mercoledì 12 febbraio 2014

Napolitano, Friedman e Renzi

POLITICA - Su queste pagine, sia Gavino Pala che Roberto Bortone hanno egregiamente espresso alcune considerazioni sul presunto complotto Napolitano/Monti, ed hanno allo stesso tempo sottolineato le contraddizioni del Movimento 5 Stelle, che parla di colpo di stato con la tranquillità con cui si parla dei risultati del campionato di calcio.

Quindi non mi soffermo più di tanto su questi argomenti, vi consiglio di leggere i loro.

Rispetto ai discorsi su Napolitano mi permetto di fare una breve riflessione. Sono dell’idea che come tutti il Presidente possa essere oggetto di critica, ma che comunque sia necessario il rispetto per la figura che rappresenta. Mi spiego, se diciamo che forse negli ultimi anni, per tutta una serie di motivi, il Presidente si è assunto responsabilità e compiti superiori a quelli previsti, potrei anche essere d’accordo. Se parliamo di impeachment o colpo di stato, assolutamente no.
In breve, ritengo che Napolitano, anche per una carenza strutturale del nostro sistema politico, si sia spesso trovato a dover prendere decisioni importanti in autonomia. Va considerato che, visto dall’estero, probabilmente Napolitano ha rappresentato l’unica certezza di stabilità della politica italiana. Ritengo che se ha assunto poteri importanti di indirizzamento, è perchè il Parlamento italiano era popolato da Scilipoti e Razzi, da ministri che compravano case a loro insaputa e premier indaffarati nei Bunga-Bunga.

Nello specifico, sul presunto scoop di Friedman (che come spiega Gavino Pala scoop non è, visto che su molti giornali si parlava apertamente della ipotesi Monti), penso Napolitano abbia fatto bene. Il paese andava a rotoli, tra crisi economica e morale, compravendite di senatori ed aumento dello spread, e mi chiedo, cosa dovrebbe fare un Capo dello Stato? Assistere impassibile al declino di un Paese? Bene ha fatto Napolitano a contattare Monti, figura a suo tempo autorevole, ben vista in Europa, e sopra le parti. Poi, è andata come è andata, credevo sinceramente Monti potesse fare meglio, ma questo è un altro discorso.
Se invece dovessi sottolineare quelli che per me sono stati due errori del Capo dello Stato, citerei il tempo concesso al Premier Berlusconi, dopo lo strappo di Fini, per rimettere in piedi una maggioranza, e successivamente, dopo le ultime elezioni, io avrei provato a mandare Bersani alle Camere per stanare i grillini. Ciò detto, sono critiche, ma che partono dal rispetto che si deve al Capo dello Stato, oltretutto un quasi novantenne che avrebbe il sacrosanto diritto di riposare, ed è invece costretto per l’incapacità del sistema politico, a doversi sorbire l’avvocato Ghedini e le trecento correnti del Pd.

Qui mi permetto di fare un passo avanti. Arriviamo all’attualità. Si parla insistentemente di una staffetta al Governo tra Enrico Letta e Matteo Renzi. Si parla di una regia di Napolitano. Ecco, in questo caso, sarei nettamente contrario.
Dal 2011, abbiamo avuto prima un Governo Tecnico, poi uno di larghe intese (ridotte poi a strette intese con la fuoriuscita di Forza Italia), ora potrebbe nascere un Governo non si sa bene di quali intese, con l’obiettivo delle riforme. Insomma, sarebbe il terzo governo consecutivo non espressione di una maggioranza solida di una coalizione di partiti, l’ennesimo Governo non scelto attraverso le elezioni.

Oltretutto, lo dico da persona vicina al centrosinistra, finora Renzi, sempre a mio parere, si stava muovendo bene: ha vinto le primarie con un ampio margine, ha portato le sue proposte in direzione, sta portando avanti una trattativa sulla riforma della legge elettorale, che, pur se fatta col nemico storico, potrebbe portare benefici a tutto il paese. Insomma, Renzi potrebbe tranquillamente aspettare la sua occasione tra un anno, ambire a vincere le elezioni e ritrovarsi con una maggioranza solida e con un governo che non dovrebbe sottostare ai ricatti di un Alfano o di un Lupi.
Il paese potrebbe avere dopo anni un Governo Normale, espressione di una maggioranza, che magari potrebbe poi avere, come nei paesi normali, rapporti civili e di collaborazione con l’opposizione.

Invece, sembra che ci avviamo per l’ennesima volta ad un qualcosa di ambiguo. Chi vivrà vedrà.
Mario Scelzo.

martedì 11 febbraio 2014

Anche oggi abbiamo il nostro complotto

POLITICA -
Pensiamo per un attimo alla nostra storia. Pensiamo a quella che è stata la strategia della tensione, alla Notte della Repubblica, come la chiamò Sergio Zavoli. Pensiamo alle stragi impunite, ai mandanti occulti. Pensiamo alla P2 e ai servizi segreti deviati. Pensiamo a piazza Fontana, all’Italicus e alla stazione di Bologna, alle indagini deviate. Pensiamo ad Ustica e a Gladio. Pensiamo al Piano Solo e al Golpe Borghese.
Durante la Prima Repubblica, nel mezzo della Guerra Fredda, l’Italia è stata lo scenario di intrighi internazionali e di tentativi di controllare l’ordine anche utilizzando la forza. La presenza in Italia del più forte partito Comunista dell’Europa Occidentale e fedele (almeno fino alla segreteria Berlinguer) all’Unione Sovietica, ha diviso la popolazione in due. La paura dei nostri alleati di una vittoria del PCI è stata la scusa per attuare quella che giornalisticamente prima e storicamente dopo è stata chiamata appunto la strategia della tensione.

Forse pensando proprio alla nostra storia che oggi viene utilizzata, anche in maniera forzosa, la parola golpe, colpo di stato, complotto. Negli ultimi vent’anni prima Berlusconi e recentemente Grillo hanno spesso abusato di questi termini. Berlusconi, l’8 dicembre dello scorso anno, presentando i circoli di Forza Italia, denunciava: “Non ci sono stati i carri armati in piazza e nelle strade, ma negli ultimi vent’anni ci sono stati quattro colpi di Stato nel nostro Paese. Ancora oggi siamo in una situazione di pericolo.” E Grillo, solo pochi giorni fa, nel suo Blog scriveva: “In Italia è in corso, ora, mentre tu leggi questo articolo, un colpo di Stato, non puoi più far finta di nulla. Non è il primo, potrebbe essere l'ultimo.”
In queste ore il giornalista economico Friedman anticipa un passaggio del libro che ha appena dato alle stampe: nell’estate del 2011 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha sondato la disponibilità del professor Mario Monti per assumere, nell’eventuale caduta del governo Berlusconi, la guida dell’esecutivo, cosa accaduta, come sappiamo, nel novembre dello stesso anno. Si è subito parlato di colpo di stato, di attentato alla Costituzione, di un nuovo golpe.  

Vanno però ricordate alcuni eventi prima di gridare al golpe. Non credo che ci sia stato un complotto internazionale per far cadere Berlusconi ma è indubbio che la grande finanza, dopo la Grecia, puntava a far fallire anche il nostro paese e c’è stata indubbiamente una forte speculazione verso l’Europa in genere e verso l’Italia in particolare (più che un complotto internazionale si dovrebbe parlare di una finanza impazzita che ha contribuito pesantemente alla forte crisi economica di questi anni). È anche indubbio il pessimo rapporto tra il nostro capo del governo e la cancelliera tedesca Angela Merkel, e i pessimi rapporti tra i due esplodono nel settembre del 2011 quando gira la voce di un’intercettazione dell’allora Presidente del Consiglio che si sarebbe lasciato andare a frasi osceni sulla Merkel tanto che il settimanale tedesco Der Spiegel parla di Berlusconi come di un “Zotico e volgare." Il 5 agosto del 2011 arriva poi la famosa lettera dalla BCE firmata dal presidente Jean Claude Trichet e dal suo successore Mario Draghi. L’Europa delle Banche volevano fare fuori Berlusconi? Tutto può essere, ma leggendo il testo la richiesta è di mettere mano alle riforme per affrontare la crisi, riforme necessarie (forse ancora oggi) ma che ancora non arrivavano. È il caso di ricordare che Berlusconi è stato uno dei politici per più anni al governo nella storia della Repubblica Italiana e che ha avuto maggioranze talmente larghe che aveva l’opportunità, a mio avviso non sfruttata a pieno, di riformare il sistema Italia.
Ma non è solo il rapporto con l’economia internazionale e le cancellerie straniere ad essere un problema per Berlusconi, il Presidente del Consiglio aveva più di un problema anche in Italia. In quei mesi si sentiva forte l’inizio della crisi economica mal affrontata dall’esecutivo (ricordiamo i ristoranti pieni?). lo spread, parola sconosciuta fino a poche settimane prima, iniziava a dare segni preoccupanti (saliva per colpa del complotto internazionale?), ma erano preoccupanti anche altri dati economici legati alla disoccupazione e alla pressione fiscale. Non solo. Il 14 dicembre del 2010 Berlusconi deve affrontare il Parlamento per avere un nuovo voto di fiducia dopo che il PDL aveva perso la compagine finiana. Berlusconi quel giorno incasso la fiducia nelle due camere ma mentre in Senato il vantaggio era consistente, a Montecitorio la sua maggioranza si reggeva per una manciata di voti (furono decisivi i voti di Razzi, Scilipoti eletti con l’IDV, l’ex veltroniano Calearo e soprattutto, a sorpresa quel giorno votò la fiducia, Catia Polidori fino a poche ore prima della fiducia colomba finiana). Berlusconi rimarrà in carica poco meno di un anno fino al voto sul rendiconto generale dello stato quando la norma passò si con 308 voti favorevoli ma grazie all’astensione di 312 deputati, segnando di fatto la fine del governo Berlusconi ed aprendo, di fatto, la breve parentesi del Governo Tecnico guidato da Mario Monti.

Rileggendo questi fatti stupisce che il Presidente della Repubblica, con alcuni mesi di anticipo su quella che sarebbe stata la fine del governo Berlusconi, abbia iniziato a capire se ci fosse la possibilità di trovare un’alternativa allo stesso governo poco sopportato in Europa, commissariato di fatto dalla BCE e che continuava a perdere deputati e forse non in grado di risanare i conti pubblici? Mario Monti, liberale, economista bocconiano, con un grande prestigio in Europa (dove aveva ricoperto la carica di Commissario Europeo) editorialista del Corriere della Sera, era una figura rassicurante e soprattutto l’uomo che avrebbe potuto risanare le casse dell’Italia in un momento di forte crisi economica.
Il Presidente della Repubblica ha poi il dovere, prima di sciogliere le Camere, di capire se c’è una maggioranza alternativa, cosa che aveva provato a fare con Prodi, non riuscendoci, e che ha fatto poi con Monti. Ricordiamo poi che Berlusconi ha votato la fiducia a Mario Monti.

Mi sembra forzato pensare ad una congiura internazionale che coinvolge contemporaneamente le cancellerie internazionali, la Banca Centrale Europea, il nostro Presidente della Repubblica (magari anche la magistratura) per far cadere un governo traballante (forse anche Fini era tra i congiurati?)
Lo scoop di Friedman , molto utile a pubblicizzare il suo libro, era già su molti giornali dell’epoca (La Stampa aveva riportato quell’estate un incontro tra Monti, Prodi, De Benedetti con al centro proprio la possibilità per il professore della Bocconi di essere chiamato a guidare l’esecutivo).

Vorrei ricordare, a margine di queste considerazioni, solo due cose.
La prima: l’ex Senatore Silvio Berlusconi (decaduto dal suo incarico per la condanna definitiva per frode fiscale) che oggi sarebbe la vittima di un complotto internazionale contro di lui oggi è accusato (in questi giorni inizierà a Napoli il processo di primo grado) della compravendita dell’ex Senatore De Gregorio per far cadere Romano Prodi.

Beppe Grillo, che ancora oggi indica in Napolitano il male dell’Italia, in quell’estate sul suo blog scriveva in una lettera aperta al Presidente della Repubblica: “Il Governo è squalificato, ha perso ogni credibilità internazionale, non è in grado di affrontare la crisi che ha prima creato e poi negato fino alla prova dell'evidenza.” Per poi concludere: “Lei ha il diritto-dovere di nominare un nuovo presidente del Consiglio al posto di quello attuale. Una figura di profilo istituzionale, non legata ai partiti, con un l'unico mandato di evitare la catastrofe economica e di incidere sulla carne viva degli sprechi.” Descrivendo di fatto, in anticipo con i tempi, la figura di Mario Monti (forse anche Grillo ha partecipato al complotto internazionale)

Falsi complotti e convergenze parallele: Grillo, Forza Italia, l'impeachment di Napolitano ed il futuro di Renzi

Fiumi di parole sono state scritte in questi giorni a commento della richiesta di impeachment per il Presidente Napolitano presentato dal movimento 5Stelle. News, tweet e video si sono sprecati in queste ore (a cominciare dal Corriere che ha davvero "sprecato" la prima pagina..) sul falso scoop di Friedman relativo al mandato di Monti. Non vale davvero la pena rientrare in queste polemiche sterili perché ogni commento è superfluo. Sarà la storia ormai a giudicare l'operato di Napolitano (c'è molto da approfondire su una figura come lui), i governi di Berlusconi (si tratterà probabilmente dell'unico processo-verità in cui la prescrizione non conta) ed il salvataggio di Monti (come la si voglia vedere se abbiamo ancora l'inchiostro nelle penne per scrivere...).
Detto ciò vale piuttosto la pena rileggere alcune righe circolate nella democratica rete. Si tratta di 2 post di un blog molto frequentato, utili per comprendere come i presunti salvatori della patria altro non siano, alla fine, che falsi profeti: oggi dicono una cosa e domani (come i loro predecessori) esattamente il contrario. No, non stiamo parlando di Matteo Renzi, il quale ancora non ce ne dà adito. Ecco cosa scriveva Beppe Grillo a Giorgio Napolitano nel 2011 e cosa invece scrive ora per motivare la richiesta di impeachment. Il problema del pensiero unico (tutto o è bianco o è nero) è proprio questo: facilmente si contraddice da solo, rilevando la sua pochezza.

dal Blog di Beppe Grillo del 30 luglio 2011
«Spettabile presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, quasi tutto ci divide, tranne il fatto di essere italiani e la preoccupazione per il futuro della nostra Nazione. L’Italia è vicina al default, i titoli di Stato, l’ossigeno (meglio sarebbe dire l’anidride carbonica) che mantiene in vita la nostra economia, che permette di pagare pensioni e stipendi pubblici e di garantire i servizi essenziali, richiedono un interesse sempre più alto per essere venduti sui mercati. Interesse che non saremo in grado di pagare senza aumentare le tasse, già molto elevate, tagliare la spesa sociale falcidiata da anni e avviare nuove privatizzazioni. Un’impresa impossibile senza una rivolta sociale. La Deutsche Bank ha venduto nel 2011 sette miliardi di euro dei nostri titoli».
«È più di un segnale: è una campana a martello che ha risvegliato persino Romano Prodi dal suo torpore. Il Governo è squalificato, ha perso ogni credibilità internazionale, non è in grado di affrontare la crisi che ha prima creato e poi negato fino alla prova dell’evidenza. Le banche italiane sono a rischio, hanno 200 miliardi di euro di titoli pubblici e 85 miliardi di sofferenze, spesso crediti inesigibili. Non sono più in grado di salvare il Tesoro con l’acquisto di altri miliardi di titoli, a iniziare dalla prossima asta di fine agosto. Ora devono pensare a salvare sé stesse».
«In questa situazione lei non può restare inerte. Lei ha il diritto-dovere di nominare un nuovo presidente del Consiglio al posto di quello attuale. Una figura di profilo istituzionale, non legata ai partiti, con un l’unico mandato di evitare la catastrofe economica e di incidere sulla carne viva degli sprechi».

lunedì 10 febbraio 2014

Verso le elezioni europee

VERSO LE EUROPEE -
Nel prossimo mese di Maggio, esattamente tra il 22 ed il 25, si terranno le ottave elezioni dell’Unione Europea. In particolare gli elettori saranno chiamati ad eleggere il prossimo Parlamento Europeo. Credo ci sia molta confusione in merito, in tanti, io per primo (ho fatto una ricerca su Internet per documentarmi), non sanno esattamente per cosa si vota, quali sono i partiti di riferimento, quali i compiti del Parlamento. Vorrei provare a fare un po’ di chiarezza ed allo stesso tempo vorrei proporre alcune riflessioni.
La prima riflessione. Tutti noi siamo distratti dalle polemiche politiche italiane. Senza entrare nel merito, direi che nel nostro paese esiste un notevole caos politico, tra partiti che gridano al colpo di Stato, altri che si separano ma restano alleati, altri dove esistono più correnti che parlamentari.  Renzi contro Letta, Grillo contro tutti, Alfano contro (o no?) Berlusconi, etc…   Credo che questo vortice di tensioni ci rende faticoso allargare il nostro sguardo verso l’Europa, luogo ormai deputato a numerose decisioni rilevanti per le nostre vite quotidiane.

Quindi, prima di tutto, mi permetterei di suggerire che dovremmo avere come cittadini, e come elettori, più consapevolezza della nostra appartenza all’Unione Europea. Chi un minimo viaggia per il mondo, si accorge sempre più di quanto l’Europa stia diventando periferia, stretta tra le nuove potenze asiatiche, i paesi emergenti della America Latina, forze storiche come gli Stati Uniti e la Russia, l’inizio dello sviluppo Africano.  Insomma, l’Italia, la Spagna, la Francia, da sole contano sempre di meno, sia a livello economico che sociale, nello scacchiere mondiale, ma acquistano peso ed importanza se inserite nel contesto storico-sociale della Unione Europea.
A mio parere, anche se purtroppo questo accade sempre di meno, l’Europa avrebbe ancora tanto da dire a livello culturale, penso a battaglie sacrosante come la lotta alla Pena di Morte, alla difesa dei Diritti Umani, alla tutela dei migranti. Se l’Europa si indebolisce economicamente, tanto più andrebbe rivalutato il suo patrimonio storico-culturale, le fonti del suo pensiero liberale, illuminista, popolare.

Dopo questa premessa, una seconda riflessione: si sentono spesso dire nel linguaggio corrente frasi del tipo…tanto decide l’Europa….i casini che combinano a Bruxelles….decide la Merkel….la Banca Centrale Europea etc. 
Mi permetto di dissentire. E’ vero che molte decisioni ormai vengono prese in sede europea, ma ci tengo a sottolineare che l’Europa siamo noi. Come cittadini e come elettori, possiamo prima di tutto eleggere i nostri rappresentanti al Parlamento Europeo, in secondo luogo possiamo fare pressioni, attuare comportamenti, insomma dobbiamo imparare ad essere cittadini attivi e non passivi. Personalmente non accetto chi sostiene che altri prendono le decisioni, e magari non ha neppure votato per scegliere i propri rappresentanti.

Su un punto concordo però con i discorsi del cittadino medio. E’ opinione diffusa, e personalmente concordo, che i meccanismi decisionali della Unione Europea siano complessi e farraginosi. Esiste il Parlamento Europeo, la Commissione Europea, il Consiglio Europeo, la Corte di Giustizia etc…..in più, se alcuni organi sono elettivi, altri sono nominati dai singoli governi. Sicuramente c’è poca chiarezza ed esistono delle zone d’ombra, che contribuiscono a formare l’opinione comune per cui le decisioni europee ci vengono imposte senza che noi possiamo metterci bocca.
Ma, partiamo da un punto fermo. Con il nostro voto possiamo determinare la composizione del Parlamento Europeo. Come detto, pur non essendo l’unico organo istituzionale, il Parlamento ha numerosi compiti e poteri. Sintetizzo, oltre ad essere il luogo addetto ad esercitare il potere legislativo, il Parlamento contribuisce alla elezione del Presidente della Commissione Europea, e soprattutto ha un potere di veto rispetto alle decisioni della Commissione Europea.  Insomma, con il nostro voto possiamo contribuire  a determinare le linee guida delle politiche europee dei prossimi anni.

Sappiamo che le prossime elezioni porteranno alla scelta di 751 parlamentari, divisi per nazioni. Più sono gli abitanti di una nazione, più parlamentari elegge, ad esempio la Germania 96, l’Italia 73, il Belgio 21 e cosi via. Per avere una idea, nel Parlamento attuale siedono forze riconducibili a sette schieramenti diversi, dalla sinistra radicale, al Pse, al Ppe, ai liberali, ai verdi, alla destra xenofoba, ai conservatori.
Nei prossimi giorni, sempre su queste pagine, proverò a sintetizzare le famiglie politiche europee e ad associare ad esse i partiti politici italiani. Un rapido esempio, sia lìUdc che il Nuovo CentroDestra che Forza Italia che i Popolari per l’Italia si riconoscono nel Partito Popolare Europeo, anche se appunto il PPE guarda con enorme disagio alla presenza di Silvio Berlusconi tra le sue file, e non è escluso un atto ufficiale di presa di distanza del Ppe da Forza Italia.

A sinistra, sembra che il Pd abbia deciso di riconoscersi nel Partito Socialista Europeo (Pse), ma parte del Pd, per capirci l’ex margherita, non ne è contenta, altri del Pd di tradizione comunista guardano magari con simpatia alla Sinistra Radicale di Syriza e del suo leader Tzipras, non è ancora chiaro se Sel sceglierà appunto Tsipras o il Pse, c’è poi la variabile Movimento 5 Stelle, che si presenta per la prima volta alle elezioni europee e per ora non sembra manifestare volontà di associarsi ad altri partiti.
Insomma, la materia è complessa, ne parleremo nei prossimi giorni, per comodità dividerò le famiglie europee in tre grandi gruppi: 1) famiglia comunista-socialista; 2) famiglia popolare-liberale; 3) gruppi antieuropei, destra xenofoba, movimento 5 stelle.
 
Mario Scelzo

giovedì 6 febbraio 2014

Casini, D'Alema e Schifani

POLITICA - Vorrei sottoporvi una brevissima riflessione. Se avete letto qualcuno dei miei precedenti articoli su queste pagine, sapete che non ho una buona opinione del Movimento 5 Stelle, che considero un partito dedito alla distruzione  e non alla costruzione, è un partito che se potrebbe trovarmi d’accordo su qualche tematica, ritengo del tutto inadeguato per la strategia adottata in Parlamento, per i toni offensivi, per le molte opacità della coppia al comando Grillo e Casaleggio. Non mi dilungo, se viinteressa vi consiglio uno dei miei articoli in merito.

Vado al sodo. A mio parere, se i principali partiti politici attuassero comportamenti coerenti, pensassero al bene comune e non all’interesse personale, si dedicassero con competenza ai problemi del paese, la politica propagandistica del Movimento 5 Stelle non avrebbe nessun senso. Purtroppo, mantiene un senso a causa dei comportamenti di alcuni politici che, pur avendo commesso numerosi errori, pur essendo stati protagonisti nel bene o nel male ( a mio parere più nel male) della vita politica degli ultimo 20-30 anni, non si rassegnano a farsi da parte ed a lasciare spazio ad altre persone.
Cosa accomuna Casini, Schifani e D’Alema? Per me, tutti e tre, da strade politiche diverse, sono stati importanti protagonisti della vita politica degli ultimi anni. Chi Presidente del Consiglio, chi Capo Partito, chi Presidente della Camera o del Senato, alfieri della sinistra, del centro o della destra, sono indubbiamente stati protagonisti degli (almeno) ultimi 20 anni della nostra vita politica. Ora, è giudizio direi condiviso da quasi tutti gli osservatori che la Seconda Repubblica ha coinciso con un periodo di crisi dei partiti, con un decadimento morale e, specialmente negli ultimi anni, con la crisi economica. La mia domanda è, allora, perché le persone che hanno contribuito al declino di questo paese non accettano di farsi da parte? Perché devono continuare a tessere trame, pubbliche o occulte, a fare e disfare partiti, visto che il loro contributo negli ultimi anni è stato negativo?
Penso che la loro presenza nella vita politica valga un 5% ciascuno regalato alla propaganda del Movimento 5 Stelle, che ha buon gioco a parlare di casta, di favori, di conflitti di interessi.
Andiamo un minimo nello specifico. D’Alema inizia a fare politica nei giovani comunisti nel 1963. E’ fin dai primi anni 80 un dirigente di peso del Partito Comunista. Gli si può forse riconoscere il merito di aver chiuso la stagione del comunismo duro e puro e di aver traghettato il suo partito, per capirci il Pds prima ed i Ds poi, verso il socialismo europeo. Nel 1998 diviene il primo Presidente del Consiglio italiano proveniente da origini comuniste. Non mi dilungo, per anni il Pci ha lottato per avere il Governo, ma con D’Alema Premier non si ricordano brillanti ed efficaci politiche di sinistra. Dal 2000 in poi, D’Alema, in via ufficiale ma spesso manovrando i suoi fedelissimi, ha indebolito se non contribuito a far cadere Governi e Segreterie, da Prodi a Veltroni, da Bersani a Franceschini, dalla elezione di Prodi al Quirinale etc….. non è riuscito a fermare la corsa di Matteo Renzi ma sono personalmente convinto che a manovrare le attuali turbolenze di Cuperlo e Fassina ci sia sempre lo zampino di D’Alema.
Schifani. Dopo una vita nella DC aderisce a Forza Italia nel 1995 e scopre la politica nazionale. Nel 2008 diviene Presidente del Senato, la seconda carica dello Stato. Fedelissimo di Berlusconi, creatore del Lodo Schifani che ha cercato di garantire una sorta di impunità all’ex Premier nonché suo scopritore politico. Insomma, una carriera politica anche importante grazie alla sponsorizzazione di Silvio Berlusconi. E cosa fa il buon Renato? Fonda il Nuovo Centrodestra per contrastare la leadership di Silvio Berlusconi. Ora, io sarei ben felice se in Italia nascesse un nuovo centrodestra moderato, di respiro europeo, che guardi al Partito Popolare Europeo. Mi domando come possa risultare credibile quello che oggi si chiama Nuovo Centrodestra, popolato da politici che per 20 anni hanno obbedito come soldatini agli ordini di Berlusconi.

Casini. Già negli anni 80 membro della Democrazia Cristiana. Nella Seconda Repubblica, prima col CCD poi con l’Udc alleato di Berlusconi. Per più di dieci anni ha governato insieme al Cavaliere, magari a volte cercando di portare moderazione alle proposte peggiori di Forza Italia, magari cercando di arginare le pressioni xenofobe della Lega Nord. A mio parere non c’è affatto riuscito, basti pensare che con l’Udc, partito di ispirazione cattolica, al Governo, viene approvata la legge sulla immigrazione Bossi-Fini che veramente non si può definire improntata ai principi della accoglienza e della solidarietà. Nel 2008 le tensioni esplodono e l’Udc di Casini non entra nel Popolo della Libertà e di fatto chiude i rapporti con l’area Berlusconiana. Casini cerca la strada del Terzo Polo. Volano parole grosse tra lui ed il Cavaliere. Non mi dilungo, vi segnalo solo questo tweet di PierFerdinando:
5 gen 2013: 

#Berlusconi mi insulta, ma non mi offendo. È nervoso: la sfida ormai è tra #Bersani e #Monti. Silvio è fuori gioco. Ora voltiamo pagina.

Casini si allea con Mario Monti e con Gianfranco Fini. Il risultato va al di sotto delle attese, sia per la coalizione, ma soprattutto per l’Udc. Se consideriamo che tutta la coalizione montiana arriva al 10.7%, va detto che dal nulla Scelta Civica raggiunge un dignitosissimo 8% mentre se non sbaglio il Partito di Casini non supera il 2. Segue un anno di tensioni tra alleati, di feroci discussioni tra Scelta Civica ed Udc, discussioni che se diamo retta ai sondaggi dimezzano l’elettorato centrista. Poi, arriva la proposta della nuova legge elettorale, edimprovvisamente Casini sceglie di tornare tra le braccia di Berlusconi. Mi domando, con quale credibilità si può seguire la strategia politica di Pier Ferdinando, se un anno fa parlava di Berlusconi come un pericolo ed oggi si propone come alleato?

Concludo. Fin quando a dettare la linea dei principali partiti politici italiani ci saranno personaggi come D’Alema, Casini e Schifani (ho preso loro come esempi, ma ne esitono molti altri), il Movimento 5 Stelle resterà saldo sopra il 20%. Se ci sarà un minimo di pulizia, ma soprattutto facce e proposte nuove (e va detto, con Renzi il Pd ha scelto di rompere col passato), son convinto che avremo una politica più credibile, ed anche la propaganda del Movimento 5 Stelle si rivelerà per quello che è, un enorme bluff.
Mario Scelzo.

mercoledì 5 febbraio 2014

Primi effetti dell'Italicum: Casini torna nel Centro Destra

POLITICA -
In questi giorni si è molto parlato del ritorno nel centro destra di Pierferdinando Casini. Non è il caso di fare nessun commento in proposito, molti hanno già scritto su questo e sulla mancanza di coerenza di un politico che aveva lasciato quella formazione ormai tanti anni fa, e con vanto, puntando a costruire un nuovo polo (al centro con Fini, Rutelli e poi ancora con Monti), e che aveva proferito parole molto dure verso il leader del Centro Destra (dandogli, tra le altre cose, del bugiardo)

Casini ed il suo UDC erano parte integrante, nelle ultime elezioni politiche, di quello che aveva l’intenzione di diventare il Terzo Polo (distinti e distanti dal Centro Sinistra e dal Centro Destra) insieme a Futuro e Libertà e Scelta Civica. Il non esaltante risultato elettorale (anche per una campagna elettorale mal gestita dal Senatore Monti) con una “non vittoria” di Bersani e della coalizione Italia Bene Comune (si è sempre ipotizzato una eventuale entrata nella maggioranza di Monti se al Senato i suoi voti fossero stati determinanti per la fiducia di un eventuale governo Bersani), hanno messo in luce molte differenze sia all’interno di Scelta Civica (e da poche settimane l’ala cattolica ha abbandonato la stessa Scelta Civica cercando di creare un movimento che si ispira ai popolari europei), che tra Scelta Civica ed i loro alleati, sancendo di fatto la scomparsa del Terzo Polo o, come lo stesso Casini afferma, indicando il MoVimento 5 Stelle come il vero Terzo Polo.

La scelta di Casini di ritornare nel Centro Destra, mentre sembra che Scelta Civica abbia iniziato a guardare verso il Centro Sinistra (la senatrice Linda Lanzillotta ha per esempio twittato: “Tra #Berlusconi e #Renzi @Scelta_Civica sceglie come interlocutore il #Pd per essere coscienza critica nella realizzazione delle riforme.”) è probabilmente figlia della legge elettorale in discussione in Parlamento.

Come sappiamo (su questo blog ne ha parlato Mario Scelzo) l’Italicum prevede un cospicuo premio di maggioranza a chi supera la soglia del 37% o, se nessuno dovesse arrivare a quella soglia, a chi vincesse l’eventuale ballottaggio tra le prime due formazioni.

Secondo gli ultimi sondaggi il centro destra ed il centro sinistra sono vicinissimi tra loro (poche punti percentuali di differenza) ed entrambi potrebbero raggiungere la soglia del 37% al primo turno. Migliaia di voti diventerebbero determinanti per la vittoria finale. Casini, sempre secondo i sondaggi, oggi prenderebbe pochissimi voti (si attesta intorno al 2%) ma quei voti sarebbero determinanti per una eventuale vittoria se spostati tutti da una parte. Vedremo di nuovo, questo è il forte rischio, alleanze dove per vincere ci si imbarca tutti. In passato è successo diverse volte, penso all’ultimo governo Prodi dove, per vincere, si era creata un’alleanza dove l’unico collante era l’antiberlusconismo, mettendo insieme partiti distanti tra loro (da Rifondazione Comunista di Bertinotti, il quale ottenne la presidenza della Camera, all’Udeur di Mastella, diventato Ministro della Giustizia) con un programma di centinaia di pagine anche in contradizione tra loro.

Il rischio dell’Italicum è questo, vedere enormi coalizioni non coerenti tra di loro, in un momento in cui l’Italia ha bisogno di riforme anche divisive ma efficaci. La governabilità che l’Italicum garantisce è solo per chi ha più voti in Parlamento senza prendere in considerazione il tipo di coalizione (già mi immagino veti e contro veti su ogni provvedimento).

martedì 4 febbraio 2014

Mozambico, segnali di dialogo.


Sintetizzo all’estremo per chi non avesse voglia di leggere, e per quanti non conoscono la situazione di questo splendido paese, che ho personalmente conosciuto e visitato più volte dal 2002 al 2009.
Indipendente dal Portogallo dal 1975, il Mozambico, già estremamente povero  e distrutto dalla guerra di liberazione dai portoghesi, si trova in una situazione di guerra civile tra il partito al Governo ,la Frelimo, e il partito d’opposizione, la Renamo. Guerra che va avanti per  17 anni, fino agli Accordi di Pace firmati a Roma presso la Sede della Comunità di Sant’Egidio, parte mediatrice, il 4 Ottobre 1992. Bene, per 20 anni e più, la Pace ha garantito al Paese stabilità, crescita e un buon livello di rispetto degli standard democratici. Con tutte le difficoltà di un Paese già povero che esce da 25 anni di guerra; negli ultimi 10 anni il Pil del Mozambico cresce a botte dell’8-9 e perfino 10% (pensiamo che in Italia da anni stiamo in fase di decrescita, o quando va bene c’è una crescita dell’1%).

Improvvisamente però, nello scorso Ottobre, insorgono nuove tensioni tra la Frelimo e la Renamo. Leggiamo cosa scriveva “L’Internazionale” pochi mesi fa:
“La tensione politica in Mozambico sale in modo grave e improvviso. La Renamo (Resistenza nazionale del Mozambico), l’ex guerriglia e principale partito di opposizione, ha dichiarato la fine dell’accordo di pace del 1992 dopo che, il 21 ottobre, l’esercito ha occupato la sua base a Gorongosa, dove il suo leader, Afonso Dhlakama, è rifugiato da circa un anno.

Il governo portoghese ha denunciato “l’atteggiamento irresponsabile del comandante delle forze armate”, riferendosi al presidente Armando Guebuza. “La responsabilità è del governo del Frelimo perché non ha voluto ascoltare le lamentele della Renamo”, afferma una nota del ministero degli esteri di Lisbona.
Un gruppo di giornalisti del quotidiano mozambicano O País è entrato nella base della Renamo al seguito delle forze armate e riferisce che Dhlakama sta bene. Anche le persone che vivevano a Gorongosa si sono salvate perché si erano allontanate prima dell’inizio dei bombardamenti del 21 ottobre.

Il portavoce della Renamo Fernando Mazanga ha dichiarato: ”L’occupazione della nostra base decisa dal presidente Dhlakama segna la fine della democrazia multipartitica in Mozambico. Questo atteggiamento irresponsabile mette fine agli accordi di Roma”.
Gli accordi firmati a Roma il 4 ottobre 1992, con la mediazione della Comunità di Sant’Egidio, avevano messo fine a 16 anni di guerra civile tra Frelimo e Renamo.

Secondo Público tutto il paese vuole che Guebuza e Dhlakama tornino a  negoziare. Ma l’episodio è un ulteriore passo nella tensione politica e militare crescente, aumentata il 22 ottobre in seguito a un attacco della Renamo contro un posto di polizia.”
Questo scriveva l’Internazionale, e questa situazione di tensione è continuata per tutta la fine del 2013 e l’inizio del 2014. Seppur circoscritta ad alcune aree del Paese, la tensione ha provocato scontri violenti, generati spesso in sparatorie, disordini, atti dinamitardi. Secondo Radio Vaticana, si parla di migliaia di sfollati, purtroppo gli scontri hanno causato anche numerose vittime.

La situazione stava davvero prendendo una brutta piega, ma per fortuna, negli ultimi giorni, si registrano novità positive. Le pressioni internazionali, la mediazione della Comunità di Sant’Egidio che dopo l’Accordo di Pace è sempre una presenza amichevole nella vita del Paese, la ragionevolezza delle forze politiche, hanno portato novità importanti. La notizia è in portoghese, ma ve la sintetizzo. In pratica Frelimo e Renamo hanno concordato la formazione di un Comitato Nazionale del Dialogo, ed hanno proposto di nominare cinque personalità superpartes come garanti del lavoro dell’Osservatorio. Al di là dei dettagli, l’articolo parla di un clima positivo ed improntato al dialogo, sembra che le tensioni degli ultimi mesi si stiano stemperando, e l’obiettivo è di tranquillizzare la situazione e garantire serene elezioni il prossimo 15 Ottobre del 2015. In sostanza, dopo il caos degli ultimi mesi, la Renamo si era ritirata e dichiarata non disponibile a partecipare a tali elezioni, che invece, se il dialogo continuerà, potranno essere un ulteriore momento di crescita democratica del Paese.
Va detto, per inciso, che la Frelimo ha vinto tutte le elezioni politiche nazionali tenutesi dal 1992, ma ad esempio a livello locale (per capirci, come se parlassimo di regionali e provinciali) la Renamo ha governato alcune importanti città del paese, ed una nuova forza politica, la MDM di David Simango ( ex della Renamo poi uscitone per formare questa nuova formazione politica) ha ottenuto una notevole affermazione ed ha vinto in alcune importanti città del Paese. Segnalo anche come segnale positivo che l’attuale Presidente Guebuza si ritirerà al termine del suo secondo mandato. E’ previsto dalla Costituzione, ma sono numerosi i casi di Presidenti Africani che si innamorano del potere e pur di non lasciarlo attuano modifiche costituzionali notturne, per garantirsi altri anni al potere.

Abbiamo quindi un Paese in crescita (con un notevole potenziale ancora poco utilizzato, sia nel turismo, sia nello sfruttamento delle risorse del territorio), una Democrazia che cresce e che si avvia verso il multipartitismo, un popolo felice. Da qualche anno, anche la piaga dell’Aids fa meno paura, visto il nuovo clima mondiale e gli sviluppi di Terapie, e soprattutto grazie all’opera di numerose realtà di volontariato che da anni si battono, con successo, per l’accesso delle Terapie Antiretrovirali.
Ci auguriamo davvero che il Mozambico possa continuare ad essere un modello di Pace e Democrazia per tutta l’Africa.

Mario Scelzo