giovedì 10 aprile 2014

L’M5S vede solo la pagliuzza nell’occhio degli altri.

POLITICA - Si sa, ormai la politica è fatta di tifo e siamo passati dall’essere semplici elettori a dei veri e propri supporters per il proprio partito. La conseguenza di questo atteggiamento è semplice, non riusciamo a vedere i tanti errori fatti dai leader che votiamo ma siamo sempre pronti a condannare aspramente gli stessi errori. Due pesi e due misure, la doppia morale ormai sono pratiche fin troppo usate.

Non parlerò ne degli elettori di B ne di quelli del PD che nonostante i tanti fallimenti continuano, forse in una forma malsana di masochismo, a continuare a votarli e a giustificarli (pensiamo al PD che nell’ultimo anno forse non ne ha azzeccata una ma secondo i sondaggi prenderebbe più voti di un anno fa).

Mi soffermerò su elettori ed eletti del MoVimento 5 Stelle essenzialmente per un motivi: se uno si presenta come anti sistema e fa una campagna elettorale per scardinare e denunciare il sistema, poi non si può permettere di commettere gli stessi errori che denuncia, se alzi il livello di moralità poi bisogna essere ineccepibili altrimenti si è ridicoli.

Proverò alcuni esempi:
Il PD candida veline alle europee.

“Gabibbo Renzie ha le sue 4 veline.” Scrive Grillo su twitter con link sul blog (per aumentare visualizzazioni ed introiti pubblicitari). Il titolo del post è chiaro riferimento alle 4 donne che Renzi ha voluto come capolista per le Europee. Sinceramente la decisione del PD mi sembra populista  ma può parlare Grillo? Direi di no visto che nelle liste del MoVimento 5 Stelle possiamo trovare SilviaIncerti candidata a Reggio Emilia e Marina Adele Pallotto candidata per le europee, mentre non risulta che le 4 veline di Renzi possano mettere le stesse peculiarità nel proprio curriculum. Grillo scrive nel post: “Essere donna, di per sé, non é un valore. Essere una donna incensurata, al di fuori delle logiche di partito, non paracadutata in Parlamento per volere di un segretario di partito a 20.000 euro al mese e senza aver vissuto di politica da sempre: questo è un valore.” Purtroppo per Grillo essere competenti non deve essere un valore.

Le assenze degli altri.

L’assessore pugliese del PD Guglielmo Minervini è finito nei giorni scorsi nella campagna anti-casta promossa de alcuni attivisti leccesi del M5S. L’accusa verso l’assessore è di aver collezionato il 20% di assenza. A parte la gaffe e anche il cattivo gusto, visto che Minervini è in cura per curare il cancro, è un altro l’aspetto che bisogna sottolineare. Andando sul sito openparlamento (che consiglio per monitorare l’attività parlamentare dei nostri deputati) scopriamo, per esempio, che l’onorevole Taverna ha collezionato 1,447 giorni di assenza (siamo sopra il 37) (quasi il doppio di Minervini e molto al di sopra della media della camera che si attesta intorno al 14%). Gli attivisti di Lecce del MoVimento faranno una campagna anti casta contro la Taverna? Qualche meetup del MoVimento proporrà la sua espulsione per non rappresentare degnamente in MoVimento stesso visto l’alto numero di assenza? Ma la Taverna è solo un esempio essendo diversi i parlamentari stellati che hanno collezionato assenza superiori al 20%

La disinformazione andrà di moda?

Non passa giorni in cui Grillo e i suoi non accusano i politici e i giornalisti di fare falsa informazione. Ma se le bugie le confezionano i parlamentari pentastellati? Facciamo solo due esempi.

In questi giorni l’onorevole Ruocco accusa Renzi (naturalmente con un post sul blog di Grillo) e scrive “Renzie continua a raccontare la balla degli 80 euro al mese, in complicità con giornali e tv di regime. Basterebbe andare a leggersi il testo della legge delega ora in discussione al Senato per scoprire che Renzie ha tolto, alle stesse categorie cui ha promesso gli 80 euro, le detrazioni per il coniuge a carico che valgono 700 - 800 euro all'anno, 65 euro al mese circa.” E sopra un bel manifesto dove possiamo leggere: “Cancellata detrazione per il coniuge a carico”. Peccato che sia falso. Non è stato cancellato niente. I fatti sono ben diversi dagli slogan. Nel Job Act, che è in discussione e quindi non è ancora legge, viene scritto nella parte in delega al governo, e quindi al massimo in vigore tra 18 mesi, di una eventuale “armonizzazione del regime delle detrazioni per il coniuge a carico:” che, in italiano, non vuol dire cancellazione.

Anche Di Maio ha attaccato il presidente del consiglio accusandolo di mentire. Di Maio con un’interrogazione parlamentare (e solito post sul solito blog) dichiara che Renzi, mentre vende su ebay 78 auto blu, si sta preoccupando di acquistarne (di auto blu) 210. Peccato che tutto questo non sia vero. Lo spiega bene Giornalettismo, proverò a farne una sintesi. C’è un bando non vincolante per l’acquisto da parte delle amministrazioni di auto blindate (e quindi non auto blu) destinate “alle esigenze dei soggetti istituzionali incaricati di tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica” promosso dal governo Letta che permetterebbe alle singole amministrazioni (e quindi non al governo) l’eventuale acquisto di queste vetture ai prezzi del bando stesso. Di Maio quindi mente.

La Costituzione si difende ma non si legge

È lodevole che il Moviemnto 5 Stelle voglia difendere la nostra Costituzione (anche se alle volte lo fa con metodi discutibili come occupare il tetto di Montecitorio). Ma se la vuoi veramente difendere (e anche su questo ci sarebbe da ridire visto che sono diversi gli articoli che vorrebbero abolire o modificare) devi fare prima due cose, la devi leggere e poi rispettare. Il fatto che il Moviemnto 5 Stelle non accetti il vincolo di mandato (che è scritto nella nostra Costituzione) depotenzia enormemente la loro  difesa. Ma soprattutto la devi leggere: elettori ed eletti del MoViemnto continuano ad accusare Renzi  di essere diventato premier senza essere stato eletto.  Vorrei ricordare ai “grillini” che siamo una Repubblica Parlamentare (è scritto nella Costituzione), che il Presidente del Consiglio NON viene eletto (è scritto nella Costituzione) ma che viene NOMINATO dal Presidente della Repubblica (è scritto nella Costituzione) e che devo poi avere la fiducia nei due rami del Parlamento (è scritto nella Costituzione). Si può attaccare Renzi per tanti motivi ma sicuramente non per questo.

Questi sono solo alcuni esempi, ce ne sono tanti altri ma elencarli tutti sarebbe troppo. Ma vorrei concludere ribadendo un semplice concetto: se attacchi l’immoralità della politica preoccupati di guardare la trave che sta nel tuo occhi e non solo la pagliuzza nell’occhio dell’altro politico (saremo noi cittadini a guardare travi e pagliuzze).

mercoledì 2 aprile 2014

I Grillini sconfessano la rete.

POLITICA - Il 13 gennaio gli iscritti certificati del MoVimento 5Stelle erano stati chiamati a votare come i senatori si sarebbero dovuticomportare sull’imminente votazione sul reato di clandestinità. L’esito era stato una pesante bocciatura della linea di Grillo e Casaleggio che solo pochi mesi prima sconfessarono due senatori del MoVimento 5 Stelle che avevano proposto, e la Commissione Giustizia del Senato approvò, un emendamento che chiedeva l’abolizione della Bossi-Fini. In quell’occasione, in un post a firma non solo di Grillo ma anche da Casaleggio, i due scrivevano: “Ieri è passato l'emendamento di due portavoce senatori del MoVimento 5 Stelle sull'abolizione del reato di clandestinità. La loro posizione espressa in Commissione Giustizia è del tutto personale.” Grillo e Casaleggio erano in disaccordo sia sul metodo (la presentazione di un emendamento non presente nel programma e non votato dalla rete) ma anche nel merito (la famosa, quanto triste, frase sulla percentuale da prefisso telefonico se in campagna elettorale il M5S avesse parlato di queste tematiche e scrivevano: “Nel merito questo emendamento è un invito agli emigranti dell'Africa e del Medio Oriente a imbarcarsi per l'Italia. Il messaggio che riceveranno sarà da loro interpretato nel modo più semplice "La clandestinità non è più un reato"). (Scusate l’autocitazione)

In queste ore però è successo qualcosa difficile da comprendere. Alla Camera si votava la legge delega chiamata Svuota carceri nel quale è contenuta la  cancellazione del reato di clandestinità. Il Movimento 5 Stelle ha votato contro sconfessando, in pratica, quello che la propria base aveva certificato qualche mese prima con una parere vincolante.

Una serie di chiarimenti sono d’obbligo: si è votato una “legge delega”, in pratica il Parlamento delega il governo a esercitare la funzione legislativa su di un determinato oggetto, naturalmente con dei limiti ben precisi. Le principali novità a cui si dovrà attenere il governo nelle deleghe sono molte: domiciliari come pena principale (che verrà inserita nel codice di procedura penale), lavori di pubblica utilità, molti reati saranno trasformanti in semplici illeciti amministrativi (l'omesso versamento se non superiore a 10mila euro di ritenute previdenziali e assistenziali, di atti e spettacoli osceni, abuso della credulità popolare, rappresentazioni teatrali o cinematografiche abusive).

Probabilmente quella più significativa è sul reato di clandestinità

E se è comprensibile la difficoltà del M5S nel votare una serie di deleghe al governo (anche se leggendole sembra che la futura legge vada verso un miglioramento della situazione carceraria di cui l’Italia ha bisogno), non mi pare di aver letto commenti dei parlamentari scandalizzati nel non poter votare la cancellazione del reato di clandestinità e il deputato Turco, intervenuto durante la discussione, non ne fa cenno. Anche questa volta il MoVimento 5 Stelle ha perso una grande opportunità (votando per l’ennesima volta con fratelli d’Italia e Lega nord) e soprattutto sembra aver sconfessato la rete che su questo tema si era espressa in maniera limpida sconfessando il due Grillo-Casaleggio.  

lunedì 31 marzo 2014

Renzi e le politiche sul lavoro

POLITICA - Sarò breve e circonciso. ( no scusate, questa l’ha detta il Deputato M5S Davide Tripiedi). Scherzi a parte, vorrei proporvi una brevissima riflessione sul Governo di Matteo Renzi e le politiche sul lavoro.

Come tutti saprete, uno dei punti qualificanti della proposta politica di Matteo Renzi è il cosiddetto Job Act, un pacchetto contenente tutta una serie di riforme necessarie, secondo le idee di Renzi, per far ripartire  l’occupazione nel nostro paese. Sono ovviamente d’accordo con l’attuale Presidente del Consiglio sul fatto che quella della disoccupazione è la vera emergenza italiana, e, pur non dando in generale un giudizio negativo sul Governo Letta, penso che quel Governo poco ha fatto per provare ad invertire il trend della disoccupazione.
Primo problema. Di questo Job Act tutti ne parlano, ma pochi hanno davvero capito di cosa si tratti. Si rincorrono voci, indiscrezioni, accenni, grossomodo si capisce che Renzi proporrà liberalizzazioni, forse meno tutele ma più accesso al lavoro, ma ad oggi non esiste un testo ufficiale. Va detto che, se inizialmente sembrava il Job Act venisse promulgato per Decreto, si è poi deciso di affidare al Parlamento tutta la questione.

Se è vero che una questione così complessa non può essere stabilita su due piedi per Decreto Legge, non vorrei però il Job Act diventasse un puro slogan, un qualcosa che rimane lì per anni senza approvazione, una sorta di chimera, come le riforme, la semplificazione, l’abolizione delle Province. Comunque, Renzi si è appena insediato ed è anche legittimo che prima di giudicare il suo operato abbia almeno un 6 mesi per valutare positivo o negativo il suo operato.
Secondo problema. Questo per me è un grave errore del Governo Renzi. Non si sa quando entrerà in vigore il Job Act, ma nel frattempo, con Decreto Legge 20 Marzo 2014 n.34, già pubblicato in Gazzetta Ufficiale e quindi di fatto Legge dello Stato, il Governo e specialmente il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti hanno attuato due importanti modifiche relative all’apprendistato ed ai contratti a termine.

In sintesi estrema (per chi volesse approfondire può leggere qui le novità sull’apprendistato e qui quelle sui contratti a tempo determinato) la Riforma Poletti abolisce l’obbligo per le aziende di assumere gli apprendisti alla scadenza del periodo della formazione, ed aumenta, fino a 3 anni e per ben 8 rinnovi, la possibilità per le aziende di assumere e rinnovare i contratti a tempo determinato.

In pratica, mentre si parla di grandi riforme che però ancora non vediamo, si introduce una norma che a mio parere genera ulteriore precarietà. Oltretutto tale norma potrebbe avere un senso se appunto inserita in una riforma organica, non ha nessun senso, se non quello di ridurre le tutele per i lavoratori, se slegata da un progetto di riforma.
Non a caso, la minoranza Pd a partire da Fassina e Cuperlo, e la Cgil, hanno speso parole di fuoco contro queste modifiche, e probabilmente in Parlamento si attueranno delle modifiche al Decreto. Ciò non toglie che questo resta per me un grave errore del Governo Renzi, direi il primo da penna rossa.

Concludo. Scusate se per chiarezza di contenuti utilizzo il mio caso personale, anche se sono convinto che sia comune a molti miei coetanei. Ho iniziato a lavoricchiare nel 2004 credo con le regole di Treu, poi cambiate dalla Legge Biagi, dal 2009 sono in Rai ed il mio contratto (precario) ha subito le modifiche prima della (pessima) Legge Fornero, poi il Governo Letta ha cercato di mettere una pezza ai disastri provocati dalla Fornero, ora le riforme di Renzi….in 5 anni penso di aver cambiato 4 tipi di contratto, senza nessun reale beneficio. Credo la mia situazione sia simile a quella di tanti miei coetanei.
Aggiungo che a mio parere qualsiasi Riforma futura del Lavoro dovrebbe tener presente la vastissima platea di lavoratori che, come me, sono nel mondo del lavoro da anni, sempre precari, e che magari non più giovanissimi non possono usufruire delle norme relative all’apprendistato oppure dei Progetti per il Lavoro Under 30.

Speriamo che la Riforma di Renzi sia #lavoltabuona, anche se le premesse non sono delle migliori.
Mario Scelzo

giovedì 27 marzo 2014

Popolari e Liberali

VERSO LE EUROPEE - In due precedenti articoli vi abbiamo parlato prima dell’importanza delle Prossime Elezioni Europee, successivamente abbiamoiniziato a guardare cosa si muove nel campo della sinistra e delcentrosinistra. Ci siamo occupati in particolare della Lista Tsipras (sostenuta in Italia da Rifondazione Comunista, Sel ed altri movimenti) e del Pse ( dove approderà il Partito Democratico).

Oggi ci concentriamo sulle famiglie politiche moderate del Centro, Centrodestra, in particolare guardando ai Liberali ed ai Popolari.
Devo fare una importantissima premessa, architrave della mia riflessione. A mio parere non esiste ad oggi una vera comunanza tra le famiglie politiche europee e quelle italiane. Mi spiego, partiti che in Italia, non so Forza Italia, hanno un atteggiamento populista, si ritrovano poi in Europa nel Partito Popolare Europeo, che può essere criticato su tanti aspetti ma fa della moderazione uno dei suoi punti di forza. Non a caso Berlusconi è malvisto se non addirittura osteggiato dal PPE. Poi ad esempio, Alfano e Berlusconi si ritrovano divisi in Italia ma alleati in Europa, insomma c’è una enorme confusione.

Partiamo da una considerazione. In Europa, le famiglie Liberali facenti capo all’ ALDE e quella popolare facente capo al PPE sono solide alleate. Nel Parlamento attualmente in carica, con 265 rappresentanti popolari ed 84 liberali, questa coalizione ha la maggioranza del Parlamento ed è la base elettorale della Presidenza Barroso. In sintesi, pur se con una quasi desistenza socialista, queste due famiglie hanno nel bene o nel male la responsabilità delle decisioni politiche europee degli ultimi anni. Di fatto le politiche che molti identificano come quelle della Merkel e della Bce sono rese possibili da questa alleanza.
Non a caso, il Pse, Tsipras, come vedremo nel prossimo articolo i numerosi partiti antieuro che vanno dal Front National di Le Pen al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo solo per citarne alcuni, quando criticano l’Europa delle banche, delle lobby, della Merkel, di fatto criticano le famiglie popolari e liberali. Non entro nel merito, mi limito a delimitare il territorio politico.

Cosa comporta tutto questo in Italia? Alle Europee, l’Alde (alleanza dei liberal democratici) candida come Presidente della Commissione Europea il Belga Guy Verhofstadt. In Italia, la famiglia liberale non è riuscita a presentare una lista comune, e, permettetemi, cercando di superare la scissione dell’atomo, presenta ben due liste. In pratica chi vuole votare liberale in Italia può votare o una coalizione composta dal Centro Democratico di Tabacci e da Fare per fermare il declino di Giannino, oppure votare Scelta Europa, la lista per le Europee di Scelta Civica.

Se volete approfondire, qui i dettagli sul perché le due liste non hanno trovato un accordo:

Mi permetto da osservatore di segnalare che già una lista comune farebbe fatica a raggiungere la soglia necessaria del 4%, presentandosi divise le due liste probabilmente non raggiungeranno la soglia e rischiano un risultato inferiore al 2%.

Spostiamoci nel PPE. Chi segue la politica sa bene quanto la Merkel e gli altri leader popolari europei, poco sopportino la chiamiamola esuberanza dell’ex Premier Berlusconi. Di fatto, Silvio è un impaccio per il PPE, che non ha neppure escluso una sorta di veto verso la presenza di Berlusconi nel PPE. E’ una posizione che condivido, perché Berlusconi in Italia attacca la Merkel e le politiche europee, in Europa è alleato con queste forze.

In sostanza in Italia appoggiano il PPE i Popolari per l’Italia, che nel frattempo hanno fatto lista comune per le Europee con l’Udc, il Nuovo CentroDestra di Alfano, e Forza Italia. Non è escluso che da qui ai prossimi giorni ci sia un accordo elettorale dove possano convergere in una unica lista i Popolari, l’Udc e il NuovoCentroDestra.

Mi permetto qui di segnalare un problema della lista dei Popolari per l’Italia. A mio parere la loro lista trova coerenza nello scenario europeo (in pratica i promotori vogliono proporre una alternativa popolare alla famiglia socialista, ma mettendo dei paletti al populismo), ne trova meno nello scenario italiano. Ipotizzando il voto in Italia con la legge Italicum, i Popolari o vanno da soli ma rischiano l’irrilevanza, oppure dovrebbero guardare a destra, a quel populismo di Forza Italia che dicono di voler contrastare.

Il Nuovo Centrodestra ( anche se a mio parere di nuovo ha davvero poco, se pensiamo che molti dei leader per 20 anni hanno appoggiato le peggiori scelte populiste di Berlusconi ) è comunque in Europa molto più bene accetto dal PPE rispetto a Forza Italia. E’ indubbio che il Nuovo Centrodestra ha una visione ed un linguaggio molto più europeista rispetto al populismo di una Santanchè.

Non posso però non segnalare questa incoerenza di fondo. In sintesi, confluiranno nel PPE partiti fortemente europeisti ( I Popolari, l’Udc, lo stesso Alfano), altri nei fatti populisti ed antieuropei (Forza Italia).

Chi vivrà vedrà.

Mario Scelzo

M5S, alla fine uno vale più di altri.

VERSO LE EUROPEE - Comunicato politico numero cinquantaquattro, #vinciamonoi. In un post di poche righe Grillo detta il regolamento in vista delle elezioni europee, con richiami al codice di comportamento del futuro deputato e al regolamento per la partecipazione alle votazioni on-line per la compilazione delle liste.

In poche righe però Grillo ci offre alcuni spunti su cui riflettere.

“Beppe Grillo, quale capo politico del MoVimento 5 Stelle e suo rappresentante”: dopo poco più di un anno dall’entrata in Parlamento dei primi deputati pentastellati Grillo ammette, come abbiamo sempre sostenutoin questo piccolo blog, di non essere solo il megafono del MoVimento ne solo il legale rappresentante del simbolo, è molto di più e ora lo ammette anche lui. Grillo ne è il capo politico. Il ruolo della rete, potrebbe sembrare, viene così in secondo piano rispetto a quello che può avere in un movimento politico il suo capo politico. Naturalmente non ci sono state votazioni che hanno certificato questo ed strano che il movimento che più di tutti invoca la democrazia partecipata stabilisca la sua unica carica non attraverso votazioni interne ma per autoproclamazione (nei partiti tradizionali, il capo politico viene eletto tramite congressi a cui partecipano gli iscritti).

“Ciascun candidato del MoVimento 5 Stelle al Parlamento europeo … dovrà sottoscrivere formalmente l'impegno al rispetto del presente codice di comportamento, con assunzione di specifico impegno a dimettersi da deputato … sia nell'ipotesi in cui venisse ritenuto gravemente inadempiente al rispetto del codice di comportamento e, in difetto, a versare l'importo di €250.000” E’ chiaro che Grillo ha bisogno di evitare quello che è successo nel Parlamento italiano con diversi deputati (soprattutto senatori) pronti a lasciare il movimento in dissenso alla linea del “capo”. Per farlo farà firmare un foglio nel quale il deputato o si impegna a tenere la linea del movimento oppure dimissione e multa. Naturalmente bisognerà capire chi detterà la linea ufficiale, la rete o il capo? Quale sarà l’ingerenza di Grillo e Casaleggio sui futuri deputati? Il programma del MoViemnto per le europee (scritto da Grillo e presentato durante una manifestazione pubblica senza una certificazione della rete) è composto da sette semplici titoli mentre il Parlamento è chiamato a lavorare su un centinaio di argomenti. Come dovranno votare in tutte le altre circostanze che vanno oltre il programma? Ad ogni votazione varrà chiesto agli inscritti del Movimento di votare on-line o sarà Grillo e Casaleggio a decidere la linea da adottare?

C’è però un’altra  considerazione da fare: il documento che chiede Grillo contrasta con i principi contenuti nello statuto del comportamentoeuropeo (che dovrebbe valere qualcosa di più rispetto ad un non-statuto). Scorrendo gli articolo del regolamento leggiamo infatti:

TITOLO 1

ART. 2

1- I deputati sono liberi e indipendenti.

2- Qualsiasi accordo sulle dimissioni dal mandato prima della scadenza o al termine della legislatura è nullo.

ART.3

1- I deputati votano individualmente e personalmente. Essi non possono essere vincolati da istruzioni né

ricevere mandato imperativo.

2- Qualsiasi accordo sulle modalità di esercizio del mandato è nullo.

 
È lo stesso principio che troviamo nella nostra Costituzione quando si parla dell’assenza di vincolo di mandato. Con l’aggravante di una multa pesante (250.000 euro) come deterrente.

 "Ogni deputato si impegna a prescegliere e designare due dei predetti assistenti di propria competenza fra i soggetti indicati come componenti del “gruppo di comunicazione M5S” da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio." Grillo non solo si autoproclama capo e detta la linea del Moviemnto, ma decide anche quali sono i collaboratori che il futuro deputato potrà assumere che saranno persone di fiducia di Grillo e Casaleggio. Vedremo in futuro se questa lista sarà compilata partendo da curriculum e selezionati pubblicamente oppure scelti in maniera poco trasparente, ricordando che i loro compensi saranno pagati dal Parlamento che è finanziato anche con le nostre tasse (utilizzo questo argomento solo perché tanto caro ai grillini).

 

In sintesi il post contrasta sia i principi del MoViemnto che delle istituzione a cui il futuro deputato sarà chiamato a prestare servizio. Ma c’è il forte rischio che il deputato dell’M5S nel parlamento europeo non risponda alla sua coscienza e non lavori per il miglioramento delle istituzioni e dell’Unione, sapendo di essere sempre controllato.

mercoledì 26 marzo 2014

Lo strano appello di Barbara Spinelli a Grillo

Verso le europee - Le elezioni amministrative in Francia hanno visto l’avanzata del Front National di Marine Le Pen. Il dato naturalmente va letto tenendo conto di alcuni fattori. Essendo elezioni amministrative, lo sappiamo bene, hanno un valore relativo rispetto ad elezioni che portano contemporaneamente al voto l’intera nazione, qui può contare molto di più il legame tra il candidato e il corpo elettorale. È  indubbio però che dove il partito di estrema destra francese si è presentato ha convogliato sui suoi candidati un forte consenso, ma bisogna tenere conto che il FN si è presentato solo in poco meno di 600 comuni sugli oltre 36.000 consigli comunali chiamati al voto.

Ma l’avanzata  di uno dei partiti che negli ultimi anni hanno fatto dell’antieuropeismo la propria bandiera fa pensare che il futuro assetto all’interno del Parlamento Europeo cambierà radicalmente.

Dalla nascita del parlamento europeo infatti le due famiglie politiche che si sono in qualche modo “spartiti” il potere sono stati il Partito Popolare Europeo (274 membri nella legislazione uscente) e il Partito Socialista Europeo (195 membri). È fondamentale aderire e riuscire a costituire un gruppo parlamentare (che deve essere formato da almeno 25 membri e che deve rappresentare almeno un quarto dei paesi aderenti all’Unione Europea) per poter dare più peso alle poche decisioni che vengono prese dal Parlamento (che ha avuto i suoi poteri ampliati con il trattato di Lisbona).

Dopo il trionfo la Le Pen ha lanciato un appello ai molti partiti che in Europa condividono con il Front National le battaglie antieuropeiste. Ma, mentre l’appello in Italia è stato subito raccolto dalla lega Nord e da Fratelli d’Italia, molto più fredda è stata la risposta del MoViemnto 5 Stelle. Naturalmente la Le Pen si aspettava una risposta diversa sperando in un accordo più organico visto che M5S è attestato abbondantemente sopra il 20% con la possibilità di eleggere un buon numero di eurodeputati e quindi fare fronte comune.

In questo contesto arriva anche l’appello di Barbare Spinelli figlia di Altiero Spinelli che fu figura storica dell’europeismo con il manifesto di Ventotene  che durante la seconda guerra mondiale teorizzava la nascita degli Stati Uniti d’Europa. Oggi Barbara Spinelli si candida alle elezioni Europee ed è una dei garanti per la lista “L’Altra Europa” che sostiene la candidatura alla Commissione europea il leader della sinistra greca Tsipras. La Spinelli, intervistata dall'Huffington Post  commentando le amministrative francesi prima spiega: “La vittoria di Le Pen è una brutta notizia ma non è una sorpresa: è noto che l'estrema destra populista sta avanzando. Il Fronte Nazionale vuole meno Europa, noi invece vogliamo più Europa, per questo non abbiamo nulla a che vedere con Le Pen. Abbiamo linee totalmente opposte.” Ma poi continua il ragionamento spiegando che “Possiamo invece iniziare un rapporto con Grillo in Europa come peraltro lui ha lasciato intendere negli ultimi giorni. Il Movimento 5 Stelle potrebbe rivelarsi molto meno antieuropeista di quello che sembri.”

Un appello abbastanza strano visto che le due formazioni dovrebbero rivolgersi ad un elettorato completamente diverso. L’Altra Europa è un movimento ne populista ne anti europeo, come sembra essere invece il M5S. Anche leggendo il programma dell’M5S e il manifesto dell’Altra Europa, a parte il superamento del Fiscal Compact in comune a tutte e due le formazioni politiche, il programma del M5S sembra voglia mettere in crisi completamente il sistema con l’uscita dall’euro e la creazione di un’Europa a due velocità (l’alleanza dei paese mediterranei), l’Altra Europa sembra andare in direzione completamente opposta proponendo più Europa, un’Europa dei popoli oltre che delle nazioni con politiche diverse per l’immigrazione (che sembrano lontane da quelle predicate da Grillo), ma anche una conferenza Europea sul debito e la trasformazione della BCE in una vera banca che possa elargire prestiti.

La base elettorale a cui si rivolgono sono distanti. La lista Tsipras dovrebbe rappresentare quella che possiamo definire la sinistra alternativa o radicale con il chiaro appoggio di formazioni come Sel e Rifondazione Comunista, un elettore che sembra non digerire troppo il populismo grillino.

giovedì 13 marzo 2014

Renzi e #LaSvoltabuona

POLITICA - Molti hanno paragonato il metodo comunicativo di Renzi a quello di Berlusconi, credo che Renzi riesca a superarlo di molto.

Renzi è un venditore: giovane, spigliato, un buon eloquio, battuta sempre pronta e con 51 slide per presentare un piano economico che, se pur complesso, sembra di facile comprensione. Renzi, come ieri, ha bisogno di un pubblico e di una spalla come i grandi attori (una battuta indicando Zoro nel “pubblico”, un’altra citando Del Rio) ma si rivolge soprattutto al ”pubblico” a casa (le slide sono utili a questo, far passare concetti semplici) con parole semplici e dirette.

Le promesse fatte da Renzi sono un’altra cosa. Sia chiaro, quella di ieri era un’informativa del Presidente del Consiglio, in pratica una relazione di intenti fatta da Renzi e votata dal Consiglio dei Ministri. Per ora non c’è nessun decreto né disegno di legge. Dobbiamo aspettare qualche mese per capire se quelle annunciate sono solo promesse.
Se fossero però provvedimenti concreti staremo davanti veramente ad una svolta (se buona è prematuro dirlo, bisognerà capire quali sono le coperture per tutti i provvedimenti), sicuramente una manovra shock.

Un aumento in busta paga di 80€ per chi percepisce fino a 1.500€ al mese, i pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle piccole e medie imprese, soldi per la messe in sicurezza e l’edilizia scolastica (3.5 miliardi), diminuzione dell’Irap di 10 punti percentuali, superamento del bicameralismo perfetto, la vendita delle auto blu, tutela del territorio (1.5 miliardi), sblocco del piano casa, facilitare i giovani ad entrare nel mondo del lavoro, un fondo per le imprese sociali. Promesse non da calendarizzare nei prossimi anni (come i 18 mesi di Letta) ma nei prossimi 100 giorni.
Sono ingenerose  le critiche, come sono premature le lodi. Certo nel piano non c’è tutto, ma c’è molto, molto di più di quello che è stato fatto negli ultimi anni.

Renzi, con questo piano, ci mette faccia e credibilità e credo che gli italiani, gli elettori, sono troppo stufi per perdonare le balle e lui ha troppo da perdere. Alla fine il suo fallimento coinciderebbe con il fallimento del paese.
Citando un vecchio spot pubblicitario tra pochi mesi sapremo se “La svolta buona” è solo un sogno o una solida realtà.