ATTUALITA' - Era il 20 gennaio 1961. Un uomo di nome John Fitzgerald Kennedy, comunemente chiamato John Kennedy o solo JFK, dopo aver prestato giuramento come 35° Presidente degli Stati Uniti, pronunciava il suo primo discorso pubblico, nel quale era presente il celebre passaggio rivolto alla gente comune: «Ask not what your country can do for you; ask what you can do for your country» (traduzione: Non chiederti cosa può fare il tuo paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese).
Cinquantadue anni dopo, il 21 gennaio 2013, Barack Obama, pronuncerà il discorso di insediamento numero due della sua carriera come Presidente. Il titolo sarà «Faith in America’s Future» (traduzione: Fiducia nel futuro dell’America). Secondo il sito ufficiale dell'evento il Presidente cercherà di dare ai suoi uditori la sua lettura dei difficili anni appena trascorsi e di quelli che verranno, spostando l'attenzione sul valore, fondante per la società americana, dell'unità. Scontato, dunque, il riferimento al centocinquantenario dell’installazione della celebre Statua della Libertà sul nuovo Capitol Dome nel 1863. Ci si attende un discorso di grande impatto, fatto di realismo e di analisi della situazione attuale e, naturalmente, di grande ottimismo per il futuro.
lunedì 21 gennaio 2013
Obama come Jfk? Aspettando il discorso di insediamento
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27 gennaio, Giorno della Memoria, gli eventi del 2013
NEWS DALLA STORIA - “La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.” È la definizione della legge del 20 luglio del 2000 che istituisce anche in Italia il giorno della Memoria.
Era il 27 gennaio del 1945 quando le truppe dell’Armata Rossa, che stavano avanzando verso Berlino, arrivarono alle porte di una piccola cittadina polacca, Auschwitz, scoprendo quello che passerà alla storia come il più terribile campo di concentramento costruito dai nazisti per dare compimento al piano del genocidio degli ebrei.
Quella data è diventata il simbolo dell’olocausto e per questo diversi ordinamenti statali l’hanno presa come data per commemorale e ricordare l’olocausto.
I principali eventi per il giorno della memoria 2013:
Sono diverse le iniziative organizzate dal governo italiano e patrocinante dal “Comitato di Coordinamento per le Celebrazioni in Ricordo della Shoah”
TAVOLA ROTONDA“IL CORAGGIO DI RESISTERE”
Giovedì 24 gennaio 2013 ore 15.30 Sala polifunzionale - Presidenza del Consiglio dei Ministri
Roma, Via Santa Maria in Via 37
“Il coraggio di resistere” è il tema dell’annuale tavola rotonda organizzata per il giorno della memoria. L’introduzione dei lavori sono affidati al Professor Andrea Riccardi, Ministro della Cooperazione Internazionale e dell’Integrazione e dal Presidente dell’Unione Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna con interventi dello storico del Memoriale “Yad Vashem” di Gerusalemme, David Silberklang,, del Direttore della Fondazione Museo della Shoah di Roma, Marcello Pezzetti, e del Direttore del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano, Michele Sarfatti.
Le conclusione saranno affidate a Rav Israel Meir Lau, Rabbino Capo di Tel Aviv-Yafo, ex Rabbino Capo di Israele, Presidente di Yad Vashem e superstite dei campi di sterminio.
MOSTRA “1938-1945. LA PERSECUZIONE DEGLI EBREI IN ITALIA.
DOCUMENTI PER UNA STORIA”
Reggia di Caserta – Biblioteca palatina dal 23 gennaio all’11 febbraio 2013
L’evento si snoda su una serie di 38 pannelli, realizzati dal CDEC, raffiguranti gli eventi nazionali della Shoah e nell’esposizione di oltre 100 documenti originali sulla persecuzione avvenuta in Campania.
PRESENTAZIONE DEL LIBRO: “TESTIMONIANZA MEMORIA DELLA SHOAH A YAD VASHEM”
MILANO 27 gennaio 2013
Il libro, redatto nel 2005, affronta i drammatici eventi legati alla shoah con la ricostruzione della vita dei sopravvissuti.
La presentazione del libro si inserisce nel corso della celebrazione della memoria che si terrà a Milano il 27 gennaio presso il memoriale del Binario 21, in collegamento con il Museo di Yad Vashem
BRUNDIBÁR UN'OPERA PER NON DIMENTICARE
ROMA 23 gennaio 2013 – ore 19.00 Teatro Nazionale
Il 23 gennaio del 1943, nella fortezza Ceca di Theresienstadt, a pochi chilometri a Praga e trasformata in un ghetto, venne rappresentato Brundibár (“Lo strimpellatore”), composta dal musicista ceco Hans Krása.
SPETTACOLO MUSICALE MR. DAGO I BELONG NOWHERE!
ROMA, Auditorium dell’Istituto Centrale per i Beni sonori ed Audiovisivi 28-29 gennaio 2013
Scritto da Marco Bonini e Joe Bologna, musiche di Roberto Colavalle, Regia di Massimo Natale, è la storia di un cabarettista di avanspettacolo italiano-ebreo-antifascista che, dopo la proclamazione delle leggi razziali del 1938, scappa dall’Italia verso il sogno americano di libertà e uguaglianza da dove combatterà il fascismo dal palcoscenico di un nightclub di Little Italy.
Monti, Bersani, Vendola: prove di dialogo
POLITICA - Se anche il leader di SEL, Nichi Vendola, apre ad una
eventuale collaborazione nella prossima legislatura con il premier uscente,
Mario Monti, le premesse che nel prossimo parlamento ci sia una larga maggioranza
che possa lavorare alle riforme strutturali per far ripartire l’Italia dopo
anni di stallo ci sono tutte.
“Con Monti si può costruire un compromesso importante su
quello che sarà il carattere prevalente della prossima legislatura, cioè il
carattere costituente.” Sono le parole del Presidente della Puglia intervistato
nella trasmissione il Sorpasso su SkyTg24. Vendola chiede al premier uscente autocritica su alcune riforme che potrebbero essere corrette nella prossima
legislatura, escludendo un’alleanza organica con i partiti di centro ma la
riflessione su alcuni temi (il carattere costituente) su cui si possa lavorare
insieme.
Le parole di Vendola arrivano dopo una serie di
dichiarazioni di esponenti di centro sinistra che vedono nell’allargamento al
centro, dopo le elezioni, una seria possibilità. Il segretario del PD, Bersani,
ha dichiarato più volte che, dopo le elezioni e indipendentemente dall’esito
del Senato (anche in caso di vittoria netta nei due rami del parlamento), il
suo governo aprirà al centro. Ma anche Stefano Fassina, responsabile economico
del PD, in una recente intervista a Libero, parla della possibilità di
un’apertura a Monti dopo le elezioni.
Naturalmente Monti non si considera una stampella ad un
eventuale governo Bersani, come più volte dichiarato autorevolmente dal ministro Riccardi, ma il suo contributo nella prossima legislatura, nel
caso di vittoria di Bersani, potrebbe essere non solo importante, ma
determinante.
Se diamo credito ai sondaggi che nelle ultime settimane
imperversano nei media, la partita elettorale si giocherà quasi esclusivamente
su alcune regioni chiave e solo per il Senato. Con il porcellum infatti, con la
coalizione guidata da Bersani nettamente in testa ai sondaggi e con il premio
di maggioranza alla camera, il voto al Senato è fondamentale, soprattutto in
quelle regioni che oggi appaiono in bilico per l’esito.
Naturalmente se Bersani avesse la maggioranza anche a
Palazzo Madama, l’apertura ai centristi sarebbe un gesto di responsabilità
nazionale, finalizzato ad una convergenza sulle riforme costituzionali e strutturali
indispensabili per il rilancio economico e sociale del Paese. Si porterebbero a
compimento le riforme del governo Monti, magari corrette in alcune parti (l’IMU
progressiva, la risoluzione del problema degli esodati, le correzioni sul mercato
del lavoro).
Nel caso in cui Bersani non avesse una maggioranza autonoma,
l’allargamento al centro sarebbe indispensabile per la formazione di un
governo. In entrambi i casi il compito di Bersani resterà quello di far
convivere, nella stessa maggioranza, due anime molto diverse, quella liberale
di Monti con quella più a sinistra della sua coalizione. Molto dipenderà anche da
Monti, che potrà decidere di non entrare direttamente nel governo concedendo l’appoggio
esterno: avrebbe così la possibilità di contrattare molto più facilmente sui temi da
mettere in agenda e magari la conferma di alcuni ministri uscenti nel
prossimo governo, per dare un segno di continuità.
Se il prossimo governo si occuperà seriamente dell’Italia
puntando su sviluppo economico, green economy, flessibilità del lavoro
coniugata ad una maggiore sicurezza e allargamento dei diritti del lavoratore,
lotta al precariato e alla disoccupazione (soprattutto giovanile), lotta
all’evasione fiscale e mettendo al centro dell’agenda governativa anche i temi
sociali come lotta alla disuguaglianza e alla povertà, riforma del sistema
carcerario (ormai congestionato), leggi sull’immigrazione (magari ripensando lo
ius sanguinis concedendo la
cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri), entreremo
finalmente e definitivamente nella terza repubblica.
venerdì 18 gennaio 2013
Cambiare l'Italia, riformare l'Europa, on-line il nuovo sito dell'Agenda Monti
POLITICA - "Stufo di stare a guardare? Sali in politica. Libera le tue energie e partecipa all'Agenda Monti". Con questo invito il visitatore viene accolto nel sito, fresco di pubblicazione, dedicato ai temi dell'Agenda Monti (raggiungibile all'indirizzo www.agenda-monti.it).
Dopo il lancio dell'Agenda a fine dicembre, in molti si erano chiesti come avrebbe fatto Mario Monti a renderla fruibile al vasto pubblico visto che il sito risultava un po' scarno ed il materiale era stato pubblicato solamente in pdf. Nei giorni scorsi il lancio del nuovo sito. E sarebbe una forzatura non dire che si rimane colpiti dalla chiarezza editoriale della nuova piattaforma, curata dalla sezione Emilia Romagna di Italia Futura. Una grafica pulita e gradevole concentra praticamente tutta l'attenzione sulla raccolta delle "proposte" dei cittadini sui temi declinati dall'agenda: Ambiente, Cultura, Economia, Energia, Europa, Fisco, Giovani, Giustizia, Infrastrutture, Lavoro, Mobilità, Ricerca, Sanità, Scuola, Sociale, Terzo settore, Turismo, Università.
Chiunque può contribuire leggere l'Agenda, la cui lettura è stata resa più agevole con una divisione per temi e capitoli: così troviamo, tra le più votate, la proposta di superare il modello classe nelle scuole superiori per adottare il sistema ateneo, oppure l'assegnazione di un "bonus points" agli esercenti che incentivano le transazioni elettroniche al fine di combattere l'evasione fiscale. O ancora, sempre su questo filone, la proposta di rendere detraibili le spese per famiglia/lavoro/casa effettuate tramite pagamenti elettronici.
Il sito offre anche la possibilità di partecipare ai lavori di gruppo, conoscere coloro che stanno inviando contributi e proposte ed essere sempre aggiornati sugli eventi di Scelta Civica in giro per il Paese.
"E se ognuno fa qualcosa allora si può fare molto", un ricordo di Don Puglisi a Torino
NEWS DALLA STORIA - Padre Puglisi fu ucciso il 15 settembre 1993 davanti alla sua parrocchia nel centro di Palermo, condannato a morte dai boss mafiosi per il suo impegno contro la criminalità organizzata: la sua coerenza personale, l'insistenza sull'educazione dei giovani alla legalità e la capacità di motivare altri a questo impegno lo avevano reso un "nemico" da eliminare al più presto, per riportare il pieno controllo della criminalità sul territorio. Quando quella sera di vent'anni fa i due killer gli si avvicinarono con la pistola in pugno, padre Puglisi sorrise ai suoi uccisori e disse: «Me l'aspettavo». Il prossimo 25 maggio sarà celebrata a Palermo la sua beatificazione.
"E se ognuno fa qualcosa allora si può fare molto. Padre Puglisi tra spiritualità e impegno civile” è il titolo dell’incontro che si svolge domani alle 20,45 alla Fabbrica delle E del capoluogo piemontese, organizzato da Movimento ecclesiale di Impegno culturale (Meic) di Torino, Libera Piemonte, Azione cattolica e Il Nostro Pianeta, con la collaborazione di Abitare la terra, ACLI Torino, Agesci zona Torino, Centro Studi Bruno Longo, CISV, FUCI, GIOC, Ufficio per la pastorale degli universitari della diocesi di Torino.
Venerdì 18 gennaio 2013, alle 20.45,
Fabbrica delle E, in corso Trapani 91/b
"E se ognuno fa qualcosa allora si può fare molto"
Padre Pino Puglisi tra spiritualità e impegno civile
Interviene
don Luigi Ciotti, presidente di Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie
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mercoledì 16 gennaio 2013
E' morto Leon Leyson, il bambino della lista di Schindler
NEWS DALLA STORIA - Leon Leyson, il più giovane dei 1.100 ebrei salvati dalla furia nazisti grazie all'industriale tedesco Oskar Schindler, è morto nel sud della California all'età di 83 anni.
Leyson ne aveva solo 10 anni quando la Germania invase la Polonia nel 1939. Sei mesi più tardi, la sua famiglia fu spedita nel ghetto di Cracovia. Una volta, ha ricordato Leyson al Times nel 1994, un commando delle SS circondò il ghetto. Lui e alcuni altri ragazzi si nascosero nel sottotetto di un edificio accanto al loro appartamento. La madre di Leyson riuscì ad unirsi a loro mentre quella di un altro ragazzo fu deportata.
Leyson ha perso due fratelli, inghiottiti dalla follia nazista. Il più grande si era rifugiato nel paesino natale e lì ha trovato la morte insieme al resto degli abitanti, circa 500 persone trucidate dalle SS. L'altro, che aveva 16 anni, è stato deportato in un campo di concentramento.
Leyson a soli 13 anni fu selezionato come operaio e inviato alla fabbrica di Schindler, che lo salvò inserendolo nella famosa lista degli operai "necessari" per la produzione nei suoi stabilimenti. "Little Leyson", come era conosciuto in fabbrica dopo la fine della guerra era emigrato negli Stati Uniti, dove ha insegnato presso la Scuola Huntington Park High per 39 anni.
Leyson raramente ha parlato delle sue esperienze. "La verità è che non ho vissuto la mia vita all'ombra dell'Olocausto. Non ho dato ai miei figli un'eredità di paura. Ho dato loro un retaggio di libertà."
Tuttavia nel 1993, dopo il successo del film "Schindler's List" maturò la decisione di raccontare pubblicamente la sua storia, iniziando un ciclo di conferenze in giro per Stati Uniti e Canada.
"Ogni volta che raccontava la sua storia non ha mai usato appunti scritti, non ha mai detto le stesse cose. Le sue parole sono sempre venute dal cuore e non dalla testa", ha detto Marilyn Harran, suo amico e professore di studi religiosi alla Chapman University.
Leyson e Schindler si sono incontrati per l'ultima volta nel 1974. Leon, come ha confermato ai media la figlia Stacy, è morto nella sua casa in California, dopo quattro anni di lotta contro il cancro.
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Prospero Gallinari è morto con i suoi segreti
NEWS DALLA STORIA -Succede sempre così. Quando ci lascia uno dei personaggi che, nel bene e nel male, hanno segnato una parte della nostra storia, è facile che porti con sé i suoi segreti, veri e presunti. Accade puntualmente anche in questi giorni, dopo che il corpo senza vita di Prospero Gallinari è stato rinvenuto nel garage della sua abitazione a Reggio nell'Emilia il 14 gennaio 2013 all'età di 62 anni. Il decesso, con ogni probabilità determinato da un malore improvviso, ha riaperto una ferita antica, quella del sequestro e dell'uccisione di Aldo Moro. Cosa aveva da dirci ancora Gallinari?
Per anni si è parlato di lui come dell'esecutore materiale dell'uccisione di Moro. Noto anche come il fantomatico "ingegner Altobelli", l'uomo che affittò l'appartamento di via Montalcini e che passò a Mario Moretti la pistola per finire lo statista dopo l'inceppamento della mitraglietta, Gallinari venne discolpato dall'esecuzione materiale nel 1993 da Mario Moretti, che in un libro-intervista con Rossana Rossanda e Carla Mosca si assunse la responsabilità del gesto.
Sempre nel 1993 Gallinari riuscì ad uscire dal carcere per motivi di salute, legati in particolare a seri problemi cardiaci che lo avevano segnato da tempo. Già nel 1983 infatti, durante le fasi del processo di primo grado per la morte di Moro, venne colpito da due crisi cardiache. Dopo un'ulteriore operazione nel 1997, la sospensione della pena per le precarie condizioni di salute.
Nel marzo 2006 esce per Bompiani Un contadino nella Metropoli, libro di memorie scritto di pugno da Gallinari fornendo il suo punto di vista, decisamente radicale, sulle ragioni, e sugli avvenimenti in cui le Brigate Rosse sono state protagoniste Riportiamo un breve e significativo estratto dal suo libro:
"Il 24 settembre abbiamo appuntamento con una parte del nucleo a pranzo, in una trattoria, per discutere le ultime cose. Informo i compagni che la sera prima Mario mi ha chiamato da un porto italiano e sta risalendo l’Adriatico verso Venezia. Dovremo poi organizzarci per andare a recuperare le armi che ha portato. Ma intanto pensiamo al lavoro che dobbiamo fare domani.[...] Cambiare le targhe è un lavoro banale, basta trovare un buco dove non ti vedono. Ma la zona non è buona. C’è un bar nelle vicinanze del luogo in cui abbiamo parcheggiato le macchine e c’è della gente fuori. Ci spostiamo di duecento metri e dopo Porta Metronia troviamo uno spazio nel quale riusciamo a infilarci. io dovrei fare la copertura da una certa distanza agli altri incaricati della sistemazione delle targhe, ma subentrano complicazioni con le viti che non vogliono staccarsi… Decido di mettermi a svitarle io. Quando sento la sirena, la macchina della polizia ce l’ho già addosso. In quelle occasioni la reazione è spontanea, correre in sè non servirebbe a niente. Cercando di restare coperto dall’automobile sulla cui targa stavo lavorando, estraggo la pistola e comincio a sparare. Intanto mi guardo attorno e cerco di ragionare. La volante della polizia ce l’ho di fronte e mi ostruisce l’accesso a una strada secondaria che vorrei guadagnare per la fuga, perché mi sembra stretta e contorta.
Sparo così contro la macchina per costringerla a spostarsi lasciarmi il via libera. Termino un caricatore e cerco di estrarre il secondo dalla cintura dei pantaloni. E lì si spegne la luce."
Con lui, contadino nella metropoli, forse si spegne davvero l'ultima luce che poteva illuminare quei tragici fatti.
Per anni si è parlato di lui come dell'esecutore materiale dell'uccisione di Moro. Noto anche come il fantomatico "ingegner Altobelli", l'uomo che affittò l'appartamento di via Montalcini e che passò a Mario Moretti la pistola per finire lo statista dopo l'inceppamento della mitraglietta, Gallinari venne discolpato dall'esecuzione materiale nel 1993 da Mario Moretti, che in un libro-intervista con Rossana Rossanda e Carla Mosca si assunse la responsabilità del gesto.
Sempre nel 1993 Gallinari riuscì ad uscire dal carcere per motivi di salute, legati in particolare a seri problemi cardiaci che lo avevano segnato da tempo. Già nel 1983 infatti, durante le fasi del processo di primo grado per la morte di Moro, venne colpito da due crisi cardiache. Dopo un'ulteriore operazione nel 1997, la sospensione della pena per le precarie condizioni di salute.
Nel marzo 2006 esce per Bompiani Un contadino nella Metropoli, libro di memorie scritto di pugno da Gallinari fornendo il suo punto di vista, decisamente radicale, sulle ragioni, e sugli avvenimenti in cui le Brigate Rosse sono state protagoniste Riportiamo un breve e significativo estratto dal suo libro:
"Il 24 settembre abbiamo appuntamento con una parte del nucleo a pranzo, in una trattoria, per discutere le ultime cose. Informo i compagni che la sera prima Mario mi ha chiamato da un porto italiano e sta risalendo l’Adriatico verso Venezia. Dovremo poi organizzarci per andare a recuperare le armi che ha portato. Ma intanto pensiamo al lavoro che dobbiamo fare domani.[...] Cambiare le targhe è un lavoro banale, basta trovare un buco dove non ti vedono. Ma la zona non è buona. C’è un bar nelle vicinanze del luogo in cui abbiamo parcheggiato le macchine e c’è della gente fuori. Ci spostiamo di duecento metri e dopo Porta Metronia troviamo uno spazio nel quale riusciamo a infilarci. io dovrei fare la copertura da una certa distanza agli altri incaricati della sistemazione delle targhe, ma subentrano complicazioni con le viti che non vogliono staccarsi… Decido di mettermi a svitarle io. Quando sento la sirena, la macchina della polizia ce l’ho già addosso. In quelle occasioni la reazione è spontanea, correre in sè non servirebbe a niente. Cercando di restare coperto dall’automobile sulla cui targa stavo lavorando, estraggo la pistola e comincio a sparare. Intanto mi guardo attorno e cerco di ragionare. La volante della polizia ce l’ho di fronte e mi ostruisce l’accesso a una strada secondaria che vorrei guadagnare per la fuga, perché mi sembra stretta e contorta.
Sparo così contro la macchina per costringerla a spostarsi lasciarmi il via libera. Termino un caricatore e cerco di estrarre il secondo dalla cintura dei pantaloni. E lì si spegne la luce."
Con lui, contadino nella metropoli, forse si spegne davvero l'ultima luce che poteva illuminare quei tragici fatti.
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