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martedì 23 aprile 2013

Troppi grilli per la testa: il PD nel post elezioni di Napolitano

POLITICA - Quando il nome di Romano Prodi è risuonato per la trecentonovantacinquesima, e ultima, volta venerdì sera, durante il quarto scrutinio per l’elezione del Presidente della Repubblica, era chiaro che quello successo nel segreto dell’urna andava oltre alla bocciatura di Prodi, era un vero e proprio inizio del congresso. All’appello nell’urna sono mancati 101 voti, molti, troppi, per poter continuare a puntare sull’ex premier padre dell’Ulivo e del centro-sinistra. Era, come sottolineato da molti, da Vendola a importanti esponenti del PDL, l’inizio del congresso del PD a spese degli italiani.
La candidatura di Prodi era nata in mattinata al cinema Capranica, dopo aver puntato, nel primo scrutinio, sul, perdente, nome di Marini. Prodi acclamato, era diventato il candidato ideale, inviso a Berlusconi, come chiedeva la base, un nome che univa, come chiedevano in tanti nel partito. Nessuno era contrario, sarebbe stato il presidente di tutti.
Ma la carica dei 101, nel segreto dell’urna, ci ha ripensato. Ma più che di franchi tiratori, l’ormai ex segretario Bersani ne aveva previsti almeno una cinquantina per poter continuare a puntare sul nome di Prodi, sono stati calcoli politici. Il messaggio era chiaro, Prodi era un nome che avrebbe  potuto unire il partito ma avrebbe diviso il parlamento e il paese (B. in piazza a Bari aveva minacciato di lasciare l’Italia nel caso fosse stato Prodi il Presidente della Repubblica) allontanando di fatto quelle larghe intese che in molti chiedono tra i democratici (D’Alema e Franceschini per fare solo due nomi). E l’elezione di Napolitano, con una così larga maggioranza, fa presagire un governo di larghe intese (già questa sera ci potrebbe essere un premier incaricato dopo un rapido giro di consultazioni).