titolati al mondo. Veramente una vita dura, una tortura certamente paragonabile a quelle subite dagli ebrei sotto Hitler.

Eleonora Berlusconi ha certamente un profilo più riservato, ha comunque un ruolo nel Cda della fondazione Milan Onlus

Di Luigi Berlusconi, vi segnalo questo stralcio di Oggi.it: “…Luigi Berlusconi e Federica Fumagalli tra baci e tenerezzeMamma Veronica ha prestato loro la casa di S-Chanf. E Luigi e Federica si sono ritagliati un po’ di tempo da dedicare... ai baci focosi! ….Insieme dalla fine del 2011, ormai vivono praticamente sotto lo stesso tetto, nella casa di Milano, zona Triennale, in cui nacque l’amore tra papà Silvio e mamma Veronica. Hanno iniziato l’estate con una vacanza in Sardegna, in quel di Porto Rotondo….”


Da questo breve resoconto, e se vi va di perdere un po’ di tempo navigando su Internet, emerge questo quadro: ville, viaggi, posti nei Cda delle principali aziende italiane, vita sociale, vita mondana, carriere lavorative solide o comunque ben avviate, il tutto comunque sotto l’ombrello protettivo del patrimonio di uno degli uomini più ricchi del mondo. Porte aperte nei migliori ristoranti, club d’elite, alberghi….potrei continuare.

Alla luce di quanto scritto, sarebbero doverose delle scuse da parte dell’Onorevole Berlusconi per il paragone offensivo verso un popolo che ha sofferto un dramma enorme. Sinceramente però, le scuse di Berlusconi non bastano. Sarebbe doverosa una presa di distanze da parte dei rappresentanti del Partito di cui Berlusconi è fondatore e presidente, ed aggiungo, mi aspetterei una dura condanna di queste affermazioni da parte del presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio. Capisco il voler garantire la governabilità del Paese, capisco che per garantire stabilità a volte si chiude un occhio, ma sarebbe davvero grave se, pur di continuare l’esperienza di Governo, si accettasse senza batter ciglio di rinunciare alla dignità ed al rispetto di un popolo, parte integrante della storia d’Italia.

Mario Scelzo

mercoledì 30 ottobre 2013

Voto palese sulla decadenza di Berlusconi, due piccole riflessioni

POLITICA - Alla fine il voto al Senato per decidere sulla decadenza del Senatore Silvio Berlusconi in applicazione al D.L. 235/2012 (la cosiddetta legge Severino) sarà con voto palese.  A deciderlo, in queste ore, la Giunta per il Regolamento del Senato che, accogliendo la proposta del M5S (con loro hanno votato anche i senatori del PD, di SeL e di Scelta Civica), modifica il regolamento in Senato che, a differenza della Camera dove il regolamento era stato già cambiato, stabiliva il voto segreto per votazioni riguardanti i singoli senatori. La senatrice Linda Lanzillotto, Scelta Civica e ago della bilancia nella votazione in Giunta (il suo voto è stato determinante nella Giunta per il regolamento) spiega le motivazioni che l’hanno portata a votare la proposta del MoVimento 5 Stelle:  “Quello sulla decadenza di Berlusconi non sarà un voto sulla persona, ma sul suo status di parlamentare. Pertanto non sarà necessario il voto segreto . Non reinterpretiamo il regolamento – spiega la senatrice centrista - perché è la prima volta che si applica legge Severino.”

Naturalmente questa decisione ha aperto polemiche da parte dei senatori del PdL  “Una pagina buia per le regole parlamentari-  afferma Renato Schifani, capogruppo PdL al Senato -La Giunta del Regolamento, a maggioranza e con un voto deliberatamente politico, ha violato le regole in maniera surrettizia, con grave responsabilità dello stesso presidente del Senato, per consentire al Pd e ad altre forze di imporre ai loro senatori un voto contro il leader del centrodestra. La giornata di oggi non potrà non avere conseguenze.” Con chiaro riferimento alle sorti del Governo Letta.

Ci sarebbero da fare due piccole riflessioni a riguardo.

La prima. Il presidente Berlusconi è stato giudicato, dopo tre gradi di giudizio, colpevole di frode fiscale, gli è stata inflitta una condanna (che grazie all’indulto è stata ridotta ad un anno), la corte d’Appello di Milano ha già “ricontato” gli anni di interdizione dai pubblici uffici (a gennaio ci sarà la sentenza della Cassazione che aveva confermato la condanna di interdizione chiedendo però un riconteggio). Dall’inizio di agosto (giorno della sentenza in Cassazione) ad oggi si è parlato molto di questa vicenda, seguito con attenzione (troppa) ogni passaggio parlamentare e giudiziario, abbiamo assistito a minacce sulle sorti del governo e voti di fiducia, forse è ora che la maggioranza ed il governo accantonino questo tipo di battaglie per concentrarsi sui reali problemi dell’Italia (primo fra tutti la disoccupazione).

La seconda, il voto palese. Abbiamo assistito ad un paio di mesi di battaglie parlamentari tra il PD e il M5S su questo argomento, con entrambi i partiti pronti a insinuare che, con il voto segreto, l’altro avrebbe, nel segreto dell’urna, aiutato Berlusconi. Abbiamo assistito a scene ridicole. Ogni parlamentare è libero di votare secondo la propria coscienza, ricordando che non c’è vincolo di mandato ma che ogni singolo voto è per il bene dell’Italia. Non credo sia sconvolgente se un parlamentare voti in disaccordo con il proprio gruppo parlamentare se questa decisione è presa secondo coscienza e se motivata. È giusto nascondersi nel segreto dell’urna per votare in disaccordo al proprio gruppo? Io credo di no, i Senatori dovrebbero essere fieri di poter affermare il proprio voto.